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Totò e Tonino divisi a Berlino !


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#1 Rick

Rick

    Advanced Member


  • 17,668 posts
  • Joined: 25-August 05

Posted 10 July 2009 - 18:58

Totò e Tonino divisi a Berlino !

Di Pietro compra pagina Herald Tribune per sputtanare l’Italia

Immagine Postata

Si parlava giusto ieri con qualcuno dei soliti
dell’abitudine di una certa fronda politica di sputtanare l’Italia all’estero
pur di cercare di vincere almeno all’estero
il confronto politico definitivamente perso in Italia

Ovviamente i tali ed i quali hanno mnegato , se non fosse che , guarda caso , proprio in quel giorno il buon Tonino da Montenero di Bisaccia ne stava combianando una delle sue

Evidentemente ,. In concomitanza con il G8
Sente una particolare mancanza degli avvisi di garanzia !

Di Pietro compra pagina Herald Tribune
Immagine Postata

ROMA - "Ho dovuto acquistare una pagina dell"International Herald Tribuné per lanciare un appello alla comunità internazionale e denunciare la deriva anticostituzionale del Belpaese. L'ho fatto perché la stampa italiana parla di forma e si occupa del nulla". Lo afferma il leader di Idv Antonio Di Pietro spiegando, nel suo blog, la scelta di acquistare una pagina pubblicitaria sul quotidiano internazionale. "I leader del G8 - spiega Di Pietro - chiedano il rispetto della Costituzione se credono che l'Italia sia determinante negli equilibri mondiali, oppure ci lascino risolvere i problemi di casa senza interferire".

"Il perseguitato politico Antonio Di Pietro, (esule in terre lontane per sfuggire agli scherani del regime voluto da Berlusconi?) acquista a caro prezzo una pagina intera dell'International Herald Tribune e fa appello alla comunità internazionale perché il governo sia isolato, perché si eviti che il regime si trasformi in dittatura. Manca, per una dimenticanza, la richiesta al Consiglio di Sicurezza dell'ONU di sanzioni a carico di tale regime. E' una invenzione? No, è la realtà", afferma Santo Versace del Pdl.

"In cosa Di Pietro si sente perseguitato? Perché teme per gli italiani e per sé? Cosa chiede alla comunità internazionale? Potremmo pensare che sia stato vittima di un colpo di sole. Invece no - sostiene - è proprio vero che Di Pietro si sente a rischio". Versace stigmatizza da parte di Di Pietro "la denigrazione della democrazia italiana che è un patrimonio di noi tutti e che non si identifica in un governo o in una persona. Di Pietro, per attaccare Berlusconi, spara sulla democrazia italiana che, pur con i suoi difetti, consente a tutti di esprimersi liberamente. Denigra il Parlamento, la Corte Costituzionale. Questi denigratori dell'Italia e degli italiani hanno davvero stufato. Se Di Pietro ha argomenti, li esprima sulla libera stampa italiana che gli dedica intere paginate ogni giorno. Se poi le sue opinioni sono minoritarie, se ne faccia una ragione".



http://www.repubblic...dipietro/1.html

Immagine Postata

Dopo l’intervento di ieri sull’International Herald Tribune “Democracy is in danger in Italy”. Antonio Di Pietro lancia un nuovo messaggio dall’estero. Dal suo blog compare quanto pubblicato e la relativa traduzione.
Ve la porgo copia/incollata ed anche dal link del blog di Antonio Di Pietro.
Un nuovo gesto fuori dalle righe? Un nuovo gesto utile per la nostra democrazia oppure deleterio?
Qualche quotidiano ieri definiva questo tipo di azioni “singolari iniziative”.
Oggi dal Corriere.it un redazionale in riferimento a firma Piero Ostellino.
Una nuova occasione per riflettere? L’occasione per domandarci dove stiamo andando?
Forse una nuova occasione per riflettere una volta di più sulla nostra democrazia!
Una Democrazia che viene definita in pericolo. Forse lo è? Riflettiamo!
Arrivederci al prossimo post dal Vostro Cartapazio Bortollotti
Link originale dal “Guardian” 10 Lug.2009 “Apology to the Guardian for Berlusconi”
Testo della lettera pubblicata dal Blog Antonio Di Pietro
“Cara redazione,
sono Antonio Di Pietro, deputato della XVI legislatura, presidente dell’Italia dei Valori ed ex magistrato che, negli anni ’90 di Tangentopoli, assicurò alla giustizia molti politici ed imprenditori corrotti. Oggi porto avanti quell’impegno e il rispetto delle istituzioni nell’Italia dei Valori, unico partito di minoranza che svolge il ruolo di opposizione politica, senza eccezioni e senza incertezze, a questo governo.
Mi scuso, a nome dell’Italia, con la redazione di The Guardian per la reazione prevedibile del Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e del Ministro degli Esteri, Franco Frattini. The Guardian è un prestigioso giornale che svolge al meglio il suo lavoro e assolve al dovere di informare i cittadini. In Italia questo governo non è abituato al contraddittorio, né tanto meno a sentirsi dire la verità. Mentre sulla notizia della preparazione del G8 si può discutere, sul resto dell’articolo c’è poco da ribattere. Alle classifiche da voi riportate nell’articolo di ieri manca quella di Freedom House che assegna all’Italia il 73 esimo posto per libertà di stampa.
Il vero problema nel nostro Paese è quindi l’informazione, che oggi è in mano -nel più colossale conflitto di interessi mai visto in un paese occidentale- ad un solo uomo: il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.
Il controllo dei media da parte del signor Berlusconi è esercitato attraverso il primo gruppo editoriale italiano, La Mondadori, e sei televisioni: tre private in mano a Mediaset di sua proprietà, e tre pubbliche, La Rai, su cui esercita indirettamente e con rarissime eccezioni, l’influenza attraverso le nomine dello staff dirigenziale.
Il controllo dell’informazione gli consente di mantenere una posizione dominante e una fonte inesauribile di guadagni che consolidano il suo insediamento nelle istituzioni, attraverso un largo sistema clientelare. Questi guadagni in passato sono stati possibili soprattutto grazie al placet dei precedenti governi che non hanno voluto affrontare il conflitto di interessi. Oggi Silvio Berlusconi cede allo Stato italiano appena l’1% del fatturato per l’utilizzo delle concessioni delle frequenze radiotelevisive di Stato, su cui trasmette Mediaset.
Da quando si è insediato il governo di centrodestra le aziende pubbliche, come Eni e Poste, hanno dirottato ingenti investimenti pubblicitari dalle reti RAI a quelle private del Presidente del Consiglio italiano.
All’informazione si è aggiunta, con questo governo, la piaga delle riforme “incostituzionali”. La prima è stata la legge chiamata Lodo Alfano, voluta da Silvio Berlusconi e che lo rende improcessabile insieme ad altre tre cariche dello Stato.
Il signor Berlusconi ha subito fruito di questa legge in un processo che lo vede imputato di corruzione di un testimone. Grazie al Lodo Alfano, Berlusconi non può essere processato per corruzione, ma David Mills, suo avvocato ed ex-marito di un ministro del governo Blair, è stato condannato nel mese di febbraio a 4 anni e 6 mesi per falsa testimonianza. Il 6 ottobre i giudici della Corte Costituzionale si pronunceranno sulla costituzionalità del Lodo Alfano e, se il giudizio sarà negativo, Silvio Berlusconi sarà processato con l’accusa di corruzione di David Mills.
Concludo invitando The Guardian e la stampa estera a non spegnere i riflettori sull’Italia chiedendo loro di continuare a svolgere, come stanno facendo, l’importantissimo compito di informazione, ruolo che quasi tutti i nostri media hanno delegato vista l’impossibilità a svolgerlo.”

Edited by Rick, 10 July 2009 - 19:00.


#2 Rick

Rick

    Advanced Member


  • 17,668 posts
  • Joined: 25-August 05

Posted 10 July 2009 - 19:18

DI PIETRO E L’APPELLO SUI GIORNALI STRANIERI
Una strana idea di democrazia

Se non è un tentati­vo di indurre Paesi terzi a interferire nella nostra politi­ca interna, è una manife­stazione di sfiducia nelle istituzioni repubblicane alle quali, come parla­mentare, ha giurato fedel­tà. Non ci sono altre paro­le per definire l’«appello» di Di Pietro alla «Comuni­tà internazionale» — pub­blicato a pagamento sul­l’Herald Tribune — affin­ché eserciti «la necessa­ria pressione per assicura­re che i principi della li­bertà democratica e di in­dipendenza della Corte costituzionale siano soste­nuti al fine di impedire che la democrazia in Ita­lia si trasformi in una dit­tatura di fatto». L’oggetto della surreale iniziativa è il disegno di legge governativo detto lodo Alfano, oggi legge, che, come ogni altra leg­ge della Repubblica, dove­va essere votata dal Parla­mento; controfirmata dal presidente della Repub­blica, che, prima di pro­mulgarla, se vi ravvisava un vizio di forma, poteva «con messaggio motivato alle Camere chiedere una nuova deliberazione» (ar­ticolo 74 della Costituzio­ne); infine, in quanto con­troversa, deve, ora, essere sottoposta al giudizio del­la Corte costituzionale che ne può dichiarare «l’illegittimità costituzio­nale », facendola decade­re «dal giorno successivo alla pubblicazione della decisione» (articoli 134 e 136).

Il percorso della legge Alfano è, comunque, un esempio di democrazia costituzionale ancora più prescrittiva di quella di al­tri Paesi non meno demo­cratici: divisione, separa­zione, indipendenza dei poteri esecutivo, legislati­vo, giudiziario (incarnato dalla Corte costituziona­le), cui la nostra Costitu­zione aggiunge le prero­gative del presidente del­la Repubblica. Già appro­vata dal Parlamento e con­trofirmata dal presiden­te, sarà giudicata, il 6 otto­bre, dalla Corte costituzio­nale. Che, poi, come scri­ve Di Pietro nel suo appel­lo, «secondo il pronuncia­mento di oltre 100 costitu­zionalisti, la legge Alfano sia stata definita incostitu­zionale perché viola l’arti­colo 3 della Costituzione italiana secondo il quale 'tutti i cittadini sono uguali davanti alla leg­ge' », è un’opinione legit­tima quanto quella con­traria, rientra nel fisiologi­co dibattito politico de­mocratico, ma non fa, evi­dentemente, testo.

Antonio Di Pietro, co­me laureato in legge, ex magistrato, parlamenta­re, tutto ciò lo dovrebbe sapere. Se con l’«appello alla comunità internazio­nale » egli mostra di igno­rarlo, vuol dire non solo che non sa che cosa sia la democrazia liberale, non solo che non crede che l’Italia lo sia, ma che ha un'idea della democrazia alquanto inquietante. Qui, la situazione giudi­ziaria di Silvio Berlusconi non c’entra. Siamo di fronte a un parlamentare che delegittima — oltre che una maggioranza di governo liberamente elet­ta, la qual cosa rimane an­cora nei limiti del con­fronto politico — anche il Parlamento, il presiden­te della Repubblica e du­bita persino della legitti­mità della Corte costitu­zionale, che potrebbe nei prossimi mesi respinge­re, senza scandalo, il lodo Alfano. Uno spirito, quel­lo di Di Pietro, autoritario che mal sopporta, oggi, di fare politica dentro il perimetro costituzionale, e che così facendo getta anche qualche ombra sul suo passato di magistra­to.

Piero Ostellino