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Il rumore dell'acqua
Inviato da
CarloP
,
in
Un amico da salutare
28 febbraio 2013
·
2367 visualizzazioni
C'e un rumore che fa il secchio
quando tocca l'acqua,
giu' in fondo al pozzo.
Un attimo infinito nella memoria.
Non c'e' giorno senza questo suono.
Filo esile che mi lega alla terra,
terra nera, arsa dal sole d'agosto
terra nera, stanca sotto la neve.
Le mie radici sono come il suono
del secchio, giu' in fondo al pozzo.
Di solito non scrivo poesie, non spaventatevi.
Le scrivevo al liceo, su un quaderno a quadretti, di cui rimangono,
per strano caso, solo due pagine, oramai ingiallite.
Credevo di aver buttato tutto, nella consapevolezza che non sarei
mai diventato un poeta e che le rivoluzioni non si fanno scrivendo poesie.
Sono rimasti due piccoli frammenti, che portero' dentro di me,
come ricordo di un periodo che mi appartiene.
Da qualche giorno sento di dover scrivere “qualcosa” sul fenomeno
dell'esodo moldavo, vista da un “italiano emigrato”, che poi sarei io.
Ho voluto cominciare cosi' questa serie di scritti, percorrendo il ricordo
che un moldavo puo' avere della propria terra.
Scritta di getto, alla “carlona”, in cinque minuti, senza pretese,
con la sola consapevolezza di dover affrontare, come faro' in seguito,
un tema molto delicato.
quando tocca l'acqua,
giu' in fondo al pozzo.
Un attimo infinito nella memoria.
Non c'e' giorno senza questo suono.
Filo esile che mi lega alla terra,
terra nera, arsa dal sole d'agosto
terra nera, stanca sotto la neve.
Le mie radici sono come il suono
del secchio, giu' in fondo al pozzo.
Di solito non scrivo poesie, non spaventatevi.
Le scrivevo al liceo, su un quaderno a quadretti, di cui rimangono,
per strano caso, solo due pagine, oramai ingiallite.
Credevo di aver buttato tutto, nella consapevolezza che non sarei
mai diventato un poeta e che le rivoluzioni non si fanno scrivendo poesie.
Sono rimasti due piccoli frammenti, che portero' dentro di me,
come ricordo di un periodo che mi appartiene.
Da qualche giorno sento di dover scrivere “qualcosa” sul fenomeno
dell'esodo moldavo, vista da un “italiano emigrato”, che poi sarei io.
Ho voluto cominciare cosi' questa serie di scritti, percorrendo il ricordo
che un moldavo puo' avere della propria terra.
Scritta di getto, alla “carlona”, in cinque minuti, senza pretese,
con la sola consapevolezza di dover affrontare, come faro' in seguito,
un tema molto delicato.
- A VeronikaP e Svetuncic piace questo post











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Purtroppo.... molti dimenticano le loro radici.......