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ESPERIENZA DI VOLONTARIATO IN MOLDAVIA


Discussione archiviata. Non è più possibile intervenire in questa discussione.
3 risposte a questa discussione

#1 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3602 messaggi
  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 29 agosto 2013 - 14:16

Nel mese di agosto ho avuto la grande possibilità di fare un’esperienza di volontariato

in Moldavia grazie alla Fondazione Regina Pacis, la quale ha come missione quella di offrire supporto morale, assistenza e reinserimento sociale a tutte quelle persone che si trovano in una situazione di disgrazia, in particolare bambini rimasti soli, donne trafficate, cittadini moldavi emigrati e poveri.

Tra le iniziative gestite dalla fondazione vorrei nominare in particolare l’assistenza a distanza , la mensa dei poveri, il sostegno all’handicap, i programmi educazionali e di prevenzione, l’attività nelle carceri (minori e donne detenute), il progetto per il miglioramento delle strutture sanitarie e la casa famiglia, luogo in cui ho conosciuto personalmente il quotidiano a stretto contatto con i ragazzi.

Perché in Moldavia e in particolare nella capitale Chisinau??

Tra i paesi dell’Est Europa le realtà degradate più conosciute sono Bucarest, Mosca,

Kiev e San Pietroburgo, ma si tratta di realtà tutte diverse e distinte.

In Moldavia è molto diffuso il fenomeno dei “bambini di strada”, i così definiti “orfani sociali”che sono maggiormente concentrati nella capitale. Una cosa importante che ho imparato a conoscere e capire è comunque la distinzione fondamentale tra “bambino di strada” e “bambino sulla strada”. Il primo decide di interrompere ogni tipo di legame

con la famiglia di provenienza e si crea nuove forme di aggregazione, il branco o il gruppo, con tutte le possibili conseguenze negative, quindi, questo bambino che decide

di fare della strada la propria casa è aggressivo e orgoglioso in quanto vuole giustificare la propria scelta di vita come un gesto di grande libertà. Il “bambino sulla strada” si differenzia per il fatto che non ha rimosso definitivamente il legame con la famiglia e anche se vive con il branco, la modalità di approccio cambia, si dimostra un bambino meno aggressivo, più disponibile al dialogo e al legame affettivo (confuso e non equilibrato) ed è meno autosufficiente.

Nel caso della Moldavia però, si incontrano nello specifico casi di “bambini sulla strada” e la causa prima è l’impoverimento della famiglia.

La Fondazione Regina Pacis dopo una lunga lettura sociale del fenomeno in questione ha creato una “casa-famiglia”gestita da un’équipe formata da manager, tre assistenti sociali, un medico/pediatra, una psicologa e volontari.

Assieme ad altri cinque volontari italiani sono approdata a Chisinau e ho conosciuto colui che ha messo in piedi il tutto, Don Cesare Lodeserto che da tredici anni è cittadino moldavo e gira per le strade in cerca di “orfani sociali”. Il primo impatto con i ragazzini che vanno dagli 11 ai 17 anni non è stato brusco, anzi, mi sentivo a mio agio, la parte emotiva più difficile da gestire è arrivata con il tempo, quando dopo qualche giorno vissuto a stretto contatto con loro inizi a conoscerli, a capire il loro passato, il loro vissuto che vorrebbero dimenticare ma che ormai è intrinseco in quel tessuto che è fatto di carne viva e mente.

Ognuno di loro ha la propria storia e in quel contesto ognuno di loro ha di nuovo una famiglia fatta di persone che si vogliono bene, che si prendono cura a vicenda; hanno di nuovo qualcuno che li segue e gli insegna a vivere, qualcuno che non vuole abbandonarli, qualcuno che gli da la vera libertà! È importante saper educare alla libertà … e a questi bambini serve. È importante perché sono tutti adolescenti lasciati soli a se stessi che hanno bisogno di ricominciare.

Sì, hanno bisogno di noi, ma forse, allo stesso tempo, siamo noi che abbiamo bisogno di loro, perché ogni parola e ogni gesto sono insegnamenti di vita che per noi “gente che sta bene” diamo per scontati.

Raccontare l’intera esperienza è impossibile in un semplice articolo, ma ho voluto almeno far conoscere questa iniziativa e sono pronta per ripartire tra qualche mese, chiunque è interessato può vivere quest’esperienza e credo che sia da fare!

 

Sonia Bassi



#2 silvie

silvie

    Newbie


  • 3 messaggi
  • Iscritto il: 31-agosto 13

Inviato 12 settembre 2013 - 18:02

ho visto situazione di poverta a Chisinau questo agosto che mi si spacca il cuore a pensarci,meno male che ci siete voi come Fondazione,se decideremo un domani di lasciare l,Italia io e mio marito da Italiani in pensione,aiutare chi a bisogno veramente, e la nostra aspirazionechi sa quando Dio lo vorra ci saremo,ciao ....



#3 Vainer Vettorello

Vainer Vettorello

    Newbie


  • 1 messaggi
  • Iscritto il: 14-aprile 13

Inviato 17 settembre 2013 - 19:05

ho letto articolo   su bambini   bisognosi di aiuto a CHISINAU mi fa molto piacere che ci siano persone come DON CESARE LODESRTO

 

 

e i volontari italiani che si occupano di loro dando loro una casa e tanto affetto...

 

sono 63 enne ma fisicamento a posto in pensione   qui in italia ... mi piacerebbe poter essere un giorno a chisinau e  fare parte della famiglia di ...

 

DON CESARE....



#4 Tatiana Nogailic

Tatiana Nogailic

    Advanced Member


  • 100 messaggi
  • Iscritto il: 12-settembre 09

Inviato 16 aprile 2014 - 12:14

UN VOLONTARIO SCRIVE...... “Mi hanno rubato la mamma!”. Guardo negli occhi i bambini moldavi, cerco di ascoltare il loro cuore e di cogliere emozioni e desideri. Ma in alcuni di loro colgo tristezza, paura, solitudine, amarezza. Il loro tenue sorriso non riesce a nascondere la sofferenza della solitudine e della povertà, il vuoto interiore che rende fragile l’esistenza di tanti bambini e bambine moldavi. Scavo con l’amicizia il loro cuore per capire, per scoprire la causa di una nascosta sofferenza, che genera lunghi silenzi e non poche nascoste lacrime. C’è un malessere interiore, drammatico e sconcertante in questi piccoli, che ha una causa ben chiara:”Non ho la mamma”.Purtroppo, a molti bambini moldavi è stata rubata la mamma, a causa dell’emigrazione senza ritorno, della violenza inaudita nascosta nelle case, del consumo incomprensibile dell’alcool che annebbia la mente e spegne il cuore. Come può crescere un bambino moldavo, quando al suo vocabolario hanno rubato la parola mamma, che non potrà mai pronunziare, perchè nel suo cuore non esiste quell’affetto, quell’amore, quella particolare carezza, quel bacio materno che aiuta a crescere e vincere ogni paura. A molti bambini moldavi hanno rubato la mamma, che nessuno ed in nessun modo potrà mai compensare. Una mamma non si compensa, o c’è o non c’è. Eppure a noi qui è chiesto il compito, molto arduo, di poter essere un po’ mamma, un po’ papà, un po’ fratello o sorella, un po’ uomini di buona volontà che camminano per le strade della Moldova prendendo per la mano questi piccoli e rendere un po’ diverso il loro sorriso ed il loro cuore. Grazie Mamma!..