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Guest Message by DevFuse
 

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I DIRITTI DEI BAMBINI :)


Discussione archiviata. Non è più possibile intervenire in questa discussione.
9 risposte a questa discussione

#1 vasia

vasia

    Advanced Member


  • 1497 messaggi
  • Iscritto il: 02-luglio 08

Inviato 20 dicembre 2008 - 18:25

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Adesso che sapiamo i nostri diritti andiamo a cercarli se si rispeta :angel_not:

#2 vasia

vasia

    Advanced Member


  • 1497 messaggi
  • Iscritto il: 02-luglio 08

Inviato 20 dicembre 2008 - 18:31

seeeee....magari sotto l'albero di Natale

oppure nel sacco di Babbo Natale :D :D


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:lol3: :lol3: :lol3:

#3 vasia

vasia

    Advanced Member


  • 1497 messaggi
  • Iscritto il: 02-luglio 08

Inviato 20 dicembre 2008 - 18:36

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#4 vasia

vasia

    Advanced Member


  • 1497 messaggi
  • Iscritto il: 02-luglio 08

Inviato 20 dicembre 2008 - 18:37


E babbo dice


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:lol3: :lol3: :lol3: :lol3: :lol3: :lol3:

Messaggio modificato da vasia il 20 dicembre 2008 - 18:39


#5 Danza

Danza

    Mamma Moldweb


  • 4420 messaggi
  • Iscritto il: 03-ottobre 05

Inviato 20 dicembre 2008 - 19:03

la risposta del genitore a tutte queste richieste dei diritti non tarda: :lol3: :lol3: :lol3:


Il sogno di un genitore

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#6 vasia

vasia

    Advanced Member


  • 1497 messaggi
  • Iscritto il: 02-luglio 08

Inviato 20 dicembre 2008 - 19:10

E noi troviamo la cura per voi


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Rispetate i nostri diriti :please:



:tongue2: :tongue2:


Messaggio modificato da vasia il 20 dicembre 2008 - 19:10


#7 Livi

Livi

    Advanced Member


  • 3079 messaggi
  • Iscritto il: 27-ottobre 05

Inviato 22 dicembre 2008 - 10:42

Cominciando dal punto B...

"abbiamo DIRITTO all'amore alla cura e all'attenzione delle nostre famiglie"
si sono "dimenticati " di specificare ... solo se bambini .....Comunitari
o solo se figli di genitori cittadini dei Paesi del "primo mondo"

sarebbe meno ipocrita scrivere............ diritti riconosciuti ai bambini benestanti
per gli altri ..... ci sono leggi degli Stati in netto contrasto con i principi che si vuol
fingere di riconoscere

Cosa succede agli Stati che partoriscono leggi che non rispettano questi diritti ?

#8 vale

vale

    Advanced Member


  • 966 messaggi
  • Iscritto il: 15-marzo 06

Inviato 23 gennaio 2009 - 22:23

Potenza: figlia spinta a odiare il papà, tolta alla madre

(Potenza) Raccolta di firme. Appelli al capo dello Stato, al ministro della Giustizia Alfano e al Csm. Gruppi di sostegno su Facebook. Una città intera, Potenza, si mobilita in difesa di una bambina di 8 anni che lunedì 12 è stata prelevata a scuola dalla polizia e dagli assistenti sociali e portata in un istituto di suore.

Neanche il tempo di salutare sua mamma, Marilena C., 43 anni, laureata in chimica con doppio master universitario e una buona posizione economica, alla quale è affidata dalla nascita. Da quel momento non ha più potuto né vederla né sentirla per telefono. A disporlo un' ordinanza del presidente del Tribunale dei minori dei Potenza, Pasquale Andria.

Ma perché? Tutto nasce dal «no» della bambina a seguire nei weekend il padre, Ugo B., professore universitario a Roma, già condannato per lesioni nei confronti della madre della bimba. Dal maggio scorso, al ritorno da una trasferta a Roma con il padre, la bambina, turbata, non vuole più saperne di restare sola con lui. Sostiene di essere stata sgridata, picchiata e chiusa fuori di casa.

Ma il padre, determinato a far valere il suo «diritto», presenta un provvedimento di esecuzione mobiliare ottenuto dal Tribunale civile e la va a prendere con la forza pubblica. Lei, aggrappata alla madre, mentre i poliziotti tentano di portarla via si sente male, ha un forte rush cutaneo, difficoltà respiratorie e finisce all' ospedale, ricoverata per cinque giorni.

Il Tribunale dei minori di Potenza interviene e dispone una perizia. I periti scrivono che «le figure genitoriali non presentano disturbi psichiatrici». Ma «la madre sta manifestando con chiarezza di esercitare sulla minore una influenza alienante nei confronti del padre, da cui lei si difende come fosse un nemico». E la «condizione psicologica della minore è caratterizzata dalla piena espressione di una sindrome di alienazione parentale».

È la Pas: una sindrome che può insorgere durante separazioni conflittuali se il genitore affidatario attua una sorta di lavaggio del cervello al bimbo contro l' altro. Un disturbo descritto per primo da Richard Gardner, psicologo morto suicida a 72 anni, molto noto in Usa perché testimoniò (quasi sempre in favore dei mariti) in oltre 400 cause di separazioni e divorzi, con l' onorario di 500 dollari l' ora. E si attirò le accuse delle femministe di aver inventato uno strumento ad uso dei padri e dei loro avvocati per combattere in tribunale la propria ex moglie ed ottenere l' affidamento dei figli. «Dovrebbe essere proprio un mostro questa madre per far subire un tale trauma alla bambina - contesta Emilia Costa, ordinario di Psichiatria dell' Università La Sapienza -. Bisogna essere più cauti, perché la Pas non ha basi scientifiche attendibili. Ci sono false diagnosi, che scambiano per Pas un rifiuto a volte motivato del bambino. E metterlo in istituto gli provoca un trauma maggiore. Meglio semmai affidarlo ai nonni». Ma il presidente del Tribunale dei minori di Potenza riconosce la Pas «non tanto nel lato della bambina», «ma della madre» e dispone che la piccola sia portata «in uno spazio neutro che funzioni da luogo di transizione verso un nuovo assetto del sistema di relazioni». Il giudice Andria assicura che si è trattato di «una scelta ponderata e difficile» e avverte che «il clamore non fa bene alla bambina». Ma le maestre, i piccoli compagni di classe, gli amici e i conoscenti gridano all' errore giudiziario. E, sostenuti da tutta la città, si mobilitano al grido di «Liberatela». Intanto la piccola sta male. Un medico inviato da sua nonna che l' ha visitata ha dichiarato al giudice di averla trovata in un profondo stato di prostrazione. Chiede della mamma e le scrive per implorarla: «Vienimi a prendere».

www.corriere.it

#9 vale

vale

    Advanced Member


  • 966 messaggi
  • Iscritto il: 15-marzo 06

Inviato 28 gennaio 2009 - 21:21

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«Ecco come abbiamo adottato
8 africani»


15/01/2009 13:00
MONTAGNE - «Non siamo dei santi. E non siamo dei pazzi, anche se tanti pensano che ci siamo bevuti il cervello. Alle coppie che hanno paura di avere dei figli, biologici o in adozione, diciamo che si deve avere il coraggio di osare, di usare il cuore, sapendo che non si è mai soli». A Montagne, in località Prati di Daone, 15 chilometri da Tione di Trento, sepolta nella neve c'è la casa di Roberto e Luisa Crippa . Nel soggiorno c'è ancora il presepe e l'albero di Natale. Sulla credenza c'è una foto di Giovanni Paolo II con don Benzi. E al piano superiore si intravede una statua della Madonna. Alle 13, sulla ripida stradina, si ferma lo scuolabus. Scendono sei ragazzi. Nel pomeriggio se ne sommeranno altri due. Sono i «giovani Crippa». Roberto e Luisa li hanno adottati: otto etiopi, genitori di origine milanese (si sono trasferiti in Trentino nel 2002) nelle fredde montagne giudicariesi. Accolti a braccia aperte. «Non c'è dubbio che siamo una famiglia singolare» racconta Luisa. «Qualcuno - dice Roberto - pensa forse che non siamo "normali", ma non c'importa nulla. Le cose importanti sono altre. Siamo volontari del Centro Aiuti per l'Etiopia e nell'associazione conosciamo altri pazzi come noi. Se solo potessimo, di ragazzi ne adotteremmo altri. Qui in Trentino siamo stati accolti a braccia aperte dalla comunità, dalla scuola e dalla parrocchia. E il Tribunale dei minori ha dimostrato grande sensibilità». Come è andata. Lei è casalinga. Lui è agente di commercio: come capoarea del settore prodotti per animali domestici, riesce a lavorare stando in casa. Otto figli richiedono una presenza costante. Ma la domanda è inevitabile. Chi glielo ha fatto fare? «Volevamo una famiglia numerosa», dicono candidamente. È il 2000 quando avviano la procedura per l'adozione nazionale e internazionale. Nel 2003 si apre una porta sull'Etiopia. Giunti in un orfanotrofio, a 300 chilometri da Addis Abeba, assieme al rappresentante dell'ente, che fa anche da interprete, incontrano i loro piccoli, un maschietto di 7 anni e due femminucce di 5 e 4: Yemaneberhan, Mulu e Mekdes . Il giorno prima della partenza, in ambasciata, preparano le pratiche per l'espatrio. E dai documenti scoprono che i tre hanno tre fratelli (due maschi e una femmina) più grandi, che vivono con la zia in un villaggio vicino. Ai piccoli spiegano che faranno tutto il possibile per adottare anche i loro fratelli e quindi portare tutti in Italia. L'iter burocratico non è facile, ma nel 2005, nella casa di Montagne, arrivano anche Kelemu, Elsabet e Nekagenet. Oggi il primogenito ha 18 anni, la seconda ne ha 17, mentre il «numero tre» ne ha 14. Nel 2008 la famiglia si allarga ulteriormente: vengono adottati una femmina, Asnakech , e un maschio, Gadissa ; sono i cuginetti, che sono rimasti senza madre. Oggi hanno 13 e 11 anni. Famiglia quanto mi costi. «Ogni figlio è una ricchezza», continuano a ripetere i genitori, mentre chi li ascolta, inevitabilmente, fa un po'di conti. «Sì. Le spese ci sono: 30 mila euro all'anno di alimentari e vestiario, 10 mila per le spese per la casa, 6 mila euro di benzina per le due automobili», spiegano. La casa è stata acquistata e risistemata. Lo stipendio è più che buono, ma otto figli sono otto figli. «Li cresciamo con il cuore», dice Luisa. E poi aggiunge: «Con il cuore e con tanti "no"». I vestiti si riciclano. «Passano da un fratello all'altro, come si faceva una volta». I ragazzi crescono e si parla di liceo e di università. «Le tasse universitarie si pagano con i lavoretti estivi. E così si devono scordare le vacanze, le serate fuori casa con gli amici e le spese per la patente della macchina», commenta papà Roberto. Kelemu, il primogenito, lavora alla Girardini Srl di Tione, impresa in stampi metallici. Ma è anche un atleta: lo scorso settembre è stato convocato, per il campionato mondiale di corsa in montagna, dalla Nazionale di atletica. Praticano sport, nell'Atletica Valle del Chiese, anche Yemaneberhan e Nekagenet. I due giocano anche nel Calcio Rendena. E una giovane calciatrice è anche Gadissa. Volontari in Etiopia. Il silenzio di Montagne, in una neve e in un freddo che i giovani etiopi hanno imparato a conoscere, viene rotto dentro le mura di Casa Crippa. «I miei figli dicono che sono l'unica mamma che grida. E ci credo che grido, per farmi intendere, con otto ragazzi». L'abitazione è molto grande. Ci sono tanti accappatoi appesi vicino alla doccia. I bagni sono quattro. Ma, durante l'anno, l'abitazione è frequentata da coppie provenienti da tutto il Triveneto: famiglie che hanno fatto o vogliono fare la scelta dell'adozione. «Volontariato vero», assicurano Roberto e Luisa. «Ogni soldo che spendiamo per gli incontri informativi e per i viaggi in Etiopia - dove, con i Padri Cappuccini, vengono organizzate anche le adozioni a distanza - viene dalle nostre tasche. Altrimenti che volontariato è ?» L'appello della famiglia. Così descritta, la vita dei Crippa sembra quasi irreale. Una bella famigliola felice stile «Casa nella prateria» nelle Giudicarie? «Ma per carità. Gli scontri, anche forti, ci sono», risponde, diretta, Luisa. Si litiga come in tutte le famiglie, ma né lei né il marito temono di sentirsi dire: «Ma voi non siete i miei veri genitori!» «Un figlio è un figlio, che sia biologico o adottato». «Non c'è differenza - dice lui -. Anzi una differenza c'è: si impiega un po' più di tempo per creare un rapporto». Il problema si pone quando i figli sono un po' cresciuti. «Ma ci si deve sforzare. A chi vuole adottare un bambino, ricordiamo sempre che non ci sono solo i neonati. Ci sono i ragazzini più grandi. Purtroppo a nove anni un orfano è già spacciato, proprio perché nessuno lo vuole». Se il colore è diverso. Sorridono, felici, i ragazzi. «Per quanto ne so, potrebbero diventare dei "banditi" - dice Roberto ridendo - ma stiamo facendo il possibile per farli crescere bene». Una vita a colori, senza badare al colore. E il razzismo degli altri? «Episodi spiacevoli ce ne sono stati» dice lei. «Ma solo due. Se pensiamo che abbiamo otto figli e che siamo qui da sei anni, si tratta di un niente. Guardiamo al positivo». Speranza Obama. Sul tavolo di casa si sfoglia una rivista. C'è anche una foto di Barack Obama. Nella casa di Montagne le elezioni americane sono state seguite con attenzione. E Luisa, cuore di mamma, fa notare che Kelemu assomiglia al presidente degli Usa. Poi si torna seri. «Un presidente nero - dice - è certamente una svolta». I figli più grandi sono entusiasti. I genitori li hanno però invitati a razionalizzare l'evento: «Speriamo in Obama, ma gli squilibri fra paesi ricchi e paesi poveri ci sarà ancora. Gli "Stati spazzatura" fanno comodo ai ricchi. Le associazioni come la nostra sono solo un cerotto su piaghe enormi».

Andrea Tomasi
http://www.ladige.it...p;id_news=13667

Messaggio modificato da vale il 28 gennaio 2009 - 21:23


#10 vale

vale

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  • Iscritto il: 15-marzo 06

Inviato 25 febbraio 2009 - 09:58

24 febbraio 2009
Questione Romania: un dramma annunciato


Milano – “I romeni risultano essere responsabili, secondo i dati resi noti dal Dossier sull’Immigrazione, dei reati più gravi commessi nel nostro Paese? E’ un dato allarmante ma per noi è solo un dramma annunciato da tempo – ha commentato Marco Griffini, presidente di Ai.Bi. – Non possiamo continuare a far finta che la mancanza di politiche sull’infanzia abbandonata non abbia ripercussioni. Chi è responsabile di questi crimini? L’Abbandono!”

Ai.Bi. interviene in queste giornate affastellate da dati e polemiche, invitando a riflettere sulle vere responsabilità di un fenomeno, quello delle violenze, in crescita e preoccupante. La denuncia di Marco Griffini si unisce all’intervento del Vescovo Robu che ha espresso, a nome della Chiesa Romena “sdegno e mortificazione” per i crimini compiuti dai suoi concittadini.

I romeni sono risultati al primo posto tra gli stranieri per gli omicidi volontari, primi per le violenze sessuali, primi per i furti di abitazione, primi nelle rapine in esercizi commerciali.

Di chi la responsabilità? In Romania mancano politiche adeguate per contrastare l’abbandono minorile. E’ l’unico Paese dell’Est Europa che non ha sostenuto l’adozione nazionale e non ha favorito la nascita di Associazioni di genitori adottivi. La legge sulla protezione dell’infanzia (273/04) ha di fatto chiuso le adozioni internazionali, ultima speranza di accoglienza per un bambino abbandonato. Anche l’affido familiare non è decollato perché le istituzioni hanno preferito puntare sulla figura delle assistenti maternali: donne che ricevono un cospicuo assegno mensile per occuparsi dei bambini, senza essere adeguatamente preparate e formate. Infine l’assenza di programmi di aiuto per i care-leaver - adolescenti abbandonati che non avendo trovato una famiglia si ritrovano, al compimento della maggiore età, a dover lasciare gli istituti, determina il fenomeno dell’”arruolamento nella criminalità organizzata”.

“In questo modo si è creata una generazione di rumeni senza famiglia. – ha concluso Griffini – Gli effetti più negativi sono sotto gli occhi di tutti. Noi da anni lottiamo per impedire che “l’abbandono uccida” e lo denunciamo continuamente. Mi rattrista vedere che avevamo ragione”.

Sempre Ai.Bi. rende noti dati allarmanti: sarebbero oltre 74mila i minori fuori dalla famiglia che vivono in istituto o in stato di accoglienza temporanea in Romania (dati del Servizio Pubblico Rumeno Specializzato per la Protezione del Bambino al 31 gennaio 2007) mentre in Italia i minori rumeni non accompagnati sono circa 1500, gran parte dei quali vivono a Roma.

Scritto da: Ufficio stampa il 24 02 09 | 6:30 pm
http://amicideibambi...log.php?id=P389