L'ARTICOLO DI LIBERO SULLE ELEZIONI IN MOLDOVA...
Moldova meno rossa Ora può sognare di entrare in Europa A volte ritornano, come dice il film sugli zombie. Ma poi il popolo li seppellisce. È un’esperienza persino commovente vedere – come ieri mi è capitato – come gente povera e vessata sia riuscita con un semplice (e complicato e pericoloso) voto a sconsacrare l’ultima reliquia di comunismo.
Qui a Chisinau, Repubblica di Moldova, Vladimir Voronin, comunista con tanto di bandiera rossa, falce e martello, alleato in Europa con Rifondazione comunista, aveva vinto le elezioni (truccate e comprate) nel 2000. Ad aprile di quest’anno ci sono stati brogli, morti che votavano, schede fasulle, eppure le frodi non gli erano bastate per avere la maggioranza di 61 deputati su 101 onde imporre un successore. Non era riuscito a comprare nessuno dell’opposizione, forse anche grazie al monito delle sommosse di aprile, quando giovanissimi studenti avevano incendiato il Parlamento, e l’avevano pagata cara: la polizia speciale di Voronin li prelevò a casa, li picchiò in carcere fino ad ammazzarne tre. Le urne dicono. Voronin ha perso. 48 deputati contro i 60 di aprile. Fatta? Teniamo il fiato. Giravano ieri nella capitale della Moldova troppe pattuglie di poliziotti e di carabinieri (si chiamano così) per essere sicuri che se ne andranno davvero senza difendere l’osso con i denti.
La Moldavia o Moldova è un piccolo Paese, grande una Lombardia e mezza, con quattro milioni di abitanti, di cui 25 per cento all’estero (300mila in Italia). Le città sono gioielli di povertà immerse nel verde secolare. Nella metropoli la miseria si nota di più perché si paragona con le auto di lusso, e grattacieli di cristallo. Fuori non c’è questo tipo di indigenza, ma la povertà del settecento, un altro mondo. È la zona più povera d’Europa. Si attraversano zone collinose e l’aurora dipinge di rosa e di arancio boschi e praterie che si susseguono immensi. Qui arrivarono i kazachi, poi i mongoli, i turchi e – soprattutto! – i russi e i sovietici. Le strade nel nord del Paese, dove ho avuto la ventura di essere inviato come osservatore elettorale per conto del Consiglio d’Europa, sono quasi tutte sterrate, e dove c’è l’asfalto è una trappola. Circolano solo carretti turati da cavalli, l’agricoltura ha per forza motrice questi animali dagli occhi grandi.
Nei villaggetti alle sei del mattino le contadine dispongono i pomodori lucidati nelle ceste, sulla tovaglia dispongono carote giganti, cetrioli, patate, mentre le oche fanno la guardia agli orti vicini. La sezione elettorale è pulita, alloggiata nella casa della cultura. La presidente del seggio è comunista, i delegati del Partito comunista stanno vicino all’urna, osservano chi vota, molti escono esibendo la scheda aperta per mostrare ai compagni di aver votato bene, i rappresentanti degli altri partiti non dicono nulla, non vogliono causare guai. Né voglio causarli io trascrivendo il nome del paesino dove c’era questa mescolanza di violenza taciuta, di quieto vivere imposto, ed insieme di pace agreste e consolata dal cristianesimo.
Fermarsi a osservare, con bene in vista i simboli dell’Europa, aiuta a evitare traffici, mostra che non sono soli. Per capire come sia la vita qui racconto la colazione e i prezzi. Il bar è un negozietto dove si vende di tutto. Prendiamo banane (tre), quattro bottiglie di acqua minerale, quattro tra tè e caffè (decenti), un sacchetto con dieci panini dolci (buoni), altri dolcetti. La padrona ci offre una piccola anguria. Crescono piccole perché non si concimano. È la fetta più buona della mia vita. Totale: 61 Lei, la moneta locale. In euro sono 3,9. Facile scivolare nella nostalgia. Ma è una vita grama, gramissima. Non c’è acqua potabile né corrente, si pesca l’acqua dai pozzi con i secchi. I vecchi e le vecchie dicono di votare comunista perché costoro garantiscono la pensione (da 7-10 euro al mese).
In Moldova c’è , confinante con l’Ucraina, una repubblica sovietica – la Transnistria - riconosciuta solo dall’Ossezia del Sud. La comanda Igor Smirnov dal 1992, prima cioè del ritorno dei comunisti a Chisinau. Ci stanno mezzo milione di abitanti congelati nel passato tra busti di Lenin e Stalin. I soldati russi proteggono questa incredibile realtà di dinosauri. Sono partiti molti bus di transnistriani per votare comunista in soccorso di Voronin. Non è bastato…
Che strano Paese. Nella foresta, a Dobrusa, c’è un monastero ortodosso. Entro con i fedeli nella chiesa, dove un monaco dall’immensa barba bianca, intinge nell’acqua benedetta una sorta di scopino, e ne innaffia gli astanti, specie donne con il velo di contadine. Si gira verso di me, legge il nome sul cartellino, e chiede all’interprete di che religione sono. Capisco e rispondo: cattolico. Gli si accendono come fiamme di metano gli occhi azzurri, e dice parole ad alta voce, cacciandomi con lo scopino benedetto. Dice cose su Roma, il Papa, insomma, con il sostegno delle donne in cui leggevo lo spavento di trovarsi davanti al diavolo in carne e ossa, mi sbatte fuori. Uscendo faccio il segno della Croce e la torma la prende per una provocazione. Via di corsa. Se ero ateo comunista mi andava meglio.
In sintesi. Il Partito comunista moldavo (Pcrm, filo russo) ha perso la maggioranza assoluta in Parlamento, gli altri partiti sono pronti a coalizzarsi intorno al fuoriuscito dal Pc Marian Lupu, che alla prima uscita elettorale si è preso il 13,5 per cento. Un furbacchione lo è senz’altro, questo Lupu. Si è deciso al passo dopo che Vladimir Voronin, il presidente, non ha scelto lui come successore. Bisogna vedere se l’astuzia è un trucco per prendere in giro i moldavi e lasciarli in balia del comunismo sotto altro nome (si chiama Partito democratico, guarda un po’) oppure se trattasi di cambiamento sincero. Brave comunque le badanti e i muratori moldavi in Italia. Loro, come tutti moldavi fuori confine, hanno dato una spazzolata alla bianca chioma del compagno Voronin.
Messaggio modificato da REZINESE il 01 agosto 2009 - 16:22