La speranza è sempre l'ultima a moririre in ogni cosa. Da quello che dici c'è tanto fumo ma manca l'arrosto. Una cosa è certa chiunque si appresta a fare imprenditoria in MOLDOVA deve mettere in cantiere molte cose quali: corruzione; mancanza di professionalità locale, carenza di infrastrutture; difficoltà legali varie.
La cosa vantaggiosa è il basso costo del lavoro (per adesso) che a costi attuali fa concorrenza alla CINA, il salario offerto ad un conoscente all'azienda che lavora per BMW è di 1300-1500 lei /mese.
Il problema vero è la carenza di professionalità e molti imprenditori non hanno voglia di accollarsi i costi di fare crescere i locali.
Tra l'altro la carenza di professionalità è generalizzata in molti settori, la gente si trova in tasca una laurea ma è solo carta e come ha detto Nikita, in MOLDOVA le lauree si comprano a peso.
Pallino
Cioè, 100 euro la mese nette?
Se per questo, in Cina un operaio guadagna parecchio di più.
Il problema non è il costo della manodopera in termini assoluti.
Qualche anno fa (2006) provarono a portare i cinesi in Romania per farli lavorare nelle fabbriche manifatturiere al posto di tanti romeni che cominciavano a rifiutare il lavoro in fabbrica o comunque chiedevano comepnsi più elevati e dopo pochi mesi, pur avendo isolato i cinesi dai romeni, i cinesi che lavoravano a costi minori ed avevano una produttività molto molto più elevata, si adattarono al 'modello europeo', cioè : sciopero per ottenere migliori condizioni.
Con questo volevo dire che in Cina anche se la manodopera costerà il doppio che in Moldova, non si può fare un confronto con nessuna realtà europea.
La produttività di un operaio cinese è elevata. Alla fine costa di più...ma rende di più.
Quando si pianifica una delocalizzazione a livello di impresa, bisogna capire per quale motivo un'azienda delocalizza (in bulgaria, in moldova, in romania, ecc.) e studiando bene ogni caso singolo, si riesce poi a capire se conviene delocalizzare in moldova od in altri paesi europei oppure (specie per le grandi imprese) è meglio lasciare l'Europa verso paesi che hanno anche mercati interni enormi (india, brasile, cina, indonesia.) e quindi anche in grado di assorbire parte della produzione.