Le lasagne alla bolognese sbarcano nella secessionista Transnistria
La tradizione emiliana, e più propriamente bolognese, le vuole condite a strati con ragù bolognese, besciamella e Parmigiano-Reggiano, e passate al forno. Tale preparazione assume la denominazione di lasagne al forno, o semplicemente lasagne. Fuori dall'Emilia questo piatto è noto come lasagne alla bolognese, attribuzione derivante dal condimento tipico di Bologna. In altre regioni del nord Italia il termine può indicare anche strisce lunghe e larghe (circa 2 cm) di pasta all'uovo, da consumare quasi sempre asciutte, più raramente nei minestroni.
Abbiamo superato lo scoglio della besciamella non reperibile in Transnistria, attingendo preziose informazioni dalla consorella Elena, nonché moglie dell’eccelso Venerabile. Un ingrediente che risulta semplice da produrre se si hanno le giuste informazioni
Le lasagne (dal greco antico làganon, λάγανον), è un piatto di origine antichissima, compare per la prima volta in forma scritta nel de Re coquinaria (L’arte culinaria) di Apicio. La tradizione della sua produzione si è mantenuta nell'Emilia, in Romagna e nelle Marche.
Ciò che mi ha sempre affascinato è quello che si nasconde dietro alle ricette antichissime come quella delle lasagne. Tra i tanti Apicio vissuti nel periodo romano, ve ne è uno speciale che risponde al nome di Marco Gavio Apicio (cui si deve la paternità delle lasagne), uno dei più grandi gastronomi dell’Antica Roma, che ha una storia decisamente interessante.
Marco Gavio Apicio (25 a.C.-37 d.C.), viene citato sia da Seneca che da Plinio, e su di lui si andarono molti aneddoti. Si dice, ad esempio, che nutrisse le murene con la carne degli schiavi, e che si sia ucciso dopo aver dilapidato in banchetti un immenso patrimonio. In base a testimonianze indirette, comunque, si può affermare con certezza che Marco Gavio nacque intorno al 25 a.C. e morì suicida - verso la fine del regno di Tiberio - quando s'accorse che il suo patrimonio, ridotto a soli dieci milioni di sesterzi, non gli avrebbe più con¬sentito il tenore di vita a cui s'era abituato.
Nel III o forse IV sec. dell'era volgare fu compilata una raccolta di ricette a nome di Apicio, il De re coquinaria (L'arte culinaria), in dieci libri, forse un rimaneggiamento di un antico ricettario di Marco Gavio.
Letto questo, e memore di quanto appreso, auspico che la nostra Confraternita, non segua le orme di Apicio dilapidando in banchetti e libagioni le sostanze in lei (moneta molto meno pregiata del sesterzo), faticosamente accumulate in questo mese di vita.
Ieri abbiamo operato un sincretismo delle due tradizioni italiana e moldava: lasagne e saslik
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