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DI CUCINA, DI VINO E DI ALTRE SCIOCCHEZZE …


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523 replies to this topic

#441 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3,602 posts
  • Joined: 23-December 08

Posted 02 May 2013 - 19:45

La Russia chiede alla Moldova di aumentare l’export di prodotti agricoli.

Fonte:24h.md

 

Una notizia positiva certamente.

Nel mercato russo esite una carenza di prodotti freschi (frutta e legumi), quindi in ragione di questo, i prodotti agricoli moldavi sarebbero certamente ben accetti (si richiede un aumento

del 40%, cifra non da poco).

Questo garantirebbe, secondo gli esperti, al Paese, un aumento di entrate per oltre 100 milioni

di dollari.

Sempre secondo i dati dell’Ufficio Nazionale di Statistica, gli scambi commerciali tra i due paesi hanno raggiunto, nell'anno precedente, una somma pari a circa 350 milioni di dollari.

 

Nonostante questo, nelle campagne moldave, esiste una mancanza di forza lavoro e di attrezzature certamente importante. Esiste una frammentarieta' delle singole quote di proprieta' da far paura.

Questo favorisce la concentrazione di questi spazi nelle mani di poche persone, i leader,

che tutto sommato sono gli unici a trarne benefici.

 

Mancano indirizzi, guide e formazione.

Quanto tempo dovremo aspettare perche' cambi qualcosa ?

 


Edited by CarloP, 02 May 2013 - 19:49.


#442 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3,602 posts
  • Joined: 23-December 08

Posted 19 May 2013 - 14:28

MAIA a prezentat proiectul Strategiei de Dezvoltare a Agriculturii şi Mediului Rural

 
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Ministerul Agriculturii şi Industriei Alimentare a prezentat proiectul Strategiei de Dezvoltare a

Agriculturii şi Mediului Rural pe anii 2014-2020, elaborat cu sprijinul Corporaţiei Financiare

Internaţionale. Potrivit viceministrului Viorel Guţu, noutatea strategiei este că prevede realizarea

unei sinergii între agricultură, mediul natural şi dezvoltarea rurală, transmite IPN

„Doar această sinergie poate contribui la ameliorarea calităţii vieţii în mediul rural, astfel ca acesta

să devină atractiv pentru muncă şi trai, dispunând de infrastructura necesară. Agricultura şi mediul

rural vor furniza bunuri şi servicii conservând totodată biodiversitatea, valorile culturale şi tradiţionale

pentru generaţiile viitoare”, a menţionat oficialul la prezentarea documentului.

Un rol important în realizarea conceptului revine creşterii competitivităţii sectorului agroalimentar

prin concentrare pe produse agricole cu valoare adăugată înaltă, prin sporirea accesului la piaţă şi

ridicarea calităţii învăţământului şi cercetărilor ştiinţifice în domeniu.

Strategia prevede sporirea investiţiilor în infrastructura fizică şi de servicii din mediul rural, creşterea oportunităţilor de ocupare a forţei de muncă în domeniul non-agricol şi sporirea veniturilor în mediul rural.

Bugetul acţiunilor prevăzute de strategie este de 12,6 miliarde de lei. 63% din sumă este pentru sporirea competitivităţii sectorului agricol. Banii vor fi alocaţi din buget, precum şi de donatorii externi.

 

Publicat în Naționale

Edited by CarloP, 19 May 2013 - 14:29.


#443 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3,602 posts
  • Joined: 23-December 08

Posted 21 May 2013 - 21:10

di Cristina Scateni
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Perversioni in tazzina: il caffè, metafora dell’italiano rompiballe

Popolo consumatore di caffè gli italiani, popolo strano, dove il nome del caffè cambia di chilometro in chilometro, dove il barista medio deve votarsi alla pazienza per sopportare le abitudini dell’italiano che pretende di avere il suo sacro, sacrissimo caffè con il suo bagaglio di abitudini, credenze, rituali.

Il ristretto di un milanese a un romano sembrerà un caffè lungo. La tazzina calda di un bolognese a un napoletano sembrerà temperatura ambiente, fredda quasi.

Vediamo di individuare le grandi famiglie e di aggiungere, strada facendo, altre innumerevoli follie e perversioni.

Le dimensioni contano.
Lungo o corto, l’esegesi della patologia. Insindacabili nello stabilire quanto lungo o corto lo vogliamo. Un ristretto non sarà mai tale, uno lungo sarà passibile di misurazioni infinite. Mai contenti, mai. Ho sentito chiedere “una pillola di caffè”, ho aspettato per vedere cosa fosse. Era il ristretto del ristretto.

Tazzina, tazza grande, di vetro. Abbiate pazienza con me e spiegatemi perché. Faccio un appello a tutti i consumatori di caffè con vista (tazzina di vetro) o caffè che sguazza (tazza grande), impiegate 2 minuti del vostro tempo e ditemi perché è meglio, perché lo preferite così. Non è che il caffè macchiato in tazza grande è un modo per non pagare il cappuccino? E il vetro un vezzo estetico?

Bollenti spiriti.
La tazzina calda, fredda, tiepida. Tazza fredda, caffè caldo. Tazza calda, cappuccino tiepido. Latte caldo, caffè freddo, tazza temperatura ambiente. Macchiato caldo o freddo, macchiato tiepido, schiumato, a pois, in verticale, con solo una goccia di latte di capra vergine. Ma non vi siete mai sbagliati invertendo i parametri della perversione? E quanto ci avete messo a capire che tutta quella combinazione di materia prima e temperatura era la vostra quadratura ideale?

Cappuccio o cappuccino, macchiato, marocchino.
Vorrei mettere sul piatto una domanda a cui mai ho saputo rispondere: che differenza c’è tra un caffelatte e un cappuccino senza schiuma? Mumble mumble. A chi lo vuole molto macchiato, “molto” che unità di misura è? C’è chi indica con l’indice sulla tazza il livello cui deve giungere il caffè. Le invenzioni moderne ci hanno fatto partorire persino il marocchino, piccolo cappuccino nel bicchierino di vetro con una spruzzata di cacao.

Corretto e strano.
L’alito di un bevitore di caffè corretto alla Sambuca lo riconosci da lontano. Il caffè corretto, al rum, grappa, bandy, mistrà, buono quanto basta e perverso, quasi in disuso. Chi lo beve, frugandosi in tasca forse ha una manciata mista di caramelle all’anice, Rossana o d’orzo che gli hanno dato al posto del resto in moneta. I corretti moderni a confronto sono fiction venute male trasmesse dal cane 3000 della tv satellitare: una passata di Nutella in fondo al bicchierino, con panna, nocciola, ginseng, smarties sbriciolate, goccie gocce di aloe.

Poi ci sono gli americani, gli orzi con scorsa d’arancio o limone, decaffeinati con latte di soia, mocaccino, capcioc.

Zuccheri e zuccheriere.
Caffè amaro. A Napoli era, a volte lo è ancora, già zuccherato. Se aggiungi lo zucchero in autonomia e mescoli, che tu sia maledetto per sempre. Rovini la crema, la schiuma e abbassi la temperatura vulcanica. Nel resto d’Italia ho visto chiedere fruttosio, miele di ogni genere, i più svariati dolcificanti e per non farsi mancare nulla, è arrivata anche la stevia.

Freddo, shakerato e la grande rissa.
Ho incontrato tanti pugliesi incazzati che chiedendo un caffè freddo si aspettano come a casa il bicchierino di ghiaccio in cui verseranno con un colpo di polso preciso il caffè caldo da bere in un solo secondo. Fuori dalle loro terre trovano, quindi s’incazzano, caffè raffreddato in frigo quasi sempre zuccherato o caffè mal shakerato e acquoso. Il pugliese scafato lo riconosci: d’estate chiede sempre un caffè espresso e un bicchiere con i cubetti di ghiaccio. Chi fa da sé…

Da Milano a Napoli.
Emigrante milanese entra in un bar a Napoli e ordina un caffè. I gesti minuziosi e preziosi, il vapore, la tazzina bollente, passano 3 minuti circa e la tazzulella è servita. L’emigrante esita, il barista la guarda male, come se spezzasse quell’incantesimo. Signorì, il caffè è pronto, la sollecita. Lei con l’indice e il pollice vicini all’ustione ingurgita il caffè già zuccherato per onorare il rito, intanto si domanda quale sia la distinzione reale tra palato e labbra di un napoletano e quelli di tutto il resto degli italiani. Mai scoperto.

Trieste viaggia da sola.
Il fascino dei caffè triestini, dove in fondo nei tavoli riparati rischi di incontrare ancora Claudio Magris o magari t’immagini passare Kafka o Joyce, il caffè viaggia da solo. Se ci andate, munitevi di dizionario. Niente è come sembra: c’è il Nero, caffè espresso in tazzina; il Nero in B, caffè espresso servito in un bicchiere di vetro; il Capo, caffè espresso macchiato con latte servito in tazzina; il Capo in B, caffè espresso macchiato con latte ma deposto in un bicchiere; il Deca, caffè espresso decaffeinato in tazzina ed il Deca in B, omologo in bicchiere. Il Capo Deca indica l’espresso decaffeinato macchiato in tazzina ed il Capo Deca in B lo stesso ma in bicchiere di vetro. Il Gociado o Gocià indica una goccia di schiuma di latte al centro del caffè. Per ordinare un cappuccino, chiedete un Caffelatte.

Famolo strano.
Arriverà un giorno in cui chiederemo il Black Ivory, i cui chicchi vengono dati in pasto agli elefanti e poi recuperati dalle feci. Ripuliti e tritati danno un caffè dicono delizioso che costa solo 1.100 dollari al chilo. Il caffè indonesiano Kopi Luwak costa 600 euro al chilo, questa volta ad ingerirli è lo zibetto. I succhi gastrici dell’animale tostano i chicchi, che vengono recuperati e lavorati normalmente.

L’Italia è al sesto posto per consumo di caffè, ogni italiano ne beve 5,75 chili l’anno. Fate uno sforzo quindi: al prossimo barista arrabbiato o “diluso”, date una pacca di comprensione sulla spalla e sorridete.

Inoltre, ditemi se ho dimenticato qualche perversione, la vostra per esempio. Come lo ordinate il caffè?


Edited by CarloP, 21 May 2013 - 21:15.


#444 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 24 May 2013 - 15:05

Doc italiane. Un ginepraio travestito da roseto

 

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Un'italica cassaforte dell'assurdo. Ne avevamo parlato nel primissimo numero di Tre Bicchieri di questa stagione: le doc italiane (come gli aeroporti italiani, le università italiane, gli enti locali italiani, le leggi italiane) sono terribilmente troppe. Sia Riccardo Cotarella che Oscar Farinetti avrebbero le loro idee per sfoltirle.

Ne avevamo parlato con Riccardo Ricci Curbastro, presidente Federdoc, come interlocutore, più che informato, investito dei fatti, e la conclusione (sua, e da chi scrive ampiamente condivisa) era che un taglio dal 40% in su al ridondante mondo delle nostre eno-denominazioni non avrebbe fatto che bene al sistema. Puntuale, il nodo torna al pettine. In tutta la sua evidenza e incongruenza.

Undici doc diverse, tutte imperniate sul Dolcetto: è il grimaldello (uno dei possibili: ma lui giocava in casa) scelto a Torino giorni fa da Gianluigi Biestro, direttore di Vignaioli Piemontesi, in un convegno dedicato proprio al mezzo secolo trascorso dal varo della prima denominazione, per forzare quest’italica cassaforte dell’assurdo. Di nuovo teste che fanno, annuiscono, di nuovo commenti e consenso diffuso. E va bene. Ma in concreto quando si comincia? E da dove? E allora, rieccoci. A riannodare il discorso con altri due pezzi forti di mondo vino. Il neo presidente degli enologi italiani, Riccardo Cotarella, e il superjolly (produttore-distributore-trader-retailer e molto altro) Oscar Farinetti.

Ma per chi “fa” il vino, chi dirige e sorveglia il percorso tra vigna e bottiglia, che roba è, intanto, 'sto ginepraio travestito da roseto? “Un casino. E una montagna di impicci. Tanti, e in tanti casi tanto inutili” debutta Riccardo Cotarella “che si traducono in sovraccarichi burocratici, tecnici, di attrezzature, per separare sottozone e partite, un lavoro capillare dai costi altissimi, che poche cantine oggi possono permettersi e che, e questo è il dramma, non ridà: non rende né alla zona né all’imprenditore. Perché non basta dire 'Dop'. Chi decreta se 'esiste', è il mercato...”.

E il mercato Cotarella, come reagisce? “Spalancando bocca e braccia. Uno che sta in Ohio a fatica sa dove siano le Marche. Dandogli accorti elementi identificatori… Poi vagli a parlare dei Colli Martani…”. Da dove si comincia allora? Con le forbici, intendiamo. “Ecco, per esempio da tutte le Dop che iniziano per 'Colli…' Voglio dire con un piccolo paradosso (ma poi neanche tanto) che dove nemmeno c’è un elemento forte nel nome, e si ripiega sui 'Colli...', come si fa a tener su una Dop? In generale, la denominazione va legata a un evidente, e comunicabile, elemento esclusivo di pregio. Sennò non si può spiegare, e dunque…”.

Ma allora quante ne servono davvero? “A occhio 50? E non le cito. Tanto si sanno o ci si arriva. Preferisco citare l’opposto: la Doc Pentro, Isernia, che ha iscritto un solo produttore. Per il quale si tengono albi vigneti, registri, prove d’idoneità… Ma non è meglio berseli, ‘sti soldi? Scherzi a parte, di qui un secondo criterio razionale di taglio: un numero di produttori minimo in rapporto alla superficie e una percentuale di rivendicazione mai sotto il 50%”.

Rincara nel suo modo efficace e diretto Oscar Farinetti  “lo sappiamo tutti che un sacco di queste robe sono stupidaggini inventate da politici locali, magari pure convinti di fare il bene della zona, ma totalmente incompetenti, e dunque autori di un casino pazzesco. Tocca di sicuro ripartire. Facendo pulizia”. Come ad esempio? “Tenendo a mente gli obiettivi. Primo di tutti, comunicare l’Italia 'buona' (vino, cibo, arte, turismo, manifattura di qualità e di precisione) agli stranieri. Perché lì dobbiamo vendere. Nel mondo. Di cui siamo lo 0,83% della popolazione. Ma c’è l’altro 99,17% che vuol vivere, mangiare, bere all’italiana. E allora viene anche logico come procedere. Prima di tutto il nome: Italia. Poi, quello delle Regioni. E hai già due livelli identificativi: seri, comunicabili, organizzabili. Sotto, un terzo livello: da decidere, valutando bene, regione per regione. Faccio un esempio: in Piemonte potrebbero essere cose tipo Langhe, Monferrato… Ma questo è da vedere”.
Vedere da chi? “Da un, chiamiamolo così, 'giudice istruttore' arcicompetente per ogni regione a fare l’indagine sull’esistente e il ragionevole. Poi si propone e si decide. Ma, ripeto, puntando all’obiettivo. Non come ora, a Roma, dove le cose più importanti per il futuro nazionale come agroalimentare e turismo o non esistono o sono considerate di risulta. E finiscono come posti di palleggio e posteggio. Mentre lì si decide il domani. E mentre (tornando al vino) noi che oggi esportiamo metà in valore della Francia (4,7 miliardi contro 11) dove c’è forza di storia, tutto è molto più chiaro, e dove gli enti di controllo sul settore sono tre (tre, non undici come qui), ci giochiamo la splendida possibilità di crescere, la bella strada che abbiamo davanti. Perché è chiaro quale sia l’altra cosa da sfoltire, in parallelo alle Dop: questa follia degli enti inutili, e in contraddizione tra loro, tutti avvitati su di noi. Un’altra zavorra, che prima scarichiamo e meglio si viaggerà”.

a cura di Antonio Paolini
24/05/2013


Edited by CarloP, 24 May 2013 - 15:06.


#445 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 27 May 2013 - 21:07

"The brand new Cricova Crisecco!"

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Decisamente, a mio parere, con tutto il rispetto che ho per i vignaioli

e per il loro duro lavoro nei campi, una mossa sbagliata dal punto di vista

di marketing, questa trovata di Cricova.

Fuori luogo per due motivi: uno perche' il prosecco e' conosciuto pochissimo

in Moldova, due perche' questo scimmiottamento verso un prodotto conosciuto

in tutto il mondo, non puo' avere altro scopo se non quello di farsi veicolare con

una pubblicita' ingannevole, condannando di per se', a priori, il prodotto.

Cricova, questa volta mi hai deluso.

Ma aspetto di assaggiarlo, per esprimere il giudizio definitivo.


Edited by CarloP, 27 May 2013 - 21:10.


#446 badica

badica

    L'addetto stampa


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Posted 28 May 2013 - 07:31

:roflmao: :roflmao:  CRISECCO :roflmao:

 

Sarà anche un buon vino ma a me ricorda

 

il...PARMESAN...o il ROMANO CHEESE...o la BUFALA MOZZARELLA

 

che autogol ragazzi!!!!



#447 jerrydrake

jerrydrake

    Advanced Member


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Posted 28 May 2013 - 07:43

Beh...prosecco non potevano certo chiamarlo



#448 badica

badica

    L'addetto stampa


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Posted 28 May 2013 - 07:59

Beh...prosecco non potevano certo chiamarlo

 

Si dai...allora chiamiamolo Crisecco...ridicolo!  :roflmao:

 

Io lo avrei chiamato...che ne so...Sparkling Moldova...Racy Cricova...Moldova Bule...

 

ma Crisecco mai e poi mai!


Edited by badica, 28 May 2013 - 08:11.


#449 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 28 May 2013 - 09:28

Ma ... potevo aspettarmelo da case vitivinicole piccole, ma Cricova

milioni di bottiglie ... un minimo di studio "creativo", no eh ?

Poi si lamentano che non vendono vino nelle zone piu' avanzate.

Magari lo mandiamo in Nigeria ... li' ne sanno assai di prosecco !!

Non e' ancora presente sul loro sito e quindi non conosco con che

vitigni e' stato realizzato ...



#450 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 28 May 2013 - 09:38

Ma comunque qui sono abituati ....

comunemente lo spumante lo chiamano "champansky" ...

e' gia' tutto un programma ...



#451 jerrydrake

jerrydrake

    Advanced Member


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Posted 28 May 2013 - 09:50

Si dai...allora chiamiamolo Crisecco...ridicolo!  :roflmao:

 

Io lo avrei chiamato...che ne so...Sparkling Moldova...Racy Cricova...Moldova Bule...

 

ma Crisecco mai e poi mai!

 

Crisecco non piace neanche a me Gianni, ma  certamente è meno ridicolo di un nome english.( E nel contempo se il prodotto ha successo, quella "CRI" è in pratica un qualcosa che si rifarà solo ed esclusivamente alla casa di produzione Cricova)

 

 

E poi dovrebbe essere secco; quindi un nome che renda l' idea che siamo difronte ad un procedimento di fermentazione totalmente diverso dello champagne. 

 

Comunque a parte tutto quello che conta è la qualità. E sono proprio curioso di assaggiarlo visto che  a me piacciono solo vini secchi!



#452 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 28 May 2013 - 10:24

E sono proprio curioso di assaggiarlo visto che  a me piacciono solo vini secchi!

:azz: Ora ti piacciono anche le bollicine ?



#453 jerrydrake

jerrydrake

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Posted 28 May 2013 - 11:42

:azz: Ora ti piacciono anche le bollicine ?

 

Solo se offerte dalla casa...:arf2: E poi quello dovrebbe( meglio usare il condizionale..) un cri-SECCO  :acute:  ;) 



#454 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 28 May 2013 - 18:59

Solo se offerte dalla casa... :arf2: E poi quello dovrebbe( meglio usare il condizionale..) un cri-SECCO  :acute:  ;) 

 
Prosecco moldovenesc ...Crisecco!
 
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#455 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 03 June 2013 - 14:20

di Prosca Sacchetti
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Espresso: abbiccì del caffè perfetto

Ognuno di noi potrà facilmente riconoscere persone e comportamenti in questa istantanea

dell’italiano al bar, nell’atto di consumare l’espresso del mattino, e forse potrà trovare somiglianze con se stesso.

Lungo o corto; macchiato o senza schiuma; amaro, corretto, freddo,  shakerato, tazza piccola, grande, di vetro calda o fredda.

Se per disgrazia incrociassimo lo sguardo di un barista dopo l’invasione delle otto sarebbe devastante. Ma se non è stato all’altezza, incrociando il nostro, ci leggerà una raffica di mitra di piagnistei.

S’impone l’abbiccì dell’espresso perfetto ma per completezza, prima ripassiamo altri riti di preparazione, sempre basati sull’estrazione con acqua calda del caffè macinato.

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MOKA.
Da consumatori seriali, noi italiani sappiamo come vanno le cose. Quando bolle spinta del vapore, l’acqua nella caffettiera passa attraverso il filtro di metallo riempito di caffè macinato, arrivando così nella parte superiore della moka.

Non molto cremoso e meno corposo dell’espresso, il gusto dipende dalle miscele impiegate.

E dalla preparazione: meglio non pressare il caffè macinato, tenere la fiamma moderata, non usare detersivi per pulire la caffettiera.

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ALLA NAPOLETANA.
Secondo il rito assai celebrato serve la caffettiera napoletana, per meglio dire la “cuccumella”. Messo il caffè nel serbatoio bucherellato si avvita sopra il filtro. Bisogna poi versare l’acqua nella parte inferiore della macchina senza superare il forellino e inserire il serbatoio del caffè

con tanto di filtro. Si avvitano le due parti e si mette la caffettiera becco in giù sul fuoco.

L’acqua che bolle viene annunciata da un filo di vapore che esce dal forellino.

E’ il momento di togliere la macchina dal fuoco e, presa per i due manici, di capovolgerla

con un colpo secco affinché acqua e caffè scendano attraverso il filtro raccogliendosi nel deposito inferiore. Si pregusta il caffè pronto per qualche minuto prima di berlo.

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ALLA TURCA.
Un rito in Grecia e nei paesi mediorientali, viene preparato mettendo il caffè macinato nei contenitori insieme allo zucchero, mentre si fa bollire l’acqua in un recipiente alto di rame. Quando bolle, l’acqua viene versata nei bricchi contenenti la polvere di caffè.

Per berlo bisogna attendere che il macinato si depositi sul fondo dei contenitori.

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FILTRATO.
Il caffè che bevono nordamericani e nordeuropei, specie francesi. Quando l’acqua bolle viene versata sul caffè macinato contenuto in un filtro di carta. Tipo il tè. Non esattamente corposo sebbene di gusto delicato, si prepara in quantità abbondanti conservato in recipienti termici.

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SOLUBILE.
Molto semplice: basta sciogliere fino a 3 gr di caffè solubile in una tazza con 200 gr di acqua bollente. Bevuto in molti paesi occidentali si sta diffondendo anche da noi per il metodo di preparazione, praticamente istantaneo.

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BOLLITO.
Poco tostato e macinato alla grossa, il caffè (10 gr per tazza) si fa bollire in acqua per dieci minuti. Poi si versa nella tazza senza filtrarlo e si attende che i fondi si depositino. Un metodo diffuso in Norvegia e nei Paesi scandinavi.

L’ESPRESSO FINALMENTE.
Per soddisfare la nostra richiesta dell’espresso perfetto, come vi abbiamo raccontato dopo una visita all’Università del caffè di Trieste, il barista deve governare cinque variabili.

1. Temperatura dell’acqua.
2. Dose del caffè macinato.
3. Volume del liquido.
4. Tempo di estrazione.
5. Pressione della macchina.

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1. Temperatura dell’acqua. A segnalarla ci pensa la macchina, basta tenerla sotto controllo.

2. Dose del caffè macinato. Abitualmente la dose, sette grammi di polvere di caffè, è pre-impostata, basta rispettarla.

pressatura.jpg

3. Volume del liquido. Qui le cose sono meno semplici. Il barista deve estrarre da 20 a

30 ml di liquido in 30 secondi, ma siccome il caffè è idroscopico, cioè modifica

continuamente le sue proprietà in base all’umidità dell’aria, non sempre l’estrazione

risulta perfetta.

macinatura.jpg

Ecco perché bisogna agire sulla macinatrice. La trama della polvere di caffè dipende

dalla macinatura dei chicchi, cambiarla significa produrre un caffè più o meno estratto,

o per meglio dire: cambiare l’equilibrio di sapore tra acido e amaro.

estrazione.jpg

Non vogliamo togliervi sicurezze ma la disputa caffè corto / caffè lungo è fuorviante:

un caffè estratto per meno di 30 secondi non esplode tutte le componenti aromatiche perchè sottoestratto, viceversa, se l’estrazione supera i 30 secondi il caffè sarà inevitabilmente amaro.

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4. Tempo di estrazione. Insomma, se in 30 secondi il barista non produce il volume di caffè desiderato, dovrà regolare il macinino alla ricerca della trama ideale, considerando come già detto la percentuale di umidità del momento.

5. Pressione della macchina. La pressione serve a estrarre gli aromi del caffè, e a ottenere la schiuma, che pur non aggiungendo granché al sapore imprigiona gli aromi, così costretti a restare dentro la tazzina.

E noi, che avevamo chiesto semplicemente un caffè.

P.S. L’espresso si beve senza zucchero aggiunto.


Edited by CarloP, 03 June 2013 - 14:23.


#456 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 04 June 2013 - 14:02

Per il nostro caro amico Giordano ...

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#457 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


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Posted 05 June 2013 - 20:35

CRISECCO
Vin spumant original “CRISECCO” alb brut
Acest spumant rafinat este produs conform metodei Charmat, în care fermentarea secundară are loc în rezervoare speciale.
Oenologii de la Cricova, au dorit să scoată în evidenţă potenţialul extraordinar al soiului autohton de struguri – Feteasca albă. Cu aportul nemijlocit al viticultorilor Combinatului, acest soi pe nedrept uitat a fost readus la viaţă, fiind creată o plantaţie extraordinară în zona de Centru a Moldovei – ferma agricolă ”Cricova-Criuleni” unde de pe o suprafaţă de 25 ha au fost selectaţi cei mai calitativi struguri pentru a da naştere acestui produs fermecător.
Posedă o culoare galbenă cu reflexii verzui şi un perlaj subtil şi persistent. Aromă florală ce conţine note de pere, mere, piersică şi citrice şi gustul plăcut şi proaspăt cu final fructat îi conferă o textură matasoasă.
Este o alegere excelentă ca aperitiv precum şi
alaturi de deserturi ca salata de fructe exotice cu frişcă, jeleuri dar şi cu torturile de ciocolată.
Servit la temperatura de 6-8ºC devine un însoţitor ideal pentru ocazii speciale.
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Con tutto il bene che gli voglio ... ma un corso per sommelier (presso la Venerabile Confraternita) a questi non glielo nega nessuno !!!

Edited by CarloP, 05 June 2013 - 20:39.


#458 iucica

iucica

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Posted 05 June 2013 - 21:42

 

di Prosca Sacchetti
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Espresso: abbiccì del caffè perfetto

Ognuno di noi potrà facilmente riconoscere persone e comportamenti in questa istantanea

dell’italiano al bar, nell’atto di consumare l’espresso del mattino, e forse potrà trovare somiglianze con se stesso.

Lungo o corto; macchiato o senza schiuma; amaro, corretto, freddo,  shakerato, tazza piccola, grande, di vetro calda o fredda.

Se per disgrazia incrociassimo lo sguardo di un barista dopo l’invasione delle otto sarebbe devastante. Ma se non è stato all’altezza, incrociando il nostro, ci leggerà una raffica di mitra di piagnistei.

S’impone l’abbiccì dell’espresso perfetto ma per completezza, prima ripassiamo altri riti di preparazione, sempre basati sull’estrazione con acqua calda del caffè macinato.

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MOKA.
Da consumatori seriali, noi italiani sappiamo come vanno le cose. Quando bolle spinta del vapore, l’acqua nella caffettiera passa attraverso il filtro di metallo riempito di caffè macinato, arrivando così nella parte superiore della moka.

Non molto cremoso e meno corposo dell’espresso, il gusto dipende dalle miscele impiegate.

E dalla preparazione: meglio non pressare il caffè macinato, tenere la fiamma moderata, non usare detersivi per pulire la caffettiera.

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ALLA NAPOLETANA.
Secondo il rito assai celebrato serve la caffettiera napoletana, per meglio dire la “cuccumella”. Messo il caffè nel serbatoio bucherellato si avvita sopra il filtro. Bisogna poi versare l’acqua nella parte inferiore della macchina senza superare il forellino e inserire il serbatoio del caffè

con tanto di filtro. Si avvitano le due parti e si mette la caffettiera becco in giù sul fuoco.

L’acqua che bolle viene annunciata da un filo di vapore che esce dal forellino.

E’ il momento di togliere la macchina dal fuoco e, presa per i due manici, di capovolgerla

con un colpo secco affinché acqua e caffè scendano attraverso il filtro raccogliendosi nel deposito inferiore. Si pregusta il caffè pronto per qualche minuto prima di berlo.

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ALLA TURCA.
Un rito in Grecia e nei paesi mediorientali, viene preparato mettendo il caffè macinato nei contenitori insieme allo zucchero, mentre si fa bollire l’acqua in un recipiente alto di rame. Quando bolle, l’acqua viene versata nei bricchi contenenti la polvere di caffè.

Per berlo bisogna attendere che il macinato si depositi sul fondo dei contenitori.

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FILTRATO.
Il caffè che bevono nordamericani e nordeuropei, specie francesi. Quando l’acqua bolle viene versata sul caffè macinato contenuto in un filtro di carta. Tipo il tè. Non esattamente corposo sebbene di gusto delicato, si prepara in quantità abbondanti conservato in recipienti termici.

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SOLUBILE.
Molto semplice: basta sciogliere fino a 3 gr di caffè solubile in una tazza con 200 gr di acqua bollente. Bevuto in molti paesi occidentali si sta diffondendo anche da noi per il metodo di preparazione, praticamente istantaneo.

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BOLLITO.
Poco tostato e macinato alla grossa, il caffè (10 gr per tazza) si fa bollire in acqua per dieci minuti. Poi si versa nella tazza senza filtrarlo e si attende che i fondi si depositino. Un metodo diffuso in Norvegia e nei Paesi scandinavi.

L’ESPRESSO FINALMENTE.
Per soddisfare la nostra richiesta dell’espresso perfetto, come vi abbiamo raccontato dopo una visita all’Università del caffè di Trieste, il barista deve governare cinque variabili.

1. Temperatura dell’acqua.
2. Dose del caffè macinato.
3. Volume del liquido.
4. Tempo di estrazione.
5. Pressione della macchina.

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1. Temperatura dell’acqua. A segnalarla ci pensa la macchina, basta tenerla sotto controllo.

2. Dose del caffè macinato. Abitualmente la dose, sette grammi di polvere di caffè, è pre-impostata, basta rispettarla.

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3. Volume del liquido. Qui le cose sono meno semplici. Il barista deve estrarre da 20 a

30 ml di liquido in 30 secondi, ma siccome il caffè è idroscopico, cioè modifica

continuamente le sue proprietà in base all’umidità dell’aria, non sempre l’estrazione

risulta perfetta.

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Ecco perché bisogna agire sulla macinatrice. La trama della polvere di caffè dipende

dalla macinatura dei chicchi, cambiarla significa produrre un caffè più o meno estratto,

o per meglio dire: cambiare l’equilibrio di sapore tra acido e amaro.

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Non vogliamo togliervi sicurezze ma la disputa caffè corto / caffè lungo è fuorviante:

un caffè estratto per meno di 30 secondi non esplode tutte le componenti aromatiche perchè sottoestratto, viceversa, se l’estrazione supera i 30 secondi il caffè sarà inevitabilmente amaro.

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4. Tempo di estrazione. Insomma, se in 30 secondi il barista non produce il volume di caffè desiderato, dovrà regolare il macinino alla ricerca della trama ideale, considerando come già detto la percentuale di umidità del momento.

5. Pressione della macchina. La pressione serve a estrarre gli aromi del caffè, e a ottenere la schiuma, che pur non aggiungendo granché al sapore imprigiona gli aromi, così costretti a restare dentro la tazzina.

E noi, che avevamo chiesto semplicemente un caffè.

P.S. L’espresso si beve senza zucchero aggiunto.

 

Quanta filosofia in un semplice ESPRESSO , ma che bonta, ma che bontaaaa....... :thumbsu:



#459 CarloP

CarloP

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Posted 06 June 2013 - 18:18

Guida (anti-truffa) ai ristoranti d’Italia

Dopo i 695 euro pagati dalla coppia giapponese per un pranzo al Passetto di Roma, non l’unica truffa del locale, tutti vogliono tutelare i turisti in Italia. Ma gli italiani in Italia chi li tutela? Beh, se ci chiedono mance da 115 euro prima dei vigili chiamiamo la neuro, tuttavia contro la regola del «Colpiscilo adesso, tanto non lo rivedi più» può far comodo una guida anti-truffa ai ristoranti d’Italia. Detto, fatto! Consultatela punto per punto aiutandovi con l’I.d.P. (Indice di pericolosità).

1- Il cameriere acchiappa-turisti. IdP: Bubbonico.
Pittoresca figura in costante agguato fuori dal ristorante, parlando la vostra lingua vi adeschera' con promesse di banchetti luculliani. In realtà lasagne surgelate e spaghetti scotti.

2 – Il menù “A Voce”. IdP: Alto. Segnalati casi di carte di credito svenute per lo sforzo.
Non fidatevi. Pretendete il menù stampato, tra l’altro reso obbligatorio da un’apposita legge, e con i prezzi in bellavista. Al ristoratore allenato basta un’occhiata per capire il vostro reddito e comportarsi di conseguenza.

3 – Il “Menù turistico a prezzo fisso”. IdP: Elevato. Come il rischio di rissa col cameriere.
Di fisso rimarrà il vostro sguardo inebetito dallo scontrino che alla voce extra elenca caffè e limoncello. Pensavate fossero offerti? Niente affatto, ma vi è andata ancora bene. Qualcuno ha pagato 10 euro per il pane e 15 per la TOVAGLIA!

4 – Il Menù “Fontana di Trevi” (cit. Totò Truffa 1962). IdP: Letale, specie per i giapponesi. Probabili gli harakiri.
In molti ristoranti esistono versioni diverse dello stesso menù. Per capirci, i 10 euro della cacio e pepe servita agli italiani diventano 30 per i creduloni americani e 40 nella versione occhi a mandorla. Possibile soluzione: chiedete il menù in italiano, dite che vi serve per imparare la lingua.

5 – Il resto mancia. IdP: Lehman Brothers. Con tre mance un cameriere si compra una banca.
In Italia la mancia non è quasi obbligatoria come negli Stati Uniti o in altri paesi del mondo. Ma siccome i turisti stranieri non lo sanno, l’oste infedele si comporta come se. Esempio: il personale del Passetto di Roma ha concordato con i turisti giapponesi il 4-5% del conto. Risultato: 115 euro di mancia.

6 – Pane e coperto. IdP: Moderato. A patto di conoscere a memoria il prezzo dello sfilatino.
Nella Regione Lazio (leggi: Roma) il pane e coperto è illegale da un pezzo. Nel resto d’Italia no, ma sappiate che tavoli, tovaglie, sedie e posate sono comprese nel prezzo, per tutto il resto c’è Mastercard. L’odiosa voce pane e coperto è all’inizio del menù e non comprende altri balzelli.

7 – Il NonSoloRistoPizzaBarLounge. IdP: Da fame. Il supplì è rovente fuori, ghiacciato dentro.
L’incidenza di ex fannulloni tra i proprietari di locali dall’identità incerta, un po’ questo e un po’ quello, è spaventosa. Con risultati preoccupanti per il malcapitato cliente. Qualche esempio? Faticano a riempirvi un bicchiere d’acqua, il caffè sa di bruciato e la pizza è surgelata. Il pulsante “On” del forno a microonde è l’unico aggeggio che riescono a usare.

8 – Pesce fresco. IdP: da strozzo, nel senso di strozzino.
Capitolo, va da sé, spinoso. Il pesce è quasi sempre surgelato, per la frittura di paranza togliete il quasi. Se è fresco si paga al chilo e non a porzione, il che significa 50 euro per una pallida orata. Vostra moglie ha voglia di aragoste? Regalatele l’attico di fronte, piuttosto: costa meno. Ah! Non è vostra moglie…

9 – Il conto. IdP: Critico. Come ve la cavate con gli interrogatori dell’appuntato Stramaglia?
Ok,  Il conto è sul tavolo, siete quasi in salvo. Leggetelo facendo attenzione alle eventuali sviste. E’ capitato che l’acqua sia stata trasformata in Brunello di Montalcino, ma voi non siete alle nozze di Cana! Se il conto vi sembra truffaldino, estraete con calma il cellulare e chiamate i carabinieri, vedrete il ristoratore assumere quella sfumatura di colore nota a Roma come Verde Passetto.

Bene, siete fuori e, incredibile, avete perfino mangiato bene: cos’altro? Ah, sì, ringraziate la guida (anti-truffa) ai ristoranti d’Italia.


Edited by CarloP, 06 June 2013 - 18:20.


#460 CarloP

CarloP

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Posted 08 June 2013 - 20:57

Producția vinicolă în trimestrul I a crescut cu 40,6%

 

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Producția de vinuri naturale în Republica Moldova în trimestrul I al anului 2013 a crescut față de aceeași perioadă a anului 2012 cu 40,6% - pînă la 2 milioane 453,6 dal.

Surse din cadrul Biroului Național de Statistică au comunicat pentru NOI.md că, în aceeași perioadă, producția de vin spumant (șampanie) a crescut cu 7,6% - pînă la 78,9 mii. Producția de Portwein, Madeira, Sherry, vin Tokaj, în ianuarie-martie 2013, a crescut față de aceeași perioadă a anului precedent cu 12,3% - pînă la 205,8 mii dal. În același timp, producția de divinuri a crescut cu 14% - pînă la 781,5 mii de litri alcool pur, iar producția de vodcă și lichior aproape s-a dublat (+95%), totalizînd 999,1 mii de litri.

Trebuie remarcat că, în 2012, producția de divinuri în Moldova a crescut cu 28,3% - pînă la 3 milioane de 073,8 de litri de alcool pur, iar de vodcă și băuturi alcoolice – cu 13,1% - pînă la 2 milioane 985,2 mii de litri. Producția de vinuri naturale a crescut cu 2,2% - pînă la 12 milioane de 135,8 mii dal, iar cea de vinuri spumante a scăzut cu 10,6% - pînă la 613,9 mii. Producția de Portwein, Madeira, Sherry și vin Tokaj a scăzut cu 52,7% - pînă la 525,3 mii.



Sursa: NOI.MD


Edited by CarloP, 08 June 2013 - 20:58.