Immigrati, a processo Viminale e Finanza: respingimenti illegali
Ad agosto 75 immigrati intercettati al largo di Portopalo: furono riportati in Libia su una nave delle Fiamme Gialle. Disposto il giudizio per concorso in violenza privata del direttore Ps e di un generale GdF
Siracusa - La procura di Siracusa ha disposto il giudizio per concorso in violenza privata del direttore della direzione centrale dell’immigrazione e della polizia delle Frontiere del ministero dell’Interno, Rodolfo Ronconi, e del generale della guardia di finanza Vincenzo Carrarini, in qualità di capo ufficio economia e sicurezza del terzo reparto operazioni del comando generale delle Fiamme Gialle. La richiesta riguarda il "respingimento" di 75 immigrati che tra il 29 e il 31 agosto del 2009 furono intercettati da unità navali della guardia di finanza al largo di Portopalo di Capo Passero e che furono riportati in Libia su una nave della Guardia di Finanza.
Prosciolti i militari La procura di Siracusa ha chiesto e ottenuto dal Gip il proscioglimento dei militari della Guardia di Finanza che intervennero sul posto "in considerazione del fatto che avevano operato per ordini superiori non manifestamente illegittimi". Il processo a Ronconi e al generale Carrarini si celebrerà davanti il tribunale di Siracusa, in composizione monocratica, che non ha ancora fissato la prima data dell’udienza.
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Guest Message by DevFuse
Niente più sbarchi a Lampedusa
Iniziata da
Domenico
, 09 feb 2010 21:46
22 risposte a questa discussione
#21
Inviato 22 aprile 2010 - 17:00
#22
Inviato 23 aprile 2010 - 07:29
Il viceministro Mantovano: continueremo a farlo
Immigrati respinti dall’Italia alla Libia
I pm: «È una violenza»
A giudizio superpoliziotto e generale
ROMA — Violenza privata. Brucia l’accusa costata ieri il rinvio a giudizio a Rodolfo Ronconi, direttore centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere del Viminale e al generale della guardia di Finanza, Vincenzo Carrarini, capo del terzo reparto operazioni del comando generale. Per loro quel 30 e 31 agosto 2009 si era trattato di attuare l’accordo, voluto dal governo, sui respingimenti in mare dei clandestini. E proprio nel giorno della visita del premier Berlusconi a Tripoli, avevano ordinato di riconsegnare ai libici quei settantacinque clandestini, comprese donne e bambini, sorpresi a Portopalo di Capo Passero. Ordini «non manifestamente illegittimi» secondo la stessa procura della repubblica di Siracusa che, in considerazione di ciò, ha prosciolto i militari della finanza che li avevano eseguiti. Ordini rivendicati come legittimi ancora ieri non solo dal capo della polizia, Antonio Manganelli: «L’azione si è svolta nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali vigenti».
Ma anche dallo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni che in una telefonata di «stima e piena vicinanza» a Ronconi si è detto sicuro che l’accertamento giudiziario «dimostrerà che le azioni poste in essere sono state pienamente conformi alla legislazione nazionale e internazionale». È d’accordo il viceministro Alfredo Mantovano che ha bocciato come «sconcertante» il rinvio a giudizio che, ha rimarcato, «non farà in alcun modo recedere il ministero dell’Interno dalla piena applicazione dell’accordo fra Italia e Libia». Ma allora perché il rinvio a giudizio? E perché non è stato eccepito nulla sull’accordo? Secondo la Procura di Siracusa, che ha disposto il processo senza passare dal gip (come previsto per i reati di competenza del giudice monocratico), l’accordo bilaterale non c’entra. Ma i due imputati, «con abuso delle rispettive qualità di pubblici ufficiali» avrebbero tenuto una «condotta violenta» nel «ricondurre in territorio libico, contro la loro palese volontà, 75 stranieri, non identificati, alcuni sicuramente minorenni». Per il procuratore capo Ugo Rossi il reato sarebbe scattato al momento in cui i naufraghi vennero fatti salire a bordo della nave «Denaro». L’imbarcazione era territorio italiano. E quei clandestini, potenziali rifugiati, sarebbero stati trattati, secondo i pm, «in aperto contrasto con le norme di diritto interno e di diritto internazionale». Tanto da «impedire loro l’accesso effettivo alle procedure di tutela dei rifugiati e di avvalersi dei diritti loro riconosciuti in materia di immigrazione».
L’operazione fu una delle nove che nel 2009 hanno riportato in Libia 834 immigrati. Alle spalle si lasciò una scia di polemiche. La portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, Laura Boldrini, denunciò: «Sono stati respinti uomini, donne e bambini somali che hanno chiesto di poter fare domanda di asilo, implorando di non essere rimandati in Libia. Ma nonostante fossero a bordo di una motovedetta italiana gli è stato negato un diritto riconosciuto dalle convenzioni internazionali». Berlusconi a Tripoli disse: «Serve rigore». A pagarla potrebbero essere Ronconi e il generale Carrarini.
Immigrati respinti dall’Italia alla Libia
I pm: «È una violenza»
A giudizio superpoliziotto e generale
ROMA — Violenza privata. Brucia l’accusa costata ieri il rinvio a giudizio a Rodolfo Ronconi, direttore centrale dell’Immigrazione e della Polizia delle frontiere del Viminale e al generale della guardia di Finanza, Vincenzo Carrarini, capo del terzo reparto operazioni del comando generale. Per loro quel 30 e 31 agosto 2009 si era trattato di attuare l’accordo, voluto dal governo, sui respingimenti in mare dei clandestini. E proprio nel giorno della visita del premier Berlusconi a Tripoli, avevano ordinato di riconsegnare ai libici quei settantacinque clandestini, comprese donne e bambini, sorpresi a Portopalo di Capo Passero. Ordini «non manifestamente illegittimi» secondo la stessa procura della repubblica di Siracusa che, in considerazione di ciò, ha prosciolto i militari della finanza che li avevano eseguiti. Ordini rivendicati come legittimi ancora ieri non solo dal capo della polizia, Antonio Manganelli: «L’azione si è svolta nel pieno rispetto della normativa nazionale e delle convenzioni internazionali vigenti».
Ma anche dallo stesso ministro dell’Interno Roberto Maroni che in una telefonata di «stima e piena vicinanza» a Ronconi si è detto sicuro che l’accertamento giudiziario «dimostrerà che le azioni poste in essere sono state pienamente conformi alla legislazione nazionale e internazionale». È d’accordo il viceministro Alfredo Mantovano che ha bocciato come «sconcertante» il rinvio a giudizio che, ha rimarcato, «non farà in alcun modo recedere il ministero dell’Interno dalla piena applicazione dell’accordo fra Italia e Libia». Ma allora perché il rinvio a giudizio? E perché non è stato eccepito nulla sull’accordo? Secondo la Procura di Siracusa, che ha disposto il processo senza passare dal gip (come previsto per i reati di competenza del giudice monocratico), l’accordo bilaterale non c’entra. Ma i due imputati, «con abuso delle rispettive qualità di pubblici ufficiali» avrebbero tenuto una «condotta violenta» nel «ricondurre in territorio libico, contro la loro palese volontà, 75 stranieri, non identificati, alcuni sicuramente minorenni». Per il procuratore capo Ugo Rossi il reato sarebbe scattato al momento in cui i naufraghi vennero fatti salire a bordo della nave «Denaro». L’imbarcazione era territorio italiano. E quei clandestini, potenziali rifugiati, sarebbero stati trattati, secondo i pm, «in aperto contrasto con le norme di diritto interno e di diritto internazionale». Tanto da «impedire loro l’accesso effettivo alle procedure di tutela dei rifugiati e di avvalersi dei diritti loro riconosciuti in materia di immigrazione».
L’operazione fu una delle nove che nel 2009 hanno riportato in Libia 834 immigrati. Alle spalle si lasciò una scia di polemiche. La portavoce dell’Alto commissariato Onu per i rifugiati, Laura Boldrini, denunciò: «Sono stati respinti uomini, donne e bambini somali che hanno chiesto di poter fare domanda di asilo, implorando di non essere rimandati in Libia. Ma nonostante fossero a bordo di una motovedetta italiana gli è stato negato un diritto riconosciuto dalle convenzioni internazionali». Berlusconi a Tripoli disse: «Serve rigore». A pagarla potrebbero essere Ronconi e il generale Carrarini.
#23
Inviato 23 aprile 2010 - 12:24
premesso che tutta la storia finirà in nulla (tanto paga Pantalone...)
però...Domenico adesso, per un attimo, togli i panni del difensore ( a prescindere..) degli extracomunitari e rispondi a questa domanda:
Ti piace vivere in uno Stato dove TU cittadino voti chi ti deve amministrare
o
Ti piace vivere in uno Stato dove un oligarchia (non eletta da nessuno) decide per te?
Perchè il problema sulla giustizia, che da 15 anni, attanaglia il nostro Paese è proprio questo
Una legge non dichiarata incostituzionale ( e anche qua...ci sarebbe da ridire..) E LEGGE! deve andare sotto processo CHI non non la fa rispettare, non il contrario!
Hai mai sentito un giudice spagnolo mettere sotto processo un ministro di Zapatero o la Guarda national per aver impedito gli sbarchi?
Noi scherziamo ( non parlo del forum, chiaramente), ma il sottile filo della democrazia si basa sul RISPETTO DELLA LEGGE!
(altrimenti è il caos!)
In Thailandia, prima i "rossi" cacciano il Presidente "giallo" e mettono il loro, poi i "gialli" cacciano il Presidente "rosso" e mettono il loro, e poi ancora viceversa!
La guerra civile in Thailandia è dietro l'angolo!!
(di già, per intanto comandono i militari!)
L' insegnamento che danno i media (di sinistra) è paro paro a quello del Paese del sud est asiatico:
"le leggi fatte dall'avversario sono sbagliate e non si devono rispettare"!
IN DEMOCRAZIA LE LEGGI CHE FA L'AVVERSARIO, POSSIAMO ANCHE (naturalmente, è ovvio) CONSIDERARLE SBAGLIATE, MA BISOGNA RISPETTARLE!
però...Domenico adesso, per un attimo, togli i panni del difensore ( a prescindere..) degli extracomunitari e rispondi a questa domanda:
Ti piace vivere in uno Stato dove TU cittadino voti chi ti deve amministrare
o
Ti piace vivere in uno Stato dove un oligarchia (non eletta da nessuno) decide per te?
Perchè il problema sulla giustizia, che da 15 anni, attanaglia il nostro Paese è proprio questo
Una legge non dichiarata incostituzionale ( e anche qua...ci sarebbe da ridire..) E LEGGE! deve andare sotto processo CHI non non la fa rispettare, non il contrario!
Hai mai sentito un giudice spagnolo mettere sotto processo un ministro di Zapatero o la Guarda national per aver impedito gli sbarchi?
Noi scherziamo ( non parlo del forum, chiaramente), ma il sottile filo della democrazia si basa sul RISPETTO DELLA LEGGE!
(altrimenti è il caos!)
In Thailandia, prima i "rossi" cacciano il Presidente "giallo" e mettono il loro, poi i "gialli" cacciano il Presidente "rosso" e mettono il loro, e poi ancora viceversa!
La guerra civile in Thailandia è dietro l'angolo!!
(di già, per intanto comandono i militari!)
L' insegnamento che danno i media (di sinistra) è paro paro a quello del Paese del sud est asiatico:
"le leggi fatte dall'avversario sono sbagliate e non si devono rispettare"!
IN DEMOCRAZIA LE LEGGI CHE FA L'AVVERSARIO, POSSIAMO ANCHE (naturalmente, è ovvio) CONSIDERARLE SBAGLIATE, MA BISOGNA RISPETTARLE!
Messaggio modificato da jerrydrake il 23 aprile 2010 - 12:25




















