Spaghetti al olio, aglio,peperoncino, fiorentina, si un tianc de placinte, alaturi de un ulcior de vin rosu!!!! ![]()
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DI CUCINA, DI VINO E DI ALTRE SCIOCCHEZZE …
#361
Posted 15 December 2012 - 21:55
#362
Posted 20 December 2012 - 23:10
Ricetta del torrone fatto in casa
di Andrea Soban
Nel 2012 siamo diventati acrobati della spesa: tagliato il superfluo, ridotto gli sprechi, compriamo solo il necessario. Il resto si fa in casa. Roba da donnette d’altri tempi? Per nulla, mai come quest’anno abbiamo preparato nelle cucine domestiche yogurt, confetture, dolci, pane, pizza e lievitati di ogni tipo. Oggi tocca al torrone.
Sono stato nel laboratorio di Paolo Brunelli, pasticcere, cioccolatiere e gelatiere con i superpoteri di Agugliano (AN), così eclettico da essere anche sommelier Ais. Non a caso il suo locale si chiama Enocioccolateria (questa vi mancava, dài).
Per replicare a casa il torrone bastano la pazienza di leggere, gli ingredienti necessari, una planetaria o robot da cucina, una bilancia, due termometri digitali che costano pochi euro, e alcuni stampi in acciaio.



Inizio rompendo le uova per ottenere 250gr di albume che metto nel vaso della planetaria. Meglio se non sono uova di giornata. Spiega Brunelli: “E’ un trucco che usa Pierre Hermé (sommo pasticcere francese): rompe le uova 3 giorni prima dell’uso e le lascia a temperatura ambiente”.
Nel frattempo taglio i fogli di ostia necessari a foderare i bordi degli stampi d’acciaio che riempirò con la pasta di torrone.




Peso 2250 grammi di frutta secca scegliendo tra mandorle, nocciole o pistacchi. Il mio personale mix è formato da 1000 grammi di Nocciole Piemonte, 800 grammi di Mandorle di Toritto (presidio Slow Food) e 450 di pistacchi di Bronte. Ma ognuno fa come crede, ritagliare la ricetta sulle proprie esigenze è il massimo. Volendo si può usare anche frutta candita. Suggerisce Brunelli di scaldare la frutta secca per 10′ nel forno preriscaldato a 150°C, perchè usata fredda può rovinare la pasta del torrone riducendola in grani.




Prendo ora due pentole, una per lo zucchero, l’altra per il miele. Nella prima peso 1500 grammi di zucchero e 450 grammi d’acqua che mescolo energicamente prima di mettere sul fuoco; nella seconda metto 900 grammi di miele, nel mio caso di acacia biologico dell’azienda “Il Podere”. Su consiglio di Brunelli salto il glucosio che non è semplice trovare.
A questo punto entrano in scena i termometri digitali.
Scaldo lo sciroppo di acqua e zucchero fino a 144°/145°C, non vado oltre. Poco prima, quando la temperatura raggiunge i 120°C, metto in moto la planetaria per montare gli albumi. Accendo anche il fornello per scaldare il miele, visto che per raggiungere i 120°-122°C impiega meno tempo. Attenzione, se superiamo questa temperatura bruciamo il miele compromettendone il sapore.





Verso a filo prima lo sciroppo di zucchero sopra gli albumi montati, poi il miele, lascio che la planetaria faccia ancora qualche giro per amalgamare bene il composto. Tolgo il vaso dalla planetaria e aggiungo la frutta secca preventivamente scaldata, mescolando con un paiolo di legno per evitare che si attacchi.



Bene, l’impasto è fatto. Devo depositarlo negli stampi che poi chiuderò con altri fogli di ostia. Non mi resta che lasciare il torrone a riposare per una notte a temperatura ambiente, poi, et voilà, sarà pronto. Molte grazie a Paolo Brunelli.
#363
Posted 30 December 2012 - 20:20
Oggi ho visto finalmente il frutto dell'esperimento fatto qualche tempo fa.
Le mie prime nocciole. Le tonde e gentili delle Langhe. Non e' certo la
varieta' giusta: quella che va bene per la Moldova viene coltivata ai piedi
dei Pirenei. Ma e' una bella soddisfazione !!!
Ecco la mia piccola opera d'arte ...




Edited by CarloP, 30 December 2012 - 20:20.
#364
Posted 30 December 2012 - 21:39
In questo caso, Daniele, si capisce benissimo !!!Ci sta prendendo in giro ... per usare un eufemismo.
Jerry e' tutto ed il contrario di tutto, non farti ingannare da quello che scrive.
La posizione filosofica di Jerry e' il relativismo di Protagora.
penso che la migliore definizione di Jerry sia quella del sofista....e se si parla di sofisti si parla di Protagora di Abdera, Gorgia di Lentini (in Sicilia, Magna Grecia....non molto lontano dal luogo di nascita di Jerry)
...Protagora è passato alla storia per la sua celebre affermazione: "l'uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono, e di quelle che non sono in quanto non sono". Con questa frase si sottolinea l'assoluta relatività della verità: si fa notare che ciascuno vede le cose alla sua maniera e in modo diverso rispetto agli altri; se io dico che una bevanda è dolce ed un altro dice che è amara, chi ha ragione dei due? Bisognerebbe avere un parametro che dice la verità, se è dolce o amara, il che è impossibile. Se io la sento dolce e un altro la sente amara, l'unica cosa da fare è chiedere il parere ad un terzo, ma non vi è mai un vero paragone con la cosa in questione. Per Protagora non si può trovare una verità assoluta
Jerry è il Protagora moderno.....tutto è il contrario di tutto come il Venerabile giustamente annota.
Una perla di Gorgia, un altro maestro di jerry.
Nulla è.
il "non essere" non è.
Ora, se l'"essere" fosse "essere", esso sarebbe eterno
Ponendo che l'"essere" sia eterno:
- se è eterno non ha principio
- se non ha principio è infinito
- se è infinito nessun luogo può contenerlo
- se non è in nessun luogo non esiste
#365
Posted 30 December 2012 - 21:47
Oggi ho visto finalmente il frutto dell'esperimento fatto qualche tempo fa.Le mie prime nocciole. Le tonde e gentili delle Langhe. Non e' certo la
varieta' giusta: quella che va bene per la Moldova viene coltivata ai piedi
dei Pirenei. Ma e' una bella soddisfazione !!!
Ecco la mia piccola opera d'arte ...
grande terra moldava! dove crescono così bene le noci, crescono bene anche le nocciole.........
#366
Posted 30 December 2012 - 23:26
Ricetta del torrone fatto in casa
Che interessamte!! ![]()
ps. sul nostro forum (romeno) una ragazza ci ha fatto vedere come si fa l'olio d'oliva! ![]()
Edited by rosa 47, 30 December 2012 - 23:28.
#367
Posted 31 December 2012 - 08:58
Che interessamte!!![]()
ps. sul nostro forum (romeno) una ragazza ci ha fatto vedere come si fa l'olio d'oliva!
Notizia incompleta, come si fa l'olio d'oliva senza olive, potrebbe essere interessante ![]()
#368
Posted 31 December 2012 - 23:12
Notizia incompleta,
Ha messo sul forum tutte le "fasi" della produuzione (foto scattate da lei), esatamente come ha fatto Carlo!
Adesso e' completa?
Felice Anno Nuovo a tutti!! ![]()
#369
Posted 01 January 2013 - 12:50
Per Protagora non si può trovare una verità assoluta
Jerry è il Protagora moderno.....tutto è il contrario di tutto come il Venerabile giustamente annota.
Tu me lo insegni prof, la relatività è l' "unica verità assoluta"
Sai cosa diceva il mio prof di matematica? ( un prete di seminario...)
2+2 fa sempre 4, MA SOLO IN MATEMATICA ![]()
#370
Posted 10 January 2013 - 20:42
A quando il tour della citta' sotterranee del vino ?
Mi auguro al piu' presto ...
10 Best Wine Travel Destinations 2013
From classic regions to lesser-known corners, our editors select this year’s best in wine,
food and cultural adventure.

A sense of place—the sights, sounds, smells and spirit of a travel destination—can endear that area to a person forever. For wine lovers, there is no better way to cement that connection than to explore the world around those vines. As the wine market becomes ever more global, packed with offerings ranging from the most storied wine regions to the most offbeat, so does the wine traveler’s itinerary.
Each year, our editors travel the world to experience the best wine and food, and in turn, discover the most exciting places to visit. Our list for 2013 represents the wide swath of cultural and culinary experiences on the must-see list.
Whether your tastes lean toward the rustic climbing trails of South Africa’s Stellenbosch or a tour of a Puglian castle, this list promises outstanding travel experiences and unforgettable wines.
North & South Forks of Long Island, New York
Stellenbosch, South Africa Monterey County, California
Hunter Valley, New South Wales,
http://www.winemag.c...tinations-2013/
Edited by CarloP, 10 January 2013 - 20:46.
#371
Posted 11 January 2013 - 20:14
5 alternative alla solita cioccolata calda in tazza
Non credo di essere in grado di giustificare al mio dietologo quelle cioccolate di troppo fatte tutti i santi pomeriggi. Gentile signor Dietologo, lo so, non me le sarei potuta permettere, ma sono una brutta persona, insofferente a ogni disciplina. E una viziosa, che compra troppo cioccolato, non sa imporsi la giusta misura e finisce per sforare anche di molto le sue tabelle. Alla vergogna si aggiunge il senso del peccato: dopo una, due… cinque… dieci tazze, la cioccolata calda mi è venuta a noia. So che lo considera troppo arrogante come gesto, ma ho investito un tesoretto per provare tutte le alternative adocchiate su Saveur, conosce la rivista americana? E visto che ormai la frittata è fatta (ops, la cioccolata), condivido le ricette con i lettori di Dissapore. Sempre se Lei consente.
Consiglio sempre valido. Il vero trucco per una cioccolata setosa e legata è scaldare panna, quando c’è, latte e sale fino al bollore, poi versare il composto sul cioccolato fondente emulsionando col minipimer. Quindi, rimetterlo sul fuoco.
1) Cioccolata bianca con cardamomo.
Nella rigida stagione invernale nulla riscalda più del combinato disposto cioccolato-spezie,
e la cioccolata bianca è una tentazione troppo irresistibile.
Ingredienti:
60g di cioccolata bianca di buona qualità, finemente tritata
una tazza di latte
30cl di panna liquida
2 semi di cardamomo, leggermente schiacchiati
1/2 cucchiaino di estratto di vaniglia
noce moscata grattugiata di fresco, come decorazione.
Metto la cioccolata in una ciotola termoresistente. In in pentolino scaldo a fuoco medio latte
e panna con il cardamomo per 3 minuti o fino a quando non inizia a bollire. Tolgo dal fuoco, mescolo, levo il cardamomo e metto la vaniglia. Verso il contenuto del pentolino sopra la cioccolata e lascio riposare per un minuto. Mescolo energicamente fino a quando il composto non si amalgama (altrimenti uso il frullatore). Grattugio sopra della noce moscata prima di servire.
2) Cioccolata calda alla nutella.
Mettere un cucchiaio di Nutella aumenta la consistenza della cioccolata calda e anche il rischio di glicemia funebre. Per una dose extra del già grandioso sapore di nocciolasi può aggiungere qualche goccia di Frangelico (liquore alla nocciola).
Ingredienti:
una tazza di latte
un cucchiaio di Nutella
(Se piace) un cucchiaio di liquore alla nocciola come il Frangelico
panna montata per servire.
Scaldo il latte in un pentolino a fuoco medio fino a quando non inizia a bollire (3 minuti circa). Tolgo dal fuoco e mescolo vigorosamente con tutti gli altri ingredienti per ottenere un composto liscio e senza grumi. Completo con un ciuffo di panna montata prima di servire.
3) Irish Hot Chocolate.
Cioccolato al latte arricchita da un tocco di sale, com’è di moda ora, un pò di whisky irlandese
e una dose di panna montata.
Ingredienti:
una tazza di latte
un pizzico di sale
60g di cioccolata al latte, spezzettata finemente
2 cucchiai di liquore cremoso irlandese, tipo Baileys
panna montata e cacao in polvere per servire.
Scaldo il latte in un pentolino a fuoco medio per 3 minuti o fino a quando non inizia a bollire. Tolgo dal fuoco, aggiungo cioccolata e liquore, lascio riposare un minuto poi mescolo vigorosamente per ottenere un composto liscio e senza grumi. Completo con un ciuffo di panna montata e del cacao in polvere prima di servire.
4) Cioccolata calda al miele.
Il tipo di dolcezza che il miele aggiunge alla cioccolata calda è unico. Per limitare ancora il sapore dolce basta un pizzico di sale.
Ingredienti
due cucchiai di miele
due cucchiai di cacao non zuccherato
sale.
In un pentolino mescolo energicamente miele, cacao, e sale (in caso mi aiuto con il frullatore),
lo metto sul fuoco medio, porto a ebollizione e verso lentamente il latte. Faccio cuocere sempre mescolando, fino a quando il composto non si addensa e inizia a bollire.
5)
Cioccolata dolcesalata al vino rosso.
Sbocconcellare cioccolato e sorseggiare un bicchiere di rosso è attività degna di maggiore considerazione. Combinare i due sapori in una tazza di cioccolata calda dona un piacere inaspettato.
Ingredienti: 170 g di cioccolata al sale finemente spezzata,
2 bicchieri di vino rosso fruttato: Pinot Nero, Shiraz o Beaujolais,
un tazza di latte,
zucchero, per servire.
Metto sul foco basso un pentolino con cioccolato e vino e porto a ebollizione, lascio cuocere, mescolando per 3 minuti, fino a quando il composto non è sciolto.
Aggiungo mezza tazza d’acqua e il latte, porto di nuovo a ebollizione e lascio cuocere mescolando per altri 3 minuti. Verso in 2 tazze e servo.
Edited by CarloP, 11 January 2013 - 20:16.
#372
Posted 15 January 2013 - 18:47
Fotografare il cibo: corso base per fotografi
aspiranti ...
Buongiorno, sono Francesco Zoffoli, ingegnere gastrofanatico con il tic della fotografia.
Vi invito a seguire il primo episodio di Fotografare il cibo, corso di fotofood.
In Italia si pubblicano libri di cucina in quantità anomala. E le riviste non sono da meno. D’accordo, come approfondimento editoriale prêt-à-porter non è strepitoso.
Ma pensateci, sono migliaia di pagine stampate in cui le immagini, apparentemente semplici, quasi uno scatto e via, riempono i libri relegando il testo a piccole porzioni di stampa.
Torte guarnite con decorazioni cremose, piatti di pasta seducenti, carni ancora sfrigolanti
e macedonie succose: caleidoscopi colorati che deliziano gli occhi prima ancora del palato.
Solo a sfogliarli, e non abbiamo ancora letto mezza pagina, ci mettono una fame da lupi.
Ma sono solidi testi di cucina o ammalianti libri fotografici?
Voilà la foto è servita, oserei dire, e la ricetta?
1/3 tecnica fotografica
1/3 presentazione del piatto
1/3 illuminazione
Tutto qui? Troppo poco per liquidare l’ossessione contemporanea da cui nessuno sembra immune: fotografare il cibo.
Chi di noi nel 2012 appena salutato non ha pubblicato sul blog, su Facebook, Twitter, Foursquare, Pinterest e Flickr almeno una foto scattata al ristorante o nella cucina di casa? Complice, certo, l’evoluzione tecnologica: il 2012 è stato l’anno di smartphone
e tablet, tutti ormai possiedono dispositivi dotati di fotocamera e visto che “una foto comunica più di mille parole”… Per non citare le app specifiche che nascono come funghi, da Foodspotting all’italiana Cibando.
Ma come possiamo migliorare la qualità delle nostre fotografie prima e dopo lo scatto?
La ricetta perfetta inizia prima di mangiare. Prediamoci un momento, osserviamo. Sono gli
occhi che comunicano al cervello se una cosa può essere appetitosa o meno, la prima
selezione avviene con gli occhi, uno sguardo evoca sensazioni, richiama alla mente i sapori,
ci fa ricordare un’esperienza sensoriale.
Nella comunicazione, che sia uno scatto al ristorante da postare su Facebook o la foto per il proprio blog, serve lo stesso amore che gli chef mettono nella scelta degli ingredienti e nella preparazione dei piatti.
Eppure esiste una differenza tra l’occhio umano e l’obiettivo. Quando guardiamo con gli
occhi la fame e la gola fanno brutti scherzi: il cervello taglia dalla scena tutto il superfluo facendoci concentrare solo sui particolari. Con la fotografia questo non accade, l’obiettivo
coglie tutta la scena e quando riguardiamo la foto siamo distratti dai troppi dettagli.
Se con una buona foto attiriamo attenzione, con una riuscita male, chiaramente,
otteniamo l’effetto contrario. Si potrebbe obiettare che basta far venire l’acquolina in
bocca a chi guarda, purtroppo tra la teoria e la pratica, lo sappiamo, c’è poca differenza
in teoria ma molta in pratica.
Il cibo, fotograficamente parlando, è un soggetto particolare, ricco di colori, di texture,
di superfici lucide e opache, di particolari da dover mettere in risalto e spesso le foto
fai da te diventano una banale vista dall’alto della tavola.
Ma cosa significa fotografare il cibo?
Cosa, precisamente, vogliamo rappresentare ?
Per prima cosa passione per la cucina, per le sensazioni che trasmette un piatto, quindi
curiosità su come viene preparato. Gli ingredienti, la loro origine, la storia della ricetta,
la tecnica, cosa lo chef vuole mettere in evidenza, tutti questi particolari permettono di apprezzare maggiormente ciò che stiamo mangiando. La fotografia, immortalando con
la luce ogni più piccolo dettaglio, cristallizza la sensazione.
Conoscere la preparazione del piatto e gli ingredienti è anche un buon inizio per capire
cosa mettere a fuoco, cosa esaltare e cosa nascondere, e quindi cosa evocare con la fotografia. Cerco un dettaglio, un messaggio da trasmettere, una storia, lo faccio scegliendo la luce, l’inquadratura, il particolare, l’ottica giusta, il punto di messa a fuoco, poi inspiro …
trattengo il fiato … chiudo gli occhi e infine scatto.
Di volta in volta evidenzio la cremosità, la croccantezza, la freschezza, l’assonanza tra
gli ingredienti e la loro armonia, cerco di disegnare con la luce un messaggio appetitoso
che letto dagli occhi sia destinato deliziare il palato.
Per chi ama l’enogastronomia, fotografare il cibo significa soprattutto conoscere.
Stabilire rapporti complici e un po’ goliardi con gli chef, i ristoranti, la cucina, il vino
e le tradizioni del posto.
Ci rileggiamo settimana prossima, quando parleremo di come si sceglie una fotocamera.
Edited by CarloP, 15 January 2013 - 18:50.
#373
Posted 21 January 2013 - 23:45
Fotografare il cibo: corso base per fotografi con botta di foodporn. L’acquisto della fotocamera
di Francesco Zoffoli

MegaPixel, sensore, full frame, ISO, mirror less… Basta chiedere consiglio a un fotografo hobbista e il sibilo delle tecnologie inizia a farsi sentire. Con il rischio però di non capirci
niente. Che ammetterete, per chi ama fotografare il cibo non è la situazione ideale prima
del grande passo: l’acquisto della fotocamera.
In giro per il web si trovano centinaia di post del tipo è meglio questa, no è meglio quella, ognuno di noi difende la sua scelta citando post, articoli, recensioni su riviste di fotografia.
Per tagliare corto i più snob scomodano l’amicizia con il fotografo professionista, qualcuno sostiene, non senza una buona dose di faccia tosta, di aver comprato la stesa attrezzatura usata per l’ultimo fichissimo servizio del National Geographic.
Provo a sfatare alcune leggende metropolitane attirandomi, lo metto in preventivo, l’ira di tutti gli appassionati fotografi: la macchinetta migliore o l’ottica migliore non esistono.
Segue spiegazione con metafora: per cucinare un piatto riuscito servono le stoviglie (la nostra macchinetta fotografica), buoni ingredienti (la luce), una ricetta (la tecnica fotografica),
il cuoco, possibilmente bravo (facciamo finta che il robot da cucina non l’abbiano ancora inventato).
Nel trasferire su pellicola o file una copia credibile della realtà, ogni fotocamera evidenzia
pregi e difetti. Il punto dunque è capire come utilizzarla al meglio, fino a quando la nostra capacità tecnica, ma pure la nostra sensibilità non si sarà affinata.
Iniziamo con qualche nozione elementare. Agli esperti o ai super appassionati chiedo
un po’ di pazienza.
Come funziona una fotocamera? La luce entra nell’obiettivo, un pezzo (o più) di vetro,
lo attraversa e colpisce una superficie chiamata sensore (un tempo era la pellicola) che
trasforma la luce in qualcosa che poi, elaborato dalla fotocamera, diventa la nostra foto
(o meglio un file salvato su un supporto).
I punti salienti sono:
1. La luce
2. L’obiettivo
3. La fotocamera (nel suo complesso)
Iniziamo con la fotocamera ideale: dovrebbe avere un esposimetro in grado di leggere correttamente la luce e riprodurre con fedeltà ciò che gli occhi vedono. Possiamo dividerle
in quattro grandi famiglie:
1. compatte
2. reflex
3. bridge
4. mirrorless
Le compatte sono il primo livello di alfabetizzazione, le macchinette che troviamo ovunque
a partire da qualche decina di euro, con cui inquadrare e scattare in automatico o al più, intervenendo su pochi parametri. Sono l’equivalente delle vecchie Polaroid o delle
macchinette usa e getta.
Le reflex sono invece le fotocamere ingombranti che usano i fotografi, dotate di obiettivi intercambiabili e una moltitudine di funzioni e accessori. Le lasciamo nella maggior parte
dei casi in totale automatismo e, per non essere costretti a portare tonnellate di mercanzia, montiamo spesso obiettivi adatti sia ai paesaggi delle foreste canadesi che per inquadrare particolari miscroscopici a distanze chilometriche, rinunciando così alle possibilità creative
che offrono.
Le bridge sono una specie di reflex con obiettivo tuttofare che non si può cambiare e permettono, o almeno dovrebbero, di ottenere fotografie di livello professionale con la
comodità della compatta.
Le mirrorless, scoperta recente dovuta a non so quale trust di cervelli del marketing,
puntano direttamente al miracolo. Siccome le reflex sono ingombranti e scomode e
le bridge non consentono di cambiare le ottiche, ecco le compatte con gli obiettivi intercambiabili!
Ma come si sceglie una fotocamera? E quella che abbiamo non va già bene?
Premesso che non esiste la fotocamera migliore in assoluto, per fotografare il cibo
dividerei le fotocamere in due tipi, a seconda delle immagini da scattare e del contesto
in cui utilizzarle: piccola e discreta da portare in tasca senza chiamare una ditta di trasporti,
e la Reflex.
La macchinetta piccola, “la compattina”, ci permette di avere sempre lo scatto pronto,
mentre con la reflex possiamo imparare a fotografare visto che, mai contesto fu più
appropriato, l’appetito vien mangiando.
Le caratteristiche da prediligere nelle prime sono l’obiettivo con una buona capacità di far passare la luce, detto in gergo “veloce”, il diaframma che arrivi a 2.8 o meno, e appunto, il grandangolo, ovvero la possibilità di poter ritrarre la più ampia scena possibile. E’ importante che possa scattare in modalità manuale, consentendoci di capire come cambia la fotografia variando gli ISO, il tempo di scatto e l’apertura del diaframma. La cifra massima che investirei in una compatta è circa 150 euro.
Per quanto riguarda le reflex, se vogliamo rivolgerci al mercato del nuovo, una qualsiasi
entry level andrà bene. A Natale scorso ho visto reflex in kit a circa 300-350 euro ma
attenzione, con un po’ di pazienza sul mercato dell’usato si trovano reflex ancora molto
valide al prezzo delle compatte.
Se il budget non è del tutto esaurito possiamo comprare un obiettivo a focale fissa,
direi il 50 mm F1.8 che è a catalogo per quasi tutte le marche di reflex, e che costa
mediamente 100-150 euro. Se resta ancora qualche spicciolo, investiamo in un
cavalletto per ulteriori 100-150 euro.
Per scegliere la fotocamera adatta vi suggerisco di perdere un po’ di tempo in un negozio,
o di chiederla in prestito a un amico per fare degli scatti di prova, così valutarete anche
il grado d’amicizia.
Ancora indecisi? Il mio consiglio è di andare per gradi, rispolverate la compatta che avete
nel cassetto o la reflex regalo di laurea, scattate, provate, cambiate qualcosa e scoprite cosa succede, focalizzate l’attenzione su cosa volete dalla foto.
Per esempio, ecco come cambia la percezione dello stesso soggetto, sempre i peperoncini,
nel momento in cui viene isolato.
In fondo, decidiamo cosa cucinare prima di fare la spesa e mettersi ai fornelli.
Edited by CarloP, 21 January 2013 - 23:52.
#374
Posted 22 January 2013 - 15:27
SECONDO EPISODIOFotografare il cibo: corso base per fotografi con botta di foodporn.
Io mi propongo come assaggiatore. Che dici organizzo un corso? ![]()
#375
Posted 22 January 2013 - 16:00
Io mi propongo come assaggiatore. Che dici organizzo un corso?
Siiii tu ti magni tutto.....altro che assaggiatore,
non dire minkiate
#376
Posted 22 January 2013 - 18:12
Siiii tu ti magni tutto.....altro che assaggiatore,
non dire minkiate
Al compenso sono astemio...
#377
Posted 23 January 2013 - 13:13
Gli italiani all'estero rinunciano a pasta
e pizza ma non al caffe'
Disposti ad assagiare piatti del posto
ansa,23 gennaio 2013
Gli italiani all'estero rinunciano a pasta e pizza ma non al caffe'
Pasta, Pizza e caffè al primo posto sulla tavola degli italiani ma non fuori patria.
Non sempre i viaggiatori Italiani sono disposti a consumare all'estero queste specialità,
è quanto emerge da un'indagine sul rapporto dei viaggiatori italiani con le specialità
culinarie del Bel Paese mentre sono in viaggio all'estero.
In base ai dati dell'indagine e' emerso che due terzi degli Italiani (66%), quando si trovano
in viaggio all'estero preferiscono aspettare di rientrare in Italia per mangiare un piatto di pasta,
mentre solo il 3% dichiara di consumarla sempre anche all'estero.
Maggiore apertura invece per quanto riguarda la pizza: scende a 2 su 5 il numero dei
rispondenti che aspetta di rimpatriare per gustarsi una pizza Italiana (43%).
Viceversa nella lista delle "tradizioni" irrinunciabili dai viaggiatori nostrani all'estero
al primo posto si posiziona il caffè espresso, indispensabile anche fuori patria per il
17% dei rispondenti. Il 98% degli Italiani intervistati sperimenta cibi nuovi in vacanza,
tra le cucine extra europee preferite dai viaggiatori al primo posto si posiziona la cucina
messicana seguita dalla giapponese e indiana.
Edited by CarloP, 23 January 2013 - 13:16.
#378
Posted 23 January 2013 - 13:24
non sono poi così convinto
Magari assaggiano ....
ma poi sono ben lesti a frignare perchè gli manca la pasta e la pizza .
Approposito .... ho appena finito di mangiare un bel piatto di pizzoccheri
a ben guardare è una preparazione che ha qualcosa di moldo/orientale
grano saraceno .... aglio in abbondanza .... verza .... patate
Qualcuno ha mai provato a fargli assaggiare ai moldavi ?
Edited by Rick, 23 January 2013 - 13:28.
#379
Posted 23 January 2013 - 13:36
Sarei disposta ha sostituire Jerry , (come assaggiatore) perche, per lui sarebbe troppo , e non vorrei farlo ingrassare!!! ![]()
#380
Posted 23 January 2013 - 13:43
accomodati ....




























