Si racconta che alle elezioni politiche che si celebrano ogni quattro anni, votano anche i morti. Forse questa leggenda surreale prende lo spunto da ciò che sembra sia accaduto in un piccolo sperduto villaggio, una storiella che ancora raccontano i vecchi del villaggio soprattutto dopo aver bevuto qualche bicchierino in più di samagonca.
Dorin Papuc era morto da ormai tre anni, lo seppellirono il 25 Marzo 1950 nel piccolo cimitero del suo piccolo villaggio. Ricorda molto bene quel giorno Dorin: il pianto dei parenti, il profumo delle colive, la tipica agitazione in casa di chi si accinge a seppellire un morto.
Dorin morì un giorno di primavera dopo una lunga malattia, in fondo, a pensarci bene, fu quasi contento di morire, aveva sofferto troppo per la sua incurabile malattia e per anni sapeva di vivere con un piede nella tomba, ed ora, finalmente, ce li metteva tutti e due.
Dorin quindi riposava tranquillo in quella bara da tre anni ormai ed aveva acquisito quella che si chiama la pace eterna: non aveva nulla di che lamentarsi, ogni anno sua moglie, ancora in vita, non mancava di andarlo ad onorare nei giorno dei morti portandogli un bel piatto di sarmale che era il suo piatto preferito, e lui si godeva contento la festicciola che si svolgeva sopra le sue spoglie. Dorin era davvero appagato: da morto aveva tutto quello che gli serviva.
Finchè, un bel giorno, sentì uno strano ed inusuale tramestio sopra di sè, degli insoliti rumori, ebbe l'impressione che qualcuno rimuovesse la terra sopra la sua bara.
Qualcuno stava scavando!
“Accidenti! Cosa succede!” pensò allarmato ma anche incuriosito.
Poco dopo sentì uno strano scricchiolio, dei colpi attutiti, stavano per aprire la sua bara.
Un fascio di luce accecante colpì in pieno viso il povero Dorin:
<< Che diavolo state facendo! >> esclamò Dorin visibilmente infastidito. Vide delle facce che si sporgevano verso di lui, qualcuno lo afferrò per una manica e lo tirò fuori.
Dorin si stropicciò gli occhi non abituati alla luce del sole, si diede una spazzolata ai suoi vestiti da morto, stentava a reggersi in piedi sulle gambe anchilosate.
Lo sconosciuto che lo aveva tirato fuori gli disse ridacchiando:
<< Dorin Papuc, ci siamo ricordati di te, il Partito ha bisogno di te! >>
Dorin era a dir poco stralunato e sconvolto, si guardò intorno e vide diverse persone che scavavano e tiravano fuori dalle bare altri morti, una scena incredibile!
Lo sconosciuto proseguì:
<< Dorin, oggi in tutto il paese ci sono le votazioni, si vota per rinnovare il Parlamento ed il partito ha bisogno di te, del tuo aiuto, abbiamo controllato le liste degli iscritti ed è saltato fuori il tuo nome, oggi devi andare a votare caro mio >>.
<< Ma come diavolo posso andare a votare se sono morto! >> disse sconcertato il povero Dorin.
Lo sconosciuto rispose ridacchiando:
<< Certo che sei morto, ma non per il Partito, oggi abbiamo bisogno anche di voi morti, tu non vorrai mica rifiutare un piccolo aiuto al Partito che ti ha sempre sostenuto ed aiutato da vivo spero >>
Mentre discutevano lo sconosciuto lo afferrò per un braccio e lo accompagnò verso l’uscita del cimitero. Si formò così una lunga fila di “elettori” davvero bizzarra: smagriti, con l’incarnato pallido e smunto, agghindati con dei vestiti troppo larghi, con le scarpe stranamente lucide.
Una lunga fila di zombi elettori!
<< Ma se mi vede qualcuno? >> chiese Dorin piagnucolando.
<< Nessuno può vederti, sei morto, solo noi del Partito possiamo vederti >> rispose lo sconosciuto con il piglio sicuro di chi la sa lunga.
La macabra carovana attraversò tutto il paese e giunse davanti al seggio elettorale, come per incanto nella mano di Dorin apparve il suo passaporto da vivo con tanto di fotografia.
Quando arrivò il suo turno per votare, lo sconosciuto gli fece l’occhiolino, ammiccò verso la cabina elettorale, un cenno eloquente come per dire: “Sai cosa fare”.
Dorin entrò in cabina e mise il suo bel timbro sul simbolo del suo partito. Tutti i morti, ovviamente, votarono allo stesso modo.
All’uscita del seggio si riformò la strana carovana e si riavviarono così verso il cimitero.
Giunto davanti alla sua buca scavata di fresco, Dorin disse piagnucolando:
<< Non vorrete certo che io ritorni nel mondo dei morti dopo quello che ho fatto per il Partito? Non merito una ricompensa? >>
Lo sconosciuto rispose divertito:
<< Certo caro Dorin, la tua ricompensa sarà che fra esattamente quattro anni verremo a tirarti fuori di nuovo, adesso non servi al partito, in fondo, a pensarci bene, sei morto >>..
Messaggio modificato da nikita il 28 settembre 2009 - 13:57




















