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COSA SIGNIFICA ESSERE CITTADINO ITALIANO


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32 risposte a questa discussione

#1 giobruno

giobruno

    Il Prof


  • 1451 messaggi
  • Iscritto il: 03-febbraio 10

Inviato 25 giugno 2012 - 16:04

DAL RISORGIMENTO ALL’UNITA’ D’ITALIA: la storia che poco si sa

Per non rifugiarci in una storia condita di retorica di cui anch’io potrei essere maestro e non schierarmi dalla parte degli storici ‘di parte’ sarebbe oggi piu’ opportuno raccontare la storia di quel periodo partendo da un interrogativo che pochi si pongono. Tutti riconoscono i “padri della Patria” in Vittorio Emanuele III, Cavour, Garibaldi e Mazziniscono, ma ci siamo mai chiesti chi veramente ha ostacolato l’unità del paese, impedendone la realizzazione in tempi piu’ rapidi?
Qui cercheremo una risposta. E vedremo come l’unità influenzerà e permeerà tutta la cultura della nuova nazione.

La situazione dell’Italia dopo il congresso di Vienna è quella di un paese smembrato tra vari stati e controllato, direttamente o indirettamente, dall’Austria.
Ma la Restaurazione voluta dai re dell'ancient regime è in realtà fragile e già nel 1820-21 in Italia e in altri stati europei si verificano i primi moti rivoluzionari, sedati però nel sangue dall’ intervento degli stati che si erano stretti nella Santa Alleanza.
DALLA PRIMA META' DELL'OTTOCENTO In Italia già nel '46-'47 si era assistito a una prima entusiasmante mobilitazione popolare che aveva portato a una iniziale maturazione della coscienza civile e, nello stesso periodo i liberali più consapevoli avevano rafforzato gli ideali di patria, nazione, indipendenza dallo straniero, ideali che sarebbero stati alla base delle agitazioni popolari del gennaio 1848, anno rivoluzionario in cui non solo in Italia, ma anche in Europa, si estendono problematiche sociali e politiche. Nel '48 si assiste al risveglio delle menti italiane, soprattutto intellettuale e politici, che rivendicano l'esigenza di una costituzione, della libertà e dell'unificazione in nome di una nazionalità unitaria. Negli stesi anni la borghesia riesce a sostituirsi alla nobiltà e a ottenere la supremazia sulle altre classi sociali divenendo la classe egemone.

Il 1848 è un anno denso di eventi sia a livello italiano sia a livello europeo.
Per l’Italia, con l’elezione a pontefice di Pio IX sembra iniziata una nuova stagione giacché il papa fa caute aperture nei confronti dei liberali avviando tutto un ricco dibattito tra correnti di pensiero repubblicane e moderate liberali sulle possibilità e le strategie di unificazione d’Italia.
Sia il regno di Napoli sia il Piemonte sia il regno della chiesa concedono delle Costituzioni.
Rivolte scoppiate nel regno di Napoli e nel regno della Chiesa, con la repubblica Romana, sono soffocate nel sangue e tutto torna alla situazione precedente se si esclude il fatto che il Piemonte, unico tra gli stati italiani, mantiene in vigore la costituzione concessa prima della guerra: lo statuto albertino.
Strenuo difensore dei diritti della Chiesa e del potere trasmessogli dai suoi predecessori, Pio IX non fu solidale con la causa dell'Unità d'Italia, giacché questa implicava la rinuncia volontaria del potere temporale.E a una tale rinuncia Pio IX si mostrò mentalmente e politicamente indisponibile. Conseguentemente respinse la proposta cavouriana di una conciliazione tra l'Italia e il Vaticano, la quale si fondava sulla rinuncia spontanea da parte del papa al dominio temporale e sulla separazione della Chiesa dallo Stato nel nuovo Regno.
Fu così che quando le truppe italiane entrarono in Roma presso Porta Pia il 20 settembre 1870, Pio IX si ritirò in Vaticano e, dichiarandosi prigioniero e vittima di un sopruso, non volle riconoscere il nuovo Stato
Attraverso l'enciclica Respicientes ea (1° novembre 1970) scomunicò il re d'Italia e tutti coloro che, a vario titolo, avevano preso parte all'occupazione dei territori della Santa Sede. Invitò i cattolici a disertare le urne e la vita politica in segno di protesta, attraverso reiterate dichiarazioni di contrarietà.

Allega File  pio IX.jpg   8,95K   0 Numero di downloads

Il punto di vista di Radici Cristiane(Diretto da Roberto de Mattei):

Il Papa vittima della Rivoluzione Italiana

Concludiamo le pagine dedicate al Risorgimento con una presentazione del beato Pio IX, il “cattivo”, il nemico, agli occhi del Risorgimento, il fedelissimo Vicario di Gesù Cristo agli occhi della Cattolicità: uno dei più grandi pontefici di tutti tempi, che più di altri seppe essere “pietra di contraddizione” e seppe portare per più di trenta anni la croce sulla strada maestra del Calvario, pur di non cedere di un passo alle sirene – pacifiche o furibonde – dei figli del “progresso”.

La difesa del potere temporale coincise per lui con la lotta contro quel processo di secolarizzazione e di immanentizzazione della società che avrebbe caratterizzato la storia d’Italia, coprendo nel secolo successivo all’Unificazione realtà politiche diverse come il risorgimento, il fascismo, l’antifascismo.
Pio IX – che, non bisogna dimenticarlo, non fu un aggressore, ma un aggredito – avversò il risorgimento non per i suoi ideali unitari, ma per i suoi presupposti ideologici. Fece appello a volontari cattolici da tutta Europa per difendere lo Stato pontificio dagli invasori, ma condusse la sua battaglia in difesa dei diritti della Chiesa minacciata dal liberalismo anticristiano soprattutto con le armi di un limpido e coerente Magistero


Giulio Andreotti su Pio IX
Un curioso testo, a metà fra storiografia e testimonianza personale, è quello che il leader politico democristiano Giulio Andreotti ha dedicato pochi anni fa a Pio IX. Andreotti narra della morte di Pio IX e della traslazione della salma in San Lorenzo al Verano, nel 1881. Il tentativo di gettare le spoglie del pontefice nel Tevere testimonia dei fortissimi sentimenti anticlericali esistenti nella Roma del tempo.
G. Andreotti, Sotto il segno di Pio IX, Milano, Rizzoli, 2000, pp. 7-13 e pp. 133-137
.


Nel 1861 viene proclamata l’unificazione d’Italia, cui mancano però Lazio, Veneto e Trentino.
Il Veneto sarà poi preso, nel 1866, nel corso della terza guerra d'indipendenza, cioè il conflitto tra Austria e Prussia, nella quale l’Italia si schiera a fianco della Prussica che vince la guerra.
Per l’annessione del Lazio invece bisognerà aspettare la guerra tra Francia e Prussia nel 1870.
La Francia infatti sarà sconfitta e quindi non avrà la forza di andare in aiuto del papa quando l’esercito italiano marcerà contro Roma e contro quello che restava dello Stato Pontificio, questa volta senza ricorrere ad altro pretesto che quello di dare compimento all’unificazione.

Il Papa non accetterà nessuna trattativa con gli occupanti ma anzi scomunicherà tutti e inviterà i cattolici a non partecipare alla vita politica del nuovo stato.

Nel 1871 Roma diventa quindi la nuova capitale del nuovo stato italiano, al quale manca ormai solo il trentino. Ma per annettere anche quel territorio si dovrà aspettare il massacro della prima guerra mondiale.

#2 Alexpaper

Alexpaper

    Il papero di Moldweb


  • 139 messaggi
  • Iscritto il: 28-agosto 11

Inviato 25 giugno 2012 - 17:01

...ma per fortuna o purtroppo, lo sono!



"Mi scusi Presidente
ma forse noi italiani
per gli altri siamo solo
spaghetti e mandolini.
Allora qui m'incazzo
son fiero e me ne vanto
gli sbatto sulla faccia
cos'è il Rinascimento."

Messaggio modificato da Alexpaper il 25 giugno 2012 - 17:05


#3 giobruno

giobruno

    Il Prof


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  • Iscritto il: 03-febbraio 10

Inviato 25 giugno 2012 - 22:59

forse Alex il video da te proposto è il modo migliore per identificare l'italianità che magistralmente Gaber ha saputo cogliere in questa sua ballata.Forse Gaber sa essere così espressivo e convincente perchè è il prototipo dell'italiano che non si sente tale quando guarda al presente ma che si inorgoglisce e si esalta quando si guarda indietro

E guardarsi indietro significa da una parte venir letteralmente abbagliato dal nostro Rinascimento.un periodo che non trova riscontro in nessun altro paese, e dall'altra sentirsi accomunati nel sacrificio di tanti giovani che con il Risorgimento hanno ridato l'unità e restituito la dignità all'Italia dopo circa 1400 anni di invasioni barbariche e di occupazioni scellerate a partire dalla caduta dell'impero romano d'occidente.

Con il mio primo post ho voluto sottolineare che un paese smembrato - il regno del Piemonte, il Lombardo-Veneto sotto l'Austria, il Granducato di Toscana, il Regno Pontificio, il Regno delle Due Sicilie, più tanti staterelli in Emilia- ha saputo con i suoi martiri passare sopra agli egoismi dei vari stati ed abbattere poteri secolari ...

E' questo.un momento di riflessione che dopo 150 anni dall'unità d'Italia senza far tante polemiche vuol riconoscere dove sta di casa la verità storica di quegli eventi. E soprattutto riconoscere chi puo' ritenersi con merito artefice di casa 'Italia'

#4 giobruno

giobruno

    Il Prof


  • 1451 messaggi
  • Iscritto il: 03-febbraio 10

Inviato 27 giugno 2012 - 13:34

I moti risorgimentali nascono nel profondo sud:
la storia diventa poesia

Non ci sono morti risorgimentali di prima e seconda categoria, morti del sud e morti del nord, ma solo morti.
Vero è che i primi moti rivoluzionari sono scoppiati nel sud, a quel tempo regno delle due Sicilie.

La notte tra il e il 2 luglio 1820, Morelli e Silvati diedero il via alla cospirazione disertando con circa 130 uomini e 20 ufficiali. e .nei giorni seguenti, il re Ferdinando I si vide costretto a concedere la costituzione. Moti rivoluzionari si estesero poi in Sicilia.Dopo pochi mesi, le potenze della Santa Alleanza, riunite in congresso a Lubiana, decisero l'intervento armato contro i rivoluzionari che nel Regno delle Due Sicilie avevano proclamato la costituzione. Si cercò di resistere, ma il 7 marzo 1821 i costituzionalisti di Napoli comandati da Guglielmo Pepe, furono sconfitti dalle truppe austriache. Il 24 marzo gli austriaci entrarono a Napoli senza incontrare resistenza e chiusero il neonato parlamento. Il 7 novembre 1820 il re Ferdinando inviò un esercito agli ordini di Florestano Pepe (poi sostituito dal generale Pietro Colletta) che riconquistò la Sicilia con delle lotte sanguinose e ristabilì la monarchia assoluta, risottomettendo la Sicilia a Napoli.

Circa 40 anni dopo fu sempre il suditalia, il teatro di altri moti rivoluzionari. Carlo Pisacane,napoletano, pur non essendo un mazziniano “puro”, mise da parte alcune sostanziali differenze ideologiche per progettare e promuovere nel sudItalia azioni che, facendo leva sul malessere dei contadini, potessero far scoccare la scintilla rivoluzionaria. E’ noto l’epilogo di questa tentata rivoluzione che fu sedata nel sangue soprattutto ad opera di contadini inferociti che accolsero con forconi i trecento uomini di Pisacane. Questi il 28 giugno 1857 sbarcarono a Sapri, ma furono assaliti dagli stessi contadini locali, ai quali le autorità borboniche erano riuscite ad annunciare in tempo lo sbarco di trecento ergastolani «pronti a uccidere e saccheggiare».

"Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!". È il celeberrimo ritornello di quella che, probabilmente, è una delle più conosciute poesie risorgimentali, La spigolatrice di Sapri, composta da Luigi Mercantini in memoria dell'impresa tentata da Carlo Pisacane nel 1857.

La spigolatrice di Sapri mi è stata recitata completamente pochi giorni fa a memoria, a Triei uno sperduto paese dell’Ogliastra da una signora sarda che l’aveva studiata al tempo delle scuole elementari con tanta passione patriottica da esserne ancora contagiata. Mi ricordava tra l'altro che Pisacane era imbarcato sulla nave Cagliari, prima di essere dirottata dai rivoluzionari

il testo integrale de La spigolatrice di Sapri.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!/

Me ne andavo al mattino a spigolare,/ quando ho visto una barca in mezzo al mare:/
era una barca che andava a vapore;/ e alzava una bandiera tricolore;/
all'isola di Ponza s'è fermata,/ è stata un poco e poi si è ritornata;/
s'è ritornata ed è venuta a terra;/ sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra./

Sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra,/ ma s'inchinaron per baciar la terra,/
ad uno ad uno li guardai nel viso;/ tutti aveano una lagrima e un sorriso./
Li disser ladri usciti dalle tane,/ ma non portaron via nemmeno un pane;/
e li sentii mandare un solo grido:/ «Siam venuti a morir pel nostro lido»./

Con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro/ un giovin camminava innanzi a loro./
Mi feci ardita, e, presol per la mano,/ gli chiesi: «Dove vai, bel capitano?»/
Guardommi e mi rispose: «O mia sorella,/ vado a morir per la mia patria bella»./
Io mi sentii tremare tutto il core,/ né potei dirgli: «V'aiuti 'l Signore!»/

Quel giorno mi scordai di spigolare,/ e dietro a loro mi misi ad andare./
Due volte si scontrar con li gendarmi,/ e l'una e l'altra li spogliar dell'armi;/
ma quando fur della Certosa ai muri,/ s'udirono a suonar trombe e tamburi;/
e tra 'l fumo e gli spari e le scintille/ piombaro loro addosso più di mille./

Eran trecento, e non voller fuggire;/ parean tremila e vollero morire;/
ma vollero morir col ferro in mano,/ e avanti a lor correa sangue il piano:/
fin che pugnar vid'io per lor pregai;/ ma un tratto venni men, né più guardai;/
io non vedeva più fra mezzo a loro/ quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro/



#5 jerrydrake

jerrydrake

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Inviato 27 giugno 2012 - 14:03

DAL RISORGIMENTO ALL’UNITA’ D’ITALIA: la storia che poco si sa


La STORIA CHE NESSUNO CI HA FATTO STUDIARE:
http://cronologia.le...oria/a1863b.htm

fatti una belle lettura giò

e poi ascolta (ma dopo aver letto sopra!) i testi di questa, ancora nostra canzone popolare



E' l vero inno Giò, riscoperta e riadattata da Bennato.... e solo dopo 120 anni dall' UNITA che qualcosa è riuscito a trapelare...


la differenza tra LORO ed i partigiani della II° guerra mondiale è che quel movimento HA PERSO! Altrimenti Ninco Nanco e Crocco sarebbero stati i Che Guevara e i partigiani dei terroristi!

E vedi Giò, il brigantaggio ( purtroppo devo chiamarlo anche io cosi), è stato l'UNICO vero movimento rivoluzionario popolare in quasi 2000 anni di storia di quella Terra e quel popolo che noi ora chiamiamo ITALIA....


Tu parli della spigolatrice di Sapri, ma chi li ha chiamati? Con quale diritto dovevano decidere per i campani o per i calabresi?

#6 jerrydrake

jerrydrake

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Inviato 27 giugno 2012 - 14:11




questa canzone ancora me la cantava mio nonno quando ero bambino...

ma oggi?.... I miei conterranei hanno davvero dimenticato tutto e quindi non me ne frega nulla neanche di essere lucano
Ma sono orgoglioso di loro. Questo si, ho qualcosa dei miei avi di cui anche io posso vantarmi :)

Messaggio modificato da jerrydrake il 27 giugno 2012 - 16:05


#7 jerrydrake

jerrydrake

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Inviato 27 giugno 2012 - 14:22

e dato che ci sei puoi dare un occhiata anche qua

http://www.lametropo...it/briganti.htm

#8 giobruno

giobruno

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Inviato 27 giugno 2012 - 16:09

La STORIA CHE NESSUNO CI HA FATTO STUDIARE:
http://cronologia.le...oria/a1863b.htm

fatti una belle lettura giò

e poi ascolta (ma dopo aver letto sopra!) i testi di questa, ancora nostra canzone popolare

http://www.youtube.com/watch?v=awtTnaMRjCU&feature=related

E' l vero inno Giò, riscoperta e riadattata da Bennato.... e solo dopo 120 anni dall' UNITA che qualcosa è riuscito a trapelare...


la differenza tra LORO ed i partigiani della II° guerra mondiale è che quel movimento HA PERSO! Altrimenti Ninco Nanco e Crocco sarebbero stati i Che Guevara e i partigiani dei terroristi!

E vedi Giò, il brigantaggio ( purtroppo devo chiamarlo anche io cosi), è stato l'UNICO vero movimento rivoluzionario popolare in quasi 2000 anni di storia di quella Terra e quel popolo che noi ora chiamiamo ITALIA....


Tu parli della spigolatrice di Sapri, ma chi li ha chiamati? Con quale diritto dovevano decidere per i campani o per i calabresi?


beh Jerry sto anch'io provocandoti e agitando il tuo sangue lucano. E vedi che pure tu sei orgolioso dei tuoi avi, come devi essere.
Sapevo dei lager sabaudi dopo l'unità, ma non seguendo le vie ufficiali di una storia che nessuno ci ha fatto studiare. E oggi il brigantaggio sta assumendo contorni meno foschi.

E qui siamo convergenti: il comune obbiettivo è quello di far conoscere i risvolti di una storia dietro le quinte.
Questa storia del brigantaggio postunitario bisogna, Jerry, raccontarla, perchè la Lucania è stata la regione con il piu' alto tasso di brigantaggio. E la ragione è che dopo aver aderito ai nuovi ideali liberali che Garibaldi portava con sè, il comitato rivoluzionario di Albini non fu in grado di mantenere le promesse dell'abolizione del latifondismo e della ridistribuzione delle terre ai contadini. Da li' i contadini, unici a non averci guadagnato nulla dall'unità d'Italia, imbracciarono le armi e divennero briganti. Ma la reponsabilità ricade anche sui 'signori' lucani di quel tempo che aderirono ai moti liberali per convenienza, supponendo di mantenere intatti i propri privilegi. E l'hanno pagata cara questi briganti che di fatto continuarono ad esistere fino alla fine del secolo,

Anche nella mia regione abbiamo conosciuto il fenomeno del brigantaggio. però preunitario, nella figura di Stefano Pelloni, il Passator cortese, secondo il Pascoli, che anche Garibaldi teneva in considerazione, per essere aintiaustriaco e antipapale, una sorta di Robin Hood che toglieva ai ricchi per donare ai poveri (ma in fondo non era proprio così) e quindi amato dalla gente comune. Ucciso dalla Gendarmeria pontificia, il cadavere venne poi seppellito presso la Certosa di Bologna in luogo sconsacrato,
Prima della sepoltura, il suo cadavere fu messo su un carretto ed esibito per tutte le strade della Romagna, a dimostrazione dell'effettiva fine del brigante e per evitare l'insorgere di eventuali future leggende sulla sua morte

#9 pallino

pallino

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Inviato 27 giugno 2012 - 16:21

beh Jerry sto anch'io provocandoti e agitando il tuo sangue lucano. E vedi che pure tu sei orgolioso dei tuoi avi, come devi essere.
Sapevo dei lager sabaudi dopo l'unità, ma non seguendo le vie ufficiali di una storia che nessuno ci ha fatto studiare. E oggi il brigantaggio sta assumendo contorni meno foschi.

E qui siamo convergenti: il comune obbiettivo è quello di far conoscere i risvolti di una storia dietro le quinte.
Questa storia del brigantaggio postunitario bisogna, Jerry, raccontarla, perchè la Lucania è stata la regione con il piu' alto tasso di brigantaggio. E la ragione è che dopo aver aderito ai nuovi ideali liberali che Garibaldi portava con sè, il comitato rivoluzionario di Albini non fu in grado di mantenere le promesse dell'abolizione del latifondismo e della ridistribuzione delle terre ai contadini. Da li' i contadini, unici a non averci guadagnato nulla dall'unità d'Italia, imbracciarono le armi e divennero briganti. Ma la reponsabilità ricade anche sui 'signori' lucani di quel tempo che aderirono ai moti liberali per convenienza, supponendo di mantenere intatti i propri privilegi. E l'hanno pagata cara questi briganti che di fatto continuarono ad esistere fino alla fine del secolo,

Anche nella mia regione abbiamo conosciuto il fenomeno del brigantaggio. però preunitario, nella figura di Stefano Pelloni, il Passator cortese, secondo il Pascoli, che anche Garibaldi teneva in considerazione, per essere aintiaustriaco e antipapale, una sorta di Robin Hood che toglieva ai ricchi per donare ai poveri (ma in fondo non era proprio così) e quindi amato dalla gente comune. Ucciso dalla Gendarmeria pontificia, il cadavere venne poi seppellito presso la Certosa di Bologna in luogo sconsacrato,
Prima della sepoltura, il suo cadavere fu messo su un carretto ed esibito per tutte le strade della Romagna, a dimostrazione dell'effettiva fine del brigante e per evitare l'insorgere di eventuali future leggende sulla sua morte


Quante cazzate ci hanno fatto studiare? Le vere informazioni si lasciano al dopo. Anche io sapevo da lontano alcune storie sui lager sabaudi ma non così in dettaglio.

PAllino

#10 jerrydrake

jerrydrake

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Inviato 27 giugno 2012 - 16:38

E qui siamo convergenti: il comune obbiettivo è quello di far conoscere i risvolti di una storia dietro le quinte.


E' la bellezza di quando si fa una chiacchiera tra persone che non hanno padroni ;)


comunque per tornare a quella storia Giò, la verità è che il Piemonte ci ha sempre considerati una colonia. Non ha fatto mia nulla per il nostro benessere e progresso (basta vedere tutte le aziende che dismise e di tutti i suoi funzionari che ci mandò)..nello stesso tempo in altra parte del globo era appena finita la guerra di successione e la prima cosa che fece il "Nord" fu quello di far rinascere l'economia del "Sud" e di assimilare nell' esercito americano tutti i combattenti di ruolo dei loro fratelli sconfitti...

il Sud Italia, al Piemonte gli serviva per pagare i debiti contratti con l' Inghilterra e Francia e a Vittorio Emanuele non gli interessava nulla d' Unita' d' Italia, lui voleva solo ingrandire il suo Impero :)

#11 CarloP

CarloP

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Inviato 27 giugno 2012 - 17:35

La piccola Angelina Romano, martire dell’Unità d’Italia

Oggi si narrerà una storia triste, drammatica, una storia che se per un verso è assimilabile a tantissime altre, per un altro contiene qualcosa di talmente scomodo, da essere stata volutamente tenuta nascosta e sottaciuta. Si narrerà di ciò che successe in un paese siciliano, Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, ad una bambina di soli 9 anni.

Gli artefici di questa crudele vicenda sono coloro che nella storia “ufficiale” vengono definiti “liberatori”e la brutalità con cui si sono svolti i fatti dovrebbe far scaturire le stesse sensazioni di quelle narrazioni televisive, a cui oggi siamo tanto abituati, e in cui purtroppo i bambini sono protagonisti in negativo.
La realtà storica ha dimostrato, in più occasioni, che fu solamente una evento voluto da pochi e a causa di interessi, soprattutto economici.

Ma torniamo alla nostra bambina di 9 anni.
Era l’inverno del 1862, e già dall’anno precedente il neo governo sabaudo-piemontese aveva mandato in Sicilia il generale Covone dandogli poteri “speciali”, tra cui quello di emanare la legge marziale e proclamare lo stato d’assedio. Il primo atto di questo generale fu quello di dare ordine ai soldati piemontesi di avere “libero arbitrio” nel decidere della vita o della morte dei siciliani. Proprio in questo clima di ostilità accaddero fatti gravissimi che coinvolsero la città di Castellammare del Golfo. Ivi il malcontento verso gli oppressori sabaudi era molto forte, ma la scintilla che fece esplodere la rivolta fu l’introduzione della leva militare obbligatoria, provvedimento sconosciuto sotto i Borbone.
Tale legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno il 30 giugno 1861, comportava l’allontanamento per sette lunghi anni di tanti giovani dalle loro famiglie e dalle loro terre.Per scappare da questa norma ingiusta tantissimi ragazzi si nascosero nei boschi e nelle colline intorno alla città, ma non potendo vivere a lungo in quelle condizioni disagiate, il 2 gennaio 1862 decisero di insorgere contro i piemontesi.
Così, alle 14 di una gelida giornata invernale, più di 450 giovani, armati di qualsiasi cosa avessero trovato per le strade, entrarono nella città di Castellammare e diedero l’assalto alla sede del commissario di leva Bartolomeo Asaro e del comandante della Guardia Nazionale Francesco Borruso. I piemontesi risposero immediatamente e da Palermo furono mandati interi battaglioni di bersaglieri coadiuvati da ben due navi da guerra che approdarono nel porto della città.
Il corpo di spedizione era comandato dal generale Quintini, famoso per essere tra i più crudeli e spietati nell’isola, e invase immediatamente il paese. Gli insorti furono costretti a fuggire e tornarono a nascondersi nei boschi, mentre centinaia di popolani, abitanti del posto, cercarono rifugio in campagna. Proprio in quel momento avvenne uno degli episodi più drammatici di tutta la storia risorgimentale: mentre i bersaglieri perlustravano i dintorni di Castellammare, nella contrada Falconiera, trovarono un gruppo di cittadini, tra cui il parroco del paese, che si erano rifugiati lì per paura, e il generale Quintini dopo un interrogatorio sommario, diede ordine di fucilare tutta quella gente, senza processo e con l’accusa di essere parenti degli insorti.
Nel frattempo, i soldati udirono i pianti di una bambina che aveva avuto la sfortuna di trovarsi nelle vicinanze, la presero di peso e la posero, ancora col viso bagnato dalle lacrime, di fronte al plotone di esecuzione. Era il 3 gennaio del 1862, il vento spazzava le lustri divise e faceva svolazzare le “penne” dei bersaglieri, in quel momento chissà quali furono i pensieri di quella bambina che si era trovata per caso di fronte a uomini con strani cappelli pennuti che le puntavano i fucili e che parlavano in una strana lingua. Chissà se in quel momento si rese conto di stare vivendo i suoi ultimi attimi, e se con matura consapevolezza riportasse alla memoria quando giocava per i prati o quando aiutava la madre a cucire.
Ma a Quintini questi pensieri non interessavano e ordinò senza remore: “puntate, parate, fuoco!”.

Tale episodio potrebbe ricordare gli eccidi che le SS naziste hanno fatto in Europa, invece stiamo parlando dei “Padri della Patria” e la rabbia che oggi cresce sempre di più e che sale nelle vene sta nel fatto di volere ancora e tutt’ora nascondere queste verità brutali. L’unità d’Italia fu una guerra di conquista a sfondo razzista avvenuta nel Sud Italia con le stesse modalità del nazismo: interi paesi rasi al suolo, brutalità gratuite contro i civili, istituzione di lager; e solo quando questo Paese avrà il coraggio di guardare in faccia i suoi “scheletri nell’armadio” forse potrà pensare al futuro.
Resta il fatto che oggi solo nell’archivio storico militare, ma in nessun libro di storia, troviamo scritto: “Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 9, fucilata, accusata di Brigantaggio”.

Le altre sette persone fucilate quel giorno:
Don Benedetto Palermo, di anni 43, sacerdote
Mariano Crociata, di anni 30

Marco Randisi, di anni 45
Anna Catalano, di anni 50
Antonino Corona, di anni 70
Angelo Calamia, di anni 70


Scritto da Valerio Rizzo

Messaggio modificato da CarloP il 27 giugno 2012 - 17:47


#12 jerrydrake

jerrydrake

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Inviato 27 giugno 2012 - 17:54

ma la scintilla che fece esplodere la rivolta fu l’introduzione della leva militare obbligatoria, provvedimento sconosciuto sotto i Borbone.
Tale legge, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del Regno il 30 giugno 1861, comportava l’allontanamento per sette lunghi anni di tanti giovani dalle loro famiglie e dalle loro terre.


I piemontesi avevano trovato la loro carne da macello utile ad allargare il proprio impero
(mai gli inglesi in quelle che furono chiamare COLONIE , ha mai fatto una cosa del genere)


comunque la diversità di trattamento derivò dal fatto che i principi e principini del centro Italia in pratica, con l'annessione, andarono a spartirsi il potere con i Savoia. Al contrario del regno delle due Sicilie che nei fatti era governato da una potenza straniera

#13 CarloP

CarloP

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Inviato 27 giugno 2012 - 18:05



#14 jerrydrake

jerrydrake

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Inviato 27 giugno 2012 - 18:19

Sai una cosa Carlo: in tutti i nostri Paesi e città , della Lucania e della Calabria, esistono ancora vie intestate a Vittorio Emanuele e ad i suoi eredi..Nessuna intestata a Crocco o a Ninco Nanco... :(



va beh...in tutta Italia, ci sono ancora vie intestate a Togliatti... :)

Messaggio modificato da jerrydrake il 27 giugno 2012 - 18:19


#15 giobruno

giobruno

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Inviato 27 giugno 2012 - 19:42

La piccola Angelina Romano, martire dell’Unità d’Italia

Oggi si narrerà una storia triste, drammatica, una storia che se per un verso è assimilabile a tantissime altre, per un altro contiene qualcosa di talmente scomodo, da essere stata volutamente tenuta nascosta e sottaciuta. Si narrerà di ciò che successe in un paese siciliano, Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani, ad una bambina di soli 9 anni.

Resta il fatto che oggi solo nell’archivio storico militare, ma in nessun libro di storia, troviamo scritto: “Castellammare del Golfo, 3 gennaio 1862, Romano Angelina, di anni 9, fucilata, accusata di Brigantaggio”.



Scritto da Valerio Rizzo


Carlo, sei andato a scovare una verità scomoda, e in questo caso a me sconosciuta.
Già da alcuni anni stiamo urlando tra noi che ci hanno siringato nelle vene lezioni di storia di facciata, di convenienza, di eroismi a senso unico....Sta anche a noi far emergere una realtà ben piu' crudele e complessa, attingendo a fonti incontrollate.

#16 Polifemo

Polifemo

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Inviato 27 giugno 2012 - 21:40

bella discussione, qualche anno fa aprii un topic simile ed un utente diede quasi di matto per le cose simili che scrissi....

cmq l'unione d'Italia è stata imposta al sud e non cercata ...

il sud aveva industrie e risorse. le casse della banca del regno furono depredate per essere usate per pagare i debiti del Piemonte

io di mio, ogni due giugno al di fuori del mio balcone, espongo la bandiera del Regno.... e penso che in futuro la lascerò

per sempre ....in modo da far pensare qualcosa a chi la vede ...

#17 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 28 giugno 2012 - 10:36

Ho appena comprato TERRONI di Pino Aprile
(tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del sud diventassero meridionali) ...
E guarda anche chi ne parla di questo libro ... in questo bellissimo cd dedicato ai Sud del mondo ...


#18 CarloP

CarloP

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Inviato 28 giugno 2012 - 10:40

http://www.youtube.com/watch?v=KENDcJBUEQw&feature=related

Sentite il finale ...

Messaggio modificato da CarloP il 28 giugno 2012 - 10:42


#19 Alexpaper

Alexpaper

    Il papero di Moldweb


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Inviato 28 giugno 2012 - 12:13

Stiamo parlando di cose successe più di 150 anni fa... per le quali nè io, nè mio padre, nè mio nonno, nè il mio bisnonno possiamo o potevano far nulla.
Poi stasera tutti davanti alla tv a guardare la partita...

#20 Giovanni Ricciardi

Giovanni Ricciardi

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Inviato 28 giugno 2012 - 12:32

Ho appena comprato TERRONI di Pino Aprile
(tutto quello che è stato fatto perchè gli italiani del sud diventassero meridionali) ...
E guarda anche chi ne parla di questo libro ... in questo bellissimo cd dedicato ai Sud del mondo ...

Ciao Carlo,
anche io ho acquistato e letto il libro tre mesi fa. Bisognerebbe farlo leggere a tutti i leghisti. La mia terra d'origine è Benevento, non aggiungo altro. Ne raccomando la lettura a un certo Sergio3, se frequenta il nostro forum sotto altro nikname.
Un altro libro che non dovrebbe mancare, dello stesso autore Pino Aprile è "Giù al sud" perché i terroni salveranno l'Italia