Prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
E' quanto sta avvenendo in Moldova, in questo periodo.
A farne le spese naturalmente il popolo moldavo, costretto, come sempre,
a migrare per un pezzo di pane.
Secondo le stime dei media, circa 4.000 posti di lavoro sono andati in fumo.
Il motivo ?
Le pressioni fiscali e doganali nei confronti degli investitori stranieri.
Le due istituzioni negano le accuse, mentre il Ministero dell'Economia suggerisce di riflettere, di non politicizzare la situazione e accettare le critiche.
Il Ministro dell'Economia ha dichiarato che lo Stato dovrebbe essere più attento con gli investitori: le imprese vessate dal fisco hanno rinunciato a investire 15 milioni di euro, secondo quanto riferiscono i media.
Una azienda americana, fra le cose piu' imbarazzanti, è stata costretta a dichiarare alla dogana rifiuti della fabbrica di Ungheni e pagare le tasse perché sono stati classificati come importati nel paese, quando in realtà sono stati portati alla discarica.
Il caso arriva dopo quello di un altro investitore di Balti che avrebbe spiegato usi e costumi delle pressioni fiscali.
In questo contesto capite bene che investire in Moldova non e' tra le cose semplici ne auspicabili.
Serve un cambiamento radicale e questo i politici dovrebbero cominciare a metterlo tra
i punti prioritari per il paese: burocrazia e corruzione la fanno ancora da padrone.
Ma se ne parla, e forse, come diceva Lucio Dalla, questa e' una “grande novita'”.




















