Nel mese di agosto ho avuto la grande possibilità di fare un’esperienza di volontariato
in Moldavia grazie alla Fondazione Regina Pacis, la quale ha come missione quella di offrire supporto morale, assistenza e reinserimento sociale a tutte quelle persone che si trovano in una situazione di disgrazia, in particolare bambini rimasti soli, donne trafficate, cittadini moldavi emigrati e poveri.
Tra le iniziative gestite dalla fondazione vorrei nominare in particolare l’assistenza a distanza , la mensa dei poveri, il sostegno all’handicap, i programmi educazionali e di prevenzione, l’attività nelle carceri (minori e donne detenute), il progetto per il miglioramento delle strutture sanitarie e la casa famiglia, luogo in cui ho conosciuto personalmente il quotidiano a stretto contatto con i ragazzi.
Perché in Moldavia e in particolare nella capitale Chisinau??
Tra i paesi dell’Est Europa le realtà degradate più conosciute sono Bucarest, Mosca,
Kiev e San Pietroburgo, ma si tratta di realtà tutte diverse e distinte.
In Moldavia è molto diffuso il fenomeno dei “bambini di strada”, i così definiti “orfani sociali”che sono maggiormente concentrati nella capitale. Una cosa importante che ho imparato a conoscere e capire è comunque la distinzione fondamentale tra “bambino di strada” e “bambino sulla strada”. Il primo decide di interrompere ogni tipo di legame
con la famiglia di provenienza e si crea nuove forme di aggregazione, il branco o il gruppo, con tutte le possibili conseguenze negative, quindi, questo bambino che decide
di fare della strada la propria casa è aggressivo e orgoglioso in quanto vuole giustificare la propria scelta di vita come un gesto di grande libertà. Il “bambino sulla strada” si differenzia per il fatto che non ha rimosso definitivamente il legame con la famiglia e anche se vive con il branco, la modalità di approccio cambia, si dimostra un bambino meno aggressivo, più disponibile al dialogo e al legame affettivo (confuso e non equilibrato) ed è meno autosufficiente.
Nel caso della Moldavia però, si incontrano nello specifico casi di “bambini sulla strada” e la causa prima è l’impoverimento della famiglia.
La Fondazione Regina Pacis dopo una lunga lettura sociale del fenomeno in questione ha creato una “casa-famiglia”gestita da un’équipe formata da manager, tre assistenti sociali, un medico/pediatra, una psicologa e volontari.
Assieme ad altri cinque volontari italiani sono approdata a Chisinau e ho conosciuto colui che ha messo in piedi il tutto, Don Cesare Lodeserto che da tredici anni è cittadino moldavo e gira per le strade in cerca di “orfani sociali”. Il primo impatto con i ragazzini che vanno dagli 11 ai 17 anni non è stato brusco, anzi, mi sentivo a mio agio, la parte emotiva più difficile da gestire è arrivata con il tempo, quando dopo qualche giorno vissuto a stretto contatto con loro inizi a conoscerli, a capire il loro passato, il loro vissuto che vorrebbero dimenticare ma che ormai è intrinseco in quel tessuto che è fatto di carne viva e mente.
Ognuno di loro ha la propria storia e in quel contesto ognuno di loro ha di nuovo una famiglia fatta di persone che si vogliono bene, che si prendono cura a vicenda; hanno di nuovo qualcuno che li segue e gli insegna a vivere, qualcuno che non vuole abbandonarli, qualcuno che gli da la vera libertà! È importante saper educare alla libertà … e a questi bambini serve. È importante perché sono tutti adolescenti lasciati soli a se stessi che hanno bisogno di ricominciare.
Sì, hanno bisogno di noi, ma forse, allo stesso tempo, siamo noi che abbiamo bisogno di loro, perché ogni parola e ogni gesto sono insegnamenti di vita che per noi “gente che sta bene” diamo per scontati.
Raccontare l’intera esperienza è impossibile in un semplice articolo, ma ho voluto almeno far conoscere questa iniziativa e sono pronta per ripartire tra qualche mese, chiunque è interessato può vivere quest’esperienza e credo che sia da fare!
Sonia Bassi




















