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Guest Message by DevFuse
 

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Parole Nel Vento


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385 risposte a questa discussione

#341 katerpillar

katerpillar

    Advanced Member


  • 224 messaggi
  • Iscritto il: 10-luglio 07

Inviato 23 aprile 2009 - 18:40

AMORE

Amare come un leone
che balza sui miei
desideri e li cavalca
prima che siano uccisi.

L'EMIGRAZIONE

Te ne sei andata
dalla tua terra adorata
per una troppo sconosciuta
idea della vita.

8 MARZO (1)

Non ti abbattere
al primo ostacolo,
arriva fino in fondo
per vivere
una mimosa.

8 MARZO (2)

Le avete uccise
per niente,
ma sono sicuro
che avete fatto male
anche al vostro cuore.


Andrea Berti. 13 anni.

POST PRESENTAZIONE.

E' sorprendente l'energia che ci trasmettono queste liriche: canto corale di pensieri in libertà, creatività giovanile che diventa sorgente di musica che, da una nota all'altra, aspira alla grandezza di una vita attraverso il suo enigma.

I ragazzi della scuola di poesia di Daniela Fabrizi, oggi che l'espressività delle nuove generazioni langue un pò; si distinguono per emozioni, per incandescenza, per la piena coscienza della vasta inquietudine che demarca la nostra e loro epoca.
Al tempo stesso liberi e schiavi, si apprestano a tessere il grande arazzo della loro vita rifiutando il muro della menzogna. Hanno occhi che animano, mani che danno forma, cuori che invocano la pace nel desiderio di sconfiggere la disperazione e rendere degno ogni sforzo umano. Loro sanno, senza incertezza alcuna, quando il sogno è maturo per tentare di farsi vero, e nella lotta che riveste le parole che il coraggio e la voglia vera di conquistare i raggi del sole ribaltando l'incontrovertibile verità, l'insostenibile pesantezza dell'essere.....

Le idee nutrono lo spirito, ed ecco che il velo di lacrime si tramuta in sollievo, per quelle bocche spalancate che hanno fame di conoscenza; ecco che dietro un silenzio, alla apparenza immoto, c'è un grande fermento: c'è la vita che ribolle e prende slancio. Ma c'è anche una precoce sofferenza, altalenante tra estasi e castigo, beatitudine e dannazione, la ricerca di una propria identità, di
quell' "Io" che sfugge già, in un lago di parole che si restringe al lapidario monosillabo.
Ma questi ragazzi sanno come sperare, affilano la lingua e cercano amore, e noi li dovremmo ringraziare: per la passione, la curiosità che hanno saputo suscitare, il desiderio che già trasmettono di credere, sempre, senza risparmio, a questa cosa straordinaria che è il cuore.

Giancarlo

Messaggio modificato da katerpillar il 24 aprile 2009 - 16:51


#342 nina

nina

    Advanced Member


  • 348 messaggi
  • Iscritto il: 14-giugno 07

Inviato 23 aprile 2009 - 23:15

Sono tanto, tanto, tanto curiosa…. Chi è il lupo? Chi è la bambina?

#343 nina

nina

    Advanced Member


  • 348 messaggi
  • Iscritto il: 14-giugno 07

Inviato 23 aprile 2009 - 23:41

A....


Ricordo il magico istante:
davanti m’eri apparsa tu,
come fuggevole visione,
genio di limpida bellezza.
Nei disperati miei tormenti,
nel chiasso delle vanità,
tenera udivo la tua voce,
sognavo i cari lineamenti.
Anni trascorsero. Bufere
gli antichi sogni poi travolsero,
scordai la tenera tua voce,
i tuoi sublimi lineamenti.
E in silenzio passavo i giorni
recluso nel vuoto grigiore,
senza più fede e ispirazione,
senza lacrime, né vita e amore.
Tornata è l’anima al risveglio:
e ancora mi sei apparsa tu,
come fuggevole visione,
genio di limpida bellezza.


Aleksandr Puskin

#344 katerpillar

katerpillar

    Advanced Member


  • 224 messaggi
  • Iscritto il: 10-luglio 07

Inviato 24 aprile 2009 - 06:14

Sono tanto, tanto, tanto curiosa…. Chi è il lupo? Chi è la bambina?

Sinceramente anche io non l'ho compreso. Parlando di donne drogate, meretrici sotto i pini ecc. la tua domanda è lecita; ma per maggior chiarimenti ti dovresti rivolgere ad una specialista del settore che ha vissuto queste esperienze. Per altro, non so se l'esternatrice della favola parla per sentito dire o per esperienza diretta. Non viene specificato....si può solo intuire.

Messaggio modificato da katerpillar il 24 aprile 2009 - 06:35


#345 katerpillar

katerpillar

    Advanced Member


  • 224 messaggi
  • Iscritto il: 10-luglio 07

Inviato 24 aprile 2009 - 06:28

MATURITA'

Dolce e triste è il tuo sorriso
dolce e triste è il tuo passare.
Ma cosa vuoi fare
povera moltitudine senz’anima
che mentre tutto passa, tutto si scontra
tu vaghi in cerca d’amore?
Niente è più triste che tal sembianze
ancor porti in giro,
nulla può rattristarmi che un tuo sorriso,
cattivo, fresco, esule, annullato in un sogno divino.
Come nulla, che sprigiona dal tuo sguardo
potrà portarmi ancor se vuoi
lontano da te, da me, da tutti
tutti coloro che vorranno, che saranno, che sono.
Ma che vuoi?
T’inganni ancor forse
perché i miei occhi ti guardano?
T’inganni, perché le mie labbra tremano?
No! Non sono io che guardo, che bacio nel vuoto.
Nulla può resistermi ormai, nulla di niente...
e niente tu sei.
Già vedo quel che farai;
ma che fai? Fermati nullità di sempre
fermati nella tua corsa folle
al traguardo che non arriverai mai.
Diglielo tu o striscione velato
diglielo tu che sei volante,
fermala finche è in tempo....
che nessuno vuol far passare.


Giancarlo.

Messaggio modificato da katerpillar il 24 aprile 2009 - 06:32


#346 Guest_puffetta_*

Guest_puffetta_*

  • Iscritto il: --

Inviato 24 aprile 2009 - 13:02

Sinceramente anche io non l'ho compreso. Parlando di donne drogate, meretrici sotto i pini ecc. la tua domanda è lecita; ma per maggior chiarimenti ti dovresti rivolgere ad una specialista del settore che ha vissuto queste esperienze. Per altro, non so se l'esternatrice della favola parla per sentito dire o per esperienza diretta. Non viene specificato....si può solo intuire.


Premesso che l’autore di questa fiaba sia un uomo e non io( l’ho trovata in rete e l’ho postata qui), non vedo il motivo per cui siete così sconcertati, non vi ho quotato, l’ho postata lì e basta….ops, non mi dite che ho toccato qualche corda, perché non me lo perdonerei mai…. :boxed2: :crybaby:

In quanto riguarda le ‘’ donne drogate o le meretrici sotto i pini'', come le hai chiamato tu, io non mi scandalizzerei più di tanto, sono persone come tutti noi. Oppure per te, Katerpillar, le persone sono solo quelli che scrivono poesie e vendono i loro libri??? :hmm: :lol3:

Se tu a 60 anni con la tua onesta intellettuale la pensi così, allora non c’è niente da aggiungere….chissà dove va a finire il mondo…… :hmm: :hmm: :hmm:


#347 liliana07

liliana07

    Advanced Member


  • 3656 messaggi
  • Iscritto il: 08-dicembre 07

Inviato 24 aprile 2009 - 14:15

Premesso che l’autore di questa fiaba sia un uomo e non io( l’ho trovata in rete e l’ho postata qui), non vedo il motivo per cui siete così sconcertati, non vi ho quotato, l’ho postata lì e basta….ops, non mi dite che ho toccato qualche corda, perché non me lo perdonerei mai…. :boxed2: :crybaby:

In quanto riguarda le ‘’ donne drogate o le meretrici sotto i pini'', come le hai chiamato tu, io non mi scandalizzerei più di tanto, sono persone come tutti noi. Oppure per te, Katerpillar, le persone sono solo quelli che scrivono poesie e vendono i loro libri??? :hmm: :lol3:

Se tu a 60 anni con la tua onesta intellettuale la pensi così, allora non c’è niente da aggiungere….chissà dove va a finire il mondo…… :hmm: :hmm: :hmm:





a proposito della tua firma ......dalle volte basta solo quella... ;)

#348 katerpillar

katerpillar

    Advanced Member


  • 224 messaggi
  • Iscritto il: 10-luglio 07

Inviato 24 aprile 2009 - 15:57

citazione liliana.

a proposito della tua firma ......dalle volte basta solo quella..

citazione katerpillar.

Ma sto cavolo de floread ma che cià un harem? (romanesco) Ora ne è uscita un'altra che ne prende impropriamente le difese. Sì!! Cara liliana, forse io non sono giovanissimo e questo non è un mistero per nessuno visto che lo sa un'ignorante come te, e non è nemmeno un disonore, perché è proprio dall'alto della mia esperienza che so riconoscere le donne di classe, che hanno un'anima, un'intelligenza ed una sensibilità che, universalmente è riconosciuta come una qualità prettamente femminile, da quelle che queste peculiarità, invece, non sanno nemmeno che esistono. Per cui fatemi un piacere: questo è la sezione della poesia che tanto piaceva a Francesco - Majo - non sporcatela con la vostra inutile, qualunquistica ed insulsa presenza, e lasciateci dialogare di poesia e basta. Già ve l'ho detto: per i pettegolezzi vi sono altri spazi, quelli che piacciono al vostro amichetto; ecco!! Statevene rinchiusi in quegli spazi perché negli altri non sapete che dire e vi state mortificando e squalificando da sole. Per quanto riguarda la mia firma hai ragione, le perle non sono fatte per i porci...come citava Gesù: in questo caso per le porchesse.

ps. Per tua informazione la mia firma è stata presa dalla storia d'America, dove sono riportate tutte le citazioni fatte dai capi indiani, e quella riportata è meravigliosa per chi sa comprenderla, nella sua drammaticità.

citazione puffetta.

Premesso che l’autore di questa fiaba sia un uomo e non io.

citazione katerpillar.

Questo è solo un dettaglio che non ti esime dalle tue responsabilità di qualunquista superata dagli eventi della storia, quando si portano degli esempi sotto forma di favola, con chiaro riferimento al contesto (mica ci vuole quello scienziato di f. per capirlo), Sigmund Freud affermava che è una pratica di chi ancora è rimasta bambina/o, ma non nel senso della purezza, ma del ritardo mentale.

citazione puffetta.

In quanto riguarda le ‘’ donne drogate o le meretrici sotto i pini'', come le hai chiamato tu, io non mi scandalizzerei più di tanto, sono persone come tutti noi. Oppure per te, Katerpillar, le persone sono solo quelli che scrivono poesie e vendono i loro libri???

citazione katerpillar

Cara puffettina, il termine meretrice non l'ho stilato io giacché veniva usato già 3.500 anni or sono, tant'è che sono citate con quella definizione nella Bibbia di braminica memoria. Ma questo tu non potevi saperlo ed io mi scuso di averti trascinato in un contesto storico di cui non sapevi nemmeno l'esistenza. Per altro, che per me tutti gli esseri sono degni di rispetto, indipendentemente dal ruolo che il fiume in piena della casualità gli ha riservato, lo dimostra il fatto che parlo con tutti e rispetto tutti; infatti: sto parlando anche con te e con liliana; solo con floread non riesco a comunicare....ma non dispero che molto presto mi possa concedere un'udienza.

Come vedi puffettina le poesie e i libri venduti non centrano un C............, ma per te questo non importa, ti importa solo di riempire dello spazio bianco con delle macchie di nero; e questo, se è vero che molte volte può denotare uno spessore culturale.....ma si!! Ma di cosa stiamo parlando....Non è il vostro caso.

PS. In ogni modo scrivete, scrivete, che in questo modo affinerete la vostra cultura, ma prima ricordatevi di accendere il cervello, perché altrimenti succedono i casini che state creando inutilmente. Ma ricordatevi che per fare ciò non sono sufficienti gli avatar di donne emancipate, sensibili o sensuali, come in certe presentazioni dove si mostrano le cosce al vento, perchè in questo caso vi comportereste come quella che indossa il vestito dell'intellettuale famosa per credere di esserlo....vero f.?

Per terminare voglio ribadire la bellezza della tua firma che riporto:

È meglio tenere le bocca chiusa e passare da stupidi piuttosto che aprirla e togliere ogni dubbio."

Possibile che non comprendi quello che hai scritto?

Messaggio modificato da katerpillar il 24 aprile 2009 - 17:22


#349 liliana07

liliana07

    Advanced Member


  • 3656 messaggi
  • Iscritto il: 08-dicembre 07

Inviato 24 aprile 2009 - 16:40

io non sono giovanissimo e questo non è un mistero per nessuno visto che lo sa un'ignorante come te,



che tu sia giovanissimo o meno non mi importa più di tanto....
non credo di avere dei complessi del genere...

cmq la cosa che fa proprio SCHIFO e la tua arroganza...
ti credi tanto intelligente ma alla fine mi sa che sei più ignorante di me ;) .....pensa un pò....



discorso chiuso.

Messaggio modificato da liliana07 il 24 aprile 2009 - 16:43


#350 katerpillar

katerpillar

    Advanced Member


  • 224 messaggi
  • Iscritto il: 10-luglio 07

Inviato 24 aprile 2009 - 17:08

citazione liliana.

che tu sia giovanissimo o meno non mi importa più di tanto....
non credo di avere dei complessi del genere...

cmq la cosa che fa proprio SCHIFO e la tua arroganza...
ti credi tanto intelligente ma alla fine mi sa che sei più ignorante di me ;) .....pensa un pò....

discorso chiuso.

citazione katerpillar.

Il discorso lo chiudo quando lo decido io. Inoltre se tu reputi che due forumisti che scrivono di poesie
nella sezione di poesia, che vengono attaccati da cani rabbiosi, non si sa per quale motivo, siano arroganti, be! Si vede che sei arrivata alla frutta, nonostante la tua tenera età... (sic!!).
Per cui il discorso non solo non doveva essere chiuso, ma non doveva essere nemmeno aperto perché nessuno ve l' aveva chiesto, sopratutto a una Cr............ina come te.

Messaggio modificato da katerpillar il 26 aprile 2009 - 14:31


#351 Guest_puffetta_*

Guest_puffetta_*

  • Iscritto il: --

Inviato 24 aprile 2009 - 18:01

Il discorso lo chiudo quando lo decido io. Inoltre se tu reputi che due forumisti che scrivono di poesie
nella sezione di poesia, che vengono attaccati da cani e cagne rabbiose come voi, non si sa per quale motivo, siano arroganti, be! Si vede che sei arrivata alla frutta, nonostante la tua tenera età... (sic!!).
Per cui il discorso non solo non doveva essere chiuso, ma non doveva essere nemmeno aperto perché nessuno ve l' aveva chiesto, sopratutto a una Cr............ina come te.


Ma sei davvero un schifoso arrogante,altro che poeta...sei proprio tu a sporcare la discussione aperta da Majo, che poi si chiama( e non si chiamava) Alessandro, e non Francesco....Tu non sai neanche dove ti trovi, non sai che il forum si chiama Moldweb e non Moldoweb come continui a chiamarlo... Secondo me tu sei qui alla ricerca di qualche Cappuccetto Rosso, Lupo nero che non sei altro...Sei venuto qui a fare pubblicità ai tuoi libri, ma chi ti consideri di essere???
Non so come fa Domenico a tenerti ancora qui...
Onore a Floread, che ha dimostrato con la sua intelligenza che tu non sei nessuno, per quello non ti ha neanche preso in considerazione!!!Sei una nullità!!!

Messaggio modificato da puffetta il 24 aprile 2009 - 18:08


#352 katerpillar

katerpillar

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  • 224 messaggi
  • Iscritto il: 10-luglio 07

Inviato 25 aprile 2009 - 05:25

citazione puffetta

Ma sei davvero un schifoso arrogante,altro che poeta...

katerpillar.

Per rimanere nel clima di alta cultura da voi instaurato, mi limito a rispondere, e mi sembra giusto, che, in Moldweb e più precisamente in questo forum, di roba schifosa c'è solo la vostra presenza che, ripeto, sta sporcando le intenzioni di partenza di Majo - Alessandro - che tanto avete plaudito, salvo poi imbrattargli il post da lui instaurato e che aveva tutte altre intenzioni. Per cui qualcuno si dovrebbe profondamente vergognare se solo conoscesse cosa sia la dignità: ma mi rendo conto che per alcune persone il tragitto è ancora molto lungo...quasi impossibile.

Per quanto riguarda il lupo cattivo, in Italia siamo 60.000.000 di abitanti di cui il 55% donne, per cui non dovevo certo aspettare il flusso che ti ha portato qua per cercarne una; poi, del livello culturale tuo e delle tue amiche ....figurati.

Per altro io non ho mai fatto nessuna pubblicità ai miei libri, poiché uno parla di poesie e gli altri due di filosofia, per cui: dimmi cosa centri tu e i tuoi amici con queste discipline? Ma ti rendi conto delle C...............te che vai raccontando? Nella pratica ti sei inserita in una diatriba che non ti apparteneva e che, tra l'altro, non sai gestire, perché, come chiunque potrà constatare non sai: né parlare e né stare zitta?

Per quanto riguarda il webmaster, che non ho avuto il piacere di conoscere, affermo che ha fatto bene ad eliminare il mio ultimo post, se è stato lui a farlo, ma per par condition dovrebbe eliminare anche certi interventi che non fanno onore al forum, di persone che sono presenti solo per provocare e non per partecipare ad uno scambio culturale, come stavo facendo io ed un'altra forumista, con cui umilmente mi scuso per come è andata a degenerare la discussione.

Per la verità qualcuno mi aveva avvisato di lasciar perdere certi personaggi, ma io credo che scendere al loro stesso livello di cafoneria possa funzionare come metodo educativo, perché può diventare specchio della loro coscenza, e che gli potrà servire, se lo vorranno, per correggere certe sfumature.....

In ogni modo e per terminare, è vero che: È meglio tenere le bocca chiusa e passare da stupidi piuttosto che aprirla e togliere ogni dubbio." (anonimo)

Ma sembra che chi l'ha adottata ancora debba comprenderne il significato altrimenti non si possono spiegare certi comportamenti. Per altro, questa citazione mi è talmente piaciuta che l'ho trascritta nella bacheca del circolo di filosofia che frequento.

Shalom cari Shalom.





Messaggio modificato da katerpillar il 26 aprile 2009 - 19:28


#353 katerpillar

katerpillar

    Advanced Member


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  • Iscritto il: 10-luglio 07

Inviato 26 aprile 2009 - 04:15


Sempre in attesa che l'oracolo di Melfi si pronunci
(forse non ricorda più dove ha poggiato il cervello), e le sue concubine
la smettano di starnazzare continuando a fargli fare brutte figure,
proviamo a riprendere il percorso tracciato da Majo, con la speranza che la divina provvidenza - Il web master - vegli su di noi.



VALORE DI UN SORRISO
(di Padre Faber)

Donare un sorriso
Rende felice il cuore:
Arricchisce chi lo riceve
Senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante
Ma il suo ricordo rimane a lungo.

Nessuno è così ricco
Da poterne fare a meno
Né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia
Dà sostegno nel lavoro
Ed è segno tangibile d'amicizia.

Un sorriso dona sollievo a chi è stanco,
Rinnova il coraggio nelle prove
E nella tristezza è medicina.

E se incontri chi non te lo offre,
Sii generoso e porgigli il tuo:
Nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
Come colui che non sa darlo.


Messaggio modificato da katerpillar il 26 aprile 2009 - 14:41


#354 katerpillar

katerpillar

    Advanced Member


  • 224 messaggi
  • Iscritto il: 10-luglio 07

Inviato 26 aprile 2009 - 05:27

Brani tratti dalla TELA DI ULISSE

Prefazione


Proprio l’altro ieri, mentre ero in strada, camminando con i miei pensieri, mi giunse un richiamo da un amico: “Ehi tu, Apollodoro, non mi aspetti? Ed io mi fermai ad aspettarlo; e quello: “Apollodoro “- disse – “proprio ora ti cercavo perché volevo sapere dell’incontro di Agatone, Socrate, Alcibiade e degli altri che si trovavano là, e dei discorsi che fecero sull’amore. Un amico, infatti, me ne ha parlato dopo aver ascoltato Fenice figlio di Filippo, e mi ha assicurato che anche tu li conosci. Ma lui non aveva niente di sicuro da dirmi. Raccontameli tu, dunque, poiché sei la persona più adatta a riferire i discorsi del tuo amico.
Il brano è tratto da: Simposio - Apologia di Socrate -
(Platone)

Questo è il dialogo che c’è stato tramandato e avvenuto tra Apollodoro e Glaucone, riguardo al simposio che aveva visto partecipe Socrate e di cui voleva conoscerne gli esiti.
Per i filosofi del tempo (400 a.c), il simposio era un piacevole incontro tra amici che si radunavano a casa di questo o di quello, per discutere un tema stabilito, mentre mangiavano e bevevano in allegra compagnia.
Le riunioni potevano protrarsi per ore oppure per intere giornate, durante le quali vi era un via vai d’amici che rimanevano o andavano in base ai propri impegni o agli interessi che l’argomento suscitava.
Pur se è vero che il tutto avveniva all’insegna della spontaneità, i temi erano trattati con una tale razionalità da suscitare ancora la nostra ammirazione.

A proposito d’incontri ora veniamo a noi, poiché i contenuti di questo libro non sono altro che l’appendice di un simposio moderno, dove i temi da discutere erano: "I valori necessari all’uomo rivisti dai poeti moderni.
Per lo scopo c’eravamo dati appuntamento in casa di Fernando D. che di professione fa il costruttore di ponti e che risiede a -RM-.
Oltre al padrone di casa (ritenuto dallo scrivente uno dei migliori poeti contemporanei), era presente la moglie B. che fungeva da critica letteraria e da cuoca; vi erano le figlie Sara, Ahira e Micol, che non si sono lasciate sfuggire nulla di quanto detto. Tra gli invitati era presente la poetessa e attrice teatrale D.N. accompagnata da un amico a noi sconosciuto, ma molto invidiato dai presenti per la sua funzione d’accompagnatore.
Inoltre va segnalata la presenza di Goffredo V., sensibilissimo poeta romano che, ad essere sinceri, tutte le volte che decide di fare sul serio non vi sono né Belli e né Trilussa che riescono a stargli alla pari.
Infine, in un angolo, rannicchiato su di una poltrona con la compagnia di un gatto, a degustare aperitivi e salatini soggiaceva il poeta romano G. D., il quale, dopo trenta anni di esilio fuori dalle mura ,dai locali viene considerato ancora un forestiero. Lui, per ripicca campanilistica e forse anche con un po’ di frustrazione, in dialetto romanesco li definisce burini; che dovrebbe significare: chiusi di mente.
Per tornare alla cronaca diretta dell’avvenimento, la prima parte di questo piacevole raduno si è svolto alla stessa maniera dei tempi di Socrate, con molta allegria, piacevoli scherzi verbali e goduria mangereccia, con alcuni amici che andavano e venivano dopo aver centellinato dell’ottimo Grechetto del Lazio, nonché del pregiatissimo rosso Aurelius, della tenuta La P., che il padrone di casa teneva gelosamente e inutilmente nascosti, perché la moglie lo elargiva a piene mani o, per meglio dire, a pieni bicchieri.
L’attrice D. N., sempre pronta a creare l’atmosfera giusta, recitava in modo sublime le poesie degli autori presenti, mentre Micol, la piccola della famiglia, improvvisatasi tecnico del suono, introduceva dei sottofondi musicali adatti alla bisogna.
Questo è il quadro d’insieme della prima parte della serata, mentre nel proseguimento, all’improvviso e senza che nessuno se ne rendesse conto, è scoppiata una baruffa letteraria, coinvolgendo in un vortice irrefrenabile la filosofia, la religione e la scienza, in una guerra di colpi proibiti e succosi argomenti.
Per precisione di cronaca, tutti erano infervorati dalle proprie convinzioni, ma lo scontro duro è avvenuto tra il padrone di casa, che ha l’abitudine di non parlare mai ma quando accade non c’è verso di fermarlo, e G. D. A (Il poeta in esilio).
Tra i due è avvenuto un incontro scontro che è continuato a divampare per due anni, in via telematica, incendiando tutto quello che trovavano sul loro cammino, comprese le proprie coscienze, se la stanchezza non li avesse fermati per tempo.
Nella pratica, i risultati di questo simposio sono l’oggetto del libro.
Trattandosi di corrispondenza tra due poeti, si è scelta la forma grafica che
di solito si usa in poesia, in modo da far rimanere invariata la musicalità della
poetica laddove scaturisce.
In ultima analisi, per riappropriarci delle realtà che ci riguardano, ammettiamo
che questa disputa letteraria è una mistificazione, non rappresentata dalla legittima stesura del libro, ma dagli autori stessi che, insieme ad altri milioni d’uomini, credono che le problematiche dell’umanità non si possono risolvere perché i valori di riferimento sono errati, superati o inesistenti.
Mi spiego meglio: i valori che dovrebbero regolare la vita civile d’ogni società ci sono sempre stati. Infatti, per non allontanarci troppo, potremmo citare quelli trascritti da Mosè nei Dieci Comandamenti che, anche se sottoforma di divieti, di anni ne contano tremilacinquecento.
Inoltre, molti affermano che gli stessi provengano da altri già in vigore di molto anteriori. Nella pratica, pur con questi illustri precedenti l’uomo continua a parlare della mancanza di valori e della necessità di andare alla loro ricerca, trascurando lo studio di metodi efficaci per poterli applicare.

La diatriba tra due poeti verteva proprio su questo; poiché il primo affermava che gli esistenti valori sono da ritenersi ancora validi, anche se antichi, e che il vero problema era rappresentato dalla loro mancata applicazione, poiché l’uomo continua a calpestarli, nonostante tutto, per puro egoismo. Nonostante tutto, nel senso che quando un valore non è applicato il risultato nefasto va contro tutti, anche di coloro che pensano di poterlo disattendere impunemente.

Il secondo invece era dell’opinione che le società debbano creare ogni volta nuovi valori, ricavati dalle esperienze indotte, acquisite ed infine consolidate, da cui dovrebbero nascere, come in una sintesi di cristallo, i nuovi valori adatti alle esigenze del tempo.
Una volta accennato l’inizio della disputa, non vogliamo anticiparvi troppo, perché rischieremmo di togliervi il gusto della lettura. Anche se, per la verità, in due anni di corrispondenza sono stati toccati tantissimi argomenti sull’esistenza dell’uomo e le contraddizioni in cui versa.

A questo punto, ci auguriamo che i temi proposti possano interessare il lettore per un'attenta riflessione sul tema, con l’augurio che possa unirsi a noi in quel meraviglioso viaggio che vide come protagonista: Ulisse.

Iniziamo dalla lettera inviata da F. D al suo amico D. A.

Caro amico.
Ho potuto costatare
durante il simposio,
che tu eludi e io sbraito
e mi accaloro, lasciando sempre li
le discussioni
che non hanno conclusioni;
quasi che la paura di finirle
esaurisca gli argomenti.
Procediamo a salti
teorizzando
teorie.
Il radicato religioso
che non si sfila,
l'ambiguità della politica
fatta contro la libertà
dell'uomo,
un duomo borghese,
un suono di trombe,
dove soccombe
un logico altruismo.
E sempre mura e valli e censura,
permissiva, ma censura,
nella misura che il potere vuole.
Percorriamo sulle nostre consumate
suole
i varchi tra i palazzi,
quasi ingressi da stazzi,
dove la fantasia, dove l'amore
avranno un sepolcro pomposo,
ma è tomba, fossa,
prima che la lunga agonia
che batte sempre i chiodi della croce
si lasci andare in polvere cosmica
per non questuare più.
Le nostre voci alterate, gesticolate,
solleveranno onde che si smorzeranno nel vento,
che ci soffia contro.
Lambiranno le spiagge dei sogni
dei poeti e dei sentimentali,
delle quietate rabbie pensose,
di questi giorni quasi frantumati.
Queste onde non bagneranno
che sabbia abituata;
lambiranno i gusci delle conchiglie
aperte dalla morte,
i fili rinsecchiti di prosperose alghe,
la ridotta forza dei graniti.
Gli innumerevoli versi, partoriti nei nostri percorsi,
avranno segni craterici sulla pelle
e saranno fastidiosi come i brufoli della pubertà.
Versi utopistici, sogni bambini
spazieranno
nel vento che trastulla la nostra culla.
Tu parli del tuo dentro,
dell'amore che si forza alla luce,
del torto che subisce il tuo pensare
quando si mescola a quello che circonda,
questo andare di anno in anno,
di giorno in giorno, di ora in ora.
Questo andare che è un attimo,
e, di attimo in attimo,
subire l'innaturale andazzo
della superficialità opportunistica.
L'aria, la luce, l'amore,
quello che in te si produce, quell'alchimia
non si spande. Si riduce in minuti frammenti
che non si fanno struttura.
Si disperdono in immense rotture
quasi fosse planetarie nascoste
dal panorama e dal mare.
E come me, tu non resisti nel volo.
Ci si deve posare. Tu eludi. Io sbraito
e mi accaloro, lasciando sospese le discussioni
che non hanno conclusioni.
F. D.

Questa è la risposta di G.D.

Eccomi a te amico;

e voi Ateniesi, uscite dalle vostre case
e rispolverate gli ancestrali scranni
che videro giudicare e soccombere il grande Socrate
perché anch’io, come lui,
sottoporrò le mie verità solo al vostro giudizio
e se è vostra intenzione prendere anche la mia vita
sappiate che non vi farò sconti
e nulla di meno pretenderò.
Ma prima che rinnoviate le vesti di giudici
sono sicuro che dovrete sudare e soffrire
per togliere gli spessi strati di fango che,
in questi millenni,
avete fatto obliare sulle verità.
Solo allora le vostre menti
potranno tornare ad essere libere,
come sola condizione per riconoscere la giustizia;
perché è bene che lo sappiate
che io mi prostituirò solo per essa.
Non so o Ateniesi,
quali impressioni abbiano suscitato in voi
le parole del mio accusatore,
certo è che è stata tale e tanta la persuasione
con cui sono state enunciate,
che per poco anch’io dimenticavo
le mie sacrosante ragioni.
Inoltre debbo riconoscere
che l’intenzione di colui che mi accusa
di trascinarmi in questo duello lirico
è stata abile e sibillina come il fruscio del serpente,
ben sapendo che la sua indiscutibile cultura
di navigato poeta,
avrebbe ingoiato la mia persona in un sol boccone.
Inoltre o ateniesi,
riconoscendogli superiori qualità d’intelletto,
non tenterò neppure di parlarvi
con la sua pregiata oratoria:
non ne sarei capace.
Né adopererò quella convincente retorica
così in voga tra i giovani poeti
poiché sarebbe disdicevole alla mia età;
quindi
vi prego di non badare al modo in cui lo farò
cosicché io possa esporre la mia difesa
parlando nello stesso modo in cui ho sempre fatto
nelle piazze e nei mercati,
davanti ai banchi delle stoffe e dei tappeti d’oriente
o vicino ai pretenziosi cambiavalute,
perché sono sicuro
che quello che interessa a voi e alla mia coscienza,
non è quello che io voglio far apparire,
ma la sola e irrinunciabile verità.
Dunque, innanzi tutto è giusto
che io mi difenda dalla prima menzogna
che ritengo più pericolosa di quelle dei compagni di Anito,
in quanto il mio accusatore, ad occhi ciechi,
come cieco era l’occhio di Poliremo,
afferma che durante le nostre infuocate riflessioni:

io Eludo e lui Sbraita e si accalora
e alla fine i nostri colloqui rimangono senza conclusioni
quasi che la paura di concluderli
esaurisca gli argomenti stessi.
Io Eludo, e lui sbraita e si accalora, ripete.

Bene:
è dunque racchiusa solo in queste misere accuse
la misericordiosa gratitudine del dio Marte
per un si fedele amico
accomunato in tante battaglie poetiche?
Caro amico:
cos’è accauto a al sommo poeta
di si alto lgnaggio,
se non s riconoscere una pavida elusione
da una ribolata e sofferta riflessione?

Io eludo e tu sbraiti, affermi.

Dimmi, caro amico,
non ricordi più quante volte abbiamo partecipato
al rito della nostra vestizione,
quando insieme indossavamo la corazza d’acciaio e l’elmo
(motoristico)
per affrontare il calvario pendolarico della via Nomentana?
Affrontavamo impavidi, quei riti
pur sapendo, come Ettorre sapeva,
che saremmo periti in battaglia
contro quel novello Achille
protetto dagli dei della nuova insulsa politica.
Allora ti domando: se in tanti anni
non ho mai eluso
morendo di giorno in giorno con te,
a causa dello smog, del vino al metanolo e degli acetati,
stando attenti al granturco transgenico
e all’insalata a foglia larga,
senza contare l’idea peregrina
di mangiare le uova a colazione frammiste a diossina,
perché, dunque, Divinando
dovrei eludere i tuoi pensieri?
Forse perché anch’essi, come i pomodori
sono coltivati nella varechina?
Poi, quasi non bastasse la superficiale contumelia,
che a dir la verità in era giovine
era sufficiente affinché io mettessi a morte più di un nemico,
rincari lo scudiscio aggiungendo:

“l’aria, la luce, l’amore
quello che in te si produce, in un miscuglio alchemico,
non si espande, non prende forma,
ma si riduce in minuti frammenti
che non si fanno strutture.
Si disperdono in immense rotture,
quasi fosse planetarie nascoste dal panorama e dal mare.”

E alla fine, concludendo più mestamente,
ma forse solo per paura della mia ira funesta, aggiungi:

“ e tu, come me, non resisti al volo…Ci si deve posare.
Tu eludi e io sbraito e mi accaloro,
lasciando sospese le discussioni
che non hanno conclusioni.”

Dio mi è testimone,
sul fatto che non esista altra accusa più blasfema
da gettare sulle immani fatiche di un poeta,
che della ricerca sulla vita
ne ha fatto la punta sicura del suo aratro
e che continua ad affermare all’infinito
che la fantasia è l’unica chiave di lettura
della vita e dell’amore.
Pertanto, accusandomi che l’amore e la vita
non lieviteranno in me, che non si faranno struttura,
e come voler dire ad una mamma: donna, perché partorisci,
se per certo sai che il tuo bambino dovrà perire?
Allora amico,
quali presunte verità nascondi
per credere che noi si possa arrivare a delle conclusioni?
Ma a quali conclusioni,
se noi parliamo soltanto dei segreti della vita
e dell’universo che, come tu sai
sono imperscrutabili?
In ogni modo credimi,
mi sentirei l’uomo più infelice di questa terra
e cesserei di sentirmi un poeta
se un giorno dovessi arrivare a comprendere
chi siamo noi e l’universo,
poiché iniziando da quel frangente
la fantasia sparirà dai nostri cuori e dalle nostre menti.
In ogni modo,
questa tua accusa mi ha così coinvolto
che raccoglierò le mie forze
per affermare che,
per quanto noi possiamo ragionare
fino a sentirci padroni della verità,
due granelli di sabbia, caro amico,
non possono pretendere di gridare all’universo,
tu sei quello e io sono questo,
poiché in queste affermazioni
vi sarebbe un agire così maldestro
come quella di chi vorrebbe invitare
......Dio al proprio desco.

G.D.

Alla prossima puntata.

Messaggio modificato da katerpillar il 08 maggio 2009 - 20:34


#355 katerpillar

katerpillar

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Inviato 27 aprile 2009 - 15:29

La tela di Ulisse../..continuazione. Risposta di F.D

Tracia li. 399.

Caro amico, da buon Ateniese lo so che ti piace la guerra,
mentre a noi Traci piace per passatempo.
E' la guerra di un momento viscerale,
e tu amico mio non ti devi arrabbiare;
quando io eludo sei tu che sbraiti.
Marte non vince sempre,
e non farmi sentire come al primo processo
intentato per omicidio a me, apripista indeciso.
Era questo che volevo dirti,
del Socrate Ateniese,
del suo tanto sapere fastidioso
che divenne cicuta,
che divenne, prima di questi moderni veleni,
semplice polvere. I Giudici, gli stessi di allora,
hanno le vesti del fastidio. Ora più umorale
ma sempre politico, e gli strati di fango
riuscirebbe a toglierli solo il buon Ercole;
in un sol giorno, amico, in un sol giorno.
Tutto quel fango indurito dai millenni.
In un sol giorno,
deviando opposte imposizioni
ridarebbe armonia
a questa nostra cultura "ricreativistica",
e nessuno ammetterebbe il fatto,
così come nessuno pagò ad Ercole il dovuto.
Io non accuso. Chi mi da questo potere
per certe libertà?
Chi tra le righe di questa magra semina
raccoglierà le spighe?
Non l'Ateniese dai sobri pasti
di acciughe salate e olive secche,
l'antica frutta senza clonazioni,
povera e acerba; le disquisizioni.
Pasti di parole con cui si quieta ancora
l'eterna fame del concludere.
Insolite le trame del narrare,
attivano sempre reazioni.
Fragilità di disquisizioni che,
diventando sentenza,
oscureranno la poca luce che ancora spande
la nostra voglia di comunicare. Parliamone.
Fraintendendo, hai alzato una polvere
che gli occhi mi si son serrati. Possibile?
Polvere dopo la spuma dell'età che non cavalca
come vorrei l'onda. Mimetizzata,
se ne va nella formula di sempre.
Hai frainteso e reagito, sipario di sorpresa,
tra le tese convinzioni.
Hai insistito sulle mie oscillazioni.
E quando il mio quanta ha sostato
per lasciarsi intravedere? Hai solo intuito,
tra le pieghe rugose della mia faccia,
quello che vi si cela; la traccia dell'aratro
che insiste a preparare la semina.
Io eludo e tu reagisci sbraitando.
Fai un largo giro tra isole e penisole
del ragionare e ti vesti con l'abito del martire,
quel bianco appena inciso da una greca di porpora
e già misceli, pensoso, in un vaso, la cicuta.
Io sono immune. Sai, quanta ne ho bevuta
con quel suo aroma "oscuro" che libera la mente
e disegna con il sangue la greca sul bianco abito?
L'ho bevuta pensando
al mio selvatico andare tra le righe
di questo libro che varia di poco,
questo libro appiccicoso della vita.
Beato te che di questa vita hai visioni certe!
E ti sei offeso, ti sei sentito giudicato;
mentre io, da solo e inanimato, ritessevo le tele
per predare le mosche.
Io parlavo di me stesso e delle mie ragnatele
per magre prede che le mie strutture
non riescono mai a prendere.
Ritirerò, per ammenda, ritirerò le lacrime del pianto.
Altrove lascerò la mia anima, senza frastuoni.
Pascolerò le solitudini in un deserto d'uomo
dove di tanto in tanto qualcosa si rielabora,
e dove il digiuno, sempre erratico, ululerà alla luna.
Quasi terrestre questa luna silenziosa
che limiterà i miei voli; ululerò ai suoi moti
che la coprono e la scoprono come le mie indecisioni.
Solo alla luna ululerò, la silenziosa,
che si copre e si scopre quando vuole
e nessuno annoia, nessuno reclama, nessuno sana
e non uccide nessuno;
mentre quaggiù qualcuno si uccide di parole.
Vedi come la scala del pensare si autoporta
verso l'alto mistero della vita? Vedi come ogni porta
che si apre è servita da un pianerottolo?
E la scala riparte, se ne va su, sempre più su,
tra immense galassie dove gli occhi non arrivano.
Nessuno è depositario di verità assolute
ma tante mezze verità, senza certezze,
fanno i gradini del sapere.
Anche Gesù, che attende, aveva gia i suoi dubbi
in parabole. Il suo allargar le braccia
era un invito, ma stringeva il nulla.
Anche Socrate, che sui tanti supposti interrogativi,
è dovuto soccombere all'utopia delle leggi.
I grandi lampi che nascono al pensare
non sono facilitati dalla abitudinarietà.
Complessità della materia elaborata
sulla complessità della mente da elaborare.
Quante donne si dogliano per figli
che questa società poi incattivisce
nella realtà del vivere? La fantasia,
che si ricama in sogni, infastidisce
come le sere del frinire lesto,
delle cicale che cercano l'amore.
Quanto al pensare, tu sai che i bambini
non restano mai in pancia,
ma non so se diventeranno adulti,
né se gli daranno la dignità di uomo.
A me basterebbe sapere di una vita armonica
più che dei suoi segreti, che la fantasia lavori
anche se stride nelle convulsioni sociali.
Per quanto riguarda Dio, io l'ho sempre al mio desco;
assaggia le pietanze del mio pasto
senza che io preghi. Lui sa di quei granelli
tutti i segreti, di quei granelli insignificanti dispersi
sotto la Sua Luce.

F.D.










Messaggio modificato da katerpillar il 08 maggio 2009 - 20:36


#356 katerpillar

katerpillar

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Inviato 27 aprile 2009 - 16:16

La Tela di Ulisse../.. Risposta di D.G

A Divinando Atene li. 399

E’ vero, amico mio,
da buon Ateniese m’infiammo facilmente,
come prendo atto che voi Traci
la guerra la fate solo per gioco,
che è molto più colpevole che farla per necessità;
ma questo non cambia i termini della questione,
giacché la guerra è guerra,
sia che duri un attimo o cent’anni,
il suo inizio è sempre viscerale mai ragionato.
Inoltre, in quest’ambito,
ho potuto dedurre che le tue azioni
sono contrastanti con i tuoi pensieri,
poiché non corrispondono ad un’effettiva realtà di pace
che mi è sembrato cogliere, invece,
nella tua accorata risposta,
poiché la fortezza in cui ti sei isolato,
circondata da pericolosi e angusti meandri
pullulanti di cani ringhiosi e da piante carnivore,
la dicono lunga sui sentimenti di pace
che esterni nei miei confronti.
Per il futuro, dunque,
data la contrapposizione d’intenti,
che il tuo quanta è ancora lontano dal risolvere,
dedurrò,
che solo le tue parole sono coperte di miele,
mentre i fatti che ti riguardano
sono pieni di spine misteriose.
Per altro,
giuro che non mi arrabbierò più,
anche se debbo confessare
che annaspo e faccio fatica
nel seguire il tuo girovagar erudito e senza meta,
e come affermi tu,
condotto da un apripista indeciso.
Con tutto il rispetto che io ho,
verso questi iniziatori
che debbono grandemente soffrire
per tracciare quel minimo solco
che possa indicare la strada della civiltà,
a questo distratto genere umano.
Per altro e per dovere di verità,
voglio sottolineare
che il fastidioso sapere di Socrate,
era tale solo per gli arroganti
che credevano di sapere tutto, nel loro sapere,
mentre il suo genio,
apprezzato perfino dagli dei,
era rappresentato dalla consapevolezza di non sapere.
Pertanto, la cicuta, come strumento di morte,
è servita per ottenere un bagno liberatorio
e cancellare quell’unica macchia d’umiltà
in mezzo a tanta presunzione.
Inoltre, ti rammento,
che quella bevuta dal Maestro era cicuta vera,
che nulla ha a che fare
con l’amaro calice quotidiano
che dobbiamo trangugiare
davanti alle infinite ingiustizie di questo mondo.
Anche se vedo che in tal senso
parliamo la stessa lingua,
soprattutto,
quando ti metti a computare
le fatiche che occorrerebbero
per togliere il fango dagli scranni,
accumulato dall’oblio dei corrotti,
che per farlo, affermi,
occorrerebbero le fatiche d’Ercole,
quantificando con più precisione il sudore necessario,
essendo tu, costruttore di ponti.
Inoltre,
nel tuo noioso isolamento,
ti soffermi a ricordare
i superati e spartani pasti di acciughe salate,
accompagnate da quel contorno di olive secche
e dell’incontaminata frutta silvica,
che concludeva il leggendario pasto spartano.
In verità ti dico,
comprendendo quanto fin qui ti è stato nascosto,
questa sera,
quando tornerai nella tua dimora,
anche se stanco del continuo carpe diem,
rispolvera ed ingrassa lo scudiscio,
da troppo tempo appeso,
e fallo scorrere sulla schiena di tua moglie,
così rammenterà chi è il re della casa,
e vedrai che ti aggiornerà
sulla evoluzione della buona tavola
cucinandoti, seduta stante,
dell’ottima cacciagione agli aromi di mirto
e dall’alloro,
che ancora è simbolo d’eroi,
aggiungendovi un contorno d’ovuli di Cesare,
che avrà avuto cura di temporeggiare sulla brace,
accompagnati da quel vino
che tanto piaceva a Polifemo.
Per altro, sono d’accordo con te
che le disquisizioni e i pasti di parole
continuano a mitigare l’eterna fame del sapere,
anche se esse,
per avere un premio sulla fatica d’esser dette,
debbono portarsi dietro
una parte di quell’anima dannata
che non vuole mai tacere.
Come peraltro condivido
che esse attivano sempre delle reazioni;
e anche se a volte vi è fragilità di disquisizioni,
non debbano diventare mai sentenza,
come invece mi è sembrato di leggere
nella prima missiva, laddove affermi:
tu eludi ed io sbraito.
Oppure:
l’aria la luce, l’amore
quello che in te si produce
in un miscuglio alchemico,
non si spande, non prende forma,
ma si traduce in minuti frammenti
che non si fanno struttura.
Si disperdono in immense rotture,
quasi fossero planetarie nascoste
dal panorama a dal mare.
Nella seconda affermi:
Beato te che di questa vita hai solo visioni certe.
Per la verità,
se tu pensi che io abbia frainteso, parliamone,
se non altro si eviteranno quelle nuvole di polvere
che tanto disturbano i tuoi occhi ormai stanchi,
e non più vezzi a prodezze;
anche se nello scorrere della mano
del vivere disumano,
mi risulta che la polvere
faccia parte del tuo pasto quotidiano.
Inoltre hai ragione amico mio, quando affermi
che m’inoltro tra isole e penisole del pensare,
ma solo perché tu…
hai occupato anche le planetarie del sapere.
Allora,
ti prego,
lasciami questo piccolo spazio terreno
affinché io possa continuare a vagheggiare
per trovare alla fine,
la migliore strada per andare a morire.
E’ vero, inoltre, che tante mezze verità
serviranno a costruire la scala del sapere,
ma i dubbi, lasciamoli ai comuni mortali
poiché in chi è in procinto di affrontare la morte
può raccontare solo verità…Qualunque esse siano;
anche se poi, queste verità, Gesù,
le ha lasciate solo andare allargando le braccia,
non mi risulta che abbia abbracciato solo l’aria.
Per quanto riguarda l’altra affermazione
di avere tutti i giorni Dio al tuo desco,
ti consiglierei di stare molto attento
con tanta dimestichezza,
poiché se è vero che Dio è Luce piena d’Amore
è pur vero che dietro di se
ha lasciato morti, stridore di denti e gran livore.
Pertanto,
se in futuro dovessi averne ancora voglia:
parliamone, amico mio, parliamone…

G.D.

Messaggio modificato da katerpillar il 08 maggio 2009 - 20:37


#357 katerpillar

katerpillar

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Inviato 28 aprile 2009 - 04:01

La Tela di Ulisse../.. Risposta di F. D

a D.G

Certo che ne parliamo amico mio!
Ricominciamo dal giuoco missivo
che è facile fare. Difficile è recapitare, tu affermi.
Parliamo di questa guerra infinita
tra ignorare e sapere,
dove il sapere è partigiano, s'imbosca.
Della mia fortezza recinta da edera innocua
e dei miei cani minuti che sanno solo guaire;
di un apripista da tavolino,
ombelico di un mondo contadino,
dove solo il vino potrebbe alzare di poco la voce,
che il fumare incaverna e la timidezza ripone.
Il resto è la solita croce
nei cassetti segreti della Grande Anima.
Le ali di questo colombo
non sono quelle dello Spirito Santo,
ma di un vecchio viaggiatore che vola solo di notte
(tu sai che il viaggio e il lavoro mi rubano la luce giorno
e cosi raddoppio i miei panorami di fari e di stop
per la luce ad un sogno),
ma sono sempre ali che tentano il volo.
La nostra è la solita guerra tra poveri,
che dura dall'alba dell'uomo
con la creatività, con l'intuizione,
con il lavoro, con le divinità,
con l’anima senza nome.
L’anima apripista senza età,
prima ancora dell’uomo,
prima delle foglie, prima delle doglie.
Prima delle parole,
già tracciava il solco della civiltà e dell’inciviltà.
E lo fa ancora,
“davanti alle infinite ingiustizie di questo mondo “.

Tracia li. 399 Divinando

Messaggio modificato da katerpillar il 08 maggio 2009 - 20:38


#358 katerpillar

katerpillar

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Inviato 28 aprile 2009 - 04:10

La Tela di Ulisse../.. Risposta inviata da D.G

A Divinando. Atene. 399

Sì! Amico mio,
continuiamo pure nel gioco missivo,
purchè resti leale,
giacché anche la guerra ha le sue regole d’onore;
e per spuntare le spade taglienti
e deporre gli elmi,
non vi è cosa più vile nell’impietosire il nemico
che quello di parlargli:
di cani che sanno solo guaire
o di piante innocue che circondano la tua dimora,
poiché nell’ultima missiva,
le tue parole questo hanno ottenuto.
Hanno fatto deporre le armi e gli elmi che,
a dir la verità,
la loro vista m’incitava al combattimento;
perché da buon ateniese,
allenato alla guerra fin dalle doglie,
da madre abituata a piangere i figli
prima ancora d’avergli dato l’alito di vita,
poiché costretta a miscelargli nel sangue
il ferro della battaglia,
t’aspettavo al varco con l’armatura pesante,
da combattimento duro,
pronto a difendermi dalla tue sottigliezze velenose
mascherate da pensieri filosofici.
Tranelli circolari a cui pian piano
facevo l’abitudine
comprendendone la pericolosa profondità.
Pensa: ero arrivato persino a farti il verso.
Che cosa dirti Divinando?
Se è la pace che vuoi che sia.
Non disdegno questo corso
che hai voluto imprimere alla battaglia,
giacché anche noi amiamo la pace
quando è foraggio di cultura,
anche se contadina.
In tal senso,
non condivido quando affermi
che la cultura s’imbosca;
non hai forse dichiarato che tante mezze verità
formano la strada del sapere?
Se dobbiamo parlarne, parliamone;
ma non come uomini che rimangono
eternamente innocui,
ma facciamo che il pensiero anticipi la parola
e la parola anticipi l’azione,
perché solo dal congiungimento di questi astri
scaturisce la realtà: tutto il resto è pretesto.
Allora diciamo che il sapere non s’imbosca,
ma è li nell’attesa d’esser compreso.
Mentre, al contrario,
credo che siamo noi che c’imboschiamo
davanti a realtà che non accettiamo
o che non vogliamo cambiare,
perché come tutti sanno,
l’ignoto ci sgomenta.
Per comprendere ciò
è sufficiente guardare
le cortine fumogene che creiamo
tra noi e gli altri,
tra noi e gli amici, tra noi e i figli,
tra noi e le nostre mogli…
Tra noi e noi stessi.
In ogni modo, se vuoi continuare
parliamone pure.
Chissà, se con quest’innocuo gioco missivo,
portato avanti da due vecchi rincoglioniti
tu non riesca a dipanare le mie nebbie
ed io le tue cortine fumogene.
Parliamone, amico mio, parliamone,
tanto… che ci costa?

G.D.

Messaggio modificato da katerpillar il 08 maggio 2009 - 20:40


#359 nina

nina

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Inviato 28 aprile 2009 - 11:27

Herman Hesse

Un walzer di Chopin riempie la sala
una danza selvaggia e scatenata.
Alla fine pallido chiarore,
il pianoforte adorna un'appassita ghirlanda.

Il piano tu, il violino io,
così suoniamo e non smettiamo
e attendiamo inquieti, tu e io,
chi per primo spezza la magia.

Chi per primo interrompe il ritmo
e scosta da sè le candele,
e chi per primo pone la domanda,
a cui non vi è risposta

#360 nina

nina

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Inviato 28 aprile 2009 - 11:27

William Shakespeare

Se proprio devi odiarmi
fallo ora,
ora che il mondo è intento
a contrastare ciò che faccio,
unisciti all'ostilità della fortuna,
piegami
non essere l'ultimo colpo
che arriva all'improvviso
Ah quando il mio cuore
avrà superato questa tristezza.
Non essere la retroguardia di un dolore ormai vinto
non far seguire ad una notte ventosa
un piovoso mattino
non far indugiare un rigetto già deciso.
Se vuoi lasciarmi
non lasciarmi per ultimo
quando altri dolori meschini
avran fatto il loro danno
ma vieni per primo
così che io assaggi fin dall'inizio
il peggio della forza del destino
e le altri dolenti note
che ora sembrano dolenti
smetteranno di esserlo
di fronte la tua perdita."