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Diario moldavo


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#1901 pikefisher

pikefisher

    Advanced Member


  • 111 posts
  • Joined: 10-January 10

Posted 25 October 2011 - 00:00


Non occorre dare ragione a Rick nel sostenere che Kishinev è un campione assolutamente inattendibile della condizione complessiva della Moldova poiche' la popolazione del paese è per la grande maggioranza di tipo rurale e vive in molti casi quasi completamente isolata dal resto del mondo.

Quando parliamo della Moldova, ragioniamo quasi sempre con il pensiero fisso sui centri turistici da noi visitati nelle stagioni calde e assolate. Proviamo a pensare per un attimo come vive questa popolazione rurale lontana da questi centri abitati durante le stagioni meno 'ridenti'.

Raggiungere queste campagne per alcune visite rituali diventa spesso un’avventura. La campagna che conosco io ha strade sterrate solcate da scoli per l’acqua che sembrano dei ‘canyon’ in miniatura. Credetemi, talvolta esco di macchina per studiare il passaggio meno proibitivo per non far sprofondare la macchina in questi solchi e talvolta preferisco lasciare addirittura la macchina un po’ lontano dalla destinazione e farmi a piedi l’ultimo tratto. Quando poi arriviamo a destinazione – sto raccontando un episodio di qualche giorno fa- entro in una casa completamente fredda accolti ‘calorosamente’ dalla zia della moglie avvolta da una stratificazione di maglie e scialli. Alla domanda: qui il riscaldamento non funziona? Risposta: Oh si’ che funziona..lo accendiamo quando arriva a casa il nipote da scuola..Dopo un’ora, aspettando in attesa messianica il nipote che non arriva..decidiamo vigliaccamente di battere in ritirata trovando una scusa e raggiungere la macchina parcheggiata in bilico sul ciglio di un ‘canyon’ a trecento metri….

Questo flash fa capire solo in piccola parte che cosa significa vivere in un simile contesto, dove per tirare avanti devi aver quasi tutto a portata di mano facendotelo in casa, rinunciando agli spostamenti se non nei casi di assoluta necessità.

E poi ci meravigliamo che qui si muore anche in casa praticamente senza soccorso perche’ in taluni casi manca addirittura il telefono per comunicare..

certo in molte case è così però non da tutti!!!!!!
anche nei villaggi c'è chi se la passa bene!e fa una vita che quì in Italia ce la sognamo!
da metà ottobre in poi a parte di arare e seminare con il trattore non c'è nulla da fare fino a febbraio!,gli unici lavori che si fanno sono quelli attorno a casa,dare il mangiare agli animali pulire le stalle fare il formaggio con il latte e la domenica vai al mercato a vendere i tuoi prodotti.
certo le strade sono scassate a volte o piene di ghiaccio o neve però con una Niva con un paio di gomme buone il problema non esiste!
per quanto riguarda al freddo in inverno io ho sempre avuto il problema opposto in casa dei miei suoceri si crepa dal caldo!!usando solo ciucolei(le pannocchie di mais sgranate) e qualche zocco di acacia.
forse sono troppo facilone io ma farei cambio volentieri con la mia vita in Italia tanto che io e mia moglie stiamo facendo cassetto per trasferirci!!!

#1902 nikita

nikita

    Advanced Member


  • 6,674 posts
  • Joined: 16-August 05

Posted 25 October 2011 - 04:27

Quello che scrive Giobruno è assolutamente vero, anche quello che scrive Pikefisher è vero, soltanto che quest'ultimo si è dimenticato di dire che è l'eccezione che conferma la regola.
Non nego che la famiglia descritta da Pike possa esistere nei villaggi moldavi, bisogna però indagare a fondo e scoprire da dove vengono le comodità da lui descritte.
Un genero...generoso? Un figlio/a che lavora all'estero?
Bisogna anche dire che in Moldova ci sono diverse tipologie di contadini, quella più comune è il piccolo allevatore-seminatore che senza nessun aiuto statale e solo con le sue forze riesce a sopravvivere alla meno peggio al prezzo di quotidiani sacrifici.
La popolazione nei villaggi ha una età media di 60-70 anni, i giovani sfigati che per un qualsiasi motivo non sono riusciti a migrare in Russia o in occidente si contano sulla punta delle dita. In alcuni villaggi trovare un ventenne è come trovare la pietra filosofale del mitico Herry Potter.
Nei villaggi isolati il 50% delle case sono disabitate o abitate da anziani che aspettano di morire: vecchi lasciati soli dai figli emigrati che fanno loro visita due o tre volte l'anno per accertarsi se sono vivi o morti. Molte case sono in vendita dopo che l'anziano che l'abitava è deceduto.
In molti villaggi non c'è un dottore o una farmacia, i vecchi finiscono con curarsi con il the perchè non hanno denari per comprare le medicine. Mia suocera ha chiamato un dottore per suo marito che stava male ed è arrivato 48 ore dopo! Il dottore dopo aver visitato il malato le ha detto: - Cosa volete signora, suo marito ha 85 anni! - come voler dire "Ha già vissuto abbastanza, è inutile curarlo, può anche togliersi dalle balle!"
E' vero comunque che in questi villaggi esiste una grande solidarietà, si aiutano l'uno con l'altro, nel caso uno dei compaesani si trova in difficoltà per un qualsiasi motivo scatta una gara di solidarietà che ha del commovente.
I vecchi dei villaggi sono tutti nostalgici della passata URSS, ricordano quando il villaggio pulsava di vita intorno al kolkoz della zona, nelle case non mancava la legna da ardere e l'acqua corrente, quando i vecchi percepivano una pensione dignitosa ed avevano la possibilità di andare a Truskavez a passare le acque.
Oggi sono soli e abbandonati, si preparano per raggiungere l'aldilà, hanno nell'armadio il vestito nuovo che indosseranno nella bara, sono stufi e stanchi di vivere in questo mondo che li ha dimenticati.

Edited by nikita, 25 October 2011 - 12:41.


#1903 jerrydrake

jerrydrake

    Advanced Member


  • 9,846 posts
  • Joined: 22-August 05

Posted 25 October 2011 - 07:53


JErry

il 50 e passa percento dei moldavi
è composta da popolazione rurale
(non ricordo esattamente quanto siano quel "passa")

Significa che Kishinev
non è assolutamente rappresentativa dello status quo moldavo


ma si certo. Proprio per quello ho detto:




E Anzichenò un visitatore occasioale della Moldova potrebbe anche non percepirla.


Il turista occasionale non va nei villaggi, ma si fema a Chisinau.


Ma quello che volevo far intendere è ben altro. Lungi da me sminuire le problematiche della Moldova, e capisco che siamo su un forum moldavo o italo-moldavo se preferite, ma quanto da voi descritto non è endemico della Moldavia. E ancora piu' lontano me criticare il "lavoro" di Nikita su queste problematiche ( su questo sono sempre d'accordo con lui :bleh: ) Ma, in tutti i villaggi rumeni, ucraini, polacchi, bulgari e della "grande e ricca Russia" non è molto diverso. Senza allungarmi troppo, ma siete stati in Brasile, in Equador, in India in Thaillandia oppure in Tunisia in Egitto, etc..etc Non c'è nulla di diverso. Lo scrissi già una volta: se passeggiate per 7 ore a Chisinau potrete incontrare max 3/4 persone che vi chiedono l'elemosina ( e tutti anziani), provate a girare 7 ore a Rio de Janeiro, o a Bangckog o in qualsiasi altra capitale di quei Paesi che ho citato sopra. Sarete letteralmente assaliti da orde di mendicanti e, sempre in questi Paesi (a parte quelli di religione islamica) la prostituzione è un qualcosa di minimamente paragonabile a quella moldava. (sapete che nelle Filippine, nella capitale Manila la gente dorme nelle cappelli dei cimiteri? :wacko: Non avete mai visto le discariche a cielo aperto di Città del Guatemale invase da intere famiglie alla ricerca di roba da mangiare?....)
Ripeto: non voglio sminuire nulla. E fa male il cuore vedere certe situazioni, ma ( è un mio parere sia chiaro!) generalizzare il tutto offende la stessa dignitià moldava e non fa altro che aumentare speculazioni.

Edited by jerrydrake, 25 October 2011 - 08:02.


#1904 pikefisher

pikefisher

    Advanced Member


  • 111 posts
  • Joined: 10-January 10

Posted 25 October 2011 - 09:10

Quello che scrive Giobruno è assolutamente vero, anche quello che scrive Pikefisher è vero, soltanto che quest'ultimo si è dimenticato di dire che è l'eccezione che conferma la regola.
Non nego che la famiglia descritta da Pike possa esistere nei villaggi moldavi, bisogna però indagare a fondo e scoprire da dove vengono le comodità da lui descritte.
Un genero...generoso? Un figlio/a che lavora all'estero?
Bisogna anche dire che in Moldova ci sono diverse tipologie di contadini, quella più comune è il piccolo allevatore-seminatore che senza nessun aiuto statale e solo con le sue forze riesce a sopravvivere alla meno peggio al prezzo di quotidiani sacrifici.
La popolazione nei villaggi ha una età media di 60-70 anni, i giovani sfigati che per un qualsiasi motivo non sono riusciti a migrare in Russia o in occidente si contano sulla punta delle dita. In alcuni villaggi trovare un ventenne è come trovare la pietra filosofale del mitico Herry Potter.
Nei villaggi isolati il 50% delle case sono disabitate o abitate da anziani che aspettano di morire: vecchi lasciati soli dai figli emigrati che fanno loro visita due o tre volte l'anno per accertarsi se sono vivi o morti. Molte case sono in vendita dopo che l'anziano che l'abitava è deceduto.
In molti villaggi non c'è un dottore o una farmacia, i vecchi finiscono con curarsi con il the perchè non hanno denari per comprare le medicine. Mia suocera ha chiamato un dottore per suo marito che stava male ed è arrivato 48 ore dopo! Il dottore dopo aver visitato il malato le ha detto: - Cosa volete signora, suo marito ha 85 anni! - come voler dire "Ha già vissuto abbastanza, è inutile curarlo, può anche togliersi dalle balle!"
E' vero comunque che in questi villaggi esiste una grande solidarietà, si aiutano l'uno con l'altro, nel caso uno dei compaesani si trova in difficoltà per un qualsiasi motivo scatta una gara di solidarietà che ha del commovente.
I vecchi dei villaggi sono tutti nostalgici della passata URSS, ricordano quando il villaggio pulsava di vita intorno al kolkoz della zona, nelle case non mancava la legna da ardere e l'acqua corrente, quando i vecchi percepivano una pensione dignitosa ed avevano la possibilità di andare a Truskavez a passare le acque.
Oggi sono soli e abbandonati, si preparano per raggiungere l'aldilà, hanno nell'armadio il vestito nuovo che indosseranno nella bara, sono stufi e stanchi di vivere in questo mondo che li ha dimenticati.

sicuramente è l'eccezzione che conferma la regola! maper quello che ho visto nella famiglia di mia moglie i soldi e le comodità se le sono sudate nel campo con il duro lavoro di contadini e l'allevamento degli animali e vendendo i loro prodotti

#1905 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3,602 posts
  • Joined: 23-December 08

Posted 25 October 2011 - 10:05

Tutto quello di cui si parla lo trovo giusto.
Trovo giusto le argomentazioni di Nicola, quelle di Rick, di Jerry, di Pikefisher.
In realtà sono tutte vere le argomentazioni. Le scriviamo da tempo.
Forse ci sfugge però qualcosa.
E' la memoria.
La memoria di quella che erano le nostre campagne prima della guerra.
Al mio paese non c'era l'ospedale, non c'è tutt'ora, c'era una sola farmacia, ma dagli anni 60 in avanti, e se stavi male andavi in città a ben 33 chilometri.
Ma vorrei pensare a quelli che vivevano nelle montagne della Sila o, per far sorridere Jerry,
quelli sul Pollino o nelle montagne dell'Appennino tosco-emiliano.
In Moldova, nelle campagne, siamo in un'epoca differente,
con la differenza che molti hanno un cellulare e taluni un computer ed internet.

Una piccola riflessione. Come raccontavo in Italia chi viveva in campagna era lontano da tutti.
In Moldova non potendo costruire nelle campagne, visto le normative, tutti abitano nei villaggi che, seppure rappresentando un mondo atavico, perlomeno sono tutti in uno stesso posto, con qualche vantaggio, forse, in più.
Tutto questo solo come base per la discussione e non rappresenta critiche o scuse per quello che avviene.

Edited by CarloP, 25 October 2011 - 10:40.


#1906 nikita

nikita

    Advanced Member


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  • Joined: 16-August 05

Posted 25 October 2011 - 13:36

E' vero che in molti paesi i contadini vivono peggio che in Moldova.
Il paradosso tutto moldavo è che i contadini venti anni fa stavano meglio di oggi. Questo ho cercato di sottolineare nel mio intervento.
Non credo che in Brasile o in Guatemala i contadini stavano meglio venti anni fa!
Intendiamoci bene: i contadini moldavi stavano meglio dal punto di vista economico!
Nel villaggio avevano un piccolo dispensario per le medicine e piccoli interventi sanitari, la scuola gratis, un salario dignitoso, la possibilità di coltivare un piccolo orto, periodi di vacanza pagati, acqua e legna da ardere a prezzi bassissimi.
Oggi tutto questo se lo sognano!
Ripeto e sottolineo: venti anni fa stavano meglio dal punto di vista economico.
Oggi gli abitanti dei villaggi sono abbandonati a loro stessi, sopravvivono con le rimesse di un figlio/a che lavora nella maggior parte dei casi in Russia, sopravvivono con quello che coltivano nel piccolo orto e con pensioni da fame.
Mi si perdoni gli accenti un pò forti, ma nel villaggi moldavi, parlo di quelli particolarmenti isolati, è in atto una strage silenziosa, una drammatica selezione naturale, una eutanasia strisciante, una vergogna per un paese che si dice europeo.
I vecchi si lasciano semplicemente morire per inedia e mancanza di cure.
Un vecchio che vive in un villaggio e ha più di ottant'anni è visto come una eccezione, un superman, un miracolato, la gente si chiede come mai è riuscito a vivere così a lungo.

Edited by nikita, 25 October 2011 - 13:38.


#1907 pikefisher

pikefisher

    Advanced Member


  • 111 posts
  • Joined: 10-January 10

Posted 25 October 2011 - 14:03

E' vero che in molti paesi i contadini vivono peggio che in Moldova.
Il paradosso tutto moldavo è che i contadini venti anni fa stavano meglio di oggi. Questo ho cercato di sottolineare nel mio intervento.
Non credo che in Brasile o in Guatemala i contadini stavano meglio venti anni fa!
Intendiamoci bene: i contadini moldavi stavano meglio dal punto di vista economico!
Nel villaggio avevano un piccolo dispensario per le medicine e piccoli interventi sanitari, la scuola gratis, un salario dignitoso, la possibilità di coltivare un piccolo orto, periodi di vacanza pagati, acqua e legna da ardere a prezzi bassissimi.
Oggi tutto questo se lo sognano!
Ripeto e sottolineo: venti anni fa stavano meglio dal punto di vista economico.
Oggi gli abitanti dei villaggi sono abbandonati a loro stessi, sopravvivono con le rimesse di un figlio/a che lavora nella maggior parte dei casi in Russia, sopravvivono con quello che coltivano nel piccolo orto e con pensioni da fame.
Mi si perdoni gli accenti un pò forti, ma nel villaggi moldavi, parlo di quelli particolarmenti isolati, è in atto una strage silenziosa, una drammatica selezione naturale, una eutanasia strisciante, una vergogna per un paese che si dice europeo.
I vecchi si lasciano semplicemente morire per inedia e mancanza di cure.
Un vecchio che vive in un villaggio e ha più di ottant'anni è visto come una eccezione, un superman, un miracolato, la gente si chiede come mai è riuscito a vivere così a lungo.

vedete tutti i messaggi colgono aspetti reali anche Nikita in questo passaggio ha colto nel segno,20 anni fa erano tutti molto più ricchi di ora!!!e nei villaggi c'erano farmacie e piccoli posti di prontosoccorso,subito dopo l'indipendenza chiè stato più scaltro è diventato molto ricco a scapito degli altri

#1908 Rick

Rick

    Advanced Member


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Posted 25 October 2011 - 15:13

La memoria di quella che erano le nostre campagne prima della guerra.
Al mio paese non c'era l'ospedale, non c'è tutt'ora, c'era una sola farmacia, ma dagli anni 60 in avanti, e se stavi male andavi in città a ben 33 chilometri.


PArli di 30 40 anni fa ....

Nessuno dice che per esserci benessere debba esserci un ospedale in ogni paese

ma quanto meno deve essere agevole arrivarci
(ed in MD non è così)

quanto meno deve essere ben attrezzato
(ed in MD non è così)

quanto meno deve essere condotto da personale adeguato
(ed in MD non è così)

quanto meno deve dimetterti guarito
(ed in MD non è così)

quanto meno deve essere in grado di assicurare una fase di post degenza ove necessaria
(ed in MD non è così)

#1909 Rick

Rick

    Advanced Member


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  • Joined: 25-August 05

Posted 25 October 2011 - 15:15

vedete tutti i messaggi colgono aspetti reali anche Nikita in questo passaggio ha colto nel segno,20 anni fa erano tutti molto più ricchi di ora!!!e nei villaggi c'erano farmacie e piccoli posti di prontosoccorso,subito dopo l'indipendenza chiè stato più scaltro è diventato molto ricco a scapito degli altri


e già

alla faccia di chi ancora desso sostiene che questi sono i postumi del comunismo .

:nono2: :nono2: :nono2:

questa è la realta' del iberismo sfrenato e senza controllo degli anni 90

Edited by Rick, 25 October 2011 - 15:16.


#1910 Rick

Rick

    Advanced Member


  • 17,668 posts
  • Joined: 25-August 05

Posted 25 October 2011 - 15:18

Oggi gli abitanti dei villaggi sono abbandonati a loro stessi, sopravvivono con le rimesse di un figlio/a che lavora nella maggior parte dei casi in Russia,


E PENSARE CHE SU QUESTO FORUM

C'è STATO CHI HA SCRITTO CHE è INUTILE CHE I MOLDAVI STUDINO IL RUSSO

CHE è UN LINGUA CHE NON SERVE A NULLA

:nono2: :nono2: :nono2:

#1911 Rick

Rick

    Advanced Member


  • 17,668 posts
  • Joined: 25-August 05

Posted 25 October 2011 - 15:24

Ma, in tutti i villaggi rumeni, ucraini, polacchi, bulgari e della "grande e ricca Russia" non è molto diverso. Senza allungarmi troppo, ma siete stati in Brasile, in Equador, in India in Thaillandia oppure in Tunisia in Egitto, etc..etc Non c'è nulla di diverso.


LA differenza sta nell'abbandono

puoi vivere nel paese + povero , + derelitto , + dimenticato da Dio e dal mondo

ma essere al centro delle attenzioni della società

mentre in MD sei abbandonato a te stesso .


questo è il sentimento che pervade sia chi vive in quelle lande

sia chi le visita

abbandono materiale , abbandono morale , abbandono affettivo , abbandono politico , abbandono culturale , abbandono umano

insomma

dimenticati se non addirittura ignorati per non dover affrontare il problema

#1912 giobruno

giobruno

    Il Prof


  • 1,451 posts
  • Joined: 03-February 10

Posted 25 October 2011 - 15:41


e già

alla faccia di chi ancora desso sostiene che questi sono i postumi del comunismo .

:nono2: :nono2: :nono2:

questa è la realta' del iberismo sfrenato e senza controllo degli anni 90


e già

alla faccia di chi ancora desso sostiene che questi sono i postumi del comunismo .

:nono2: :nono2: :nono2:

questa è la realta' del iberismo sfrenato e senza controllo degli anni 90


Tanto per insistere, la Moldavia è o non è da tempi immemorabili un terra a vocazione agricola? E’ o non è stata assieme all’Ucraina il granaio dell’ex URSS? Personalmente, raramente ho trovato altrove una terra così potenzialmente ricca e feconda.

Cio’ che è stato sottovalutato nelle nostre discussioni è , a mio avviso, l'importanza della cultura plurisecolare contadina di questo popolo, una cultura irrepetibile e improponibile se, come sta avvenendo, i piu’ anziani sono destinati fra non molto a scomparire senza lasciare il testimone a una generazione di giovani che si è dileguata per i motivi già detti.

Per un anziano contadino che ha conosciuto tempi migliori vissuti con l’entusiasmo di poter sfruttare in tutta la pienezza la propria terra è oggi doppio lo smacco: in primo luogo, l’incapacità di lasciare incoltivata molta della sua terra per mancanza di energie proprie e di altre braccia e soprattutto, la totale indifferenza e incapacità di una classe dirigente che avrebbe dovuto attuare nel tempo un minimo, dico un minimo, di politica agraria a sostegno di una popolazione rurale che vive e fa vivere dei propri prodotti. Solo un esempio: qui a Bender ho anch’io un po’ di terra e in ogni stagione dell’anno cerco di copiare per filo e per segno (dalla semina ai raccolti) i movimenti del mio anziano vicino quasi 80enne. Il perche’ è presto detto: lui ottiene dalla terra prodotti migliori dei miei. Perché allora non far tesoro di questa esperienza ‘senile’? E quando mi vede che lo imito, mi saluta con il pugno chiuso, come un contadino del kolkolz.

Tutto questo patrimonio di esperienze accumulato nei secoli, vaporizzerà fra qualche lustro : si creeranno così vaste distese di campagna disabitata che qualche furbastro trafficone si procaccerà a prezzi ridicoli senza avere probabilmente competenze specifiche. E questi anziani contadini che hanno prima vissuto anni dignitosi, demotivati e mortificati dall’abbandono dei giovani nipoti e dall’indifferenza di uno stato assente che ha applicato troppo liberamente il concetto di 'liberismo' (nel senso che si è svincolato dalle responsabilità), non hanno oggi piu’ alcun interesse per la vita. Oddio qualche interesse ce l’hanno : quello di poter vivere quel tanto per aver sotto le mani qualche noto politico e poterlo lapidare sulla pubblica piazza del villaggio! E guardate che questo non è disfattismo: provate a fare una piccola escursione nella campagna della Moldova e provate ad intervistare questi coloni. Chiedete loro: che fa il vostro presidente per aiutarvi? Vi sentirete rispondere: Noi non abbiamo e non riconosciamo piu’ nessun presidente. L’unico nostro presidente è Quello in alto.

Già , ma queste mie parole come le tue Rick, sono, timeo fortiter, purtroppo come il vento della prateria che passa senza lasciare traccia

#1913 CarloP

CarloP

    Rappresentante Moldweb a Chisinau


  • 3,602 posts
  • Joined: 23-December 08

Posted 25 October 2011 - 20:00


PArli di 30 40 anni fa ....

Nessuno dice che per esserci benessere debba esserci un ospedale in ogni paese

ma quanto meno deve essere agevole arrivarci
(ed in MD non è così)

quanto meno deve essere ben attrezzato
(ed in MD non è così)

quanto meno deve essere condotto da personale adeguato
(ed in MD non è così)

quanto meno deve dimetterti guarito
(ed in MD non è così)

quanto meno deve essere in grado di assicurare una fase di post degenza ove necessaria
(ed in MD non è così)


Tutti i punti descrittivi non sono bastati per mio fratello !.
E' mi disgusta descriverti tutte le peripezie tra un ospedale ed un altro,
tutti professori ... artrosi cervicale ... si e' la nuova descrizione post moderna di un "aneurisma".

Edited by CarloP, 25 October 2011 - 20:01.


#1914 TOROROLO

TOROROLO

    Advanced Member


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Posted 25 October 2011 - 21:12

in Italia sta succedendo un fenomeno molto simile a quello descritto da alcuni forumisti nel passaggio da Moldavia stato sovietico a Moldavia stato indipendente; causa crisi cercano di chiudere alcune strutture ospedaliere dicendo che non è ammesso che un primario ad esempio del reparto maternità faccia solo 100 parti all'anno, bisogna accentrarlo in una struttura che consenta di fare almeno 300 parti all'anno, così i costi per il mantenimento dell0organizzazione sono ridotti, primo problema : i cento parti che prima venivano fatti a 3 km di distanza ora devono spostarsi di almeno 40 km, se va bene con mezzi propri altrimenti ci vuole l'ambulanza..... stesso dicasi per ortopedia, chirurgia etc etc. Nella mia città è sorto spontaneo un "movimento per l'ospedale" per contrastare la delocalizzazione delle strutture ospedaliere ma con scarso successo... ma quanto magnano sti politici sulle spalle dei cittadini??? In Moldavia le rare volte che ho dovuto usufruire delle strutture ospedaliere per me o per i miei cari ho trovato competenza e professionalità, sono rimasto colpito ad esempio dalla pediatra che è venuta a casa nell'arco di mezz'ora dalla chiamata perche la mia piccola aveva la febbre, poichè aveva un pochino di pancia mi ha consigliato di verificare questa o quella malattia; ritornati a casa sono andato dalla pediatra in Italia che ha sentenziato: la bambina mangia? dorme? và al bagno? si ? e allora cosa volete? che sia malata per forza??. anch'io sono stato ospite di un villaggio moldavo e purtroppo ho notato l'assenza dei giovani, ma guardate che in Italia non è mica diverso, nei campi mica lavorano italiani, ci sono solo extracomunitari pagati poco per non dire sfruttati dal caporalato. Conosco una coppia di moldavi che lavorano in un allevamento di bufale, la loro fattoria è isolata da tutto... mi sono sempre chiesto che differenza ci sarà tra una vita così in Moldova e in Italia, loro mi hanno risposto che qui c'è un futuro e in Moldova no. saluti

#1915 jerrydrake

jerrydrake

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Posted 26 October 2011 - 06:11

in Italia sta succedendo un fenomeno molto simile i cento parti che prima venivano fatti a 3 km di distanza ora devono spostarsi di almeno 40 km, se va bene con mezzi propri altrimenti ci vuole l'ambulanza..... stesso dicasi per ortopedia, chirurgia etc etc. Nella mia città è sorto spontaneo un "movimento per l'ospedale" per contrastare la delocalizzazione delle strutture ospedaliere ma con scarso successo... ma quanto magnano sti politici sulle spalle dei cittadini???


Mangiano parecchio, ma sai in uno Stato dove tutti vorrebbero un ospedale sotto casa è normale che ci amministra cerca di arraffare tutto quello che può :)

#1916 nikita

nikita

    Advanced Member


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  • Joined: 16-August 05

Posted 26 October 2011 - 06:27

Un ex re con problemi di memoria

L'ex re romeno Mihai ha tenuto un discorso al Parlamento romeno riunito per dire, fra l'altro, quanto segue:
„Nu trebuie niciodată uitaţi românii şi pământurile româneşti care ne-au fost luate, ca urmare a împărţirilor Europei în sfere de influenţă. Este dreptul lor să decidă dacă vor să trăiască în ţara noastră sau dacă vor să rămână separaţi”..."Ei sunt toţi parte a naţiunii noastre şi aşa vor rămâne totdeauna,” .
Le ultime frasi sono chiaramente rivolte alla situazione moldava.
Sarà bene precisare alcune cosette che il cosiddetto "Regele Mihai" ha dimenticato di dire, forse dovute alla tarda età: anche i re sono soggetti alle classiche malattie senili, forse lo sono di più dei cosiddetti uomini comuni perche hanno la pessima abitudine di sposare consanguinei.
Tanto per capire chi è questo re dei romeni sarà bene tornare al 1866 quando l'entità geografica nata dall'unione dei Principati di Vallacchia e Moldova, riunitasi a dispetto di tutti nel 1859 con a capo il principe moldavo Alexandru Ion Cuza, ha fatto il suo ingresso nel novero dei stati europei.
Ebbene, il principe Ion Cuza ha notato che il nuovo stato non aveva nè l'avallo nè il ripetto di nessun grande stato che allora dettava legge in europa, insomma nessuno approvava quella unione di principati ed ha così deciso di affidare le sorti del nuovo principato cosiddetto romeno a dei sconosciuti nobili tedeschi che non ci azzeccavano un bel nulla con il territorio in questione con l'obiettivo di rabbonire le case regnanti.
I principi tedeschi di cui parliamo erano gli Hohenzollern-Sigmaringen, un piccolo casato di nobili tedeschi come ce n'erano a bizzeffe a quei tempi, principi sfigati con il principato sì...ma senza sudditi da spolpare. Quindi non è parso vero a questi principi sconosciuti di poter "regnare" su uno stato cosiddetto romeno sbucato non si sa bene da dove. Ancora oggi a sentir parlare i componenti della cosiddetta casa reale romena si stenta a credere che hanno regnato in Romania perchè la loro lingua madre è sempre quella tedesca, anche l'ex re Mihai parla romeno a fatica.
Fu così che nel 1881 il piccolo principato di Valacchia e Moldova divenne regno sotto lo scettro(sic) di Carol I di Hohenzollern-Sigmaringen.
Questo tanto per sottolineare da quali sacri lombi è nato l'ex re Mihai.
L'ex re omette di dire anche che lo stato romeno ha inglobato nel suo territorio, grazie al trattato di Versailles, la Transilvania, territorio con maggioranza magiara, il Banato, territorio a maggioranza slava, la Bucovina, territorio sotto il regno asburgico, ed infine la Moldova (Bassarabia) che dal 1812 era sotto il domino degli zar russi.
Di queste regioni acquisite atraverso vari trattati il "Regele Mihai" non ne parla. Parla sempre, come tanti nostalgici nazionalisti, del nodo dolente della Moldova, dimentica di dire però che i moldavi atraverso un referendum hanno detto chiaramente che non vogliono avere nulla a che fare con la Romania.

Edited by nikita, 26 October 2011 - 10:13.


#1917 giobruno

giobruno

    Il Prof


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Posted 26 October 2011 - 08:32


Di queste regioni acquisite atraverso vari trattati il "Regele Mihai" non ne parla. Parla sempre, come tanti nostalgici nazionalisti, del nodo dolente della Moldova, dimentica di dire però che i moldavi atraverso un referendum hanno detto chiaramente che non vogliono avere nulla a che fare con la Romania.

l
a conoscevo questa storia, ma fai bene a tornare su alcuni aspetti per far conoscere ai piu' distratti e non amanti della storia, la politica ondivaga diella Romania, nazione, come sembra, nata 'per caso'.

Che cosa si puo' aspettare la Moldova da questi reitirati richiami all'unità dei due Paesi? E' fin troppo facile pensare che sotto sotto i romeni considerano e considereranno sempre i moldavi come fraţii noştri din a doua categorie, alla stregua cioè di fratellastri che nelle decisioni importanti non si siederanno alla stessa tavola dei loro fratelli .

Anche se il referndum ha messo in chiaro il sentore dei moldavi, l'invito è sempre quello di non sottovaltare questo continuo tan tan che è un asfissiante invito all'abbraccio fraterno: perchè di abbraccio, la Moldova già seriamente malata, può definitivamente morire.

#1918 Alfredo Ferrari

Alfredo Ferrari

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Posted 26 October 2011 - 20:28

Un ex re con problemi di erezione.....

#1919 nikita

nikita

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Posted 27 October 2011 - 04:11

Il cumatrismo amorale

Fu Tocqueville, l'antesignano del pensiero librale, che nel 19° secolo teorizzò per primo che nei paesi democratici la capacità di associarsi è la condicio sine qua non per il suo progresso culturale e economico. Più recentemente l'antropologo americano Banfield coniò l'espressione “familismo amorale” per descrivere il comportamento degli abitanti di un piccolo paesino del sud Italia; il Banfeild soggiornò in un piccolo paese per diversi mesi appunto per verificare in loco e dare una spiegazione antropologica della sua arretratezza economica.
Il Banfield giunse alla conclusione che l'estrema arretratezza del paese del sud italiano era dovuto all'incapacità dei suoi abitanti di associarsi per il bene comune o perseguire un qualsivoglia obiettivo di pubblico interesse. Egli sosteneva che l'arretratezza culturale e economica di quella società era dovuta essenzialmente alla mitizzazione del legame familiare che escludeva di fatto le altre forme di associazione, verificò che l'individuo che componeva il nucleo familiare privilegiava solo e soltanto i legami all'interno dello stesso clan familiare a danno della capacità di associarsi con altri individui nell'interesse collettivo.
Da qui l'espressione “familismo amorale”: familismo appunto perchè l'individuo tende a privilegiare solo l'interesse della famiglia, amorale perchè il bene e il male si applicano solo nell'ambito familiare e non verso gli altri componenti della società. Quindi l'immoralità è dovuta essenzialmente alla mancanza di relazioni fra le famiglie o soggetti esterni a essa.
Il discorso sopra enunciato credo si possa applicare alla situazione moldava attuale per cercare di spiegare in qualche modo i motivi dell'arretratezza economica del paese Moldova, che non è dovuta, ovviamente, al “familismo amorale” del sud Italia, troppo diverse le due società, ma adattarla con un concetto più aderente alla società moldava attuale come il “cumatrismo amorale”.
Conoscendo l'organizzazione sociale moldava credo che il “familismo” italiano si possa mutuare in “cumatrismo”: espressione che racchiude il termine “cumetru”, padrino, figura importante nell'ambito della società moldava, una figura preminente nei rapporti sociali. E' a tutti noto che i “cumetri” moldavi sovrintendono a diversi passaggi importanti della vita sociale dei moldavi che va dal battesimo al matrimonio. Il “cumetru” o “nashu” è sicuramente la figura più importante al di fuori dell'ambito familiare o addirittura ne fa parte a pieno titolo.
Quindi la prima differenza che si nota fra il “familismo italiano” e il “cumatrismo moldavo” sta appunto nell'allargamento del nucleo familiare ai “cumetri”, ai padrini, ben poca cosa se si guarda alla società nel suo complesso, è pur sempre una visione molto restrittiva.
Così come nel “familismo amorale” italiano il motivo quindi dell'arretratezza economica e culturale moldava è da ricercare nel “cumatrismo amorale” che impedisce alla società uno sviluppo economico e culturale armonico. Il progresso economico e culturale di una società si raggiunge quindi solo con l'associazionismo e lo sforzo collettivo, no di certo rinchiudendosi nell'ambito familiare o al massimo coinvolgendo i “cumetri”.
Il moldavo concepisce la società solo ed esclusivamente come nucleo familiare allargato ai “cumetri”, privilegia l'individualismo a dispetto del consociativismo, manca totalmente del concetto di società intesa come l'insieme di più persone che perseguono obiettivi comuni.
I limiti del “cumatrismo amorale” si possono sintetizzare nei seguenti punti:
  • non si persegue l'interesse comune, ma solo quello della famiglia e dei “cumetri”;
  • chi non fa parte della famiglia è un competitor di cui diffidare;
  • chi è al di fuori della cerchia famigliare e dei un “cumetri” è un potenziale nemico;
  • lavoro e mi batto solo per la mia famiglia, il resto non mi riguarda;
  • non esiste il bene comune, esiste solo ciò che è mio;
  • diffido dei vicini, degli amici, dei colleghi e di qualsiasi forma di associazione;
  • la società è una entità astratta.
In conclusione il “cumatrismo amorale” è ottenere dalla società il massimo dei vantaggi materiali per la stretta cerchia di familiari e “cumetri” a discapito degli altri visti come nemici o competitor.

Edited by nikita, 27 October 2011 - 04:15.


#1920 jerrydrake

jerrydrake

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Posted 27 October 2011 - 06:50

Il Banfield giunse alla conclusione che l'estrema arretratezza del paese del sud italiano era dovuto all'incapacità dei suoi abitanti di associarsi per il bene comune o perseguire un qualsivoglia obiettivo di pubblico interesse. Egli sosteneva che l'arretratezza culturale e economica di quella società era dovuta essenzialmente alla mitizzazione del legame familiare che escludeva di fatto le altre forme di associazione, verificò che l'individuo che componeva il nucleo familiare privilegiava solo e soltanto i legami all'interno dello stesso clan familiare a danno della capacità di associarsi con altri individui nell'interesse collettivo.
Da qui l'espressione “familismo amorale”: familismo appunto perchè l'individuo tende a privilegiare solo l'interesse della famiglia, amorale perchè il bene e il male si applicano solo nell'ambito familiare e non verso gli altri componenti della società. Quindi



Pienamente da condividere; se questo Tocqueville dopo duecento anni resuscitasse, si accorgerebbe che nulla è cambiato , ma che anzi questo “familismo amorale” dal sud Italia si è trasmesso a tutto lo "Stivale" :lol: