Per non rifugiarci in una storia condita di retorica di cui anch’io potrei essere maestro e non schierarmi dalla parte degli storici ‘di parte’ sarebbe oggi piu’ opportuno raccontare la storia di quel periodo partendo da un interrogativo che pochi si pongono. Tutti riconoscono i “padri della Patria” in Vittorio Emanuele III, Cavour, Garibaldi e Mazziniscono, ma ci siamo mai chiesti chi veramente ha ostacolato l’unità del paese, impedendone la realizzazione in tempi piu’ rapidi?
Qui cercheremo una risposta. E vedremo come l’unità influenzerà e permeerà tutta la cultura della nuova nazione.
La situazione dell’Italia dopo il congresso di Vienna è quella di un paese smembrato tra vari stati e controllato, direttamente o indirettamente, dall’Austria.
Ma la Restaurazione voluta dai re dell'ancient regime è in realtà fragile e già nel 1820-21 in Italia e in altri stati europei si verificano i primi moti rivoluzionari, sedati però nel sangue dall’ intervento degli stati che si erano stretti nella Santa Alleanza.
DALLA PRIMA META' DELL'OTTOCENTO In Italia già nel '46-'47 si era assistito a una prima entusiasmante mobilitazione popolare che aveva portato a una iniziale maturazione della coscienza civile e, nello stesso periodo i liberali più consapevoli avevano rafforzato gli ideali di patria, nazione, indipendenza dallo straniero, ideali che sarebbero stati alla base delle agitazioni popolari del gennaio 1848, anno rivoluzionario in cui non solo in Italia, ma anche in Europa, si estendono problematiche sociali e politiche. Nel '48 si assiste al risveglio delle menti italiane, soprattutto intellettuale e politici, che rivendicano l'esigenza di una costituzione, della libertà e dell'unificazione in nome di una nazionalità unitaria. Negli stesi anni la borghesia riesce a sostituirsi alla nobiltà e a ottenere la supremazia sulle altre classi sociali divenendo la classe egemone.
Il 1848 è un anno denso di eventi sia a livello italiano sia a livello europeo.
Per l’Italia, con l’elezione a pontefice di Pio IX sembra iniziata una nuova stagione giacché il papa fa caute aperture nei confronti dei liberali avviando tutto un ricco dibattito tra correnti di pensiero repubblicane e moderate liberali sulle possibilità e le strategie di unificazione d’Italia.
Sia il regno di Napoli sia il Piemonte sia il regno della chiesa concedono delle Costituzioni.
Rivolte scoppiate nel regno di Napoli e nel regno della Chiesa, con la repubblica Romana, sono soffocate nel sangue e tutto torna alla situazione precedente se si esclude il fatto che il Piemonte, unico tra gli stati italiani, mantiene in vigore la costituzione concessa prima della guerra: lo statuto albertino.
Strenuo difensore dei diritti della Chiesa e del potere trasmessogli dai suoi predecessori, Pio IX non fu solidale con la causa dell'Unità d'Italia, giacché questa implicava la rinuncia volontaria del potere temporale.E a una tale rinuncia Pio IX si mostrò mentalmente e politicamente indisponibile. Conseguentemente respinse la proposta cavouriana di una conciliazione tra l'Italia e il Vaticano, la quale si fondava sulla rinuncia spontanea da parte del papa al dominio temporale e sulla separazione della Chiesa dallo Stato nel nuovo Regno.
Fu così che quando le truppe italiane entrarono in Roma presso Porta Pia il 20 settembre 1870, Pio IX si ritirò in Vaticano e, dichiarandosi prigioniero e vittima di un sopruso, non volle riconoscere il nuovo Stato
Attraverso l'enciclica Respicientes ea (1° novembre 1970) scomunicò il re d'Italia e tutti coloro che, a vario titolo, avevano preso parte all'occupazione dei territori della Santa Sede. Invitò i cattolici a disertare le urne e la vita politica in segno di protesta, attraverso reiterate dichiarazioni di contrarietà.
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0 Numero di downloadsIl punto di vista di Radici Cristiane(Diretto da Roberto de Mattei):
Il Papa vittima della Rivoluzione Italiana
Concludiamo le pagine dedicate al Risorgimento con una presentazione del beato Pio IX, il “cattivo”, il nemico, agli occhi del Risorgimento, il fedelissimo Vicario di Gesù Cristo agli occhi della Cattolicità: uno dei più grandi pontefici di tutti tempi, che più di altri seppe essere “pietra di contraddizione” e seppe portare per più di trenta anni la croce sulla strada maestra del Calvario, pur di non cedere di un passo alle sirene – pacifiche o furibonde – dei figli del “progresso”.
La difesa del potere temporale coincise per lui con la lotta contro quel processo di secolarizzazione e di immanentizzazione della società che avrebbe caratterizzato la storia d’Italia, coprendo nel secolo successivo all’Unificazione realtà politiche diverse come il risorgimento, il fascismo, l’antifascismo.
Pio IX – che, non bisogna dimenticarlo, non fu un aggressore, ma un aggredito – avversò il risorgimento non per i suoi ideali unitari, ma per i suoi presupposti ideologici. Fece appello a volontari cattolici da tutta Europa per difendere lo Stato pontificio dagli invasori, ma condusse la sua battaglia in difesa dei diritti della Chiesa minacciata dal liberalismo anticristiano soprattutto con le armi di un limpido e coerente Magistero
Giulio Andreotti su Pio IX
Un curioso testo, a metà fra storiografia e testimonianza personale, è quello che il leader politico democristiano Giulio Andreotti ha dedicato pochi anni fa a Pio IX. Andreotti narra della morte di Pio IX e della traslazione della salma in San Lorenzo al Verano, nel 1881. Il tentativo di gettare le spoglie del pontefice nel Tevere testimonia dei fortissimi sentimenti anticlericali esistenti nella Roma del tempo.
G. Andreotti, Sotto il segno di Pio IX, Milano, Rizzoli, 2000, pp. 7-13 e pp. 133-137.
Nel 1861 viene proclamata l’unificazione d’Italia, cui mancano però Lazio, Veneto e Trentino.
Il Veneto sarà poi preso, nel 1866, nel corso della terza guerra d'indipendenza, cioè il conflitto tra Austria e Prussia, nella quale l’Italia si schiera a fianco della Prussica che vince la guerra.
Per l’annessione del Lazio invece bisognerà aspettare la guerra tra Francia e Prussia nel 1870.
La Francia infatti sarà sconfitta e quindi non avrà la forza di andare in aiuto del papa quando l’esercito italiano marcerà contro Roma e contro quello che restava dello Stato Pontificio, questa volta senza ricorrere ad altro pretesto che quello di dare compimento all’unificazione.
Il Papa non accetterà nessuna trattativa con gli occupanti ma anzi scomunicherà tutti e inviterà i cattolici a non partecipare alla vita politica del nuovo stato.
Nel 1871 Roma diventa quindi la nuova capitale del nuovo stato italiano, al quale manca ormai solo il trentino. Ma per annettere anche quel territorio si dovrà aspettare il massacro della prima guerra mondiale.




















