Scusate mi intrometto per dire una cosa che ho potuto constatare.
In alcuni villaggi che distano pochi chilometri dalla frontiera Rumena la lingua parlata predominante è il russo misto ucraino, le scuole parlano il russo ed il moldavo viene studiata come seconda lingua.
Anche nelle città ad esempio Ungheni come Balti le scuole si dividono nelle 2 lingue pur non avendo lo stesso indirizzo di insegnamento e questo è molto penalizzante per quei studenti che non conoscono perfettamente il moldavo e vorrebbero seguire uno studio più nobile.
Se hai la necessità di assolvere dei doveri con la burocrazia i documenti sono in 2 lingue , se vai in ospedale il medico ti parla anche in russo, alla stazione ferroviaria come in altre le indicazioni e gli orari sono bilingue e cosi via con tutte le istituzioni. Ho notato, purtroppo che alcuni impiegati al contatto con il pubblico ti discrimina in maniera evidente se parli russo facendoti pesare questa a dir loro minoranza.
E poi scusate ho visto anche cartelli pubblicitari solo in lingua russa, se i pubblicitari lo fanno è perché i numeri ci sono. Allora se è cosi radicalizzata come alcuni non lo voglio ammettere anche lo stato ( a mio parere in parte lo fa già ) deve accettare l’evidenza.
infatti Roberto, bisogna accettare l'evidenza. Qui c'è chi non comprende e non si adegua,
ma l'evidenza deriva dalla statistica.....proviamo a fare un raid in 100 città e villaggi campione sparsi in tutta la Moldova (non parlo della PMR dove risiedo e dove la russificazione ha compresso la lingua moldoveneasca come Renato afferma). Ho la presunzione di ritenere che quando mi rivolgo con il mio russo stentato a chicchesia trovo sempre una risposta dall'altra parte. E quando mi rivolgo in modoveneasco stentato mi invitano a parlare in russo....semplicemente perchè si accorgono che sapendo un po' le due lingue ne faccio un sincretismo, uno spezzatino come Jerry ben dice.
E' questo il bello della vita:riuscire a farsi intendere. Se ti giochi una possibilità e non è sufficiente perchè c'è una carenza di conoscenza, ne giochi un'altra per riempire i vuoti.In questo senso quello che puo' sembrare una carenza di base, diventa al lato pratica,una convenienza, una ricchezza.
Siamo nel terzo millennio, siamo nella globalizzazione che vale non solo per la finanza, il clima e quant'altro, ma vale anche per il concetto di mescolanza delle etnie diverse che seguono i flussi migratori di popoli forzati a lasciare il proprio habitat per un'infinità di ragioni.
Qui invece continuiamo a parlare in un certo senso di purezza e primato di una lingua rispetto ad un'altra: la lingua non è solo questione di numeri, di percentuali ma di contrattualità, di peso politico e ....soprattutto di 'stato di necessità'.
Quando la Moldova avrà una sua precisa identità, una sua indipendenza economica,e si affrancherà dallo stato di necessità che la tiene imbrigliata e che oggi le fa assumere una politica ondivaga (guarda sia ad ovest che ad est), allora all'orgoglio nazionale farà seguito anche una maggior chiarezza del ruolo di una lingua rispetto ad un'altra.
Da osservatore, non me ne voglia Vasia,con i problemi che deve affrontare la Moldova quello della lingua è un problema di 'seconda fascia'.