E’ cosa buona penseranno in molti: in pratica tutti i moldavi potranno ottenere senza problemi il visto per emigrare.
Finalmente!
Già oggi buona parte della forza lavoro è già di fatto emigrata, nei piccoli villaggi moldavi sono rimasti in larga parte vecchi e bambini, solo nella capitale e in qualche città di media grandezza resistono pochi superstiti nelle poche attività commerciali e imprenditoriali ancora funzionanti.
Sarà un bene per la Moldova la liberalizzazione dei visti?
Se osserviamo cosa succede nel paese oggi potrebbe essere l’unica via d’uscita al degrado e alla povertà dilagante, con le rimesse in valuta che sicuramente aumenteranno, il paese, apparentemente, sarà più ricco.
Ma a quale prezzo?
La Moldova si trasformerà in una landa desolata dove nessuno avrà più interesse a tornare, un paese popolato da nonni e bambini abbandonati succubi del mito del supermercato, il nuovo feticcio moldavo, cattedrali nel deserto frutto di investimenti di dubbia provenienza, quasi sempre di proprietà dei “soliti noti”, una elite di oligarchi che prospera sfruttando le disgrazie altrui.
Le famiglie saranno sempre più smembrate e disperate, con il padre o la madre a condurre una vita grama all’estero e i congiunti in patria a spendere i denari guadagnati con lacrime e sangue: un’infernale giro vizioso fatto di sacrifici e rinunce senza prospettive, per un benessere momentaneo e fittizio pagato a caro prezzo, con figli senza genitori e genitori senza figli, mariti senza mogli e mogli senza mariti, una patria senza popolo e un popolo senza patria.
I moldavi saranno condannati a vagare per mezza europa alla ricerca del “mito benessere”, quel benessere a lungo sognato, panacea di tutti i mali, cercando di lenire così quelle insopportabili frustrazioni che avevano a lungo covato nel vedere i banconi dei supermercati di Chisinau ricolmi di merci occidentali.
Vagheranno i moldavi per il mondo con la morte nel cuore, verseranno lacrime amare, subiranno ingiustizie ed umiliazioni, sperando un giorno di poter tornare nel proprio paese e riabbracciare i propri cari.
Ammesso che, quando torneranno, ritroveranno i propri cari e il proprio paese.
Messaggio modificato da nikita il 11 giugno 2010 - 05:58




















