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Da 13 ANNI E' ILLEGALE IN ALBANIA
#1
Inviato 04 novembre 2011 - 16:37
#2
Inviato 04 novembre 2011 - 17:01
Il Kossovo
questo autentico aborto di stato
nel nome degli interessi geopolitici degli USA
è stato l'inferno delle moldave !
#3
Inviato 04 novembre 2011 - 17:07
Povera donna ....
Il Kossovo
questo autentico aborto di stato
nel nome degli interessi geopolitici degli USA
è stato l'inferno delle moldave !
Scusa Rick ma parliamo dell'Albania e non del Kosovo
#4
Inviato 04 novembre 2011 - 17:17
ma sono culo e camicia
#5
Inviato 04 novembre 2011 - 17:21
Povera donna ....
Il Kossovo
questo autentico aborto di stato
nel nome degli interessi geopolitici degli USA
Piu' che degli USA, tutto ciò è un prodotto di Bush!
C'era una bella vignetta, pubblicata da "Le monde" o un altro giornale francese se non sbalgio, ( cih o messo un ora ma non sono riuscita a trovarla, che riassumeva tutta la poltica estera di Bush. Fu pubblicata qualche giorno prima che lasciasse la presidenza, raffigurava lui che cacava letteralemente su un mappamondo!..Ecco.. non esiste imamgine piu' realista!
#6
Inviato 04 novembre 2011 - 17:23
scusami tu
ma sono culo e camicia
Si effettivamente anzi sicuramente sono culo e camicia su alcune cose che riguardano la politica,anche se mi preme evidenziare che gli ALBANESI dell'attuale Repubblica d'Albania,discriminano fortemente i Kosovari,motivando che i Kosovari,sono sicuramente la stessa etnia ma che avendo vissuto sotto l'influenza jugoslava hanno perso i veri valori Albanesi,volendo sintetizzare, un pò come oggi tra Moldavia e Romania
#7
Inviato 04 novembre 2011 - 17:26
Piu' che degli USA, tutto ciò è un prodotto di Bush!
C'era una bella vignetta, pubblicata da "Le monde" o un altro giornale francese se non sbalgio, ( cih o messo un ora ma non sono riuscita a trovarla, che riassumeva tutta la poltica estera di Bush. Fu pubblicata qualche giorno prima che lasciasse la presidenza, raffigurava lui che cacava letteralemente su un mappamondo!..Ecco.. non esiste imamgine piu' realista!
Concordo pienamente
#8
Inviato 04 novembre 2011 - 17:26
sono solo le punte di un Iceberg
la facciata di comodo di comanda nell'ombra
#9
Inviato 04 novembre 2011 - 17:34
Si effettivamente anzi sicuramente sono culo e camicia su alcune cose che riguardano la politica,anche se mi preme evidenziare che gli ALBANESI dell'attuale Repubblica d'Albania,discriminano fortemente i Kosovari,motivando che i Kosovari,sono sicuramente la stessa etnia ma che avendo vissuto sotto l'influenza jugoslava hanno perso i veri valori Albanesi,volendo sintetizzare, un pò come oggi tra Moldavia e Romania
"I veri valori "
e quali sarebbero i veri valori albanesi
il Kabun ?!?!?!
Sta a vedere adesso
che vivere nell'avanzatissima Jugoslavia
(per i valori dei paesi comunisti dell'epoca , ovviamente)
fosse peggio che sottostare al giogo maoista
di Enver Hoxha !
LA verità è che i Kossovari sono da sempre + ricchi è piu disinibiti
più cosmopoliti e più furbi degli albanesi
anche per il fatto che ai tempi della ex Jugoslavia
erano gli unici a cui era consentito di espatriare con facilità
in modo che si togliessero dalle palle !
#10
Inviato 04 novembre 2011 - 18:25
in che senso il Kosovo è stato l'inferno delle moldave?Povera donna ....
Il Kossovo
questo autentico aborto di stato
nel nome degli interessi geopolitici degli USA
è stato l'inferno delle moldave !
#11
Inviato 04 novembre 2011 - 19:54
Probabilmente si riferisce al fatto che il Kosovo è una stazione di smistamento di tutto il flusso delle prostitute moldave.in che senso il Kosovo è stato l'inferno delle moldave?
#12
Inviato 04 novembre 2011 - 20:08
Probabilmente si riferisce al fatto che il Kosovo è una stazione di smistamento di tutto il flusso delle prostitute moldave.
A me interesserebbe sapere chi le porta fino in Kosovo
#13
Inviato 04 novembre 2011 - 22:22
Probabilmente si riferisce al fatto che il Kosovo è una stazione di smistamento di tutto il flusso delle prostitute moldave.
Perché il Kosovo ?
Non è difficile da spiegare ,
basti pensare che nel periodo di max adesione alla missione dell’ONU KFOR
si contavano 50.000 uomini di 40 diversi paesi .
E secondo voi , a 50.000 uomini lontano da casa per mesi e mesi
cosa manca + di tutto ?
Il giardino di casa ?
La messa alla domenica ?
Una bella passeggiata tra i boschi ?
Nonnnno è , ci arrivate da soli quali fosse il + remunerativo business in quegli anni !
E difatti dal + lurido bar di Kosovska Mitrovica
allo pseudo Night Club di Pristina
I kossovari si erano affrettati a mettere a disposizione dei militari Tedeschi , inglesi , francesi o polacchi o ...italiani
un consistente numero di ragazze proveniente dall’est europa , Ucraine e Moldave in primis .
TUTTI SAPEVANO MA TUTTI ABUSAVANO
Gli unici che ebbero il coraggio di denunciare
ed avviare indagini specialmente per quel che riguarda le convivenze dei vari capi di stato maggiore
delle varie nazionalità impegnate
furono i carabinieri italiani della KFOR .
Il Kossovo quindi , prima che base di smistamento
era , ed è tuttora in minor misura , principale piazza di sfruttamento .
L’Albania era invece la principale via di transito per fare arrivare in Italia
e quindi in EU
le ragazze che arano già state ammansite dal trattamento kossovaro .
Come potrete capire ,
far arrivare una ragazza in Italia /EU era un investimento che necessitava di garanzie
e la migliore garanzia che una volta inserita in un contesto di semi libertà la ragazza non si sarebbe ribellata
era che la medesima fosse oramai già piegata al volere dei suoi sfruttatori
dopo un adeguato training in Kossovo .
Ricordo perfettamente dello scando che scoppio'
in relazione ad una ragazza moldava che era stata tenuta in stato di semi schiavitù dal suo sfruttatore
che la concedeva .... gratuitamente a militari tedeschi in cambio di vari favori .
Se la ricorderà bene anche Don Cesare , visto che arrivo' poi al Regina Pacis dove denunciò il tutto
LA vita è dura , cari miei , e per alcuni lo è ancor di + !
Messaggio modificato da Rick il 04 novembre 2011 - 23:15
#14
Inviato 04 novembre 2011 - 22:27
A me interesserebbe sapere chi le porta fino in Kosovo
Ai tempi i passaggi erano numerevoli .
1°
il reclutatore sul posto , normalmente il fidanzato che convinceva l'ingenua ragazza
oppure il ruba cuori che illudeva con vane promesse
o le stesse donne che rassicuravano sulla possibilità di facili giadagni come cameriere , ballerine e cose del genere
2°
il viaggio in Romania sino a Timisoara ,
normalmente condotto sotto la supervisione di persone con la doppia cittadinanza
che si potevano liberamente muovere tra Moldova ed UCraina e Romania
3°
Il mercato di Timisoara , un vero e proprio centro di smistamento dove i kossovari si approvigionavano
4°
il luogo di....lavoro in Kossovo , dove + alta era la richiesta da parte dei militari KFOR
Messaggio modificato da Rick il 04 novembre 2011 - 22:29
#15
Inviato 04 novembre 2011 - 22:42
Ai tempi i passaggi erano numerevoli .
1°
il reclutatore sul posto , normalmente il fidanzato che convinceva l'ingenua ragazza
oppure il ruba cuori che illudeva con vane promesse
o le stesse donne che rassicuravano sulla possibilità di facili giadagni come cameriere , ballerine e cose del genere
2°
il viaggio in Romania sino a Timisoara ,
normalmente condotto sotto la supervisione di persone con la doppia cittadinanza
che si potevano liberamente muovere tra Moldova ed UCraina e Romania
3°
Il mercato di Timisoara , un vero e proprio centro di smistamento dove i kossovari si approvigionavano
4°
il luogo di....lavoro in Kossovo , dove + alta era la richiesta da parte dei militari KFOR
Scusami Rick vorrei anche aggiungere che lo Stato Moldavo non ha mosso un dito,l'esempio lo è la ragazza della storia che ho pubblicato,12 anni quasi 13 che non torna a casa e nessuno si è mai preoccupato per lei.
#16
Inviato 04 novembre 2011 - 23:08
Scusami Rick vorrei anche aggiungere che lo Stato Moldavo non ha mosso un dito,l'esempio lo è la ragazza della storia che ho pubblicato,12 anni quasi 13 che non torna a casa e nessuno si è mai preoccupato per lei.
Ah beh , queli non hanno mai fatto niente di niente !
Poi sai , c'è anche un fattore culturale , in MD la prostituzione
sia essa volontaria o forzata
è sempre causa di disprezzo e condanna sociale .
Pristina, schiave del sesso per i funzionari dell' Onu
0 aprile 2000 — pagina 17 sezione: POLITICA ESTERA PRISTINA - Sul muro d' ingresso del Miami Beach Club, alla periferia nord di Pristina, c' è una scritta che vieta di entrare armati. Tra le macchine parcheggiate di fronte al locale, sostano anche due gipponi bianchi delle Nazioni Unite. è mezzanotte e stasera, in questo bordello camuffato da night, lavorano dieci ragazze. Sono giovani, alte, avvenenti. Ognuna è seduta a un tavolino e ti sorride appena incroci il suo sguardo. Provengono tutte dall' Europa dell' est. Sono georgiane, moldave, ucraine, bulgare, romene. Ogni quarto d' ora, sulla pedana vicino al bar, una di loro si spoglia strusciandosi contro una pertica d' acciaio, come nei locali a luci rosse di Bangkok. Una ventina sono gli astanti. C' è anche una piccola comitiva di americani, tra i quali, sebbene nei Balcani la notte faccia ancora freddo, un paio di ragazzotti in bermuda. Dal gruppo si alza un signore di una quarantina d' anni, calvo e baffuto, e va a sedersi accanto a una ragazza. Per appartarsi con lei in uno tanti "séparés" che circondano la sala, dovrà ordinare una bottiglia di champagne, e solo quella gli costerà 300 marchi. Per la prestazione sessuale, ne sborserà altri 200. Totale: 500 marchi, mezzo milione di lire, l' equivalente di ciò che un kosovaro guadagna in tre mesi. Il Miami Beach Club ricorda l' International Club, la prima "casa chiusa" per funzionari dell' Onu, soldati della Kfor e ricchi trafficanti kosovari scoperta il 22 gennaio scorso dai carabinieri dell' Unità specializzata multinazionale (Msu), comandati dal colonnello Vincenzo Coppola. Quella notte, i carabinieri liberarono una dozzina di prostitute ridotte in schiavitù. "Appena entrammo le più giovani ci saltarono al collo chiedendoci di portarle via, di farle scappare da quell' inferno, di aiutarle tornare a casa", dice il colonnello Coppola. "Non avevano documenti né potevano lasciare il locale. La più giovane aveva sedici anni". Certo, Pristina non è la Napoli del ' 44 né la Saigon occupata dagli americani, ma conta 2000 funzionari dell' Onu e 15.000 soldati della Kfor. Soltanto a loro e a pochi contrabbandieri kosovari sembra destinato il nuovo, fiorente mercato del sesso. Un mercato che qui è facilitato dalle frontiere di burro e dall' assenza totale di un sistema giudiziario. Oggi, secondo la polizia dell' United Nations Mission in Kosovo (Unmik), nella ex provincia, le schiave del sesso provenienti dall' est sarebbero almeno quattrocento. "Bisogna fare la differenza tra quelle che scelgono questo mestiere e quelle che sono costrette a prostituirsi", dice Michael Barton dell' Organizzazione mondiale per la migrazione (Iom), la struttura umanitaria che ha già aiutato una cinquantina di ragazze a tornare nei loro paesi d' origine. "E i loro clienti, compresi quelli della comunità internazionale, quelli che sono qui per scopi umanitari, questa differenza non la fanno. Per loro sono solo prostitute". Le ragazze del Miami Beach Club sembrano appartenere alla categoria più fortunata. Ines è nata ventiquattro anni fa a Tbilisi, e quel po' di inglese che conosce l' ha imparato negli ultimi mesi, "lavorando". Si dice soddisfatta: qui guadagna bene, molto più dei 50 dollari al mese che riusciva a racimolare in Georgia. La povertà del suo paese, incredibile a dirsi, è più aspra di quella del Kosovo. Chi sono i suoi clienti? "Gente da tutto il mondo", risponde Ines, dopo aver ordinato una coppa di champagne (50 marchi). Anche funzionari dell' Onu? "Certo, e loro sono i più gentili". Gabriela, invece, arriva dall' Ucraina. è bionda e grassottella, ha gli occhi azzurri. Una volta studiava legge. Due anni fa, l' uomo che lei chiama il suo boss l' ha portata in Macedonia. Dallo scorso dicembre, ossia dall' apertura del Miami Beach Club, vive a Pristina. "Per noi è molto facile entrare o uscire dal Kosovo: all' aeroporto non fanno mai storie. Ogni due mesi posso tornare a casa da mio figlio". è probabile che Ines, Gabriela e le loro colleghe del Miami Beach Club sapessero ciò che le aspettava nel Kosovo. Sono "professioniste". Ma dalle testimonianze raccolte presso le ragazze liberate prima dai carabinieri, poi dalla polizia dell' Unmik in altri bordelli kosovari, risulta che otto su dieci sarebbero state costrette a prostituirsi con la violenza, a suon di botte. Molte sono ancora a Pristina, ospitate dall' Iom, in attesa dei documenti per il rimpatrio. Nessuna di queste ha accettato di farsi intervistare. "Sono ancora terrorizzate", dice Barton. Negli ultimi mesi, le forze di sicurezza hanno chiuso cinque o sei bordelli. Tutti erano gestiti da clan albanesi, e in tutti lavoravano solo ragazze dell' ex blocco sovietico. Nel Kosovo, ex provincia jugoslava, la prostituzione non è reato. Lo sono però i pestaggi, il sequestro, lo sfruttamento sessuale. "Agli albanesi è stato contestato il reato di "riduzione in schiavitù": ma si è trattato di un' imputazione solo teorica. Sono stati tutti subito rilasciati, per via di un problema tecnico, logistico. Le prigioni del Kosovo sono piccole e poche. C' è spazio solo per chi ha commesso reati molto gravi", spiega Coppola. I raid condotti dai carabinieri hanno provocato attriti con la polizia dell' Unmik, che ha accusato gli italiani di essere intervenuti in modo troppo tempestivo. Se anche fosse vero, però, i carabinieri hanno per primi sollevato il problema dello sfruttamento delle ragazze e consentito l' apertura di una struttura per l' accoglienza di chi desidera rimpatriare. Dice Coppola: "C' è stata la richiesta di una maggiore collaborazione tra noi e la polizia dell' Unmik. Ma quei locali andavano chiusi, punto e basta". Lo scorso dicembre, nel Sud del Kosovo, nella zona controllata dalle forze tedesche, l' apertura dei primi bordelli è stata persino incoraggiata, probabilmente perché in Germania la prostituzione è tollerata. "Ma la maggior parte delle ragazze dell' est non vengono pagate dai loro sfruttatori", sostiene Barton. "Molte di loro vivono in condizioni spaventose". Nessuno è in grado di dire quanti siano i bordelli nel Kosovo. Dopo la chiusura dei cosiddetti night club, gli albanesi hanno aperto postriboli meno appariscenti. Piccole unità, con due, tre ragazze, che danno meno nell' occhio. "Sono case private dove le donne lavorano per non più di un mese, prima di prendere la strada verso i marciapiedi dell' Europa "ricca", in Italia, Francia, Belgio, Germania. A Pristina, nel frattempo, la prostituzione è un fenomeno in piena espansione. E ciò, proprio a causa della comunità internazionale che dovrebbe aiutare i kosovari a costruire il futuro", dice Barton. L' International Club, l' Hollywood, il Toto' s ed altri postriboli sono stati chiusi. Di quel genere di locali, a Pristina, è rimasto il Miami Beach Club. "Ma chi ha fornito l' autorizzazione per aprirlo? A chi spetta controllarlo?", si chiede il colonnello Coppola. Fino a prova contraria, sono compiti dell' Unmik. Ossia delle Nazioni Unite, che di fatto, dallo scorso giugno, governano il Kosovo. - dal nostro inviato PIETRO DEL RE
#17
Inviato 04 novembre 2011 - 23:18
Ah beh , queli non hanno mai fatto niente di niente !
Poi sai , c'è anche un fattore culturale , in MD la prostituzione
sia essa volontaria o forzata
è sempre causa di disprezzo e condanna sociale .
Pristina, schiave del sesso per i funzionari dell' Onu
0 aprile 2000 — pagina 17 sezione: POLITICA ESTERA PRISTINA - Sul muro d' ingresso del Miami Beach Club, alla periferia nord di Pristina, c' è una scritta che vieta di entrare armati. Tra le macchine parcheggiate di fronte al locale, sostano anche due gipponi bianchi delle Nazioni Unite. è mezzanotte e stasera, in questo bordello camuffato da night, lavorano dieci ragazze. Sono giovani, alte, avvenenti. Ognuna è seduta a un tavolino e ti sorride appena incroci il suo sguardo. Provengono tutte dall' Europa dell' est. Sono georgiane, moldave, ucraine, bulgare, romene. Ogni quarto d' ora, sulla pedana vicino al bar, una di loro si spoglia strusciandosi contro una pertica d' acciaio, come nei locali a luci rosse di Bangkok. Una ventina sono gli astanti. C' è anche una piccola comitiva di americani, tra i quali, sebbene nei Balcani la notte faccia ancora freddo, un paio di ragazzotti in bermuda. Dal gruppo si alza un signore di una quarantina d' anni, calvo e baffuto, e va a sedersi accanto a una ragazza. Per appartarsi con lei in uno tanti "séparés" che circondano la sala, dovrà ordinare una bottiglia di champagne, e solo quella gli costerà 300 marchi. Per la prestazione sessuale, ne sborserà altri 200. Totale: 500 marchi, mezzo milione di lire, l' equivalente di ciò che un kosovaro guadagna in tre mesi. Il Miami Beach Club ricorda l' International Club, la prima "casa chiusa" per funzionari dell' Onu, soldati della Kfor e ricchi trafficanti kosovari scoperta il 22 gennaio scorso dai carabinieri dell' Unità specializzata multinazionale (Msu), comandati dal colonnello Vincenzo Coppola. Quella notte, i carabinieri liberarono una dozzina di prostitute ridotte in schiavitù. "Appena entrammo le più giovani ci saltarono al collo chiedendoci di portarle via, di farle scappare da quell' inferno, di aiutarle tornare a casa", dice il colonnello Coppola. "Non avevano documenti né potevano lasciare il locale. La più giovane aveva sedici anni". Certo, Pristina non è la Napoli del ' 44 né la Saigon occupata dagli americani, ma conta 2000 funzionari dell' Onu e 15.000 soldati della Kfor. Soltanto a loro e a pochi contrabbandieri kosovari sembra destinato il nuovo, fiorente mercato del sesso. Un mercato che qui è facilitato dalle frontiere di burro e dall' assenza totale di un sistema giudiziario. Oggi, secondo la polizia dell' United Nations Mission in Kosovo (Unmik), nella ex provincia, le schiave del sesso provenienti dall' est sarebbero almeno quattrocento. "Bisogna fare la differenza tra quelle che scelgono questo mestiere e quelle che sono costrette a prostituirsi", dice Michael Barton dell' Organizzazione mondiale per la migrazione (Iom), la struttura umanitaria che ha già aiutato una cinquantina di ragazze a tornare nei loro paesi d' origine. "E i loro clienti, compresi quelli della comunità internazionale, quelli che sono qui per scopi umanitari, questa differenza non la fanno. Per loro sono solo prostitute". Le ragazze del Miami Beach Club sembrano appartenere alla categoria più fortunata. Ines è nata ventiquattro anni fa a Tbilisi, e quel po' di inglese che conosce l' ha imparato negli ultimi mesi, "lavorando". Si dice soddisfatta: qui guadagna bene, molto più dei 50 dollari al mese che riusciva a racimolare in Georgia. La povertà del suo paese, incredibile a dirsi, è più aspra di quella del Kosovo. Chi sono i suoi clienti? "Gente da tutto il mondo", risponde Ines, dopo aver ordinato una coppa di champagne (50 marchi). Anche funzionari dell' Onu? "Certo, e loro sono i più gentili". Gabriela, invece, arriva dall' Ucraina. è bionda e grassottella, ha gli occhi azzurri. Una volta studiava legge. Due anni fa, l' uomo che lei chiama il suo boss l' ha portata in Macedonia. Dallo scorso dicembre, ossia dall' apertura del Miami Beach Club, vive a Pristina. "Per noi è molto facile entrare o uscire dal Kosovo: all' aeroporto non fanno mai storie. Ogni due mesi posso tornare a casa da mio figlio". è probabile che Ines, Gabriela e le loro colleghe del Miami Beach Club sapessero ciò che le aspettava nel Kosovo. Sono "professioniste". Ma dalle testimonianze raccolte presso le ragazze liberate prima dai carabinieri, poi dalla polizia dell' Unmik in altri bordelli kosovari, risulta che otto su dieci sarebbero state costrette a prostituirsi con la violenza, a suon di botte. Molte sono ancora a Pristina, ospitate dall' Iom, in attesa dei documenti per il rimpatrio. Nessuna di queste ha accettato di farsi intervistare. "Sono ancora terrorizzate", dice Barton. Negli ultimi mesi, le forze di sicurezza hanno chiuso cinque o sei bordelli. Tutti erano gestiti da clan albanesi, e in tutti lavoravano solo ragazze dell' ex blocco sovietico. Nel Kosovo, ex provincia jugoslava, la prostituzione non è reato. Lo sono però i pestaggi, il sequestro, lo sfruttamento sessuale. "Agli albanesi è stato contestato il reato di "riduzione in schiavitù": ma si è trattato di un' imputazione solo teorica. Sono stati tutti subito rilasciati, per via di un problema tecnico, logistico. Le prigioni del Kosovo sono piccole e poche. C' è spazio solo per chi ha commesso reati molto gravi", spiega Coppola. I raid condotti dai carabinieri hanno provocato attriti con la polizia dell' Unmik, che ha accusato gli italiani di essere intervenuti in modo troppo tempestivo. Se anche fosse vero, però, i carabinieri hanno per primi sollevato il problema dello sfruttamento delle ragazze e consentito l' apertura di una struttura per l' accoglienza di chi desidera rimpatriare. Dice Coppola: "C' è stata la richiesta di una maggiore collaborazione tra noi e la polizia dell' Unmik. Ma quei locali andavano chiusi, punto e basta". Lo scorso dicembre, nel Sud del Kosovo, nella zona controllata dalle forze tedesche, l' apertura dei primi bordelli è stata persino incoraggiata, probabilmente perché in Germania la prostituzione è tollerata. "Ma la maggior parte delle ragazze dell' est non vengono pagate dai loro sfruttatori", sostiene Barton. "Molte di loro vivono in condizioni spaventose". Nessuno è in grado di dire quanti siano i bordelli nel Kosovo. Dopo la chiusura dei cosiddetti night club, gli albanesi hanno aperto postriboli meno appariscenti. Piccole unità, con due, tre ragazze, che danno meno nell' occhio. "Sono case private dove le donne lavorano per non più di un mese, prima di prendere la strada verso i marciapiedi dell' Europa "ricca", in Italia, Francia, Belgio, Germania. A Pristina, nel frattempo, la prostituzione è un fenomeno in piena espansione. E ciò, proprio a causa della comunità internazionale che dovrebbe aiutare i kosovari a costruire il futuro", dice Barton. L' International Club, l' Hollywood, il Toto' s ed altri postriboli sono stati chiusi. Di quel genere di locali, a Pristina, è rimasto il Miami Beach Club. "Ma chi ha fornito l' autorizzazione per aprirlo? A chi spetta controllarlo?", si chiede il colonnello Coppola. Fino a prova contraria, sono compiti dell' Unmik. Ossia delle Nazioni Unite, che di fatto, dallo scorso giugno, governano il Kosovo. - dal nostro inviato PIETRO DEL RE
Davvero tutto squallido
#18
Inviato 04 novembre 2011 - 23:21
#19
Inviato 20 novembre 2011 - 14:48




















