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Guest Message by DevFuse
 

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DI CUCINA, DI VINO E DI ALTRE SCIOCCHEZZE …


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523 risposte a questa discussione

#461 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3602 messaggi
  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 14 giugno 2013 - 14:46

di Andrea Gori 
gorgona-bottiglia-600x380.jpg
Libertà va cercando

Da Fukuoka a Frescobaldi. Il vino del carcere di Gorgona profuma di rieducazione e libertà

 

“Servi la natura e tutto andrà bene”. La frase di Fukuoka campeggia sui cartelloni che spiegano il progetto di rieducazione in atto nel Carcere di Gorgona. Un progetto simbolo di quanto può fare il lavoro agricolo sull’animo inquieto e sulle menti in attesa di un reinserimento in società. E aspettando quel momento, ecco che in bottiglia (2700 per la precisione) arriva il loro messaggio sotto forma di un vino: Ansonica e Vermentino prodotto nella vigna de Il Campone, su terre piritiche ferrose, esposte in maniera mirabile ad est e protette dalla macchia mediterranea.

vigna-il-campone-dal-basso-gorgona-700x5

I 50 detenuti che attualmente risiedono sull’isola di Gorgona (dove il carcere naque nel 1859) sono quasi tutti impiegati in attività agricole e di allevamento e producono olio, formaggio, ortaggi e vino grazie ad una vigna piantata nel 1999 con l’aiuto di ARSIA Toscana. Quasi 3mila bottiglie all’anno di vino, formaggi da capre, mucche e pecore con 3-4 caciotte al giorno e alcune provole (squisite). Lavori e attività propedeutiche al loro inserimento lavorativo ma dal grande impatto psicologico e riabilitativo nel recupero del senso delle cose, del tempo, delle stagioni, del costruire poco a poco, del non accontentarsi di quello che ci circonda. Dicevamo del vino: viene prodotto dal 2001 ma è solo nel 2009 che un carcerato siciliano, Giuseppe, fa nascere la voglia di un vino di qualità che non fosse confinato all’isola, ai suoi pochi turisti e alle guardie carcerarie (i detenuti ovviamente non possono assumere alcol).

Dal 2011 il carcere, nella figura della Dott. ssa Maria Grazia Giampiccolo, cerca di individuare un partner enoico che voglia sponsorizzare il progetto fornendo know how, attrezzature e consulenza per la produzione di un vino di alta qualità. Si innamora del progetto Lamberto Frescobaldi che coinvolge Simonetta Doni come designer dell’etichetta, mette a disposizione agronomo ed enologo (Niccolò d’Afflitto) e convince la famiglia Morra a fornire al Carcere un trattore Landini nuovo di zecca per i lavori.

Il luogo è selvaggio, imponente nella sua compattezza (in una giornata si può quasi esplorare ogni sentiero dell’isola). E’ affascinante anche senza la presenza del carcere che però è ineludibile in qualsiasi luogo ti trovi nell’isola, come fosse un vulcano posto nel mezzo, magnetico e rabbioso. Dal carcere è venuta negli anni tutta la manodopera per la sistemazione delle strade e dei sentieri, dei campi, delle piazze, dei giardini per un insieme che risulta bellissimo ed emozionante, come un paradiso in ostaggio.

Un approdo presso il quale centinaia di detenuti chiedono ogni anno il trasferimento. Ma qui si arriva solo verso la fine della pena, oppure sotto art. 21 in un regime di semilibertà, che rende possibile il lavoro all’aria aperta per quasi tutta la giornata. Fuggire non sarebbe difficile ma solo molto stupido: quando restano 24 o 36 mesi di carcere pensi solo a stare buono e a non litigare con nessuno. Ma prima di questo paradiso hai attraversato la tranquillità di Fossombrone, gli orrori di Brescia e Como, lo squallore di Pesaro e tante altre situazioni che spesso affiorano sui giornali. Posti dove con un sottofondo di malcelato compiacimento siamo contenti di veder marcire assassini e criminali.

mare-gorgona-castello.jpg

In confronto a quelli, i carcerati di Gorgona sono privilegiati due volte. La prima per il posto meraviglioso, e la seconda per una serie di percorsi di inserimento lavorativo efficienti e quasi modello per il sistema carcerario italiano in una sinergia privato-pubblico che ha pochi eguali in Europa.

Eppure parlando con i detenuti non avverti che voglia di libertà, di avere una vita, di tornare nel mondo. Gorgona è un paradiso, ma un paradiso blindato, comunque una prigione da cui si sogna ogni giorno la libertà. Certo il trattore, gli animali, la vigna aiutano a far passare il tempo e ad adattarsi alle stagioni ma non illude che il mondo sia questo. Così nel frattempo mentre si contano le ore sfornando il pane, pescando, allevando animali, zappando l’orto e curando la vigna ecco che arriva Gorgona IGT, un vino che smette di essere un prodotto isolano ma che si apre al mondo e comincia a viaggiare tra tavole stellate (Enoteca Pinchiorri tra i primi a costruirci un menù attorno, poi La Pergola di Heinz Beck e altri). Un viaggio nel quale porta attorno una pergamena che racconta vita sogni speranze dell’isola, della sua unica abitante, la signora Luisa Citti, dei suoi 50 carcerati e delle altrettante guardie che ogni giorno rendono questa lucida follia di Gorgona una splendida realtà.

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Forse potevamo anche non commentare il vino. Ma sarebbe un peccato perché è davvero straordinario e struggente: Gorgona Igt 2012 Frescobaldi sa di Gorgona in ogni sua goccia, sa di elicriso e salsedine, arancio e ginestra, rosmarino dolce, pesca e salvia, e ha una bocca carnosa e succulenta ma leggera e minerale, con un finale marino e incantevole, appena dolce, struggente come un tramonto lento in un’isola toscana. Incredibile l’equilibrio e la freschezza di questo vino da un’annata particolare come la 2012; sembra davvero un piccolo miracolo. 91

Dopo il pranzo in mezzo a guardie, direttori, magistrati e invitati è tempo di ripartire in motovedetta con un ovosodo in gola, schiacciati da tanta bellezza e umanità, un lavoro in cui uomo e natura si integrano e si ritrovano dopo essersi a lungo rincorsi e selvaggiamente affrontati. Per noi turisti e gitanti un’esperienza straordinaria, per loro una palestra di vita che speriamo il più possibile propedeutica ad un nuovo inizio, per il vino un’altra grande e intima storia da raccontare.


Messaggio modificato da CarloP il 14 giugno 2013 - 14:47


#462 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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  • Iscritto il: 23-dicembre 08

Inviato 29 giugno 2013 - 22:33

Ci sono dei prodotti che andrebbero valorizzati ...

come le ciliegie gialle o bianche di Moldova !!!

 

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Messaggio modificato da CarloP il 29 giugno 2013 - 22:34


#463 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 02 luglio 2013 - 15:01

Se per campare gli italiani tornano nelle vigne

vendemmia.jpg

Con la crisi, la notizia è questa da un po’, gli italiani tornano a fare i lavori che non volevano

più fare. Ad esempio, la vendemmia.

I numeri sono importanti: per i 400 posti disponibili messi a disposizione in Franciacorta sono arrivate oltre 700 richieste.

Ma soprattutto, di queste l’80% sono di italiani. E di questi, il 40% provengono dal mondo dell’edilizia (che ha subito tagli gravi), il 30% di giovani disoccupati tra i 18 e i 30 anni.

La metà da famiglie monoreddito. Tutti per un salario che oscilla tra gli 800 e i 900 euro al

mese. Si diceva, sono solo pochi numeri: 700 domande per 400 posti di cui l'80% arrivano

da italiani.

Impensabile solo qualche anno fa. Bastano da soli per raccontare un mondo.


Messaggio modificato da CarloP il 02 luglio 2013 - 15:03


#464 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 17 luglio 2013 - 10:01

Una descrizione che sembra fatta apposta per la moldova vitivinicola ...

 

Jancis4.jpg

 

Una terra stupefacente. Spesso mi chiedono quali sono al mondo i vini e i territori sul quale scommettere. Io non rispondo mai a queste domande. Ma ho le mie idee chiare su come gestire un territorio, come portarlo al successo, come farlo diventare vincente. E qui, su questi territori, sarebbe tutto facile”.

Jancis Robinson

 

“L’innovazione nel vino dalla vigna al marketing”.
"I vini e i territori su cui poter scommettere non possono puntare tutto e solo sulla qualità. Non basterebbe, il vino ha bisogno di cultura, ha fame di storie, vicende e antichità. E di giovani che le sappiano raccontare. Ed anche così potrebbe non bastare. L’obiettivo finale si chiama lover global

e si conquistano solo dopo averli coccolati con trame letterarie e non con sensazioni olfatto-gustative mixate con alcol, acidità e tannini". E aggiunge rivolgendosi a una parte della platea: "Voi giovani, ripeto, dovete girare il mondo con una valigia piena di vostre bottiglie e riassunti della vostra storia

e di quella del vostro territorio. Che poi aggiornerete attraverso il web, tenendo ben presente che al consumatore interessa sempre meno la vostra barrique, la resa dei vigneti, l’acidità totale, e la sua malolattica. Insomma il successo del vostro vino non è legato alle sue qualità e/o caratteristiche.

E se proprio ritenete inevitabile una scheda tecnica fatela ma senza “infangare”

la parte romantica del vostro vino”.

 

Efficace. Grazie anche all’enfasi con cui ha corroborato il suo linguaggio. Sempre adeguato anche quando ha trattato temi che hanno spaziato dal genoma della vite al Dna degli acini, sino al suo rapporto col biologico e il biodinamico di cui non si sente certo un’accanita sostenitrice.

 

Stefano Gurrera



#465 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 22 luglio 2013 - 20:33

Non solo Kagor

TappoMoldova.jpg
 
La Moldova è un Paese piccolo, ma enologicamente molto potente. In Polonia è in generale poco conosciuta (anche se ne importiamo un sacco di bottiglie) ed è associata piuttosto ai vini massa e a basso costo. Ma come si presenta davvero la Moldova del vino nell’arena dell’enologia? La Moldova ha ottime condizioni per la coltivazione del vino e per goderne i benefici. Questo Pese che è quasi dieci volte più piccolo della Polonia ha più di 112.000 ettari di vigneti e questi sono solo i dati ufficiali, infatti si stima che più di altri 30.000 ettari siano ulteriormente coltivati a vite intorno ai piccoli cortili domestici. La Moldova con il vino va alla grande, dato che costituisce uno dei principali rami dell’economia nazionale. È impossibile, però, analizzare la condizione attuale del vino moldavo senza tener conto delle sue vicende storiche e politiche, soprattutto del forte rapporto con la Russia. Già nella metà del XIX secolo la Moldova è diventata il più grande produttore di vino della Russia zarista. Ai tempi dell’Unione Sovietica non andava peggio: il Grande Fratello ha permesso di fondare fattorie collettive, di ampliare la superficie vitata e accettava vino in ogni quantità (già a metà degli anni ‘80 del secolo scorso la piccola Moldova, allora Moldavia, possedeva 258.000 ettari di vigneti, più del doppio di quanti ne ha la Germania adesso). Si poteva quindi produrre in modo molto efficiente, ma malamente: i popoli fratelli bevevano volentieri tutto quello che gli veniva spedito. L’ottenimento dell’indipendenza e i cambiamenti economici che ne seguirono hanno messo la Moldova in nuove, talvolta inaspettate, circostanze. Sì, in Russia si vendeva ancora  molto, come avvenne con circa l'80% del vino nel 2004. Tuttavia, la posizione filo-occidentale della Moldova aveva infastidito il Grande Fratello, che nel 2005 l’ha minacciata con un dito, introducendo l’embargo sul vino (“i vini moldavi contengono pesticidi e metalli pesanti”: è proprio così che lo hanno ufficialmente giustificato). Ai viticoltori moldavi, colti alla sprovvista, sono così rimaste in cantina circa 200 milioni di bottiglie...
 
VignaMoldova_.jpg
 
La Moldova doveva cominciare a cercare intensivamente altri mercati, l’Unione Europea e la Cina. La produzione si concentrava nelle mani di cantine gigantesche (per orientarvi meglio scriverò la dimensione dei vigneti tra parentesi accanto ai loro nomi). Hanno cercato le migliori soluzioni di marketing possibili, ma ormai era diverso. Uno dei produttori mi ha descritto, a titolo di curiosità, una delle strategie adottate in quel momento. Ecco che i produttori, per differenziare in qualche modo i loro prodotti nei nuovi mercati, decisero di vendere il vino in bottiglie atipiche e “ricche”. Si vedevano, dunque, forme elaborate, decorazioni bizantine e buffe etichette. Nella gamma di molte cantine si può trovare ancora oggi quel design d'avanguardia...

L’acquisto di vini nei nuovi mercati andava invece in maniera diversa; si è riscontrato che l’Europa occidentale, con un’enologia indirizzata verso vini più secchi, non aveva molta voglia di orientarsi verso un’offerta di vini amabili e abboccati. Si doveva cambiare. Alcuni lo hanno fatto radicalmente, per esempio la cantina vino Fautor (350 ha), che è un progetto relativamente giovane (1997). Fino a poco tempo fa, questa ditta dalla crescita molto rapida si concentrava esclusivamente sul vino di massa, venduto sfuso in contenitori di grandi dimensioni. Negli ultimi anni, tuttavia, ha tentato di modificare l'immagine e di investire in vini di una classe migliore. La linea “Fautor” ha etichette moderne, che ne sostengono l’immagine e anche i vini. Mi sono piaciuti il loro Traminer aromatico, pulito e il loro Sauvignon blanc, vispo, dal carattere “verde”. Questa è davvero la direzione giusta.

UvaMoldova.jpg
 
Le cantine moldave, sebbene siano normalmente di grandi dimensioni, oggi sul mercato stanno giocando una partita con molta attenzione. “Siamo in attesa che finisca la crisi, non facciamo movimenti bruschi. Analizziamo e verifichiamo i mercati, ma ci concentriamo in attesa che passino le circostanze sfavorevoli”, mi ha detto Radu Ieseanu, export manager della cantina DK Intertrade (2.000 ha). La Russia dovrebbe essere il loro naturale destino. Tuttavia, nonostante l’abolizione dell’embargo nel 2006, non tutti vogliono tornarci. Sì, vi si vende ancora la metà della produzione moldava, ma non mancano gli scettici. La DK Intertrade, che nei mercati occidentali ha lanciato la linea di vini Firebird Legend, apprezzata nei più famosi concorsi, non arde dal desiderio di tornare nei negozi russi. “È un mercato incerto. Il confine con la Russia può essere chiuso ai nostri vini in qualsiasi momento e gli sforzi compiuti per stabilire contatti, creare il mercato e le strategie di vendita andrebbero in fumo. La Moldova l’ha già subìto una volta”, giudica Radu Ieseanu. Una dichiarazione significativa. Tanto più significativo in quanto la DK Intertrade è un investimento... russo! Come mi ha assicurato Radu, nelle sue attività questa ditta si dirige costantemente a ovest. Anche produttori famosi ed apprezzati stanno provando a rafforzare le proprie posizioni oltre che in Russia. Fra questi bisogna includere le cantine Purcari (200 ha) e Chateau Vartely (250 ha, che non era presente a Varsavia). Dionizos Mereni (200 ha) va sempre meglio, sebbene nella sua gamma è ancora possibile trovare dei vini davvero scadenti. A suo tempo hanno assunto laggiù un enologo francese, i cui compiti sono stati assunti in seguito dall’abile Constantin Stratan; queste mosse hanno introdotto dei vini di qualità migliore. Alla fine Stratan è diventato direttore generale della ditta e mi ricordo di lui perché ha trovato anche il tempo per un suo piccolo progetto. I suoi vigneti e i suoi vini “Equinox” costituiscono attualmente uno dei progetti multimediali più di nicchia della Moldova.
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Stratan, insieme con alcuni amici, ha fondato l'associazione delle piccole cantine. Questo gruppo di ambiziosi “garagisti” può essere un interessante trampolino di cambiamento. Noi, fino ad ora, nella gamma di Dionizos Mereni siamo in grado di scegliere soltanto un interessante Malbec 2003, fatto decentemente e ben sistemato, e un vino ottenuto da una varietà rara e di grande interesse locale, la rara negra. Da loro nasce anche un robusto Kagor, a base di cabernet, fumé, dal sapore di nocciolo di prugna, realizzato in modo pulito e caratteriale. Un altro discorso importante da fare qui riguarda i vitigni locali. In Moldova non si vedono delle tendenze specifiche tali da poter approfondire la questione. La rara negra dà un vino molto interessante, ma si coltiva in dosi farmaceutiche, in meno di 200 ettari, come l’altra anch’essa degna di nota, la feteasca alba, che non colpisce certamente per la quantità di vini prodotti. Durante la presentazione di Varsavia sulle tavole degli espositori dominavano vini da cabernet, merlot, chardonnay e altre varietà ben conosciute. È con queste uve che si coltiva più della metà delle attuali vigne moldave. L’enologia moldava punta chiaramente sui vitigni da cui nasce il vino e non sul luogo da cui provengono le uve. È vero che a volte questo è utile per la vendita (con il riconoscimento e la “leggibilità” delle etichette), ma nella massa di vini simili si perde completamente l’accento locale. Non solo: in Moldova si coltivano amorevolmente vitigni che nei paesi vinicoli dell’Unione Europea  non hanno più ragione d’esistere, come lidia o isabella. Quest’ultima aveva anche un vino che la rappresentava durante la degustazione a Varsavia. L’isabella, che è una vitis labrusca americana, dà vini tremendi, alla frutta cotta, colmi di quei sapori di fragola dolce che sono tipici delle bancarelle di dolciumi nelle feste patronali. Mi riusciva difficile considerarli bevibili, pur con la miglior disposizione possibile e tanta buona volontà. Per questo mi è venuto il singhiozzo nell’ascoltare l’entusiasmo e le lodi profuse dal pubblico per un calice d’Isabella. A quanto pare il mercato dei consumatori nasconde ancora molti segreti. Ecco, in Moldova è proprio così. I critici inveiscono, storcono il naso e gli importatori ordinano altre partite di questi vini abboccati, poco costosi, perché in Polonia per loro c’è sempre un sacco di richieste.

Un altro punto dolente delle cantine moldave è la sovrapproduzione, la resa eccessiva dei vigneti. In centinaia di ettari le vendemmie avvengono “all’ingrosso”, a macchina. La questione dell’ottenimento di uve sane e adeguatamente mature in ogni singolo appezzamento passa in secondo piano. Quindi ci sono problemi di struttura, di tenore alcolico inferiore e spesso si ha l’impressione che siano vini dal sapore acerbo, erbaceo. Tuttavia, “grande” non significa necessariamente “cattivo”. Nell’ampia gamma di cantine grandi come Cricova (280 ha) e Lion Gri (1.000 ha) si può tirar fuori qualcosa per tutti, anche un buon vino spumante, prodotto con il metodo classico, come il ben riuscito Grand Vintage 2006 di Cricova, a base di pinot nero. La situazione enologica della Moldova è racchiusa oggi tra le aspettative degli enoappassionati più raffinati e la massiccia domanda dei clienti disinteressati, quelli che cercano soltanto i prezzi bassi. La Polonia è uno dei maggiori importatori di vino moldavo tra i paesi dell’UE e Chisinau guarda sempre volentieri il nostro mercato. È un bene che in Moldova ci siano dei segni di cambiamento che testimoniano la ricerca di uno stile più raffinato e personale, anche perché bisognerà avere una cura sempre maggiore del consumatore più esigente. Senza l’attuazione di questi ambiziosi cambiamenti, alla Moldova si appiccicherà l’etichetta di fornitore di vini banali e a basso prezzo, oppure si ricaverà l’immagine di un gigante enologico che si regge solo sui Kagor, impotente di fronte alle nuove circostanze.

 

Mariusz Kapczyński

 

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Messaggio modificato da CarloP il 22 luglio 2013 - 20:34


#466 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 24 luglio 2013 - 14:50

Questa si che è bella ...

 

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#467 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 26 luglio 2013 - 14:21

I prodotti italiani cominciano ... a farsi strada,

anche nei negozi moldavi !
 

Pegas, str. Puşkin, Chişinău (Moldova)

 

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Messaggio modificato da CarloP il 26 luglio 2013 - 14:22


#468 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 26 luglio 2013 - 14:51

Melanzane bianche ... non le avevo mai viste !

 

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#469 Rick

Rick

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Inviato 26 luglio 2013 - 21:51

I prodotti italiani cominciano ... a farsi strada,
anche nei negozi moldavi !
 
Pegas, str. Puşkin, Chişinău (Moldova)
 
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sembra una gioiellerai .... sarà per i prezzi ?!?!  :roflmao:

 

 

 

Cmq io , su un'esercizio del genere in MD , non ci scommetterei un cent .

 

Ne riparliamo tra qualche anno



#470 jerrydrake

jerrydrake

    Advanced Member


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Inviato 27 luglio 2013 - 06:37

 

 

 

 

Cmq io , su un'esercizio del genere in MD , non ci scommetterei un cent .

 

Ne riparliamo tra qualche anno

 

 

Pegas è "collaudato" Rick.

 

Ha 4/5 punti vendita in tutta la città, tutti piu' o meno sullo stesso stile e  che già che vendono prodotti italiani



#471 Rick

Rick

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Inviato 27 luglio 2013 - 09:08

si ma io non mi riferivo a pegas nello specifico

ma genericamente
ad un tipo del genere di esercizio
che punti per lo più su prodotti italiani

per essere chiari

se tu pensassi di aprirné uno tutto tuo ma simile

in cui vendere prodotti italiani a prezzi moscoviti

penserei che sia un rischio .

Poi forse mi sbaglio , chissà

il chisinaustan è talmente avulso dal resto del paese . . . che tutto e possibile

Messaggio modificato da Rick il 27 luglio 2013 - 09:14


#472 jerrydrake

jerrydrake

    Advanced Member


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Inviato 27 luglio 2013 - 09:31

per essere chiari

se tu pensassi di aprirné uno tutto tuo ma simile

in cui vendere prodotti italiani a prezzi moscoviti

penserei che sia un rischio .
 

 

 

Un sicuro fallimento!

 

Proprio per quello ho usato il termine "collaudato"

può farlo, possono farlo, solo alcune catene  proprio come "Pegas" o "Number 1"

 

Ma ti dico di piu: "Andy' s" vende la pizza a 57 lei. Per i moldavi quella pizza è piu' che sufficiente, venderla ad un prezzo superiore per i moldavi non avrebbe senso...


Messaggio modificato da jerrydrake il 27 luglio 2013 - 09:32


#473 Rick

Rick

    Advanced Member


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Inviato 27 luglio 2013 - 10:07

senza contre che la grande distribuzione europea

 

tipo Careffour o Auchan o la stessa metro

 

sono li , dietro l'angolo , al confine rumeno che osservano -

 

 

Ed il giorno che si mettono in testa di farti concorrenza

 

hanno una catena di distribuzione tale

 

che se vogliono

 

possono venderti prodotti italiani a prezzi italiani .

 

 

Però .... ricordo bene che qualche anno fa andai ad un all'Auchan di Bucarest

 

e c'era il bancone dei formaggi .... 5 metri esposti di ... brinza

 

brinza fresca , brinza salata , brinza affumicata , brinza in umido , brinza dolce ,

 

brinza tagliata in digonale , brinza tagliata in verticale  ....

 

poi in unangolo c'era della mozzarella , ungherese ,

 

in mezzo a tanta brinza nn mi parve vero e lo presi

 

beh , devo dire che era ottima !

 

 

 

Ora voglio dire , se non ci sono arrivati in romania a vendere prodotti italiani in larga scala

 

romania che oramai si può considerare una sorta di provincia italiana

 

beh , ho difficolta a credere che possano farlo in MD

 

dov emi chiedo che senso abbia per un mercato così poco evoluto

 

addentrarsi in varietà dell'offerta che distinguino tra pecorino romano e pecorino toscano .



#474 Rick

Rick

    Advanced Member


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Inviato 27 luglio 2013 - 10:12

Ma ti dico di piu: "Andy' s" vende la pizza a 57 lei. Per i moldavi quella pizza è piu' che sufficiente, venderla ad un prezzo superiore per i moldavi non avrebbe senso...

 

ed a chiamarla pizza ci vuole del coraggio !

 

Una delle cose che mi fa incazzare di piu

 

è invitare stranieri a mangiare una pizza qui in italia

 

in pizzerie collaudate e certificate

 

e vedere la loro delusione essendo "plafonati" sui gusti di Handy .

 

 

Forunatamente è una cosa a cui c'è rimedio

 

dopo un po' si rendono conto della differenza e quando arrivano in italia

 

manco faccio a tempo a vederli che già mi chiedono di andare in pizzeria



#475 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 27 luglio 2013 - 14:31

Dite bene, Rick e Jerry.

Da un lato la capitale e' qualcosa di avulso dal resto della Moldova e dall'altro "alcuni moldavi"

conoscono meglio di noi il mercato. E' chiaro che un negozio come questo non e' per tutti i moldavi

e neanche per molti stranieri.

I prezzi sono italiani, ma Pegas ha dei prezzi inferiori al N. 1 (vedi il parmiggiano o la mortadella).

Tenete conto che chi ci va e' gente che conosce i prodotti e se lo puo' permettere, un negozio per gourmet,

tanto da capirci, una "specie di Peck" moldavo.

 

Ho postato le foto per un altro motivo.

Quello per cui in cui molti negozi "cominciano" a proporre prodotti italiani.

Io credo che in fondo ci vedano molto piu' lungo di noi italiani.

Un esempio ? Uno personale.

Sto facendo da "consulente" ad un "ristorante in" della capitale. Fra poco aprira' una enoteca quasi

esclusivamente di vini italiani. Quando sono stato contattato, devo essere sincero, mi veniva da sorridere.

Ora dopo aver visto sparire in un giorno tutte le casse di "Gaja" ... non rido piu'. Credetemi, se lo fanno, e'

perche' sanno a chi vendere la merce. Punto.


Messaggio modificato da CarloP il 27 luglio 2013 - 14:32


#476 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 27 luglio 2013 - 14:55

Il discorso "pizza" e' leggermente diverso. Da Andy's le pizze vanno da 55 fino a 61 lei.

(http://andys-pizza.c...menu/pizza.html)

Tutto sommato non molto differenti da quelli di qualche pizzeria italiana che vanno da

55 fino a 80 lei. (http://www.pizzeriac...gId=siteContent)

Chiaramente sapori e gusti abbastanza differenti. Ma quella italiana si sta facendo strada.

E con qualche piccola correzione (l'uso ad esempio della mozzarella italiana "prodotta" in

Moldova, fatta da un nostro amico italiano) o di prezzo (e si puo' ...) secondo me ci

potra' essere una svolta.

Vedremo ... per noi italiani sicuramente va meglio. In pochi anni sono aumentate di

numero e di qualita' ...

Ora abbiamo (aggiungete se me ne sono dimenticato qualcuna):

  1. da Carmelo
  2. Bella Napoli
  3. Caruso
  4. Gallo Pub
  5. Mi piace (anche se la proprieta' non e' italiana)
  6. Divino (aperta recentemente ...)

E fra poco (settembre/ottobre), un altro ristorante a conduzione italiana e una pizzeria (proprieta' moldava), in  fase "piena" di ristrutturazione !


Messaggio modificato da CarloP il 27 luglio 2013 - 14:57


#477 Rick

Rick

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Inviato 27 luglio 2013 - 15:02

Credetemi, se lo fanno, e'

perche' sanno a chi vendere la merce. Punto.

si certo , i mercati d'elite

 

sono sempre i più redditizi

 

la dove la distribuzione delle ricchezze è iniqua

 

ed in questo la MD la battono in pochi ...



#478 Rick

Rick

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Inviato 27 luglio 2013 - 15:06

tanto da capirci, una "specie di Peck" moldavo.


MA di Peck a Milano ce ne è uno , uno solo ....

ed è per il 70% freqentato da stranieri


Oltre al fatto che

se ha un senso

avere un Peck che vende prodotti d'eccelenza del luogo

senso non ha

avere un Peck che vende prodotti d'eccelenza esteri

#479 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Inviato 27 luglio 2013 - 15:22

si certo , i mercati d'elite

sono sempre i più redditizi

la dove la distribuzione delle ricchezze è iniqua

ed in questo la MD la battono in pochi ...

Ahinoi ... qui come altrove, un'amara constatazione e realta'.

 

MA di Peck a Milano ce ne è uno , uno solo ....
ed è per il 70% freqentato da stranieri

Oltre al fatto che
se ha un senso
avere un Peck che vende prodotti d'eccelenza del luogo
senso non ha
avere un Peck che vende prodotti d'eccelenza esteri

Il paragone con Peck chiaramente e' una provocazione.

E la Moldova non avendo "molti" prodotti di eccellenza ... mette quelli degli altri (i prosciutti e le mortadelle sono prodotti da loro, e qui i "prodotti moldavi" presenti, sono di qualita' ... carne, salumi, comprese le "placinte").

E qui ha un senso, purtroppo per il motivo che hai citato.



#480 Rick

Rick

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Inviato 27 luglio 2013 - 15:55

i prosciutti li fanno loro ?

Uhmmm