Da Fukuoka a Frescobaldi. Il vino del carcere di Gorgona profuma di rieducazione e libertà
“Servi la natura e tutto andrà bene”. La frase di Fukuoka campeggia sui cartelloni che spiegano il progetto di rieducazione in atto nel Carcere di Gorgona. Un progetto simbolo di quanto può fare il lavoro agricolo sull’animo inquieto e sulle menti in attesa di un reinserimento in società. E aspettando quel momento, ecco che in bottiglia (2700 per la precisione) arriva il loro messaggio sotto forma di un vino: Ansonica e Vermentino prodotto nella vigna de Il Campone, su terre piritiche ferrose, esposte in maniera mirabile ad est e protette dalla macchia mediterranea.
I 50 detenuti che attualmente risiedono sull’isola di Gorgona (dove il carcere naque nel 1859) sono quasi tutti impiegati in attività agricole e di allevamento e producono olio, formaggio, ortaggi e vino grazie ad una vigna piantata nel 1999 con l’aiuto di ARSIA Toscana. Quasi 3mila bottiglie all’anno di vino, formaggi da capre, mucche e pecore con 3-4 caciotte al giorno e alcune provole (squisite). Lavori e attività propedeutiche al loro inserimento lavorativo ma dal grande impatto psicologico e riabilitativo nel recupero del senso delle cose, del tempo, delle stagioni, del costruire poco a poco, del non accontentarsi di quello che ci circonda. Dicevamo del vino: viene prodotto dal 2001 ma è solo nel 2009 che un carcerato siciliano, Giuseppe, fa nascere la voglia di un vino di qualità che non fosse confinato all’isola, ai suoi pochi turisti e alle guardie carcerarie (i detenuti ovviamente non possono assumere alcol).
Dal 2011 il carcere, nella figura della Dott. ssa Maria Grazia Giampiccolo, cerca di individuare un partner enoico che voglia sponsorizzare il progetto fornendo know how, attrezzature e consulenza per la produzione di un vino di alta qualità. Si innamora del progetto Lamberto Frescobaldi che coinvolge Simonetta Doni come designer dell’etichetta, mette a disposizione agronomo ed enologo (Niccolò d’Afflitto) e convince la famiglia Morra a fornire al Carcere un trattore Landini nuovo di zecca per i lavori.
Il luogo è selvaggio, imponente nella sua compattezza (in una giornata si può quasi esplorare ogni sentiero dell’isola). E’ affascinante anche senza la presenza del carcere che però è ineludibile in qualsiasi luogo ti trovi nell’isola, come fosse un vulcano posto nel mezzo, magnetico e rabbioso. Dal carcere è venuta negli anni tutta la manodopera per la sistemazione delle strade e dei sentieri, dei campi, delle piazze, dei giardini per un insieme che risulta bellissimo ed emozionante, come un paradiso in ostaggio.
Un approdo presso il quale centinaia di detenuti chiedono ogni anno il trasferimento. Ma qui si arriva solo verso la fine della pena, oppure sotto art. 21 in un regime di semilibertà, che rende possibile il lavoro all’aria aperta per quasi tutta la giornata. Fuggire non sarebbe difficile ma solo molto stupido: quando restano 24 o 36 mesi di carcere pensi solo a stare buono e a non litigare con nessuno. Ma prima di questo paradiso hai attraversato la tranquillità di Fossombrone, gli orrori di Brescia e Como, lo squallore di Pesaro e tante altre situazioni che spesso affiorano sui giornali. Posti dove con un sottofondo di malcelato compiacimento siamo contenti di veder marcire assassini e criminali.
In confronto a quelli, i carcerati di Gorgona sono privilegiati due volte. La prima per il posto meraviglioso, e la seconda per una serie di percorsi di inserimento lavorativo efficienti e quasi modello per il sistema carcerario italiano in una sinergia privato-pubblico che ha pochi eguali in Europa.
Eppure parlando con i detenuti non avverti che voglia di libertà, di avere una vita, di tornare nel mondo. Gorgona è un paradiso, ma un paradiso blindato, comunque una prigione da cui si sogna ogni giorno la libertà. Certo il trattore, gli animali, la vigna aiutano a far passare il tempo e ad adattarsi alle stagioni ma non illude che il mondo sia questo. Così nel frattempo mentre si contano le ore sfornando il pane, pescando, allevando animali, zappando l’orto e curando la vigna ecco che arriva Gorgona IGT, un vino che smette di essere un prodotto isolano ma che si apre al mondo e comincia a viaggiare tra tavole stellate (Enoteca Pinchiorri tra i primi a costruirci un menù attorno, poi La Pergola di Heinz Beck e altri). Un viaggio nel quale porta attorno una pergamena che racconta vita sogni speranze dell’isola, della sua unica abitante, la signora Luisa Citti, dei suoi 50 carcerati e delle altrettante guardie che ogni giorno rendono questa lucida follia di Gorgona una splendida realtà.
Forse potevamo anche non commentare il vino. Ma sarebbe un peccato perché è davvero straordinario e struggente: Gorgona Igt 2012 Frescobaldi sa di Gorgona in ogni sua goccia, sa di elicriso e salsedine, arancio e ginestra, rosmarino dolce, pesca e salvia, e ha una bocca carnosa e succulenta ma leggera e minerale, con un finale marino e incantevole, appena dolce, struggente come un tramonto lento in un’isola toscana. Incredibile l’equilibrio e la freschezza di questo vino da un’annata particolare come la 2012; sembra davvero un piccolo miracolo. 91
Dopo il pranzo in mezzo a guardie, direttori, magistrati e invitati è tempo di ripartire in motovedetta con un ovosodo in gola, schiacciati da tanta bellezza e umanità, un lavoro in cui uomo e natura si integrano e si ritrovano dopo essersi a lungo rincorsi e selvaggiamente affrontati. Per noi turisti e gitanti un’esperienza straordinaria, per loro una palestra di vita che speriamo il più possibile propedeutica ad un nuovo inizio, per il vino un’altra grande e intima storia da raccontare.
Messaggio modificato da CarloP il 14 giugno 2013 - 14:47







































