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Guest Message by DevFuse
 

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Pastele Blajinilor


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#1 nikita

nikita

    Advanced Member


  • 6673 messaggi
  • Iscritto il: 16-agosto 05

Inviato 11 aprile 2010 - 06:29

Oggi in Moldova si commemorano i morti, è Pastele Blajinilor, un giorno dedicato ai cari defunti.
Otto giorni dopo Pasqua i moldavi di fede ortodossa si recano al cimitero per trascorrervi un giorno in compagnia dei loro defunti, i cimiteri della Moldova si rianimano e si popolano di tanta gente che desidera condividere con i cari estinti questo giorno particolare.
I moldavi della dispora tornano nei loro villaggi, preparano le gustose e famose sarmale, dolci e cibarie di vario genere da cunsumare "insieme" ai defunti: un parente, il marito, la moglie, una festa che testimonia l'amore dei moldavi per i cari estinti.
Le tombe vengono ripulite e ridipinte, fiori freschi prendono il posto di quelli vecchi, le erbacce vengono tolte, le tombe dei defunti "riprendeno vita", per un giorno i morti e i vivi siedono alla stessa tavola.
Trascorrono così questo giorno i moldavi, insieme ai loro cari che non ci sono più, un gesto d'amore di chi non dimentica.
A tal proposito ho scritto un racconto già noto agli amici del forum ma che voglio riproporre, il tono e lo spirito del racconto è quello di sempre, chi non gradisce non me ne voglia, se ne faccia una ragione.
Per citare un grande come Shakespeare(?):"Con il letame si fa crescere l'insalata".
Per rimanere nel campo della metafora:il "letame" potrebbe essere il racconto(non mi arrabbio e non mi offendo!), "l'insalata" potrebbe essere lo stimolare l'interesse per un paese sconosciuto e isolato come la Moldova.

MISHA E LA PASTELE BLAJINILOR

Mihai Plamadeala, ma tutti lo chiamavano Misha, era l’artista del villaggio, noto per la sua propensione all’arte: amava dipingere e si considerava un vero artista anche se, per motivi contingenti, era costretto a lavorare come tutti nel kolkoz “ Drusia”.

Mihai disegnava e dipingeva fin dai primi anni di scuola; una sua insegnante si accorse del suo talento artistico e lo spinse a coltivare questa sua inclinazione. Era nato e cresciuto nel suo villaggio, era perciò disponibile ed amico di tutti e da tutti era benvoluto. Aveva affrescato le facciate di molte case del villaggio con scene tipiche della vita di campagna, era come si suol dire un pittore naif, prestava la sua opera a titolo gratuito, senza chiedere in cambio nulla, si scherniva anche quando qualcuno gli infilava in tasca di nascosto un biglietto da cinque rubli. Preferiva di gran lunga esser pagato in natura, con qualche uovo, un bottiglia di vino o un litro di samagonca fatta in casa. Era cosa risaputa che a Misha piacesse bere, anche se lui si giustificava dicendo che era il vino che lo…ispirava dandogli un senso di euforia creativa.

Nel corso degli anni era diventato una vera e propria istituzione, era famoso anche per il suo cappello, un basco d’artista che lui esibiva fieramente, uno strano copricapo difficile da reperire in un villaggio moldavo dove tutti indossavano la classica “palaria” o la “kusma” in inverno. Misha ci teneva al suo copricapo, lo indossava in tutte le occasioni e nessuno lo aveva mai visto senza, alcune malelingue dicevano che non lo toglieva neanche la sera prima di coricarsi.

Misha, da artista eclettico qual era, non rifiutava nessun incarico, dipingeva di tutto, come anche scrivere cartelli del kolkoz con frasi roboanti secondo l’uso dei sovietici e come quando il presidente del kolkoz gli commissionò un cartello con una scritta del tipo: “ Anche quest’anno il kolkoz “ Drusia” (Amicizia) ha raggiunto e superato le previsioni annuali del raccolto del mais grazie all’opera dei nostri compagni Cioabanu Petre, Klapatiuc Ivan

Misha ci metteva molta cura nello scrivere questi cartelli, faceva ricorso a tutto il suo talento farlo in bella grafia, a volte impiegava anche un giorno intero nel dipingere i caratteri con stile e senza sbavature e considerava quei cartelli delle vere opere d’arte alla stregua dei dipinti con soggetti ben più impegnativi.

Gli abitanti del villaggio ricorrevano all’opera di Misha spesso e in svariate occasioni, in particolare quando si avvicinava il giorno di Pastelle Blajinilor, che cadeva la prima domenica dopo Pasqua. Secondo la tradizione moldava, in quel giorno i parenti dei morti si recano al cimitero con i “colacei”( forme di pane ), dolci e cibarie che depongono sulla tomba del congiunto, dopo aver atteso il prete per la benedizione di rito, mangiano e bevono commemorando così il morto. Ed è proprio in questa occasione che i parenti dei morti ci tengono affinchè la tomba sia in perfetto ordine e che la scritta sulla croce sia bella e leggibile. Spesso infatti accade che le scritte sulle croci, a causa del vento e delle intemperie, diventino illeggibili e sbiadite ed hanno necessità quindi di un ritocco. Chi meglio di Misha avrebbe potuto assolvere questo compito?

Una volta accadde che, qualche tempo prima dell’annuale commemorazione, il nostro artista venne contattato da diverse famiglie del villaggio che gli commissionarono i ritoccchi da apportare sulle scritte a delle croci sbiadite . Egli diligentemente prese appunti su di un foglietto con ogni nome da ritoccare e l’ubicazione esatta della tomba.

Qualche giorno prima della commemorazione, Misha preparò la sua valigetta d’artista, indossò il suo basco e uscì di casa per recarsi al cimitero. Il cimitero è dall’altra parte del villaggio, lungo la strada venne affettuosamente salutato da tutti:

<< Misha, entra dai, vieni a bere un bicchiere di vino! >> l’artista accettò volentieri: fa sempre piacere scambiare due chiacchiere e bere un bicchiere di quello buono.

Dopo qualche decina di metri stessa scena :

<< Misha non hai sete? Entra in casa e beviamo un bicchiere di vino! >>. Per farla breve, il nostro Misha si fermò a… scambiare due chiacchiere per altre tre volte.

Arrivato all’ingresso del cimitero il nostro Misha era decisamente brillo. Si frugò in tasca alla ricerca del foglietto con gli appunti, frugò più volte ma niente, non lo trovò… sparito! Evidentemente l’aveva perduto in una delle varie soste. Non si perse d’animo il nostro, pur inebriato dall’alcol decise coscienziosamente di portare lo stesso a termine il suo lavoro e, facendo affidamento sulla sua memoria nell’individuare le croci da ritoccare, si mise al lavoro di buona lena. Verso sera, a lavoro ultimato, se ne tornò a casa.

Passarono alcuni giorni, arrivò la domenica della celebrazione, tutti si recarono al cimitero con le borse piene di cibarie, appena entrati tutti avvertirono che c’era qualcosa che non andava, si sentirono esclamazioni e urla provenire da più parti:

<< Dio mio! Fiarsefie! >>

Gruppi di persone discutevano animatamente:

<< Questa è la tomba di Ionel, mio marito! >> esclamò una signora.

<< Ma cosa dici!! Questa è la tomba di mia madre >> urlò agitata un’altra.

<< Guarda c’è scritto proprio sulla croce: “ Butu Ionel “ >> urlò sempre più agitata la prima signora.

<< Ma io sono sicura che qui è sepolta mia madre! >> ribattè l’altra signora.

Poco più in là altre persone discutevano e si agitavano, poco dopo il cimitero diventò una bolgia di urla e litigi. Attirato dalle urla, accorse il custode che si rese immediatamente conto del pasticcio: i nomi scritti sulle croci non corrispondevano ai veri nomi dei defunti!

<< Misha!! >> un urlo unanime si levò verso il cielo in quel tiepido mattino primaverile.

<< Quell’ubriacone di Misha ha combinato il pasticcio! >>

A questo punto apparve a tutti chiara la faccenda, Misha questa volta l’aveva davvero combinata grossa: aveva scritto sulle tombe un nome al posto di un altro.

Dopo un breve conciliabolo, sbollita la rabbia, arrivarono alla conclusione che l’unico che potesse rimediare quel guazzabuglio era proprio Misha. Si recarono a casa sua e, dopo avergli spiegato il disastro che aveva combinato, lo invitarono a porre prontamente rimedio al pasticcio.

Misha sembrò sinceramente addolorato per l’accaduto, promise che avrebbe riparato allo spiacevole errore. Il giorno dopo, indossò il suo inseparabile basco d’artista, prese la valigetta con i colori e si avviò di nuovo verso il cimitero.

Questa volta non aveva l’aria così allegra e baldanzosa, eh…sì, era davvero dispiaciuto, l'aveva fatta davvero grossa! Camminava con passo strascicato, con l’aria del cane bastonato, sbirciava senza darla ad intendere da una parte e dall’altra della strada, aspettava i soliti richiami che, questa volta, non arrivarono.

Arrivò all’ingresso del cimitero rassegnato, per questa volta doveva fare a meno della…euforia creativa!

Messaggio modificato da nikita il 11 aprile 2010 - 07:06