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La versione di Lilia


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23 risposte a questa discussione

#1 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3602 messaggi
  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 08 aprile 2013 - 21:53

La versione di Lilia

 Testamentul_necitit.jpg
 

La storia di una migrazione, ma anche una testimonianza per i figli e un omaggio alle madri che scelgono di partire scommettendo sul futuro.

Quella che Lilia Bicec racconta in Miei cari figli, vi scrivo (Einaudi, 16 euro, in uscita il 9 aprile) è una storia di ordinaria migrazione. Le vicende che l’autrice narra in questo memoir, dalla decisione di lasciare la Moldavia (dove lavorava come giornalista) e i suoi due figli, alla fuga notturna attraverso un bosco per passare il confine, all’arrivo in Italia, senza sapere una parola di italiano, non appartengono solo a lei. Non è un caso che la narrazione, pur seguendo un filo molto personale, si faccia a tratti corale: Bicec sceglie di unire, alla propria voce, quella di altri che, per motivi e con sofferenze analoghi ai suoi, sono partiti in cerca di una vita migliore. L’autrice ha scritto il libro in rumeno, la sua lingua madre. Poi l’ha tradotto lei stessa in italiano.

Come nasce l’idea di questo memoir, scritto sotto forma di lettere ai suoi figli?
«Sin da quando ho lasciato il mio Paese ho avuto la strana sensazione di osservare quello che mi accadeva dall’esterno, come se fossi la protagonista di una storia che non mi apparteneva. Ero lucida nel seguirmi, prendevo anche appunti, ma non so perché: non pensavo affatto di scriverne. Arrivata in Italia ho capito che avevo un dovere nei confronti dei miei figli: riempire il vuoto enorme che la separazione stava creando tra me e loro. Ho anche capito che, avendoli lasciati soli ed essendo i miei genitori morti, nessuno  avrebbe mai raccontato loro la storia della nostra famiglia e quella del nostro Paese di origine, la Bessarabia. Quindi ho sentito il dovere di lasciare loro una testimonianza in questo senso. Infine, l’ho scritto anche per le donne».

Si riferisce alle donne che emigrano?
«Mi riferisco a tutte le madri. Che vengano dall’Africa, dalla Moldavia, dall’Italia o dalla Svezia, tutte provano gli stessi sentimenti, lo stesso dolore. Ogni madre ha delle lettere, immaginarie o reali, che ha scritto ai propri figli per raccontare cose che non si possono o non si vogliono dire a voce».

Che caratteristica hanno le migrazioni dall’Est Europa?
«Si tratta di un esodo femminile. La migrazione c’è sempre stata, ma oggi dall’Est vengono soprattutto madri, e questo è allarmante: non è facile lasciare i propri figli. Significa che sei arrivata a un tale punto di disperazione da dover scegliere tra vivere in povertà, ma con loro; oppure abbandonarli per garantire loro un futuro dignitoso. La prima cosa che hai in mente, quando pensi di partire, è che oltre a mandare soldi per le bollette, li potrai fare studiare. Ma finché non parti, non conosci le conseguenze del tuo gesto».

Infatti lei scrive: «Stando in Italia non vi ho fatto mancare i soldi, ma vi sono mancata io. È la legge della compensazione, come diceva vostro zio: “Si perde da un lato per acquistare dall’altro”». La domanda è: si può pareggiare il bilancio?
«Dipende. Se riesci a recuperare il rapporto con i tuoi figli, allora puoi dire: abbiamo guadagnato da un lato e dall’altro. Ma se il distacco che si crea con la partenza lascia un vuoto che si fa sempre più largo, allora no: con i soldi non puoi comprare l’amore. Io sono riuscita a portare qui i miei figli dopo quattro anni e mezzo e ho recuperato la nostra relazione, perché gli insegnamenti che gli avevo dato sono rimasti alla base della loro educazione. Ma ho anche perso tante cose. E quando ho avuto problemi con mia figlia, durante la sua adolescenza, mi sono subito detta: è colpa mia, perché non le sono stata accanto».

Sembra, però, che lei sia tutto sommato soddisfatta della sua esperienza di migrante.
«Io ho portato qui i miei figli: non ho alcun dubbio sulla scelta che ho fatto! Come racconto nel libro, in Italia ho vissuto esperienze difficili, ma ho anche incontrato molte persone che mi hanno aiutato. Ho voluto mettere in evidenza aspetti positivi e negativi del mio percorso, perché esistono entrambi, dovunque. Arrivi in un posto dove nessuno ti conosce: è ovvio che ci sia diffidenza. Ma poi trovi delle persone splendide: l’anziana signora da cui ho abitato per un periodo, per esempio, mi preparava il caffelatte la mattina e mi aspettava in cucina per berlo insieme. Certe cose non potrò mai dimenticarle. Io sto bene in Italia. Non so se definirmi integrata, io più che altro sono assorbita dalla società italiana: la mia casa è qui, in Moldavia non ho più niente. Quando in primavera cammino per le strade, mi capita di guardare con gioia e familiarità persino agli alberi in fiore, come se mi appartenessero. Io mi sono innamorata dell’Italia, ho provato subito un grande desiderio di conoscerne la storia, la cultura, le abitudini. Ma ci sono anche persone che dopo 15 anni si sentono ancora straniere».

Nel libro racconta della storia della sua terra, la Bessarabia, contesa per decenni e divisa tra più stati. Collegandola alla storia della sua famiglia appare evidente come le migrazioni siano molto spesso la conseguenza di una cattiva politica.
«È assolutamente così! Se i miei nonni non fossero stati deportati in Siberia, se mio padre non fosse stato messo in prigione e avesse potuto tenere la sua piccola attività, io probabilmente non avrei avuto bisogno di andare all’estero a lavorare. Le nostre vite sono influenzate dalle scelte politiche. Penso anche all’operazione di cancellazione del passato che ha messo in atto l’Urss dopo la guerra. Tutto quello che era accaduto prima era da dimenticare, perché appartenente a una realtà borghese e capitalista. Il comunismo era da considerarsi la forma sociale migliore del mondo e non era concepibile che esistessero altri modi di vivere. Per questo amo il rispetto che hanno gli italiani per il loro passato e la loro storia».

Il fatto che lei avesse degli strumenti culturali ha reso più facile l’approccio a un nuovo Paese, oppure ha reso l’esperienza più umiliante?
«Ci sono stati momenti in cui mi veniva da piangere pensando che, nonostante fossi laureata, mi toccava pulire pavimenti. Ma in quei momenti mi dicevo: “Non mi ha obbligato nessuno, ho scelto io e l’ho fatto per i miei figli. Andrà tutto bene”. Ho sempre cercato di adeguarmi alle situazioni. Però poi, quando tornavo a casa dal lavoro, scrivevo e leggevo: era la mia medicina, da prendere tutte le sere per sentirmi meno sola…».

 

Gabriella Grasso


Messaggio modificato da CarloP il 08 aprile 2013 - 21:58


#2 giobruno

giobruno

    Il Prof


  • 1451 messaggi
  • Iscritto il: 03-febbraio 10

Inviato 08 aprile 2013 - 23:08

'Per questo amo il rispetto che hanno gli italiani per il loro passato e la loro storia».



#3 VeronikaP

VeronikaP

    Member


  • 94 messaggi
  • Iscritto il: 05-febbraio 13

Inviato 09 aprile 2013 - 07:36

Mi sono comosa a legere queta storia. E mi piace tanto.....!!! :smiley20:  Brava signora Gabriela!!!!! :give_rose:



#4 pallino

pallino

    Newbie


  • 1587 messaggi
  • Iscritto il: 10-agosto 07

Inviato 09 aprile 2013 - 07:59

'Per questo amo il rispetto che hanno gli italiani per il loro passato e la loro storia».

 

Ho letto questo post con molta attenzione. Sembra una storia come tante,  realtà l'autrice racconta la sua esperienza  con grande realtà  e ne vieni preso,le parole usate sono piene zeppe di emozioni e di sentimenti .

Un augurio vivissimo all'autrice  e complimenti.

 

Pallino



#5 giobruno

giobruno

    Il Prof


  • 1451 messaggi
  • Iscritto il: 03-febbraio 10

Inviato 09 aprile 2013 - 14:02

stando all'intervista, questo diario nelle sue premesse  pone degli interrogativi oltre che proporre delle riflessioni personali che sono utili anche a chi legge.

 

La prima domanda che ci si deve porre è se la vita di una madre migrante verrà in qualche modo ricompensata per  i suoi grandi sacrifici o meglio compensata negli affetti famigliari dalle 'rimesse' che arrivano a casa. La risposta in qualche modo si intravede da questa intervista nel sapere miscelare i risvolti positivi e negativi , luci ed ombre di un'esperienza maturata in Italia che pur essendo traumatica ha saputo cogliere e trasmettere  una vena di ottimismo.

 

La capacità di adattarsi ai lavori piu' umili per gli obbiettivi da raggiungere e la voglia di raccontarsi attraverso le lettere scritte ai figli è un modo di guardare avanti, un segno di grande maturità che si rivela una medicina come lei stessa ammette per vincere la solitudine...Avrei fatto la stessa cosa al posto suo, così come sono rimasto colpito da questa frase che ho postato e non commentato sopra: '... amo il rispetto che hanno gli italiani per il loro passato e la loro storia...'

 

... le nostre numerose critiche rivolte all'attuale Italia, non vanno a macchiare  il suo passato e la sua storia ma la gestione che oggi si ha di un bene comune, di un patrimonio dell'umanità che deve essere protetto e rispettato.....così come deve fare, in un certo senso, il cittadino moldavo  voltandosi indietro a guardare la sua storia e la sua civiltà preistorica (vedi gli  ultimi post di Carlo e mio sulla rilettura della storia della Moldavia antica).



#6 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3602 messaggi
  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 09 aprile 2013 - 14:26

Le nostre vite sono influenzate dalle scelte politiche.

Io sto bene in Italia. Non so se definirmi integrata, io più che altro sono assorbita dalla società italiana: la mia casa è qui, in Moldavia non ho più niente.

 

... amo il rispetto che hanno gli italiani per il loro passato e la loro storia...'

 

... le nostre numerose critiche rivolte all'attuale Italia, non vanno a macchiare  il suo passato e la sua storia ma la gestione che oggi si ha di un bene comune, di un patrimonio dell'umanità che deve essere protetto e rispettato.....così come deve fare, in un certo senso, il cittadino moldavo  voltandosi indietro a guardare la sua storia e la sua civiltà preistorica (vedi gli  ultimi post di Carlo e mio sulla rilettura della storia della Moldavia antica).

 

Di fondo condivido il pensiero dell'autrice del libro.

Su qualche cosa non mi trova daccordo.

Sono le cose che ha sottolineato Giordano, nei confronti del passato e della storia del proprio paese.

Credo si possa, anzi si deve, essere critici verso il proprio paese soprattutto per le scelte che si fanno, specie quelle politiche. E se sulla miopia delle classi politiche attuali, in Italia come in Moldova, trova un fondamento ed atto di accusa condivisibile, specie quando si parla di emigrazione, e mi trova daccordo, la signora, a mio parere, pronuncia una frase poco felice "Non so se definirmi integrata, io più che altro sono assorbita dalla società italiana: la mia casa è qui, in Moldavia non ho più niente".

Anch'io mi sto integrando ... ma le radici non si possono dimenticare. Puoi anche non avere niente, ma hai i tuoi ricordi, la tua vita passata.

Come aggiunge Giordano "bisogna voltarsi indietro" ... e riflettere.
 

 

.
 



#7 pallino

pallino

    Newbie


  • 1587 messaggi
  • Iscritto il: 10-agosto 07

Inviato 09 aprile 2013 - 15:51

stando all'intervista, questo diario nelle sue premesse  pone degli interrogativi oltre che proporre delle riflessioni personali che sono utili anche a chi legge.

 

La prima domanda che ci si deve porre è se la vita di una madre migrante verrà in qualche modo ricompensata per  i suoi grandi sacrifici o meglio compensata negli affetti famigliari dalle 'rimesse' che arrivano a casa. La risposta in qualche modo si intravede da questa intervista nel sapere miscelare i risvolti positivi e negativi , luci ed ombre di un'esperienza maturata in Italia che pur essendo traumatica ha saputo cogliere e trasmettere  una vena di ottimismo.

 

La capacità di adattarsi ai lavori piu' umili per gli obbiettivi da raggiungere e la voglia di raccontarsi attraverso le lettere scritte ai figli è un modo di guardare avanti, un segno di grande maturità che si rivela una medicina come lei stessa ammette per vincere la solitudine...Avrei fatto la stessa cosa al posto suo, così come sono rimasto colpito da questa frase che ho postato e non commentato sopra: '... amo il rispetto che hanno gli italiani per il loro passato e la loro storia...'

 

... le nostre numerose critiche rivolte all'attuale Italia, non vanno a macchiare  il suo passato e la sua storia ma la gestione che oggi si ha di un bene comune, di un patrimonio dell'umanità che deve essere protetto e rispettato.....così come deve fare, in un certo senso, il cittadino moldavo  voltandosi indietro a guardare la sua storia e la sua civiltà preistorica (vedi gli  ultimi post di Carlo e mio sulla rilettura della storia della Moldavia antica).

Amico GIO' 

 

Le emozioni, i sentimenti, gli stati d'animo  sono come ben sai  qualcosa molto personali  e intimo. Non ho letto il libro ma lo farò perchè quanto postato mi ha suscitato  interesse non tanto  per la storia in se ma, per com' è stata vissuta e gestita.

Probabilmente non dico niente di nuovo, probabilmente il mio interesse è maggiore, perchè l'autrice ha un vissuto e esperienze molto simili, anzi direi, per molti aspetti uguali  a quelli della mia compagna che ha lasciato alle spalle un lavoro di " Responsabile di Pronto Soccorso" in MOLDOVA ed ha sbarcato il lunario in Italia per diverso tempo facendo  lavori  diversi come la badante, baby sitter, colf , donna di pulizie etc. etc.

Sono sicuro che l'obiettivo dell'autrice è stato quello di offrire una prospettiva  diversa della ns. Italia che molte volte viene vista con interesse diverso; lei ha trovato nel paesaggio che la circondava  la molla per superare la solitudine e l'angoscia che si vive  quando hai le persone amate lontane..

La lontananza  dai propri affetti  genera una sorte di vuoto interiore, ti fa sentire inutile, rimani  in balia delle  avversità del momento; una mamma lontana dai propri figli si piega alla solitudine , conta i giorni e spera di  rivedere al più presto i propri amori e di respirare con loro i problemi che vivono.

Non credo che il denaro riesca a colmare il vuoto affettivo ma, mi chiedo come può sentirsi un genitore quando gli eventi impediscono di fare studiare i propri figli  oppure quando non si riesce a soddisfare i loro bisogni "primari"?.

Una cosa è sicura , le donne migranti hanno alleviato la solitudine di molti anziani italiani , ma c'è qualcuno che ha mai pensato alla solitudine di queste donne?

L'autrice si dichiara "fortunata" , è riuscita ad inserirsi in un contesto e  ricongiungere i suoi AFFETTI . Ma quante donne riescono in questo intento?

Non mi sento di giudicare la sua analisi sulla storia del suo paese ; i ns, giudizi sono sempre frutto del ns. vissuto e sono certo che le sue opinioni sono conseguenze di esperienze  di vita molto dure.

 

 

Pallino



#8 Moldbrixia1

Moldbrixia1

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  • 3 messaggi
  • Iscritto il: 27-aprile 11

Inviato 09 aprile 2013 - 17:39

Grazie per l' attenzioneL' inizio del libro è stato pubblicato oggi nel giornale l' Unitapag.17. Aspetterò con grande piacere il vostro parere dopo la lettura del libro. Con rispetto, l' autrice.



#9 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3602 messaggi
  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 09 aprile 2013 - 18:40

Grazie per l' attenzioneL' inizio del libro è stato pubblicato oggi nel giornale l'Unitapag.17. Aspetterò con grande piacere il vostro parere

dopo la lettura del libro. Con rispetto, l' autrice.

Benvenuta nel forum.

Speriamo, nel more del suo tempo, di avere la possibilita' di dialogare con lei.

La sua esperienza ed il suo modo di approccio a determinati problemi sicuramente

arricchiranno il nostro bagaglio culturale e ci aiuteranno maggiormente nella

comprensione dei problemi reali del paese.

Per l'acquisto del suo libro dovremo in qualche modo organizzarci, visto, credo,

la mancata distribuzione qui in Moldova.Una buona serata.


Messaggio modificato da CarloP il 09 aprile 2013 - 18:42


#10 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3602 messaggi
  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 09 aprile 2013 - 21:15

Banii veniţi în ţară de la moldovenii care lucrează în străinătate au susţinut în ultimul deceniu economia naţională şi au salvat aproape jumătate din populaţia R.Moldova de o sărăcie şi mai mare decât cea în care ne aflăm acum, susţin experţii, aprobaţi de oficiali. Tot ei trag însă un mare semnal de alarmă. Dacă în următorii patru-cinci ani, R. Moldova nu va reuşi să substituie remitenţele cu investiţiile şi exporturile, pericolul care ameninţa ţara noastră la sfârşitul anilor 90, ar putea deveni realitate.

Din 1999 şi până în prima jumătate a anului 2011, Dumitru Gurău şi alte sute de mii de moldoveni care lucrează în străinătate au trimis în ţară peste opt miliarde de dolari americani, adică aproximativ 100 miliarde de lei, echivalentul bugetului R. Moldova pentru aproximativ cinci ani. În 2011, bugetul ţării noastre a fost de aproximativ 20 miliarde de lei.

fonte: http://reporterdegarda.md/cum-arata-moldova-fara-remitente

 


Messaggio modificato da CarloP il 09 aprile 2013 - 21:19


#11 pallino

pallino

    Newbie


  • 1587 messaggi
  • Iscritto il: 10-agosto 07

Inviato 15 aprile 2013 - 08:26

Grazie per l' attenzioneL' inizio del libro è stato pubblicato oggi nel giornale l' Unitapag.17. Aspetterò con grande piacere il vostro parere dopo la lettura del libro. Con rispetto, l' autrice.

 

Ho iniziato a leggere il suo libro e come già detto lo trovo  molto interessante. Gli episodi per come sono narrati si presentano con una realtà incredibile,  si ha la sensazione di vivere le scene insieme all'autrice.

Ho letto una cinquantina di pagine ma quello che leggo anche se non è nuovo  induce a forte riflessioni, fa aprire  scenari  diversi,  si entra insieme all'autrice nei suoi racconti.

L'autrice apre in queste prime pagine  il triste scenario dell'emigrazione, vive la scena da protagonista e la descrive  in tutti i suoi aspetti; ricordo la descrizione realistica delle ROCCE CHE PIANGONO, le paure provate nella casa di Pavullo quando la porta della camera tentava di aprirsi, il terrore degli spari  nella casa di Verona  etc.etc.etc.

Conosco un pochino il mondo intorno alle migranti, ne ho aiutato molte, molte cose  dette  sono infiorettate a dovere ma, a parte tutto questo, questo mondo si porta dietro molte storie che a volte sembrano fantasie.

Continuo a leggere il libro  ,curioso di continuare a sentire le sensazioni iniziali che mi procura.

 

PAllino



#12 Moldbrixia1

Moldbrixia1

    Newbie


  • 3 messaggi
  • Iscritto il: 27-aprile 11

Inviato 18 aprile 2013 - 21:04

Benvenuta nel forum.

Speriamo, nel more del suo tempo, di avere la possibilita' di dialogare con lei.

La sua esperienza ed il suo modo di approccio a determinati problemi sicuramente

arricchiranno il nostro bagaglio culturale e ci aiuteranno maggiormente nella

comprensione dei problemi reali del paese.

Per l'acquisto del suo libro dovremo in qualche modo organizzarci, visto, credo,

la mancata distribuzione qui in Moldova.Una buona serata.

Se lei comprende la lingua rumena, il libro "Miei cari figli, vi scrivo" lo può trovare a Chisinau, str. Bucurestiului 68, Editura din hol. con il titolo "Testamentul necitit". Se lo volesse in italiano si può acquistare online, basta digitare il titolo del libro in italiano o il mio nome. A presto. Lilia. 



#13 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3602 messaggi
  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 18 aprile 2013 - 21:46

Se lei comprende la lingua rumena, il libro "Miei cari figli, vi scrivo" lo può trovare a Chisinau, str. Bucurestiului 68, Editura din hol. con il titolo "Testamentul necitit". Se lo volesse in italiano si può acquistare online, basta digitare il titolo del libro in italiano o il mio nome. A presto. Lilia. 

 

Grazie.



#14 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3602 messaggi
  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 19 aprile 2013 - 20:45

 

Cara mia Cristina, ora hai nove anni e tuo fratello undici. Lo sapevi che dovevo andare, sentivi spesso parlare della mia partenza ma non ti rendevi conto di cosa volesse dire. Questa volta la separazione sembra non finire mai.

Lilia Bicec, Miei cari figli, vi scrivo

***

Quando ho regalato questo libro alla tata moldava dei miei bambini, l’altra mattina, avevo paura di offenderla, di sentire addosso uno di quei suoi sguardi muti (che ci faccio con un libro in italiano, pensi che io abbia tempo per le tue sciocchezze di libri?), ma non resistevo, volevo che leggesse anche lei la sua storia. Una donna che lascia i figli a casa, proprio nella sua Moldavia, di cui i miei figli conoscono le canzoni e guardano le foto, e va in Italia a lavorare, a guadagnare un’altra vita per la sua famiglia. Ci facciamo poche domande, quando le vediamo arrivare, con gli occhi duri, i capelli tinti e la difesa nello sguardo: noi abbiamo bisogno di loro, loro hanno bisogno di soldi, documenti, spesso una stanza dove mettere le foto dei bambini e preparare i pacchi da mandare il sabato con il pullman che parte per l’Est. In quei pacchi ci sono pezzi di speranza: vestiti, scarpe, cioccolatini, una volta la tata dei miei figli è riuscita a infilarci un computer, giocattoli, soldi nascosti dentro le cuciture di un pupazzo rosa. Guardano partire il pullman e per tre giorni aspettano con il cuore in gola: qualcuno aprirà il pacco, prenderà il pupazzo rosa, capirà che ci sono i soldi? Ogni volta sto in ansia, chiedo a Elena se ci sono notizie, dice che no, c’era la neve e il pullman non è ancora arrivato, ma che lei ha pregato molto e arriverà. Quando finalmente arriva, lei è come svuotata, ma ha già in mente il prossimo pacco, e una volta era affranta perché aveva mandato un vestito bellissimo alla sua bambina, pregustandosi la sua gioia, ma il vestito era troppo piccolo perché la figlia cresce in fretta. Senza di lei. In questo libro di Lilia Bicec, giornalista moldava che è arrivata in Italia, passando da una prigione in Germania, nel Duemila, e ha lavorato come badante e come colf (una signora del nord est le dava per cena il pane secco e non voleva che usasse il frigorifero per metterci il cibo che si comprava da sé: le amiche di Lilia dicono che più gli italiani sono ricchi “più contano gli spaghetti che mangi”): ogni mattina Lilia avrebbe voluto trasformarsi in un’ombra, un’ombra che sveglia i suoi bambini e dice loro che è l’ora di andare a scuola, di bere il tè coi biscotti, di non essere delusi se la mamma non c’è. Bisognerebbe cambiare un po’ le classifiche femminili: brave tutte queste grandi manager e donne politiche che ci spiegano come rompere il soffitto di cristallo, che ci dicono che c’è posto lassù accanto a loro se solo lo vogliamo, ma le madri che partono per l’ignoto, alle cinque del mattino, senza sapere che cosa troveranno, sono più coraggiose. E più sole: a casa loro sono guardate con malizia, sono quelle che hanno lasciato i mariti e chissà che combinano in Italia, quanto se la spassano, a casa nostra sono le signore indurite e sospettose che ricaricano ogni giorno il telefono per sentire la voce dei figli, e li sgridano da lontano se non sono stati bravi a scuola, piangono la notte quando arrivano i compleanni e loro hanno potuto soltanto mandare un pacco. Scrive Lilia Bicec che queste donne sono diventate più forti, hanno alzato la testa e ora camminano sicure, orgogliose di quello che hanno conquistato. Una casa, il divorzio da quell’ubriacone sfaticato, il ricongiungimento familiare, la speranza di domani, anche nuove radici. Ho chiesto a Elena, ventiquattr’ore dopo il mio goffo regalo, se avesse avuto tempo di dare un’occhiata al libro: mi ha risposto fiera che l’ha già finito e che è proprio così, come quella parola moldava, “dor”, che non esiste nemmeno in russo, ed è preziosa e dolorosa insieme, perché significa desiderio, ma anche nostalgia.

Annalena Benini

***

Lilia Bicec nasce in un piccolo paese della Repubblica moldava da Eugenia e Michael, ex deportati in Siberia. Studia a Chisinau dove diventa giornalista per giornali e radio. Nel 2000 arriva in Italia lavorando come colf e badante, ora vive a Brescia dove ha fondato l'associazione «Moldbrixia». Miei cari figli, vi scrivo è la storia del suo tentativo di piantare le radici in una nuova terra, a volte dura e ostile, raccontata ai figli lontani.

Annalena Benini è nata a Ferrara nel 1975. Laureata in Legge, lavora per il Foglio dal 2001.

Questo articolo è apparso sul «Foglio» del 13 aprile 2013 nella rubrica Lettere rubate.

 

Per leggere un piccolo estratto:

http://www.einaudi.i...-su-Lilia-Bicec


Messaggio modificato da CarloP il 19 aprile 2013 - 20:46


#15 VeronikaP

VeronikaP

    Member


  • 94 messaggi
  • Iscritto il: 05-febbraio 13

Inviato 20 aprile 2013 - 13:32

 

Cara mia Cristina, ora hai nove anni e tuo fratello undici. Lo sapevi che dovevo andare, sentivi spesso parlare della mia partenza ma non ti rendevi conto di cosa volesse dire. Questa volta la separazione sembra non finire mai.

Lilia Bicec, Miei cari figli, vi scrivo

***

Quando ho regalato questo libro alla tata moldava dei miei bambini, l’altra mattina, avevo paura di offenderla, di sentire addosso uno di quei suoi sguardi muti (che ci faccio con un libro in italiano, pensi che io abbia tempo per le tue sciocchezze di libri?), ma non resistevo, volevo che leggesse anche lei la sua storia. Una donna che lascia i figli a casa, proprio nella sua Moldavia, di cui i miei figli conoscono le canzoni e guardano le foto, e va in Italia a lavorare, a guadagnare un’altra vita per la sua famiglia. Ci facciamo poche domande, quando le vediamo arrivare, con gli occhi duri, i capelli tinti e la difesa nello sguardo: noi abbiamo bisogno di loro, loro hanno bisogno di soldi, documenti, spesso una stanza dove mettere le foto dei bambini e preparare i pacchi da mandare il sabato con il pullman che parte per l’Est. In quei pacchi ci sono pezzi di speranza: vestiti, scarpe, cioccolatini, una volta la tata dei miei figli è riuscita a infilarci un computer, giocattoli, soldi nascosti dentro le cuciture di un pupazzo rosa. Guardano partire il pullman e per tre giorni aspettano con il cuore in gola: qualcuno aprirà il pacco, prenderà il pupazzo rosa, capirà che ci sono i soldi? Ogni volta sto in ansia, chiedo a Elena se ci sono notizie, dice che no, c’era la neve e il pullman non è ancora arrivato, ma che lei ha pregato molto e arriverà. Quando finalmente arriva, lei è come svuotata, ma ha già in mente il prossimo pacco, e una volta era affranta perché aveva mandato un vestito bellissimo alla sua bambina, pregustandosi la sua gioia, ma il vestito era troppo piccolo perché la figlia cresce in fretta. Senza di lei. In questo libro di Lilia Bicec, giornalista moldava che è arrivata in Italia, passando da una prigione in Germania, nel Duemila, e ha lavorato come badante e come colf (una signora del nord est le dava per cena il pane secco e non voleva che usasse il frigorifero per metterci il cibo che si comprava da sé: le amiche di Lilia dicono che più gli italiani sono ricchi “più contano gli spaghetti che mangi”): ogni mattina Lilia avrebbe voluto trasformarsi in un’ombra, un’ombra che sveglia i suoi bambini e dice loro che è l’ora di andare a scuola, di bere il tè coi biscotti, di non essere delusi se la mamma non c’è. Bisognerebbe cambiare un po’ le classifiche femminili: brave tutte queste grandi manager e donne politiche che ci spiegano come rompere il soffitto di cristallo, che ci dicono che c’è posto lassù accanto a loro se solo lo vogliamo, ma le madri che partono per l’ignoto, alle cinque del mattino, senza sapere che cosa troveranno, sono più coraggiose. E più sole: a casa loro sono guardate con malizia, sono quelle che hanno lasciato i mariti e chissà che combinano in Italia, quanto se la spassano, a casa nostra sono le signore indurite e sospettose che ricaricano ogni giorno il telefono per sentire la voce dei figli, e li sgridano da lontano se non sono stati bravi a scuola, piangono la notte quando arrivano i compleanni e loro hanno potuto soltanto mandare un pacco. Scrive Lilia Bicec che queste donne sono diventate più forti, hanno alzato la testa e ora camminano sicure, orgogliose di quello che hanno conquistato. Una casa, il divorzio da quell’ubriacone sfaticato, il ricongiungimento familiare, la speranza di domani, anche nuove radici. Ho chiesto a Elena, ventiquattr’ore dopo il mio goffo regalo, se avesse avuto tempo di dare un’occhiata al libro: mi ha risposto fiera che l’ha già finito e che è proprio così, come quella parola moldava, “dor”, che non esiste nemmeno in russo, ed è preziosa e dolorosa insieme, perché significa desiderio, ma anche nostalgia.

Annalena Benini

***

Lilia Bicec nasce in un piccolo paese della Repubblica moldava da Eugenia e Michael, ex deportati in Siberia. Studia a Chisinau dove diventa giornalista per giornali e radio. Nel 2000 arriva in Italia lavorando come colf e badante, ora vive a Brescia dove ha fondato l'associazione «Moldbrixia». Miei cari figli, vi scrivo è la storia del suo tentativo di piantare le radici in una nuova terra, a volte dura e ostile, raccontata ai figli lontani.

Annalena Benini è nata a Ferrara nel 1975. Laureata in Legge, lavora per il Foglio dal 2001.

Questo articolo è apparso sul «Foglio» del 13 aprile 2013 nella rubrica Lettere rubate.

 

Per leggere un piccolo estratto:

http://www.einaudi.i...-su-Lilia-Bicec

:crybaby:  Mama mia che emozioni forti si prova a legere questo articolo..... Bello... :bow:



#16 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 20 aprile 2013 - 13:45

Ho letto molte di queste storie, purtroppo.

Mi aveva lasciato una senzazione di profonda tristezza questo ...

arton29685-f4cc3.png

 

Quello che pero' mi piacerebbe leggere sarebbe un'altro, forse ancora non scritto.

"Il Coraggio di Tornare".


Messaggio modificato da CarloP il 20 aprile 2013 - 13:45


#17 VeronikaP

VeronikaP

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Inviato 20 aprile 2013 - 13:49

Ho letto molte di queste storie, purtroppo.

Mi aveva lasciato una senzazione di profonda tristezza questo ...

arton29685-f4cc3.png

 

Quello che pero' mi piacerebbe leggere sarebbe un'altro, forse ancora non scritto.

"Il Coraggio di Tornare".

:smiley25: :smiley25: :smiley25:  quale?



#18 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 20 aprile 2013 - 14:02

Credo si possa, anzi si deve, essere critici verso il proprio paese soprattutto per le scelte che si fanno, specie quelle politiche. E se sulla miopia delle classi politiche attuali, in Moldova, trova un fondamento ed atto di accusa condivisibile, specie quando si parla di emigrazione, e mi trova daccordo, la signora, a mio parere, pronuncia una frase poco felice "Non so se definirmi integrata, io più che altro sono assorbita dalla società italiana: la mia casa è qui, in Moldavia non ho più niente".

Anch'io mi sto integrando ... ma le radici non si possono dimenticare. Puoi anche non avere niente, ma hai i tuoi ricordi, la tua vita passata.

Come aggiunge Giordano "bisogna voltarsi indietro" ... e riflettere.
 

 

 

:smiley25: :smiley25: :smiley25:  quale?

 

La mia e' solo una semplice riflessione, che sto facendo da qualche giorno.

Tanti scritti sull'emigrazione, racconti veri, ma che alla fine si assomigliano

quasi tutti, nel dolore.

La mia non e' polemica.

Ma ogni tanto mi piacerebbe sentire il racconto di chi e' tornato/a, pur sapendo

di non trovare condizioni ideali, ma col fermo coraggio di cambiarle.

 


 



#19 VeronikaP

VeronikaP

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Inviato 20 aprile 2013 - 14:11

 Credo che quelli che sono tornati, come quelli che sono partiti, non l'hanno fatto per scelta, ma per forzza... Ma, non voglio generalizare, magari altri davero sono patrioti e sono tornati per provare di cambiare qualcosa... E si trovano molto meglio qui. Ma questo dipende di molte cose: da qualle famiglia vieni, quanto bene sei stato qui prima di partire bla, bla...



quelli come me non sono poi tanto coragiosi... vanno la dove si trovano meglio.... e dove sono piu felici....



#20 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 20 aprile 2013 - 14:22

 Credo che quelli che sono tornati, come quelli che sono partiti, non l'hanno fatto per scelta, ma per forzza...

Partire, sicuramente, e' una scelta che si fa per forza.

Tornare, no. O permomeno ci sono delle alternative, quando mancano, si fa per forza.

Molti dei nostri nonni sono emigrati. Poi sono tornati.

Quanti moldavi torneranno ? Pochi, suppongo, perche' l'emigrazione e' al femminile.

Quello che volevo comunque dire che in questi ultimi periodi ho conosciuto tanti che

combattono quotidianamente per cambiare le cose.

Mi piacerebbe l'idea che qualcuno ritorni con questa idea.

Tutto qui.