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DI CUCINA, DI VINO E DI ALTRE SCIOCCHEZZE …


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523 replies to this topic

#121 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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  • Joined: 23-December 08

Posted 04 April 2012 - 11:35

Il primo focolare
Acceso un milione di anni fa dagli antenati dell'uomo

Ansa 03 aprile, 12:52
Ci sono notizie che passano inosservate, presi come siamo dal vortice della
vita quotidiana, o che forse, pochi hanno voglia di leggere.
Sono notizie che personalmente trovo piene di fascino e che
mi appassionano. Questa è una di quelle ...
Immagine Postata
La grotta di Wonderwerk in Sudafrica dove sono stati scoperti i resti dell’antico fuoco
(fonte: Michael Chazan, Università di Toronto)
E' stato acceso un milione di anni fa dagli antenati dell'uomo, il fuoco più antico mai scoperto.
Descritta sulla rivista dell'Accademia di Scienze Americane (Pnas), la scoperta si deve
a un gruppo di ricerca coordinato dall'archeologo italiano Francesco Berna, che lavora
negli Stati Uniti presso la Boston University.
I resti del fuoco sono stati scoperti in Sudafrica, nella caverna di Wonderwerk, insieme
ai resti vegetali inceneriti, frammenti di ossa carbonizzate e resti di strumenti in pietra e dimostrano che gli antenati dell'uomo usavano il fuoco e sapevano controllarlo 300.000 anni prima di quanto immaginato finora.
I resti scoperti nella grotta sono stati analizzati con la tecnica della microspettroscopia a infrarossi e le analisi mostrano che i materiali sembrano essere stati bruciati sul posto anziché essere stati trasportati nella caverna dal vento o dall'acqua.
La brace ottenuta bruciando erbe, ramoscelli e foglie potrebbe essere stata utilizzata per cuocere il cibo, probabilmente carne, come suggeriscono i resti delle ossa trovati nelle vicinanze.
"Le nostre evidenze - ha spiegato Berna - sono compatibili con la cottura dei cibi, in particolare della carne, ma dobbiamo ancora provare con certezza che le ossa non venissero gettate nel fuoco in seguito al consumo di carne e midollo crudi.
Questa è una delle linee di ricerca a cui stiamo cominciando a lavorare tramite l'analisi
di tracce d'uso su ossa e strumenti litici utilizzati eventualmente per l'estrazione di residui organici".
Secondo i ricercatori questa sorta di antico 'barbecue' è la prima prova 'inequivocabile'
di combustione in un contesto archeologico ed è coerente con l'ipotesi che gli antenati dell'uomo, a partire dall'Homo erectus, potrebbero avere adottato una dieta con cibi cotti. "La nostra ricerca - ha proseguito Berna - prova che l'uomo, probabilmente l'Homo erectus, aveva una certa familiarità con il fuoco già un milione di anni fa.
Questa era una ipotesi basata su alcune evidenze archeologiche considerate però ambigue perché provenienti da siti all'aria aperta in cui l'azione di incendi naturali non poteva essere esclusa.
Le scoperte nella grotta di Wonderwerk ci tolgono invece molti di questi dubbi".
"Il controllo del fuoco è stato un punto di svolta nell'evoluzione umana, che ha toccato tutti gli elementi della società", ha osservato un altro degli autori, l'antropologo canadese Michael Chazan dell'università di Toronto.
"L'impatto della cottura degli alimenti è ben documentato ma la socializzazione
attorno a un fuoco - ha concluso - potrebbe in realtà essere un aspetto essenziale
di ciò che ci rende umani".

Edited by CarloP, 04 April 2012 - 11:40.


#122 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3,602 posts
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Posted 20 April 2012 - 09:30

Lakabe

Immagine Postata

Immagina un paesino che si chiama Lakabe, distrutto, abbandonato e pieno di rovi, sulle le montagne dei Pirenei. Immagina un gruppo di persone che inseguendo delle capre 30 anni fa lo incontrano per caso e decisero di riabitarlo. Immagina che questo gruppo di persone era senza soldi e senza conoscenze particolari e che durante i primi anni di insediamento l’energia elettrica era sufficiente solo per l’illuminazione ed era fornita da un generatore eolico fatto con i cucchiaini… Immagina che poco a poco negli anni queste persone ricostruiscono l’intero paesino, piantano orti, allevano animali e restaurano gli edifici sfruttando le risorse locali. Immagina che questo paesino in qualche anno sia diventato autosufficiente dal punto di vista energetico e alimentare. Immagina che questo paesino oggi sia tecnologicamente avanzato ed in grado di lavorare il legno, la pietra e il metallo. In grado di costruirsi le case e di prodursi il biodiesel. In grado di utilizzare le risorse locali per prodursi formaggi, birra, saponi, e quasi tutto quello di cui c’è bisogno.

Lakabe è un utopia!
C’è chi crede che Lakabe sia una leggenda, c’è chi dice che non è mai esistita, che è solo una utopia mai realizzata e forse irrealizabile… Ma invece Lakabe esiste! Io ci sono stato nel 2011 e l’utopia si è trasformata in realtà. Entrare a Lakabe non è come tornare al medioevo ma anzi sembra di essere catapultato nel futuro. 30 anni fa quando Lakabe venne occupata le autorità non sgomberarono il posto perchè credevano che senza strade e senza luce nessuno sarebbe rimasto lì a lungo. Era una pazzia…
Invece con il passare del tempo questa comunità è andata crescendo, e si è evoluta al punto da diventare un esempio e un punto di forza per tutte le comunità della regione. A Lakabe si sono riappropriati della sovranità alimentare. Non dipendono più dai supermercati. A Lakabe non esistono le banche e i mutui per la casa. Dopo anni di occupazione il terreno è attualmente in concessione ventennale. A Lakabe si sono riappropriati del diritto alla casa. Con pale eoliche, pannelli solari e una turbina si sono costruiti un’indipendenza energetica e quasi non risentono gli andamenti del mercato del petrolio. Hanno una economia in comune, c’è il fabbro, la falegnameria e l’officina meccanica. C’è un infermeria per il pronto soccorso. Nel Panificio si produce pane ecologico per gli abitanti di Lakabe e per la vendita agli altri paesini. Ci sono corsi di varia natura tutto l’anno. La birra di Lakabe è ottima e dall’olio di cucina usato si produce il biodiesel…
Gli abitanti di Lakabe vivono una vita semplice che segue i ritmi naturali. Non si consuma così tanto per consumare, sono lontani dal pensiero consumista, l’hanno superato già da tempo. I residui sono ridotti a livelli bassissimi. Esiste una cassa comune dalla quale tutti gli abitanti possono prelevare piccole somme senza che sia necessaria l’assemblea che normalmente viene convocata per le spese più grandi. A Lakabe non si vive sotto il costante bombardamento pubblicitario a cui sono sottoposti normalmente i cittadini europei. A Lakabe Si vive senza stress, si respira aria pulita, si mangiano cibi genuini e si può accedere ad internet…
Lakabe è sovversiva!

Immagine Postata

http://byologik.wordpress.com/

Edited by CarloP, 20 April 2012 - 09:33.


#123 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 24 April 2012 - 14:57

Cucina creativa dal basso.
Guarda che ti fa Mustafà

Scritto da: Fabio Cagnetti

E’ bello vivere in un mondo in cui si respira cibo, in cui la cucina creativa viene dal basso. In questo video girato a Porta Portese c’è tutto, a cominciare da tanta ironia e da un talento raro nel vendere.

Cucina creativa, presentazione dei piatti, slogan memorabili (“Guarda che ti fa Mustafà!”), cucina etnic, ironia sulle diete (“Ecco la patata [col buco in mezzo, NdR] per dimagrire”), Made in Italy e una frecciatina al Vaticano (“costa 5 euro perché è tutta roba rubata al Vaticano”).
Per me Mustafà è il venditore di utensili per cucina dell’anno, anzi il personaggio culinario dell’anno. Subito in TV!


Edited by CarloP, 24 April 2012 - 14:58.


#124 jerrydrake

jerrydrake

    Advanced Member


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Posted 24 April 2012 - 17:32

Uno spettacolo davvero! Questo è italiano al 100%! :roflmao:

#125 Rick

Rick

    Advanced Member


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  • Joined: 25-August 05

Posted 24 April 2012 - 22:29

quel sistema per il succo di limone

mi ha fatto ricordare come si "succhiano" le arance in Brasile

Prima si schiaccia l'arancia un po' da tutte le parti

poi si taglia la buccia dalla parte del picciolo

sino a vedere la polpa rossa

e quindi si succhia continuando a schiacciare sui lati dell'arancia .


Una versione + raffinata

evita il taglio

e si infila una cannuccia direttamente nella buccia .


E' molto frequente vedere "os rapazinhos de rua "

andare in giro con questa "borraccia" naturale

#126 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 25 April 2012 - 22:17

Libera colazione in libero stato (d’animo)
Scritto da: Cristina Scateni

Immagine Postata

Un rito, una rassicurazione, il primo passo del buon risveglio, una convenzione da dimenticare. Mamma colazione ci dice chi siamo e come ci piace cominciare. Ho classificato, senza pretesa di completezza, le colazioni che ho incontrato sulla mia strada.

Essenziale. Caffè della moka e ciao. È un duro, senza fronzoli. Se lo prende amaro, non rivolgergli mai la parola nella prima mezz’ora dal risveglio. Se lo prende direttamente dal comodino, è fortunato/a.
Adolescente di ritorno. Apparecchia con cura la tavola. Latte caldo con un goccio di caffè in tazza grande, con 2 o 3 cucchiaini di zucchero. Mangia gli stessi frollini da 20 anni. Li tira fuori dalla confezione e li mette in fila sopra la tovaglietta. Guarda fisso davanti a sé mentre cronometra l’inzuppo. Si porta un pacco dei suoi frollini anche in vacanza.
Adolescente per sempre. Per lui una merendina è il massimo: il saccottino all’albicocca lo stuzzica, la girella lo ammalia. Viene da un passato di crostatine e tegolini. Accompagna con succo di frutta. Quando nessuno lo vede, beve il succo di pera in bricco con cannuccia.
Serio e risoluto. È uno spalmatore seriale di fette biscottate, un perfezionista. Spalma con costanza per sé e per gli altri. Beve caffè lungo e zuccherato, macchiato con latte freddo. Ha eliminato il burro, anche se a ogni passata di marmellata, lo ricorda con nostalgia.
Light convinto. Yogurt bianco e caffè senza zucchero. Allegria fin dalle prime luci dell’alba e soglia del vizio pari a quella di un campione olimpionico in allenamento. È convinto che la sua linea impeccabile sia proporzionale all’acidità dello yogurt che mangia, mai e poi mai comprerebbe un Muller.
Light forzato. Marmellata light su biscottino senza zucchero. Vorrebbe addentare una fetta di torta margherita, ma rinuncia. In alternativa si concede un tazzone di latte e cereali. Scrocchia e saltella. È già stato in piscina alle 8 del mattino. È metodico, lava la tazza prima di uscire.
Ancestrale. Miele e pane integrale per lui. Al massimo uno yogurt comprato nel negozio bio sotto casa. Rassicurante e sapiente, vegetariano, ciclista, salutista.
Advertising oriented. Kinder fetta al latte o Actimel multi frutto con l’illusione di avere una riserva di energie sempre in tasca. A metà mattinata mangerebbe il polso completo di mouse del collega di fronte, ma resiste e se non ce la fa, si mangia ovviamente una Fiesta o un crackerino che conserva nel primo cassetto della scrivania.
Il dolce è una bugia. Il salato è il suo dio. Prosciutto cotto o crudo e formaggio. Quando esagera si butta sulle uova, strapazzate o alla coque. Caffè nero e pane integrale. Da quando ha scoperto che la colazione non deve per forza essere dolce, è una persona felice.
Caffè sport. Per lui cappuccino e cornetto sono il massimo dell’ispirazione mattutina. Se trova chiuso il bar di sempre, la giornata sarà indiscutibilmente compromessa.
Per caso vi ho dimenticati? Non sia mai, qual è la vostra colazione?


Io ?
Cappuccino senza schiuma e focaccia genovese.

Edited by CarloP, 25 April 2012 - 22:19.


#127 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 08 May 2012 - 11:23



#128 nikita

nikita

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Posted 08 May 2012 - 12:49

Io ?
Cappuccino senza schiuma e focaccia genovese.


Io?
Yugurt alla frutta e qualche biscotto. Caffè a metà mattina.

#129 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 13 May 2012 - 19:12

Perché se ci chiedono qual è il dolce migliore di sempre rispondiamo (quasi) tutti:
Tiramisu
Scritto da: Massimo Bernardi
Immagine Postata

Questo non è un post, è una celebrazione.
E un’ammissione personale e collettiva –frutto della consultazione di svariati editor tra i 20 e i 52 anni– di romanticismo calorico per tutte le stagioni.
Alla domanda «qual è secondo te il dolce migliore ogni epoca?» (è una domanda importante), praticamente tutti, che fossero ex ginnasiali pimpanti o seriosi giornalisti, hanno risposto «Tiramisu». Cioè: avevano pensato ad altri dolci, più raffinati o più burini; ma la questione è troppo delicata per scivolare negli opposti estremismi dolcisti.
Mentre il Tiramisu è insormontabile: la semplicità che è difficile a farsi.

Leggende del Tirami Su.
1. Al Camin di Treviso, ristorante gestito insieme al marito Ottorino proprio di fronte all’attuale hotel Al Fogher, Speranza Garatti prepara una “coppa imperiale” fatta con savoiardi, mascarpone, caffè, uova e, sopra, cioccolato grattugiato o cacao in polvere. Una morbida delizia cui Ado Campeol, ristoratore e amico dei Garatti, in un’esplosione di genio consegna il nome di «Tiramesù». Da quando Speranza Garatti non è più la maestra di cucina che era –si è spenta all’età di 87 anni– questa è la nostra versione dei fatti di riferimento.
2. Quotazioni a picco per il fraudolento tentativo fatto nel 2007 dal pur prestigioso quotidiano Washington Post: spostare di quasi mille chilometri l’invenzione del Tiramisù assegnandola a tal Carminantonio Iannaccone, campano emigrato a Baltimora. Cose che capitano se a riscrivere la storia della cucina italiana sono gli americani.
3. Allora è più credibile l’ipotesi che a ideare il capolavoro –funziona la crema, funzionano i biscotti imbevuti nel caffè– sia stato Roberto Linguanotto, cuoco del ristorante Le Beccherie di Treviso negli ruggenti anni ’50.

Versioni del Tirami Su.
Come per tutti gli amori a prima vista, esistono contraffazioni del Tiramisu ad ogni angolo del mondo. In Giappone, per dire, l’hanno messo in bottiglia. È un’incredibile, banale, trita infilata di cliché, un’espressione del peggior «Se l’hanno fatto tutti, perché io no»-pensiero, eppure il remix del dolce universale è una tentazione anche per gli chef blasonati.
1. Dal “Tirami giù” uscito dalla fantasia di Riccardo De Prà del ristorante Dolada di Plois in Pieve d’Alpago.
2. Al Tiramisù dissociato con caffè bollente della Locanda Liuzzi di Cattolica.
3. Poi il “Tiramisù apparente” della Trattoria Tre corone di Verona.
4. E quello scomposto della Lucanda di Osio di Sotto (BG).


Noi e il Tiramisu (la quota social).
Apertis verbis: qual è il più punitivo tra i Tiramisu che avete mangiato? E dove l’avete mangiato? A casa vostra, a cena da un amico poco affidabile, al ristorante. Era la versione classica o una improbabile variante? Non ditemi che era il Tiramisu destrutturato. E qual è il peggiore che avete preparato? C’è mai stato un giorno in cui avete pensato di aver fatto il Tiramisu più buono del mondo? Avete strabilianti trucchi da condividere? Fantasiose soluzioni a problemi sulle prime irrisolvibili? Usate la meringa italiana, l’albume crudo, la panna montata…?

Ricette del Tirami Su.
Dal punto di vista igienico alimentare, spiega la Cucina Italiana, la variante più discutibile del Tiramisu fatto in casa è anche la più diffusa. Prevede tuorli crudi mescolati a zucchero e mascarpone più albumi crudi montati a neve con poco zucchero. Variante preferibile, quanto meno per la sicurezza igienica: mescolare poca crema inglese con molto mascarpone e poca panna montata.
Ecco alcune tra le ricette più ispirate.
1. Crema di mascarpone.
Preparazione: Montare 3 tuorli con g 150 di zucchero cotto a 112° C, facendolo colare a filo. Una volta ottenuta una spuma gonfia e chiara, continuare a montare finché non sarà fredda. Incorporare quindi g 500 di mascarpone a cucchiaiate e insaporire alla fine con g 10 di brandy o Marsala. Servite con cacao e biscottini a piacere.
2. Tirami Su classico.
Ingredienti: mascarpone g 300, Zucchero g 150, Panna montata g 200, 5 Tuorli, Caffè macinato finissimo, un pacco di Savoiardi, 6 tazzine di Caffè espresso, liquore al Caffè.
Preparazione: Spruzzate lo zucchero con un goccio di acqua, fatelo cuocere fino alla temperatura di 110°, quindi versatelo a filo sui tuorli, montandoli con una frusta, fino a ottenere un composto biancastro, spumoso e freddo. Incorporatevi, allora, 4 tazzine di caffè espresso, il mascarpone e, per ultima, la panna, mescolando la crema con delicatezza. Preparate una bagna, stemperando 2 tazzine di caffè con una di liquore.
In un recipiente piuttosto profondo, preparate uno strato di savoiardi inzuppati nella bagna e spalmatevi sopra metà della crema al mascarpone; fate un secondo strato di biscotti inzuppati e terminate con il resto della crema, livellandola bene; per finire, spolverizzate il dolce con il caffè in polvere, facendolo scendere a pioggia da un setaccino. Tenete il tiramisù in frigorifero fino al momento di portarlo in tavola.
3. Tirami Su alle fragole.
Ingredienti zucchero semolato g 370 – fragole g 200 più un po’ – mascarpone g 125 – zucchero a velo g 80 più un po’ – albume g 70 – un limone verde – zenzero – menta – sale Pasta biscotto: farina 00 g 75 più un po’ – zucchero semolato g 75 – farina di mandorle g 60 – 2 uova – burro – zucchero a velo – sale.
Preparazione: Pasta biscotto: montate le uova con lo zucchero semolato e un pizzico di sale per 20′ circa, ottenendo una spuma biancastra e gonfia, poi incorporatevi la farina 00 setacciata, mescolando dal basso verso l’alto, infine unite la farina di mandorle. Imburrate una teglia di cm 28×37, foderatela con carta da forno, quindi imburrate e infarinate anche la carta (il burro spalmato sulla teglia consente di far aderire bene la carta, che poi si imburra e si infarina per potenziarne la funzione antiaderente) e distribuitevi il composto.
Infornate a 180 °C per 8′ circa (pasta biscotto). Sfornate la pasta biscotto, rovesciatela su un foglio spolverizzato di zucchero a velo e lasciatela raffreddare coperta dalla teglia. Scaldate g 300 di zucchero semolato con g 300 di acqua, la scorza del limone e 6 rondelle di zenzero fresco; al levarsi del bollore spegnete il fuoco e lasciate raffreddare (sciroppo allo zenzero).
Montate l’albume con un pizzico di sale e g 70 di zucchero ottenendo una spuma compatta. Lavorate il mascarpone con lo zucchero a velo, unite alle fragole frullate e alla fine incorporate delicatamente l’albume montato. Riempite 8 ciotoline alternando strati di crema al mascarpone e fragole con strati di pasta biscotto generosamente spennellata con lo sciroppo allo zenzero. Terminate con uno strato di crema e decorate con un dischetto di pasta biscotto, fragole e foglioline di menta; completate il tiramisù con una spolverata di zucchero a velo.
4. Tiramisu destrutturato.
Ingredienti. Per la crema di mascarpone: 300 g di mascarpone, 200 g di zucchero, 3 tuorli, 3 albumi, 1 cucchiaino di rhum scuro. Per la salsa al caffè: 200 g di caramello, 6 tazzine di caffè.
Preparazione: Raccogliere in una bacinella i tuorli e lo zucchero e lavorarli con la frusta fino ad avere un composto biancastro e spumoso. Unire il rhum, mescolare e infine amalgamare il mascarpone. Montare a neve gli albumi e incorporarli delicatamente al composto. Tenere in frigorifero per almeno sei ore.
Salsa al caffè: diluire il caramello con il caffè bollente.
Montaggio del dolce. Servendosi di un sac à poche con bocchetta rigata, modellare dei ciuffetti di crema di mascarpone sul fondo di una coppetta di vetro. Adagiare sopra un cerchio di biscotto savoiardo, inzuppato leggermente di caffè poco zuccherato, con un diametro più piccolo del bicchiere. Coprire con ciuffi di crema di mascarpone e finire con della pasta frolla friabile sbriciolata e cacao in polvere.

Edited by CarloP, 13 May 2012 - 19:14.


#130 CarloP

CarloP

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Posted 16 May 2012 - 17:24

Come si fa il formaggio: scamorza, caciocavallo e ricotta
Scritto da: Antonio Tomacelli

Immagine Postata
Uno dei miei sogni ? Infilarsi di soppiatto in un caseificio e ficcanasare come si fa il formaggio. Siccome è tempo di confessioni, il sogno non l’ho ancora realizzato.
Perciò vi lascio immaginare lo stato di esaltazione nello scoprire la visita nel caseificio Di Nucci di Agnone, in provincia di Isernia.
In un blog americano, nientemeno. Finalmente ho guardato leccandomi i baffi, come si fanno scamorza, caciocavallo e ricotta –ma passo-passo eh– e ora voglio dividere lo scenario con voi.
Immagine Postata

Per fare il formaggio s’inizia riscaldando il latte fino alla temperatura di 36-40°, quando viene aggiunto il caglio. Il caglio, che può avere origine animale o vegetale, provoca la coagulazione delle caseine, le proteine contenute nel latte.
Immagine Postata
La massa grassa del latte si separa dal siero consentendo la formazione della cagliata
necessaria a ottenere il formaggio.
Immagine Postata
La cagliata si deposita sul fondo della caldaia di cottura.
Il casaro interviene per tirarla fuori.
Immagine Postata
Terminata la coagulazione, bisogna togliere il siero imprigionato dentro la cagliata,
è il cosiddetto “spurgo”.
Il casaro rompe la cagliata svuotandola dal liquido.
Immagine Postata
Per i formaggi a pasta dura occorre rompere la cagliata in piccoli granuli mentre
per i formaggi molli può essere di dimensioni più grossolane.
Immagine Postata
Dai piccoli granuli di formaggio viene fatto scolare il siero acquoso in eccesso.
Immagine Postata
E’ il momento di scaldare la pasta di formaggio fino a 93°C circa per renderla più morbida
ed elastica.
Le caseine saldate tra loro in seguito alla coagulazione del latte vengono stirate
da un’impastatrice che assegna al formaggio l’umidità desiderata.
Un’operazione chiamata “filatura”.
Immagine Postata Dall’impastatrice esce un blocco enorme di pasta che inizia a somigliare al formaggio
come lo conosciamo.
Immagine Postata Intervengono i casari che, grazie alla loro abilità trasformano la pasta in una sfera nodosa
della dimensione di una palla da baseball. E’ la scamorza!
Immagine Postata
Che vengono poi raffreddate in un bagno di sale che dura circa 20 minuti…
Immagine Postata
… prima di essere legate con una corda e messe a stagionare per alcuni giorni.
Immagine Postata
Per il caciocavallo, che è più grande della scamorza, serve ovviamente più lavoro.
Immagine Postata
Prima il casaro dà alla pasta una forma tonda leggermente allungata…
Immagine Postata
… per poi trasformarla magicamente in un panetto liscio e rotondo.
Immagine Postata
Con la mano destra il casaro infila un anello in cima alla pasta, mentre con la sinistra
fa ruotare rapidamente la base, come i vasai fanno con la creta.
Immagine Postata
Anche al caciocavallo si tira il collo.
Immagine Postata
Bagno di sale più lungo per il Caciocavallo rispetto alla Scamorza,
12/24 ore a seconda delle dimensioni.
Immagine Postata
Appesi a coppie, con l’aiuto di reti e cordicelle, i caciocavalli stagionano
per un periodo variabile tra 2 mesi e un anno.
Immagine Postata
Tutti i caseifici trasformano il formaggio fresco che resta in ricotta.

Edited by CarloP, 16 May 2012 - 17:33.


#131 CarloP

CarloP

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Posted 17 May 2012 - 15:14

Il diavolo esiste e le polpette ne sono la provaImmagine Postata

Com’è bello il gioco della polpetta.
Servono tre ingredienti principali: qualcosa da ridurre in poltiglia, qualcosa che invece tenga insieme gli elementi e buone mani per formare palline o pallone, a seconda dei gusti e delle esigenze.
Devo ammettere di avere una particolare perversione per le polpette, che in verità sono la prova dell’esistenza del cibo satanico: ne mangi 600 con leggerezza e con la coscienza pulita senza renderti conto che ti sei appena abbuffato nel migliore dei casi con 200 grammi di manzo, 200 di maiale, 100 di parmigiano, 2 uova, mollica di pane, pangrattato, prezzemolo, olio fritto.
Sono allegre e innocue le polpettine, quindi non destano sospetto.
Il loro composto più tradizionale è quello descritto sopra, ma esistono milioni di varianti: dalle più classiche polpettine al pomodoro, a quelle di agnello, di baccalà, di formaggio, con uvetta, pinoli, di riso, di melanzane e così via all’infinito.
Ho pensato così che potremmo organizzare la festa della polpetta o magari “il polpetta day”, dove ognuno porta le sue e tutti insieme ci si abbuffa di amorevoli palline.
Chissà se esiste già.
Io vi scrivo qui la mia ricetta di polpette preferita e mi preparo ad organizzare presto il Festival della polpetta o magari la festa della polpetta a casa mia.
Ingredienti per le polpette
  • ½ kg di carne di vitello macinata
  • ½ Kg di carne di maiale macinata
  • 2 uova
  • 150 g di mollica di pane
  • 150 g di parmigiano
  • Sale
Preparazione
Unite la carne macinata, il pane duro messo in ammollo nell’acqua e strizzato, il parmigiano, le uova, il sale.

Scritto da: Cristina Scateni


Amalgamate bene e formate le palline .... (a me piacciono tuffate nel pomodoro).
Voi di che polpetta siete? O forse vi piace di più il polpettone?

Edited by CarloP, 17 May 2012 - 15:27.


#132 CarloP

CarloP

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Posted 21 May 2012 - 11:44

ITALIANI CHE VIVONO ALL'ESTERO E CIBO, UNA RELAZIONE COMPLICATA

Non sarò un espatriato ma uno di quelli che ha consapevolmente scelto di lasciare l’Italia per andare a vivere all’estero: sia chiaro, non perchè ho problemi ma semplicemente per la voglia di sentirsi bene e sentirsi “accolti” da un Paese completamente diverso dal nostro.
Quando lo racconto la reazione è sempre la stessa che si concretizza nella frase “io non lo potrei mai fare, non so come abbiate fatto” o nella frase “però l’Italia è sempre l’Italia”.
Questo, comunque, non è un post dedicato all'espatrio o emigrazione che voglia dirsi ma è dedicato a come gli italiani che abitano all’estero si rapportano con il cibo.
Un sommario elenco “tipologico”
- Gli irriducibili: sono quelli che “la cucina italiana è unica”, quelli che non ammettono niente se non un bel piatto di spaghetti alla carbonara o una bella pizza c’a pummarola ‘ncoppa e quando gli capita di assaggiare la cucina del posto in cui vivono non riescono a trattenere l’infelice frase “eh, ma come si mangia in Italia…”. Al ristorante italiano hanno da ridire pure se il cuoco è italiano e l’acqua arriva dalle sorgenti dolomitiche. Fanno razzia di prodotti italiani come se non ci fosse un domani, ordinano lasagna pure se sono al ristorante vietnamita e comunque il loro commento negativo, con tanto di scuotimento di testa, non può mancare.
- I resistenti: a differenza degli irriducibili, loro al ristorante locale ci vanno ma ordinano pasta e cibo italiano incuranti del fatto che si tratta di inganni e che il sapore non sarà mai come quello che ci si aspetta. Non si sa se lo facciano apposta oppure no ma di fatto sembrano quasi godere quando, di fronte alla lasagna-non lasagna che gli viene servita insieme ad una montagna di insalata e al pane all’aglio, si lasciano scappare la frase “ma che è ‘sta roba?”. Non capiscono la differenza tra Grana e Reggiano ma fanno finta di essere dei veri estimatori delle cose buone e si giustificano per le loro scelte sostenendo di aver imparato a giudicare la qualità di un ristorante da come cucina il cibo italiano.
- I diffidenti: assaggiano tutto quello che passa il convento, fanno paragoni, cercano uno stimolo e quando lo trovano sono pronti a cambiare idea. Affinchè il cibo autoctono passi il loro esame deve essere davvero davvero buono e locale, non deve essere una contaminazione di sapori e di idee e non esiste, per esempio, che la pasta venga servita in un ristorante che non sia italiano e non sia gestito da italiani. Guardano tutti con l’aria di chi la sa sempre più lunga degli altri ma smentirli è un attimo: mettetegli davanti del vino buono e cadranno ai piedi del ristoratore, italiano, locale o cinese.
- I dissidenti: quando si sono trasferiti hanno stretto un patto con sè stessi dichiarando che avrebbero mangiato italiano solo e soltanto a casa senza mai pagare per farlo. Ci riescono bene fino a quando qualcuno non li trascina dall’italiano sotto casa dove fanno finta di non parlare italiano e di non capire nulla. La confidenza che danno ai camerieri italiani e allo chef italiano è pari a zero e non si lasciano mai e poi mai andare a commenti sul cibo ma non lesinano commenti sugli italiani che frequentano il locale a colpi di “ma statevene a casa” (con un riconoscibilissimo accento romano, tanto per usare l’anonimato) o “boh, io certa gente proprio non la capisco”.
Non sono certa che questa classificazione sia esaustiva ma sono certa di una cosa: che si sia irriducibili o dissidenti, dopo un po’ di tempo che si vive all’estero la voglia di andare al ristorante italiano viene.
Eccome se viene. Io mi sono ritrovata a canticchiare Venditti in una pizzeria romana di Dublino pur facendo parte della categoria dei dissidenti e ad essere fiera di aver introdotto i miei irish friends nel favoloso mondo degli straccetti alla romana. No, non me ne vergogno mica… è che se dobbiamo salvare qualcosa del nostro Paese, la cucina sicuramente è la cosa principale.
http://www.lacuochin...complicata/3295

Edited by CarloP, 21 May 2012 - 11:46.


#133 Daniele

Daniele

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Posted 21 May 2012 - 12:24

ITALIANI CHE VIVONO ALL'ESTERO E CIBO, UNA RELAZIONE COMPLICATA

Carlo, mi hai letto nel pensiero.
Infatti qualche giorno fa, mi stavo chiedendo se c'era un modo per farti smettere di "arricchire" questo topic... :spiteful: di tante specialità e delicatezze che, per buona parte, per me sono soltanto un lontano ricordo. :fool:

Edited by Daniele, 21 May 2012 - 12:25.


#134 nikita

nikita

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Posted 21 May 2012 - 16:57

ITALIANI CHE VIVONO ALL'ESTERO E CIBO, UNA RELAZIONE COMPLICATA


Gli italiani che vivono qui in Moldova appartengono per la maggior parte alla prima categoria: "Gli irrudicibili". Mangiano italiano, e solo italiano. Se proprio sono costretti ad assaggiare qualche piatto moldavo lo fanno perchè costretti da situazioni contingenti.
Io, sia chiaro, preferisco la cucina italiana, e non potrebbe essere altrimenti: la cucina casalinga italiana è la migliore del mondo, per fantasia, accostamenti di sapori e varietà.
La cucina casalinga moldava è priva di fantasia, fatta al 90% di zuppe e poco altro. E' diverso poi l'approccio al cibo fra un italiano e un moldavo. L'italiano a tavola gusta i cibi, il moldavo si alimenta.
Comunque stiamo parlando di cucina, un campo dove l'Italia è ai primi posti al mondo. L'accostamento con la cucina moldava è improponibile, direi impossibile.

#135 bacco

bacco

    Advanced Member


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Posted 21 May 2012 - 22:02

per me senza ombra di dubbio è migliore quest

http://it.wikipedia....i/Zuppa_inglese

#136 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 22 May 2012 - 08:24

Carlo, mi hai letto nel pensiero.
Infatti qualche giorno fa, mi stavo chiedendo se c'era un modo per farti smettere di "arricchire" questo topic... :spiteful: di tante specialità e delicatezze che, per buona parte, per me sono soltanto un lontano ricordo. :fool:


Ma no Daniele, non ti scoraggiare, sono solo all'inizio di questo topic. :diablo:
Ma io sono di quei pazzoidi (ma di più forse lo è mia moglie, è lei lo chef) che credono che si possa reinventare ed ammodernare la cucina moldava.
Ricreare, in poche parole, dei piatti che soddisfino anche il nostro palato "da italiani" valorizzando i prodotti locali.
In seconda battuta tanti prodotti italiani oramai si trovano, anche se con qualche difficoltà, in Moldova. In caso contrario, se l'unione fa la forza, ci si può organizzare in una sorta di piccolo GAS (non è una brutta parola) e farci arrivare (illegalmente ... :188: ) ogni ben di Dio.

Edited by CarloP, 22 May 2012 - 08:24.


#137 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 22 May 2012 - 09:31

per me senza ombra di dubbio è migliore questa
http://it.wikipedia....i/Zuppa_inglese

De gustibus non disputandum est ... come posso contraddirti ?
La storia riportata su Wikipedia sulla "zuppa inglese" mi è nuova ...
quella che conosco io, ricostruita, se la memoria non inganna, da Massimo Montanari,
professore medievalista all'università di Bologna ma, anche, il più autorevole storico
dell'alimentazione del nostro Paese, è alquanto diversa ...
In breve ...
Zuppa del Duca o Zuppa Inglese
"Le sue origini risalgono alla corte de' Medici nel Rinascimento: era conosciuta come Zuppa
del Duca a Siena, dove nacque verso la fine del XVII secolo per onorare la visita del Granduca di Toscana Cosimo III de' Medici, e come Zuppa Inglese a Firenze, dove il dolce senese venne conosciuto dalla Corte Medicea. A Firenze la fama della zuppa crebbe tanto che ne assunse la paternità e già dal secolo scorso era tra i dolci prediletti dell'aristocrazia inglese, turista abituale della magnifica città. Per tale motivo il dessert prese la denominazione di Zuppa degli inglesi e quindi di Zuppa Inglese.
La ricetta della Zuppa Inglese compare alla fine dell'Ottocento nella rinomata guida gastronomica La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene di Pellegrino Artusi, dove lega la ricetta al clima toscano in cui ... per ragione del clima ed anche perché colà hanno avvezzato così lo stomaco, a tutte le vivande si dà il carattere della leggerezza e l'impronta, dov'è possibile, della liquidità - la crema si fa molto sciolta, senza amido né farina e si usa servirla nelle tazze da caffè. Fatta in questo modo riesce, è vero, più delicata, ma non si presta per una zuppa inglese nello stampo e non fa bellezza ...".

Edited by CarloP, 22 May 2012 - 09:35.


#138 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 22 May 2012 - 09:57

Gli italiani che vivono qui in Moldova appartengono per la maggior parte alla prima categoria: "Gli irrudicibili".


Difficile dire a quale categoria appartengo.
Forse a tutte o forse a nessuna.
Sono abbastanza diffidente su alcuni accostamenti o alcune pietanze,
ma quando vinco questa riluttanza, di solito, apprezzo le novità.

Su una cosa sono certo, ed è da un pò che lo sostengo, per me, in fondo
non esistono cucine di seria A e cucine di serie B.
Lo chef che ho in casa trova, per la tecnica, gli accostamenti, i tipi di cottura,
la cucina cinese fantastica ... difficile darle torto.

#139 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 23 May 2012 - 10:39

Non sono disposto a discutere la schiacciante superiorità della pasticceria siciliana ...

(Il mio pensiero va a Daniele).
Mi ritengo, di norma, una persona tollerante.
Su una cosa non sono disposta a discutere: l’assoluta, schiacciante superiorità della pasticceria siciliana su qualunque altra.
Religione, etica, politica se c’è bisogno rivedo qualunque posizione.
Non sulla pasticceria siciliana.
Potete provare a corrompermi con pastiere e frappe, tentarmi subdolamente con cantuccini e bonet, non funzionerà.
Il mio cuore (e la mia glicemia) torneranno sempre ai dolci dell’Isola.
Le mie preferenze.
“Un cannolo”. Di dimensioni apocalittiche, eppure finisce in pochi morsi.
Ricotta (di pecora, cosa lo dico a fare?) non setacciata e poco zuccherata che cancella le stucchevoli cremine spacciate per ricotta troppe volte.
Niente granella e canditi, le gocce di cioccolato (per fortuna) si possono evitare, basta chiederlo.
Cialda croccante dal sapore deciso, un cannolo duro e puro.
Immagine Postata
Cassata: pan di spagna in due strati sottili, una farcia di ricotta irreale racchiusa nel tenue involucro di marzapane: anche un classico come la cassata, liberato dal peso dell’originale alleggerito e reinterpretato diventa un'esperienza ai confini del mistico.
Immagine Postata
Granita.
Non ordinate mai una granita senza panna e senza briosche, il classico dolce al forno siciliano con cui va sempre in coppia. Scucchiaiare placidamente al sole la granita,
nuda e cruda, specie se al caffè (caffè alla turca, per la precisione) è la quintessenza della sicilianitudine: verace, beata, pochi fronzoli tanta sostanza.

Per la cucina ci pensa Montalbano.

Edited by CarloP, 23 May 2012 - 10:43.


#140 Daniele

Daniele

    Corrispondente Moldweb da Bucarest


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Posted 23 May 2012 - 11:16

Non sono disposto a discutere la schiacciante superiorità della pasticceria siciliana ...

(Il mio pensiero va a Daniele).
Mi ritengo, di norma, una persona tollerante.
Su una cosa non sono disposta a discutere: l’assoluta, schiacciante superiorità della pasticceria siciliana su qualunque altra.
Religione, etica, politica se c’è bisogno rivedo qualunque posizione.
Non sulla pasticceria siciliana.
Potete provare a corrompermi con pastiere e frappe, tentarmi subdolamente con cantuccini e bonet, non funzionerà.
Il mio cuore (e la mia glicemia) torneranno sempre ai dolci dell’Isola.
Le mie preferenze.
“Un cannolo”. Di dimensioni apocalittiche, eppure finisce in pochi morsi.
Ricotta (di pecora, cosa lo dico a fare?) non setacciata e poco zuccherata che cancella le stucchevoli cremine spacciate per ricotta troppe volte.
Niente granella e canditi, le gocce di cioccolato (per fortuna) si possono evitare, basta chiederlo.
Cialda croccante dal sapore deciso, un cannolo duro e puro.
Immagine Postata
Cassata: pan di spagna in due strati sottili, una farcia di ricotta irreale racchiusa nel tenue involucro di marzapane: anche un classico come la cassata, liberato dal peso dell’originale alleggerito e reinterpretato diventa un'esperienza ai confini del mistico.
Immagine Postata
Granita.
Non ordinate mai una granita senza panna e senza briosche, il classico dolce al forno siciliano con cui va sempre in coppia. Scucchiaiare placidamente al sole la granita,
nuda e cruda, specie se al caffè (caffè alla turca, per la precisione) è la quintessenza della sicilianitudine: verace, beata, pochi fronzoli tanta sostanza.

Per la cucina ci pensa Montalbano.

:ok: Carlo lasciatelo dire...sei un grande!
Sono d'accordo con te su questo argomento e aggiungo che oltre ad essere un ottimo selezionatore/degustatore, sei anche un chiaroveggente.

Ma come facevi a sapere che pur non essendo un goloso esagerato,
non cambierei un cannolo siciliano con niente al mondo :139: :139: :139: