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Sconfinamenti - Migranti Territorio E Giornalismo D’inchiesta


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#1 Domenico

Domenico

    Advanced Member


  • 7179 messaggi
  • Iscritto il: 01-agosto 05

Inviato 07 maggio 2008 - 11:30

Padova - Percorso formativo per costruzione di un’inchiesta collettiva sul territorio
Sconfinamenti - 19, 20, 21, 27 maggio 2008
Migranti territorio e giornalismo di inchiesta
Le nostre città sono in continua evoluzione, coinvolte da innumerevoli processi che le trasformano.
La loro composizione sociale, i tempi che ne scandiscono la vita, la loro dimensione spaziale, sono continuamente sollecitate dall’attraversamento di corpi e saperi, da movimenti che senza mai arrestarsi ne ridisegnano limiti e ne ridefiniscono i confini.

In questa “fabbrica di fabbriche” - la città contemporanea che produce e riproduce se stessa - la comunicazione e l’ informazione, così come le conoscenze messe in gioco per produrle, non possono limitarsi semplicemente al tentativo di catturare e restituire un’immagine statica della realtà che vogliono interpretare, ma – attori tra gli altri delle metamorfosi in atto – devono rendersi capaci di rappresentare questa complessità e le sue sfumature.

Per raccontare questa nuova realtà bisogna probabilmente esser pronti a rinunciare ad analisi lineari e definitive, e affinare piuttosto le capacità di coglierne le contraddizioni e le incongruenze, anche nel loro potenziale di ricchezza e apertura di nuove prospettive.

Raccontarla, significa riuscire a cogliere i percorsi delle moltitudini che la compongono, delle diverse soggettività che, con i loro saperi, le loro esperienze, la loro mobilità e la loro operosità, producono costantemente modificazioni dell’esistente.

Riuscire a incontrare, raccogliere e raccontare queste storie, ripercorrere le traiettorie che le hanno segnate, aiuta quindi a costruire una visione meno scontata di ciò che ci circonda ed è anche un’opera capace di incidere su questa stessa realtà ridisegnandola ulteriormente.

Migranti territorio e sconfinamenti
Se le migrazioni sono “la cifra del nostro tempo”, le città in cui viviamo sono ambienti costantemente aperti alle loro sollecitazioni. Vi è un continuo rimando tra la realtà geografica, economica, politica e sociale dei territori e la ridefinizione dei confini e dei percorsi migratori, e viceversa.
Mettersi sulle orme dei percorsi migranti, pertanto, può rappresentare un modello di indagine particolarmente produttivo.

Produrre inchiesta sul territorio affrontando il tema delle migrazioni è innanzitutto un’operazione che implica l’esperienza del confine, a volte il suo attraversamento ma prima ancora la scoperta dei suoi infiniti, spesso invisibili, riposizionamenti.
Con il termine confine non facciamo riferimento infatti, o almeno non soltanto, alle linee convenzionalmente tracciate sulle cartine geopolitiche, ma anche e soprattutto ai confini architettonici e urbanistici imposti dalla divisione degli spazi di una città, ai confini di status tra chi detiene o meno dei documenti in regola, ai confini gerarchizzati dello sfruttamento sui posti di lavoro, ecc. Al contempo, fare l’esperienza del confine significa anche indagare le pratiche di sconfinamento continuamente agite da chi il confine lo subisce, e scoprire fino a che punto si tratti sempre di un ‘gioco’ di rinegoziazioni e conflitti, di resistenze e strategie.

E’ la stessa natura dell’oggetto/soggetto in questione a rendere inadatto ogni ragionamento che proceda per schematismi e definisca nette linee di demarcazione tra un dentro e un fuori, tra inclusione ed esclusione, tra appartenenza ed estraneità.

Questa concezione dinamica del confine ha aperto la strada ad alcune tra le più interessanti analisi delle migrazioni contemporanee che hanno sottolineato il ruolo attivo e performativo che la mobilità degli esseri umani assume nelle mutazioni del mondo attuale.

Raccontare da questo punto di vista i fenomeni migratori ci aiuta ad introdurre un ulteriore interessante terreno di discussione, quello relativo al concetto di cittadinanza.
Il confine appare come un “filtro” capace di produrre “inclusione differenziale”, diverse e graduali sfumature della dimensione della cittadinanza intesa, evidentemente, non come quell’insieme di diritti più o meno riconosciuti, da acquisire o eventualmente “perdere”, ma come terreno di contesa permanentemente aperto.
Il confine accompagna tutto il percorso migratorio e le sue vicende, controverse, altalenanti, permanentemente temporanee, fatte di alternanze tra momenti di legalità e illegalità del soggiorno, detenzione o libertà, inserimento lavorativo o attesa, riconoscimento o messa ai margini, fino a delineare, anche se mai in maniera definitiva, diverse gradualità dei livelli di cittadinanza.

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