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Mission Moldova Onlus: perchè sostenerci


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#1 Moldweb.eu

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  • 364 messaggi
  • Iscritto il: 29-luglio 05

Inviato 12 novembre 2015 - 09:13

Perché collaborare con noi.
Perché adottare a distanza in Moldova.
Perché sostenere Mission Moldova Onlus.

Queste parole non vogliono essere uno slogan pubblicitario, non vogliono convincere nessuno ad adottare a distanza, a diventare volontario o a sostenerci economicamente.
Vogliono essere poche righe per far capire per quale motivo è nata l’associazione, perché abbiamo preso in mano anche la parte delle adozioni e perché vogliamo continuare ad aiutare i bambini e le famiglie moldave anche da qui, anche così.

Una volta iniziato il progetto, quando ancora ci chiamavamo “semplicemente” Giovani di Trieste-Varvareuca, abbiamo avuto modo di conoscere don Cesare, tutti i collaboratori della Fondazione Regina Pacis e soprattutto la Moldova, terra così tanto povera e straniera e così tanto vicina a casa nostra. Abbiamo cominciato tutto senza sapere cosa aspettarci, senza sapere esattamente cosa fare, e ci siamo messi in gioco desiderosi di portare un piccolo aiuto, un po’ di gioia e spensieratezza nell’estate dei bambini del villaggio. Siamo partiti con piani e programmi, e come abbiamo già riportato più volte, li abbiamo presi e buttati via alla fine del primo giorno di attività, dato che il “nostro” modo di fare le cose, le nostre abitudini e molte cose che noi diamo per scontato, lì non funzionano, non vanno bene, non si possono fare.

Ci siamo dovuti mettere per un po’ nei loro panni, cercare di capire la loro cultura, i loro usi e costumi ed il loro quotidiano, per vedere cosa poter e cosa non poter fare. Ci siamo lasciati “istruire” dai bambini e ragazzi del villaggio, inserendoci nei loro giochi e nella loro vita senza obbligarli a vedere le cose o a farle unicamente nel modo in cui le avremmo fatte noi, quello che pensavamo fosse il modo “normale”. È stato uno scambio, un dare e avere, una conoscenza che negli anni è diventata sempre maggiore – e che oggi ci permette di riuscire a partire già da Trieste con dei piani organizzati e preparati – e che ci ha permesso di creare qualcosa di bello e di utile, che potesse aiutare anche se in minima parte tutti questi bambini e ragazzi, cercando di mantenere sempre presente la componente educativa all’interno delle nostre attività. Ed è stato merito (o colpa, che dir si voglia) di tutto questo se ormai pensiamo a Varvareuca come ad una seconda casa.

Quando dopo quattro anni di lavoro si guarda indietro e se ne parla si dicono le cose così, come ve le ho raccontate qui di sopra, ma vi assicuro che non è stato tutto così immediato. Il primo anno le persone del villaggio non ci conoscevano, non ci avevano mai visto, come nemmeno i bambini, e gli sguardi diffidenti, le facce scrutatrici (soprattutto degli anziani), e le mille domande che gli passavano nella testa si capivano, anche se lo facevano in un’altra lingua. Ci hanno studiato per bene, tutti loro, anche i bambini e i ragazzi che venivano a fare l’attività con noi, in quelle prime due settimane. Volevano capire fin dove potevano arrivare e quanto potevano “approfittarsi” di noi, volontari italiani, che siamo passati per un minuto nella loro vita.
Ed invece noi siamo tornati, eravamo lì anche l’anno dopo, e quello dopo ancora, e questo ha fatto la differenza. Negli anni la diffidenza se ne è quasi totalmente andata, negli anni anche noi abbiamo cambiato tante di cose, negli anni qualche differenza di comportamento, atteggiamento e rispetto si è visto, anche e soprattutto nei bambini, e questo ci ha dato conferma del fatto che forse stiamo lavorando bene, che stiamo andando nella giusta direzione.

Lo so, belle parole, come tante altre. Ve l’ho detto, non sono state scritte per convincere nessuno, tutti noi volontari siamo consapevoli del fatto che le parole che portiamo non sono che una minima parte di quello che c’è dentro di noi e che vorremmo trasmettere. Così come sappiamo che tutto quello che abbiamo dentro e vogliamo trasmettere non si può dire a parole, perché non bastano. Bisogna vivere tutto questo per capirlo fino in fondo, fidatevi, bisogna sperimentarlo in prima persona. Ne vale davvero la pena.

Le adozioni a distanza ci sono state affidate dalla Fondazione Regina Pacis in un secondo momento.
Non mi dilungherò a spiegarvi come all’inizio la cosa ci facesse un po’ paura, o potesse sembrare un po’ più grande di noi, mi limiterò a dirvi che ci siamo messi sotto e abbiamo cercato di informarci per bene, di capire il funzionamento e di fare tutto nel miglior modo possibile, in modo da poter aiutare anche quando tornavamo in Italia le famiglie e i bambini che ormai conosciamo in prima persona di questa terra che ci sta molto a cuore, e di poter garantire a tutti quelli che ci sostengono, in qualunque modo esistente e conosciuto, la massima trasparenza.
La cosa bella di questo progetto è che conosciamo i bambini di cui la Fondazione Regina Pacis, con cui collaboriamo, si occupa, e che vengono affidati a distanza a delle famiglie che si rendono disponibili ad aiutarli e che li sostengono. Conosciamo le loro diverse situazioni, e andiamo a fargli visita, portando loro i beni di sostentamento insieme ai collaboratori della Fondazione, ogni qual volta ci troviamo a Varvareuca, o a Chisinau, in capitale; questo ci permette di salutarli, sapere come stanno e vederli crescere.
Già diverse famiglie ci hanno contattato, chi in seguito ad una “trasferta” in Moldova chi in seguito a qualche nostra testimonianza, chi perché ci ha conosciuto in altro modo e ci ha seguito nei vari progetti leggendoli in rete. Ad ognuno di loro riserviamo un ringraziamento particolare perché ci permettono di dare una grossa mano alla famiglia di alcuni tra questi bambini che ne hanno più bisogno.

Questi non sono gli unici progetti dell’associazione, ad esempio il 28 dicembre 2014 è stata inaugurata nel Centro Sociale a Varvareuca la Ludoteca, un servizio di doposcuola rivolto ai bambini che hanno particolare difficoltà nello studio individuale, oppure il Consultorio Familiare, a Chisinau, che ha come obiettivo l’assistenza e la cura della famiglia nelle diverse situazioni di necessità che vengono gestite grazie alla presenza di professionisti di vari settori.
Ovviamente le possibili attività/proposte/raccolte fondi che l’associazione può fare, in affiancamento a quanto detto, alle adozioni a distanza e alle donazioni di chi vuole possono essere tante, ma ciascuna di queste richiede tempo e non dipende solamente da noi volontari. Servono luoghi, permessi, disponibilità, e molto passaparola.
Noi ci crediamo, tanto, e cerchiamo di portare avanti quello che possiamo, capitanati da qualcuno che ci crede ancora più di noi e che è sempre quattro passi avanti, rispetto ai possibili progetti da mettere in gioco e provare ad avviare. È bello, è faticoso ed estenuante, ma ci piace e ci riempie il cuore. Ed è per questo che continuiamo a metterci in gioco.
Perché sperimentato tutto questo una volta, non lo si riesce a lasciare andare più: la Moldova si è presa un pezzo di cuore di ciascuno di noi, e noi siamo rimasti “piacevolmente” fregati.

Ecco perché è #ilvillaggiodellamiafamiglia, ecco perché #IoCiCredo, ecco perché con questo vi abbiamo voluto rendere un po’ parte di #MissionMoldova.

Ilaria Napolitano,
referente adozioni a distanza e volontaria Mission Moldova


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