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NATALE DI SANGUE TRA GLI ORTODOSSI COPTI
#1
Inviato 08 gennaio 2010 - 23:48
SOTTO IL FUOCO DEI MUSSULMANI IN EGITTO
Egitto, strage di cristiani copti
Sette morti dopo la Messa di Natale
http://video.corrier...e&vxBitrate=300
Aggressione di tre musulmani dopo un presunto stupro. «Preoccupazione anche per cattolici». Frattini: un orrore
CAIRO - È stato un Natale di sangue quello dei cristiani copti a Nag Hammadi, villaggio egiziano nel governatorato di Qena, vicino al sito archeologico di Luxor (mappa). All'uscita dalla chiesa di Anba Basaya, dopo la Messa di mezzanotte, i fedeli sono stati aggrediti da tre musulmani. Sette i morti e nove i feriti. Tra le vittime c'è anche un poliziotto. Alla Messa celebrata da Shenuda III, Papa dei copti, partecipava anche il figlio ed erede designato del presidente Mubarak. La sparatoria è avvenuta intorno alle 23.30 (le 22.30 in Italia), dopo la Messa che segna l'inizio della Natività copta, il 7 gennaio.
SCONTRI CON LA POLIZIA - Nell'intera zona è stato imposto il coprifuoco per facilitare le ricerche degli aggressori, ma questo non ha fermato un gruppo nutrito di copti - circa duemila - che la mattina si sono scontrati con agenti di polizia davanti all'ospedale dove erano state portate le salme. I manifestanti hanno lanciato pietre contro le forze dell'ordine, che hanno risposto con lacrimogeni e idranti antincendio. Alcuni agenti sono stati feriti e alcune finestre frantumate. Il killer sarebbe stato identificato: è un musulmano con precedenti penali. Sull'aggressione circolano diverse versioni, ma secondo un comunicato ufficiale a sparare contro due gruppi diversi di fedeli sarebbero state tre persone da un'auto. Ci sarebbe stato anche un secondo attacco davanti al convento di Badaba, in una zona agricola vicino al villaggio. Nel pomeriggio si sono svolti, tra straordinarie misure di sicurezza, i funerali dei sei copti uccisi all'uscita dalla Messa. La polizia ha fatto entrare in chiesa un numero limitato di fedeli per evitare altre tensioni.
VENDETTA PER UNO STUPRO - Secondo il ministero dell'Interno egiziano, gli attentatori volevano vendicarsi del rapimento e presunto stupro di una dodicenne musulmana della zona per mano di un giovane cristiano. L'episodio, avvenuto a novembre, aveva già scatenato la collera della comunità musulmana e l'arcivescovo di Nag Hammadi ha accusato la polizia di non aver preso sul serio le minacce arrivate a più riprese da integralisti. In ogni caso quello di mercoledì sera è il più sanguinoso scontro religioso in Egitto dagli anni Novanta a oggi. Un Paese dove i copti, la comunità cristiana più popolosa del Vicino Oriente, rappresentano circa il 10% della popolazione. Nonostante il numero considerevole, lamentano di subire discriminazioni sia da parte dei musulmani estremisti che nella vita civile: le tensioni sono particolarmente forti proprio nell'Egitto del sud.
PREOCCUPAZIONE PER CATTOLICI - Anche tra i cattolici egiziani c'è forte preoccupazione per l'acuirsi della tensione. «Il clima di avversione nei confronti dei cristiani negli ultimi tempi sembra essere più evidente» scrive L'Osservatore Romano che ha intervistato padre Rafic Greiche, direttore del locale ufficio informazioni cattolico. «Anche noi cattolici, come il resto dei cristiani, siamo preoccupati - spiega il sacerdote -. L'atmosfera, soprattutto nell'Alto Egitto, è più pesante. Al Cairo ci sentiamo tutti più sicuri, ma nei villaggi il clima è diverso. Gli incidenti, gli attacchi nascono sempre da una miscela di odio religioso e pretesti occasionali. La scorsa Pasqua, con le stesse modalità, è stato ucciso un altro cristiano a Hegaza».
FRATTINI: VIOLENZA SUSCITA ORRORE - Dura la condanna dell ministro degli Esteri Franco Frattini: «Le violenze contro la comunità cristiana copta suscitano orrore e riprovazione». Chiede alla comunità internazionale di non restare indifferente né abbassare la guardia di fronte all'intolleranza religiosa, «una gravissima violazione dei diritti umani fondamentali». L'Italia, ha aggiunto, intende continuare a difendere in tutte le sedi il principio della libertà di culto. Frattini ha annunciato che discuterà della tutela della comunità copta con il ministro degli Esteri egiziano Aboul Gheit durante la sua visita al Cairo in programma la prossima settimana.
IMMAGINI
#2
Inviato 09 gennaio 2010 - 00:42
FUMATA bianca per la moschea. La commissione per la qualità architettonica ieri mattina ha dato il via libera al progetto per la realizzazione del luogo di culto islamico alle Bassette. Il verdetto dei ‘saggi’ è stato espresso a maggioranza, con tre voti favorevoli e due astensioni. A questo punto allo sportello unico per l’edilizia del Comune riparte l’iter per il rilascio del permesso di costruire. Gli architetti della comunità islamica hanno dunque lavorato a tempo di record per ottemperare alle richieste di miglioramenti e alle modifiche espresse dalla stessa commissione nella riunione dello scorso 20 novembre, da cui era scaturito un verdetto non positivo espresso all’unanimità.
«Ero convinto che avremmo rivisto il progetto a gennaio. Invece — annota il presidente della commissione Giorgio Praderio — ce l’hanno fatta in quindici giorni. Sono comunque soddisfatto del lavoro che abbiamo fatto: la commissione, su un tema che percepisco come sensibile per la comunità ravennate, ha lavorato in autonomia ed è riuscita a stimolare i progettisti a proporre un intervento più che decoroso». In questa fase del confronto, la commissione aveva chiesto di precisare meglio gli elementi simbolici dell’edificio di culto, ma anche di inserire con meno approssimazione le aree verdi e il parcheggio a servizio della sala di preghiera. «Su questi due aspetti l’intervento è sicuramente migliorato: lo spazio riservato al verde è più curato e l’area per la sosta è stata ricomposta e orientata meglio, anche se lo schema progettuale è sostanzialmente quello sottoposto nel febbraio scorso al nostro pre-parere».
I caratteri distintivi del complesso che dovrebbe sorgere alle Bassette sono i due minareti e la cupola con la mezzaluna. «Già nella riunione di febbraio — spiega il professor Praderio — avevo invitato a tener conto della classicità degli elementi architettonici che caratterizzano la città. Siamo stati ascoltati. Gli architetti, in particolare sui minareti, si sono applicati producendo una soluzione che prevede due ‘torri’ formate da tre archi». Nulla a che vedere con il ‘cappello’ a guglia che caratterizza i minareti classici. «Nelle torri, così come nel complesso con i suoi archi a tutto sesto, gli elementi smaccatamente arabeggianti non ce ne sono.
Personalmente — prosegue Praderio — ho eccepito un po’ sulla cupola colorata. A mio avviso, avrebbe dovuto essere meglio caratterizzata. Ma è piccola, da vicino non so quanto si vedrà». Sul piano architettonico potrebbe essere una debolezza: ma visto il clima che circonda il progetto della moschea, un minimo di ‘mimetizzazione’ può servire ad attenuare le polemiche.
Fonte: www.meltingpot.org
La commissione qualità architettonica a maggioranza approva il progetto
da Il Resto del Carlino - 12 dicembre 2009
#3
Inviato 10 gennaio 2010 - 21:19
Ma la situazione pesante non si respira solo nei paesi a prevalenza musulmana d'Africa o Asia, ma se guardiamo dentro casa nostra, in Europa c'è una situazione di cui poco si parla, ma che per chi ci abita è una condanna permanente: parlo della Bosnia-Erzegovina, la situazione di quel paese è allucinante, un paese paralizzato, in uno stato di "non belligeranza" che non significa in pace, dove il governo si turna ogni 4 mesi tra le tre fazioni rappresentanti delle tre culture religiose e di popolo: musulmani, croati bosniaci (cattolici) e serbo-ortodossi.
Tre popolazioni che si guardano in cagnesco dove l"altro" è il nemico,
è colui che vuole annientare te e la tua cultura. Sono andata nel periodo del capodanno e la testimonianza di chi vive in quei posti è quella di sentirsi perennemente sulla linea di confine.
Riporto qua uno dei pochi articoli che son riuscita a trovare per spiegare come vivono in quella strana nazione:
La religione in Bosnia Erzegovina
di Enzo Ragone
A Stolac, come in tante altre città dell’Erzegovina, in questa scuola la campanella ogni giorno suona sempre due volte al mattino per gli studenti croati di fede cattolica, nel primo pomeriggio per i giovani musulmani. In questa piccola città a sud di Mostar l’unione europea ha finanziato il restauro del liceo distrutto dalla guerra- Due scuole sotto un solo tetto e’ il nome scelto per questo progetto che avrebbe dovuto garantire un ritorno alla normalità e una ripresa del dialogo interreligioso, tra le due entità in guerra tra il 1992 e il 1995-un dialogo che a distanza di 13 anni dalla fine della guerra sembra allontanarsi ogni giorno di più.I giovani cattolici e musulmani in Bosnia Erzegovina , una terra che per secoli, pur tra mille difficoltà ,ha rappresentato un esempio di multiculturalità, sono più divisi che mai, come sono divisi tutti gli abitanti di questa città. A Stolac c’e’ di fatto una doppia enclave, da una parte vivono i cattolici , dall’altra i musulmani .Qui le persone non si incontrano, si sfiorano, si passano uno accanto all’altro, come questi studenti che si alternano tra i banchi della stessa classe, incrociandosi nel cortile della scuola. Una realtà che lo stesso preside fa fatica a riconoscere. Dopo tante resistenze riusciamo ad entrare in un’aula, il preside ci accompagna, possiamo riprendere gli studenti cattolici durante una prova scritta di letteratura croata, ma non ci e’ permesso di parlare neanche con l’insegnante.
Zdenko Milanovic - preside del liceo di Stolac
Questa verità ormai non possiamo più nasconderla al mondo,qui tutti dicono di essere contro la segregazione ,ma poi le famiglie pretendono che i loro figli studino separatamente .Altro che dialogo interreligioso, qui non siamo mai usciti da un clima di odio e di diffidenza. Pensi che dal 2001 esistono due piani di studio, uno per i cattolici l’altro per i musulmani, io non so neanche se questa situazione abbia una legittimità giuridica- andiamo avanti nella più totale incertezza. Per capire quale sia il clima di diffidenza e di paura in Bosnia Erzegovina basta vedere cosa succede da due mesi a Sarajevo: ogni sabato mattina migliaia di cittadini scendono in piazza davanti alla cattedrale per chiedere sicurezza , dopo l’assassinio di due cattolici, un’anziana e un giovane Denis, ucciso mentre viaggiava in tram da un gruppo di ragazzi musulmani. Morto a vent’anni solo perché al collo aveva una piccola croce d’oro. E gli episodi di intolleranza e di violenza si ripetono un po’ in tutto il paese. A Mostar in questo liceo studiano cattolici e musulmani, dopo gli scontri di qualche settimana fa, davanti alla scuola ogni giorno stazionano due poliziotti. Questa scuola e’ sulla linea di confine, quella che divide in due la città, in una strada che ancora oggi non nasconde le ferite della guerra.
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Messaggio modificato da fede72 il 10 gennaio 2010 - 21:20
#4
Inviato 10 gennaio 2010 - 23:25
Ma la situazione pesante non si respira solo nei paesi a prevalenza musulmana d'Africa o Asia, ma se guardiamo dentro casa nostra, in Europa c'è una situazione di cui poco si parla, ma che per chi ci abita è una condanna permanente: parlo della Bosnia-Erzegovina, la situazione di quel paese è allucinante, un paese paralizzato, in uno stato di "non belligeranza" che non significa in pace...
Purtoppo in Bosnia c'è la componente slava che si inserisce in quello che è rimasto del vecchio impero islamico/ottomano.
Basta vedere le stragi che hanno combinato fino a pochi anni fa i cattolici croati delle milize Ustascia, le milizie serbe ortodosse del comandante Arkan, e l'altra milizia musulmana albanese dell'UCK.
La verità è che i musulmani bosniaci in quei territori ci sono da sempre, come ci sono da sempre anche i palestinesi in Samaria e Giudea, e l'idea della grande Serbia diventa un fallimento al paro degli estremisti israeliani che vogliono la grande Israele.
Diventano fallimentari anche operazioni criminali come fu quella di "Piombo Fuso" contro Gaza, quando l'esercito israeliano lanciò sulla popolazione civile palestinese le bombe al fosforo.
Questi conflitti si risolvono o con capi politici illuminati, oppure quando i popoli sono dilaniati delle continue guerre, e allora invece di attaccare, arretrano e cedono territori. Sono processi molto lunghi però.




















