Mo' chi sa che testa ci farà Rosa!
Il volto dell'antenato, ecco l'antico europeo
Ricostruite da un artista esperto di medicina legale le sembianze di un uomo vissuto 35 mila anni fa. I tratti sono già simili ai nostri
di SARA FICOCELLI

Gli europei di 35mila anni fa non erano bellissimi ma avevano un volto simile al nostro: occhi grandi, labbra carnose, zigomi alti. La ricostruzione facciale del nostro antenato è stata fatta da un esperto, l'artista forense Richard Neave, che partendo da una calotta cranica e una mandibola ritrovati nelle foreste dei Carpazi è riuscito a dare una forma a un pezzo di Storia. Non sappiamo se le ossa appartenessero a un maschio o a una femmina, quel che è sicuro è che questo essere umano abitava le foreste dell'attuale Romania 35mila anni fa. I resti sono stati trovati fra il 2002 e il 2003 nella caverna di Pestera cu Oase, usata dagli orsi per andare in letargo, e gli esperti hanno capito subito di trovarsi di fronte a un parente degli ominidi africani. Questa una delle ragioni per cui, nella ricostruzione, alla pelle è stata data una colorazione olivastra, con il naso schiacciato e largo alla base, caratteristico dei primi uomini comparsi in Africa.
La ricostruzione della fisionomia a partire dalle ossa è una tecnica già tentata nel XIX secolo e introdotta nel campo dell'archeologia dal russo Mikhail Gerasimov, che tentò anche di ricostruire il volto di Ivan il terribile. In seguito la tecnica si è perfezionata e oggi viene utilizzata nel campo della medicina forense. Richard A. H. Neave è un illustratore medico dell'università di Manchester ed ha al suo attivo ricostruzioni celebri come il volto di Filippo II di Macedonia, il padre di Alessandro Magno, realizzato partendo dai resti parzialmente cremati rinvenuti nella tomba reale di Vergina, o quello di una dama etrusca, Seianti Hanunia Tlesnana, il cui scheletro era racchiuso nel sarcofago conservato al British Museum.
"La tecnica - spiega il professor Raffaele C. de Marinis, ordinario di Preistoria e Protostoria all'università di Milano e presidente dell'Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria di Firenze - consiste nell'aggiungere progressivamente su un calco del cranio tutti i muscoli e i tessuti molli, calcolandone preventivamente lo spessore. Ovviamente non può produrre un vero ritratto, che dipende da tutte le particolarità di un volto. Ma la ricostruzione operata da un esperto di così chiara fama va considerata attendibile".
Il volto del "primo uomo moderno" adesso sta sulla scrivania dell'antropologa dell'università di Bristol Alice Roberts, in attesa di essere mostrato al grande pubblico dalla BBC: "Non somiglia - spiega la Roberts - né a quello di un europeo, né di un asiatico o di un africano. Direi che si tratta di un misto delle loro caratteristiche". Fra i 34mila e i 36mila anni fa l'Europa è stata occupata sia dagli ultimi neanderthaliani, che qui ha abitato per circa 100mila anni, che dall'Homo Sapiens, migrato dall'Africa passando per il vicino Oriente.
Con i suoi molari larghissimi, l'uomo europeo di quel periodo potrebbe essere stato, secondo gli esperti, uno dei primi rappresentanti dell'Homo Sapiens e quindi dell'uomo moderno. "I resti umani rinvenuti nella caverna di Pestera cu Oase - conclude de Marinis - risalgono a 35.200 anni fa e sono quindi i più antichi d'Europa, sicuramente datati e contemporanei dell'uomo di Neandertal". Questi è scomparso dal vecchio continente circa 30mila anni fa per cause controverse. I primi resti sono stati trovati in Germania, nella valle di Neander, nel 1856: era un uomo dai comportamenti sociali evoluti ma non ha lasciato alcuna testimonianza artistica dietro di sé, se non molto elementare.
Il Sapiens invece è giunto in Europa circa 40mila anni fa ed è stato in competizione con quello di Neanderthal per 10mila anni, senza però mescolarvisi. Oltre che un grande cacciatore, è stato l'inventore di un alimento alla base di tutte le culture umane, la farina, che oltre 30mila anni fa veniva ricavata da piante selvatiche. Questa scoperta è stata fatta a Bilancino, in provincia di Firenze, grazie a un progetto di ricerca dell'Istututo Italiano di Storia e Protostoria. "Finora si è sempre pensato - spiega la paletnologa Anna Revedin, che ha seguito lo studio - che i nostri antenati del paleolitico avessero un'alimentazione basata unicamente sulla caccia, mentre invece era già completa e complessa: la farina è un alimento che si può conservare e che in periodi difficili dava loro la possibilità di assimilare i nutrimenti necessari". I primi resti dell'Homo Sapiens sono stati trovati nel 1868 nella regione della Dordogne, in Francia, e ribattezzati "uomo di Cro-Magnon". A differenza di quello di Neanderthal, questo antenato lasciò dipinti rupestri, dimostrando una certa sensibilità artistica. L'uomo moderno era ormai arrivato in Europa.
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