Quando all’inizio
i miei occhi guardavano estasiati la tua anima,
iniziai col dire:
che era stato sufficiente
vederti stringere un mio libro al tuo seno,
perché io diventassi un umile foglio
che ascoltava i sussurri del tuo cuore.
Poi,
senza conoscerne i motivi,
volli diventare chirurgo della tua anima,
come se conoscessi, senza conoscerli,
coloro che l’avevano contaminata;
ed infine,
mi ero eretto a tenera sentinella
affinché nessuno disturbasse il tuo risveglio,
da quando mi avevi confessato
che esso mi apparteneva.
Tu!
Con la sincerità che solo la tua anima
sapeva narrare,
mi raccontasti che una volta
era bastato non vedermi arrivare,
perché il tuo cuore si fermasse
e tutto intorno a te perdesse il senso reale.
Dicevi che in quel momento la tua vita
si stava spegnendo piano piano
mentre sul tuo viso piovevano lacrime
che nessuno poteva fermare.
Oppure,
quando ero lontano e mi sentivo triste,
mi rincuoravi dicendomi:
se ti senti solo pensa a me,
ricordando i momenti passati insieme.
Mi dicevi
che era inutile rievocare vecchi rancori
o macinare consunti dolori
dal momento che ora c’eri tu,
che neanche per un istante di tutta l’eternità
......avresti potuto vivere senza di me.
Ma un giorno,
scendendo dall’olimpo, dimora degli dei,
ci siamo accorti che gli umili fogli
non ascoltavano più cuori in affanno,
che non parlavamo più di anime unite
che nessuno poteva separare,
o di tenere sentinelle a guardia di un amore;
semplicemente,
siamo tornati ad essere un uomo ed una donna che,
senza aver compreso il perché di un amore finito,
tornavano a poggiare i loro pensieri
sulla sedia di tutti,
per confondere la propria solitudine
con quella degli altri.
Giancarlo.
Messaggio modificato da katerpillar il 31 marzo 2009 - 20:01


















