Il dubbio, lo definirei quasi come un dilemma, per venire al sodo e' questo.
Ho pensato alla confraternita come ad un gruppo di amici che si riunisca in convivio
per degustare qualche piatto di italica memoria, magari andando in giro per la Moldova,
in allegria, come e' stata la riunione, casuale, tra me Gaetano Giordano e Nicola di quest'ultimo autunno.
Vi chiedo di esplicitare il vostro sincero parere.
Ci sono, secondo me, alcune possibilita', potete indicarne anche delle altre,
su come si deve evolvere la Confraternita:
1) come un gruppo goliardico fine a se stesso;
2) come un momento di aggregazione, scambio reciproco, messaggio educativo e soprattutto culturale che diffonda la cucina mediterranea in terra moldava e che quindi abbia un "nocciolo" professionale al suo interno per serate, degustazioni, diventando di fatto un' associazione,
quindi con un suo statuto etc..
3) come gruppo, punto 1, ed anche come associazione, quindi con un suo statuto,
separata dalla Confraternita, ma con essa collaborativa.
Quando ci siamo incontrati noi '4 moschettieri semisconosciuti' in quella tiepida giornata autunnale di inizio Ottobre, abbiamo scoperto tutti contemporaneamente e come d'incanto la piacevolezza dell'aggregazione, della convivialità, e dello 'stare insieme', il tutto condito con qualche innocente sfottò tra di noi. Anche dietro una pizza 'vulgaris' senza infamia e senza lode,e con un Tano che saltava dalla tavola al pizzaiolo nel tentativo non riuscito di decapitare i tempi di attesa, abbiamo trascorso quelle poche ore in un clima di allegria e serenità lasciando fuori dalla pizzeria dal nome italico (e senza tante pretese), le nostre solite beghe quotidiane. Abbiamo riscoperto un altro valore importante che non era a quel tempo l'accesso alla buona tavola ma la condivisione di intenti ed obbiettivi comuni, di un modo affine di pensare ed intendere perchè in qei momenti davanti a tutto c'era solo la voglia di conoscerci 'de visu' o, come direi usando un linguaggio goliardico a me caro, guardandoci 'nelle palle degli occhi'.
Cio' premesso, sposo in toto la risposta di Nico, non perche' non abbia proposte alternative ma perche' è quella piu 'pregna' di buon senso. Lo spirito goliardico ce l'abbiamo connaturato ma ridurre la confraternità solo ad un gruppo di goliardi fine a se stesso, ne svilisce la credibilità e ne determina anche la sua caducità nel tempo.
Il ricorso ad un mixing equilibrato tra il punto 1) e il punto 2) da' un'impronta di una maggiore serietà senza rinunciare allo spirito scanzonato del convivio, alla Lorenzo de' Medici per intenderci (
come è pure bella la vecchiezza che si fugge tuttavia, chi vuol essere lieto sia, di doman non c'è certezza) e aggiungendo anche lo stimolo della degustazione di un cibo che sa anche esere raffinato.
La regola che si deve dare la confraternita si pone necessaria evitando associazioni e statuti che dovremmo aggiornare quando cambiano le condizioni al contorno.................. che cambieranno sicuramente.
Ci risentiremo