Posted 01 November 2007 - 19:57
7.LE LINGUE BALCANICHE
7.1. Introduzione
Come abbiamo visto le lingue balcaniche si dividono in quattro gruppi, tutti indoeuropei:
7.1.1. Il neogreco
il neogreco, ora parlato sostanzialmente in Grecia con minoranze soprattutto in Albania e Macedonia. E' il frutto dell'evoluzione del greco antico, non dimenticando la fase del greco bizantino e dei notevoli prestiti dal turco e dall'italiano dei secoli successivi. La pronuncia attuale è assai diversa da quella tardo bizantina che viene impiegata nello studio del greco classico al liceo.
7.1.2. L'albanese
l'albanese, parlato anche nelle regioni contermini dell'Albania è lingua antica anche se è controverso se sia davvero l'esito moderno dell'antico illirico oppure di un substrato tracico che, nel medioevo, ha plasmato anche il bulgaro ed il romeno. Nel lessico numerosi gli slavismi, i turcismi e , soprattutto, gIi italianismi.
7.1.3. Il romeno ed il moldavo
il romeno ed il moldavo sono lingue neolatine assai prossime fra loro. Di base sarebbero la stessa ma il fatto che l'attuale Moldavia sia quasi sempre stata nell'orbita russa ha determinato particolarità lessicali e fonetiche. Comunque entrambe hanno una struttura neolatina pur con balcanismi proprie di altre lingue dell'area e con un lessico in parte slavo. Nuclei romeni si trovano anche in Serbia, Macedonia e Istria.
7.1.4. Le lingue slave meridionali
Si distinguono nettamente a nord lo sloveno e a sud il bulgaro e il macedone; nel mezzo c'è l'area del serbo-croato, una lingua che ha avuto la standardizzazione letteraria solo a metà del XIX°, grazie soprattutto all'opera di Vuk Karadzic e che le recenti guerre hanno invece nuovamente diviso tra croato, bosniaco, serbo e montenegrino.
Le differenze fra quest'ultime si riducono sostanzialmente a varietà lessicali e fonetiche, anche se ora esasperate per motivi contingenti.
7.2.Il neogreco
Nell'età bizantina si ebbero mutamenti fonetici rispetto al greco classico. Nei nomi la caduta delle finali determinò un ultureriore ristrutturazione dei temi in vocale, riducendo le forme da tre a due. Il futuro venne sostituito da una perifrasi con volere, perfetto e piuccheperfetto costruito con l'ausiliare avere.
Nella sintassi ci fu una generalizzazione dell'uso dell'accusativo. Si diffusero suffissi di origine italiana e numerosissimi prestiti veneziani ed italiani. La caduta di Costantinopoli nel 1453 fu irrilevante per la lingua. I contemporanei narrarono l'evento nella lingua purista e con lo stile di Tucidide. Il volgare continuò ad essere parlato senza assumere a dignità letteraria. Questa diglossia, ereditata dalla tarda antichità, si perpetuò fino alla riforma del 1981, quando il volgare "dimotiki " sostituì la lingua pura" katharevusa" nell'amministrazione e nella scuola.
7.3.L'albanese
L'albanese, di cui si discute la discendenza dall'antico illirico, costituisce un ramo a sé nella grande famiglia delle lingue indoeuropee; quale sia questo fondo originario illirico, ad esso si sono aggiunti elementi latini, greci, turchi e slavi.
In Albania la lingua si suddivide in due dialetti principali, distinti da almeno un millennio ma mutualmente abbastanza intelleggibile anche oggi, delimitati dal corso del fiume Shkumbini a metà del Paese: a N il ghego, diffuso anche nel Montenegro, in Kosovo e Macedonia, più puro e ricco di flessioni; a S il tosco, diffuso anche in Epiro, nel sud dell' Italia e a Borgo Erizzo, alle porte di Zara.
Il tosco è stato adottato come lingua nel 1945.
Documentati solo dopo il sec. XV°, questi dialetti sono assurti a lingua letteraria nel XIX°.
Le divergenze più vistose sono fonetiche, ovviamente;inoltre il ghego è stato nel lessico più influenzato dal latino, il tosco dal greco. Nomi ed aggettivi sono declinati in sei casi (nominativo, accusativo, genitivo, dativo, ablativo, locativo) e vi sono due tipi di declinazioni: determinata ed indeterminata. L'articolo determinativo è posposto al nome, come in romeno, bulgaro ed armeno. Oltre al maschile ed al femminile si ha, di rado, il neutro.
Ricco è il sistema verbale, strutturato sul modello greco-latino, che conosce una forma attiva ed una passiva, sette modi (indicativo, congiuntivo, condizionale, correlativo, ottativo, ammirativo, imperativo, oltre a vari modi infiniti) e otto distinzioni temporali (presente, imperfetto, aoristo I e II, perfetto I e II, piuccheperfetto I e II) non proprie, però, di tutti i modi; gran parte di queste formazioni sono perifrastiche (isoglosse balcaniche).
Il lessico è il più chiaro esempio di integrazione linguistica che ha condotto alla formazione dell'albanese; secondo alcune statistiche, esso contiene voci di provenienza latina o neolatina per il 27,4%, slave per il 10,5 %, greca e neogreca per il 16%; solo il 7,8 % risulta ereditato dallo strato originario ed il 13,3 è impenetrabile all'indagine etimologica.
7.4.Il romeno ed il moldavo
7.4.1. Il romeno
Il romeno è la lingua romanza che si parla attualmente nella antica Dacia ed altrove
Tra le lingue romanze, il romeno offre spesso la maggior affinità col latino, anche se il suo lessico è ricco di voci non latine. E' interessante però notare che nel passato, specie prima dell'indipendenza nel 1861, nella lingua letteraria il vocabolario latino era solo del 20%, essendo il resto costituito da voci slave, neogreche, ungheresi, turche e albanesi; ora lo è del 90%. Gli influssi slavi si avvertono anche in alcuni fatti fonetici e nella presenza di molti suffissi.
Meno numerosi i tratti fonetici e morfologici dall'ungherese e dal neogreco.
I casi si sono ridotti a nominativo/accusativo, genitivo/dativo, vocativo. Una isoglossa, questa, tipicamente balcanica.
Il sistema verbale coincide strutturalmente con quello dell'italiano con la particolarità che il futuro ed il condizionale si esprimono perifrasticamente con forme del verbo volere: altra isoglossa balcanica ma che ricorre anche nelle lingue germaniche.
7.4.2. I dialetti romeni
Quattro sono i principali dialetti del romeno:
1° Dacoromeno, parlato in tutta l'odierna Romania e Moldavia ed anche sulla riva destra del Danubio in Bulgaria e Serbia.
2° Macedoromeno o aromeno (i cui parlanti son anche detti Vlahi), parlato in Macedonia, Tessaglia, Albania ed Epiro.
3° Meglenoromeno, parlato dai Romeni di Meglenia, a NE di Tessalonica
4° Istroromeno, parlato dai Romeni dell'Istria, a Valdarsa e a N di Monte Maggiore (tra Trieste e Fiume).
Solo il dacoromeno ha dei sottodialetti , pochissimo diversi tra loro, e sono: il valacco o munteno che è diventato la lingua letteraria, il transilvano, l'olteno, il moldavo.
7.4.3. Il moldavo
Le vicende storiche della Bessarabia, principato tributario del Divanodal XV°, provincia russa dal 1812 al 1856, romena dal 1856 al 1878, russa fino al 1920, romena fino al 1940, repubblica sovietica fino al 1991, ora Repubblica di Moldavia, hanno determinato la formazione della lingua moldava, praticamente romeno ma con numerosi russismi e spesso scritta in cirillico anziché latino.