Caro Domenico, Amedeo non ha necessitá che prenda le sue parti e/o difese, ma chi fa confusione e spero me ne scusi, sei proprio tu.E dove la leggi tutta sta roba!
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Io sul DL 30/2007 leggo altra cosa..........
Si parla di ascendenti a carico! Nel nostro caso non è affatto a carico!
Ma non solo... da nessuna parte è scritto che il consolato ha l'obbligo di rilasciare un visto turistico e per di più di lunga durata e con ingressi multipli!
Amedé, torna con i piedi per terra, altrimenti fatico a riconoscerti!!!
I familiari di cittadini italiani e suoi congiunti, hanno diritto al visto perché é appunto un diritto soggettivo e non un semplice ''interesse legittimo'', come lo é quando il visto di turismo non implica una familiare di cittadino italiano. Tutta ''sta roba'' la trovi nella Costituzione Italiana, nel diritto internazionale privato, nel diritto di famiglia e nelle direttive UE. Non si puó chiedere un ricongiungimento familiare se non si dimostra il carico economico, ma non si puó togliere il diritto soggettivo di un familiare di visitare i loro cari. Questo tipo di visto turistico, comparabile a quello del coniuge (multientrata di 1, 3 o 5 anni con un massimo di permanenza di tre mesi di seguito), si deduce anche dal DL 30/2007, ma soprattutto dalla Giurisprudenza in merito ed é tanta (una per tutte, cfr. TAR Lazio, n. 1886, 28/02/07, una delle piú recenti) dove il Giudice nel giudizio di merito spiega che non é permesso alle autoritá consolari di non giustificare e motivare per iscritto il rifiuto del visto turistico per familiari di cittadini italiani. Quindi, continua il Giudice, e riporto: ''La “relevatio ab onus motivandi” (id est:la deroga al generale obbligo di motivare i provvedimenti amministrativi, introdotta dall’art. 2 del D.Lgs. n. 286/1998, va, infatti, intesa:
- non già nel senso che la predetta norma abbia legittimato l’Amministrazione ad agire arbitrariamente (e che, pertanto, la stessa avrebbe la potestà di negare il visto anche nel caso in cui non vi sia alcuna legittima ragione per farlo);- ma nel senso che nei casi in cui il visto può essere legittimamente negato (sempreché, dunque, vi sia una ragione per farlo), il diniego può non essere motivato.
Vorrei precisare che ho preso questa sentenza per una ragione ben specifica, le parti non erano cittadini italiani e nemmeno loro familiari, il che ti dice tutto riguardo il diritto di visita dei familiari, in certe condizioni, anche di extracomunitari.
Amedeo ha ragione anche per quanto riguarda l'autocertificazione, ma questo estremismo (a me pare piú semplice consegnare l'estratto di nascita senza crearmi piú problemi di quelli che troppo spesso si inventano le nostre dipendenze consolari), é dovuto a una sua reazione per le imbecillagini burocratiche che ha subito lui, sua moglie e tanti altri che abbiamo insieme, aiutato in vari forum e in un certo senso si diverte pure (beato te Amedeo)...anch'io in occasione della richiesta di cittadinanza di mia moglie non ho presentato tre documenti che l'Ambasciata pretendeva, ma che ho preteso me lo facessero loro, in quanto lo potevano rilevare direttamente dai dati in loro possesso e quindi certificarli (stato di famiglia, certificato di residenza e non mi ricordo piú qual'altro). Da allora, grazie a me e che io sappia, mai piú hanno chiesto e preteso atti notarili di dichiarazione giurata, legalizzati, e tradotti (totale spese innecessarie e non richieste = a circa 160 euro).
Un caro saluto





















