Non conosco molto la situazione moldava, quindi non entrerò troppo nello specifico, preferendo affidarmi alle impressioni di chi vive in RM come Nikita ed Alfredito. Oltre che naturalmente ai pareri fondamentali degli amici moldavi.
Mi preme invece fare una riflessione generale sulla globalizzazione «liquida», che interessa ovviamente anche la Moldova. Naturalmente, si tratta soltanto del mio personale punti di vista.
La questione della globalizzazione rientra in quello spettro di problematiche con cui la tarda modernità deve fare i conti. Di fronte ad una globalizzazione che assume sempre più le sembianze di una società di massa mondializzata si palesa per l'ennesima volta il fallimento di tutte quelle teorie che negli anni Novanta del Novecento si sono ispirate ad un'improbabile «fine della storia» (Fukuyama). Naturalmente la storia non è finita ma continua, ed altre entità si affiancano all'ormai ex ricco ed opulento Occidente,come nel caso dei cosiddetti «BRIC» (Brasile, Russia, India, Cina)- ai quali si deve aggiungere ormai anche il Messico, il Sudafrica edin un futuro non troppo remoto probabilmente anche l'Argentina e la Corea del Sud.
Paradossalmente (ma non troppo) malgrado tutti i più o meno conclamati clash of civilisations si assiste a dei processi di globalizzazione che più che tendere all'emancipazione degli ex indigenti cercano di introdurre il capitalismo asiatico in Occidente. Non si tratta- come ci avevano fatto credere i signori del vapore- di occidentalizzare il salario ed il wellfare del lavoratore cinese, ma di «asiaticizzare» l'Occidente. Il punto è che il capitalismo- Marx non l'ha capito fino in fondo- ha la capacità di rigenerarsi alchemicamente, di cambiare morfologia e sopravvivere a se stesso. Il capitalismo contemporaneo al ribasso funziona meglio senza democrazia. E' finita l'era delle grandi democrazie occidentali dei diritti e dei doveri: quello che accade anche in Italia è un tentativo di introdurre la produzione al risparmio dei salari e dei diritti. Anche perché non si può competere alla pari con la Cina con gli strumenti del vecchio capitalismo occidentale. La globalizzazione, a mio parere, è proprio la definitiva evaporazione dei vecchi stati sovrani, svenduti alle multinazionali. Ecco allora definirsi il progetto della globalizzazione volto alla massificazione indiscriminata delle identità culturali, dei popoli e delle differenze etniche. Non semplicemente- come sarebbe auspicabile- il moldavo o il bulgaro che si avvicinano ai livelli salariali del Nord Europa: ma al contrario il moldavo, il bulgaro, l'italiano che si massificano livellandosi verso il basso. In sintesi e per restare al caso Fiat: non l'operaio polacco che raggiunge il tenore di vita dell'operaio italiano, ma l'italiano che progressivamente deve imparare a vivere con salari polacchi.
Ben venga la globalizzazione che possa colmare il gap tra il moldavo ed il tedesco. Ma, secondo me, il VERO disegno della neo-globalizzazione del capitalismo autoritario liquido è di distruggere tutte le vecchie identità nazionali, trasformando tutti, ma proprio tutti, in sudditi del nuovo villaggio globale: in altre parole un universo liquido di meri consumatori. Un villaggio globale simile ad un ipermercato, in cui si trovino le stesse facce e le stesse merci da Dubai alle Ande. Quindi, secondo me, di fronte a queste evoluzioni il moldavo farebbe bene a tenersi strette le proprie tradizioni e la propria identità culturale (in tedesco, heimat,«casa», «luogo natio»).
Mi scuso anticipatamente per essermi eccessivamente dilungato.Qualora fossi andato off topic,
Buona Notte a Tutti.
Andal


















