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Leggendo I Giornali
#481
Posted 16 January 2010 - 22:26
#487
Posted 20 January 2010 - 18:11
Acquistati 85 appartamenti a un prezzo maggiorato rispetto a quello del mercato da una società sconosciuta - Il quotidiano finanziario Vedomosti accusa il Cremlino di aver comprato a Mosca 85 appartamenti, per un totale di 7.500 metri quadri, da destinare ad alti funzionari statali. Costo complessivo della spesa 1,1 miliardi di rubli, pari a 37 milioni di dollari.Secondo gli analisti del mercato, sentiti dall'eminente quotidiano economico, il Cremlino avrebbe pagato gli immobili tre milioni di dollari in più rispetto al prezzo del mercato. Il dipartimento Affari Generali della presidenza avrebbe sborsato 5.000 dollari a metro quadro, contro i più comuni 4.000, e senza lo sconto del 30 percento. Sconto attuato come prassi per gli acquisti fatti in blocco.Gli appartamenti, sempre stando a quanto riportato dal quotidiano Vedomosti, sono stati acquistati nel corso di un'asta vinta dalla Intermaks, una società sconosciuta con un capitale sociale di 10mila rubli, pari a 237 euro, e un numero telefonico, intestato ad altre 192 società.Anche lo svolgimento dell'asta immobiliare è al centro delle polemiche. L'offerta del rinomato consorzio immobiliare Krost è stata respinta senza alcuna spiegazione, consentendo alla Intermaks di rimanere l'unico partner. A sua volta il Mirax group, colosso immobiliare russo, sostiene di non essere stato informato dell'asta.
http://notizie.virgi...69.html?pmk=rss
#499
Posted 23 May 2010 - 07:31
VILLAFRANCA. Viaggio nella comunità che assiste gli anziani. La maggior parte di loro arriva dalla Moldavia
Badanti, le nuove cittadine
«Qui c’è lavoro, ma è dura»
Maria Vittoria Adami
Lasciano a casa marito e figli per procurarsi redditi Ana, Dorina e Veronica raccontano la loro vita dedicata ai villafranchesi che hanno bisogno
La popolazione immigrata a Villafranca è in aumento. Rispetto allo scorso anno, i circa tremila residenti stranieri sono passati dall’8,5 al 9,40 per cento. Quantificare la loro presenza reale sul territorio, però, non è possibile. C’è un mondo sommerso, non sempre sinonimo di illegalità. Villafranca, ad esempio, ha stretto un fitto legame con la Moldavia, ospitando centinaia di «badanti», che affollano i giardini pubblici, a braccetto di un anziano o spingendo una carrozzella. Si prendono cura di persone malate o costrette a letto, dormendo nella stanza a fianco e diventando parte delle famiglie. Hanno lasciato a casa il marito, che è in genere senza lavoro e bada ai figli. «Sono qui da sei anni», racconta Ana, 36 anni di Chisinau. «In Moldavia non c’è nulla. La vita è cara. Abbiamo tentato con l’agricoltura, ma non si vende. Ho lavorato al mercato finché i bambini sono cresciuti un po’. Quindi, sono partita». Ana lavorava in una fabbrica di scarpe, che ha chiuso con lo sgretolarsi dell’Urss. Oggi i suoi figli hanno 13 e 16 anni e non li ha visti crescere. «La prima volta che sono ritornata a casa, ho preso dei vestiti per mia figlia della misura sbagliata. Me la ricordavo più piccola». «Li educhiamo, piangiamo e ridiamo per telefono», aggiunge Dorina, 35 anni, con due figli di 12 e 14. «La fortuna è che sono bravi, hanno capito la situazione e aiutano il padre». Dorina viene dalla campagna nel sud della Moldavia. «Sono qui da sei anni. A casa facevo l’assistente ai logopedisti in una scuola per bambini con difficoltà di apprendimento. La direttrice mi prega di tornare. C’è lavoro, perché molti vanno in pensione. Ma là i prezzi sono simili a quelli italiani, con stipendi troppo bassi. Siamo una famiglia giovane, abbiamo bisogno di denaro». Lo stesso vale per Veronica, professoressa di geografia di 45 anni, che ha lasciato il posto. I suoi figli sono grandi, hanno 26 e 20 anni, ma «crescono», dice, «così come le difficoltà. Lo facciamo per loro, non è un sacrificio, è un dovere». Qui il lavoro non manca, «per chi ne ha voglia», spiega. Gli sportelli attivati dalle Ulss o gli uffici di collocamento sono una buona fonte, ma per reperire un posto le moldave si rifanno soprattutto a un fitto passaparola. È dura qui. A volte sono accolte come un membro della famiglia, a volte da loro si pretende molto. «A Villafranca ho incontrato brave persone», dice Dorina. «La convivenza è difficile, perché sono diversi i punti di vista. Lo stato d’animo è sempre chiuso: in Moldavia c’è il mio paradiso, l’Italia è bellissima, è un’opportunità, ma non siamo turisti. Non è tutto male, però. È un’esperienza che arricchisce: ho imparato lingua e tradizioni nuove». «Se la famiglia non collabora è difficile», spiega Veronica. «I diritti sono solo sulla carta. Abbiamo due ore di riposo e lavoro dalle 8 alle 20, ma di fatto non stacchiamo mai. Ci si alza di notte. I nervi sono messi a dura prova. Facciamo extra di continuo e non abbiamo una vita privata». «I miei datori di lavoro controllano se uso troppo i detersivi», aggiunge un’amica, «e se telefono. Qualsiasi cosa faccia non va bene. Non c’è tredicesima o licenziamento. E se non ci va, se ne trovano un’altra». Nel frattempo, si affezionano alle persone che accudiscono, che spesso sono sole al mondo. «Ho incontrato persone molto care, per le quali sono stata in pensiero, mi sentivo responsabile. Non resto indifferente. Con altre è stato difficile il rapporto con la famiglia», conclude Veronica. «Tuttavia, la mia vita non è qui». «Vorrei che i miei vedessero dove ho vissuto in questi anni», ammette Dorina. Ma il ricongiungimento è difficile: occorrono case spaziose con determinati metri quadrati. Prendere in affitto e mantenere figli e marito senza lavoro, a fronte di uno stipendio di 850-1.000 euro al mese, è improponibile. «Anche farli venire per turismo è un caos burocratico». E il futuro? «Non so quando tornerò per sempre. Ci dicono che con l’Urss era peggio», conclude Ana, «che siamo liberi e indipendenti. È vero. Ma almeno avevo la certezza di un lavoro. Ora abbiamo tutto, ma mancano i soldi. È una miseria ed è sempre peggio. Per me è finita, la vita è andata così. Posso solo pensare all’avvenire dei miei bambini». «Il futuro non riesco a inquadrarlo», conclude Dorina, «non voglio stare qui per sempre. A casa c’è la tomba di mia madre, la casa da finire, i figli. Anche se siamo assorbite di lavoro qui, la nostra vita è là. Spero in un cambiamento e soprattutto nella gioventù».
Edited by antonio168, 23 May 2010 - 07:32.
#500
Posted 23 May 2010 - 07:55
Da L'Arena di Verona di oggi 23/06/2010
VILLAFRANCA. Viaggio nella comunità che assiste gli anziani. La maggior parte di loro arriva dalla Moldavia
Ci dicono che con l’Urss era peggio», conclude Ana, «che siamo liberi e indipendenti. È vero. Ma almeno avevo la certezza di un lavoro. Ora abbiamo tutto, ma mancano i soldi. È una miseria ed è sempre peggio. Per me è finita, la vita è andata così. Posso solo pensare all’avvenire dei miei bambini». «Il futuro non riesco a inquadrarlo», conclude Dorina, «non voglio stare qui per sempre. A casa c’è la tomba di mia madre, la casa da finire, i figli. Anche se siamo assorbite di lavoro qui, la nostra vita è là. Spero in un cambiamento e soprattutto nella gioventù».
Povero popolo...schiavi in xxI-esimo secolo...


















